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Nei loro quindici anni di storia gli Amp - i "trans-European esoterrorists" - si sono opposti all'establishment promuovendo musica e suoni sperimentali. concentrati sul nucleo formato da Richard Amp e dalla cantante Karine Charff, gli Amp hanno pubblicato dischi per alcune delle più seminale etichette internazionali: Kranky, Wurlitzer Jukebox, Darla Records and Space Age Recordings.

 

 

 
 

Discografia:

Astralmoonbeamprojections (Kranky, 1997 )
Perception (Darla, 1997 )
Passé-Présent (Enraptured, 1998 )
Stenorette (Kranky, 1998 )
Syzygy: Music for Misfits & Malcontents (AAR, 1998 )
L' Amour Invisible (United States Dist, 2003)
All of yesterday tomorrow (RROOPP,2007)

Sito Ufficiale:
www.ampbase.net

 
 

 

 
 

All of yesterday tomorrow
(Rroopp, 2007 )

 
 

Oltre ad essere spesso una caleidoscopica rottura di coglioni, il mestiere del recensore riserva spesso delle belle sorprese. Ed inaspettate, pure.
Sei abituato a ricevere pacchi e pacchettini con gli orsettini miagolosi ed i colori pastello di dischi che, entro una pia metafora, battono all'ascolto sui tuoi sensi come un fabbro in ritardo sulla consegna sull'incudine.
Hai scelto un po' tu la tua sorte e non ti lamenti troppo, del resto un giorno potrai giocarti l'inutile collezione a figurine con Marina Pierri o con Elefralenuvole.
Poi talvolta, in spregio ad ogni logica nominalistica, qualcuno ci sta a provare e chiede ad indiepop.it se è interessato ad un triplo cd di musica space/sperimental/ambient. Salvatore immediato storna su di me ed io ricevo la lussuosissima, digi-stilosissima confezione di "All of yesterday tomorrow" dei britannici Amp, Richard Amp e Karine Charff.
Tre cd di settantadue minuti cadauno zeppi di singoli, pezzi extra-album e materiale inedito.
In altre parole un trip meraviglioso in territori di pura creatività sonora non vincolata al ceppo della forma canzone. Taluni passaggi di questo iter appaiono come stralci sonici d'altri pianeti, con concetti "altri" di melodia e ritmo, tessuti asportati da improbabili sinfonie di membrane cosmiche, pulsazioni primordiali che attirano inerzie di strumenti per magnetismo incoercibile. In altri, la forma è più vicina all'atmosfera del pianeta Terra e si distinguono voci annegate, spifferi ctonii, ritmi euclidei, sia pur diffratti nello spazio e nel tempo. Altrove infine il drone assurge a Entità suprema e Monistica, e a partire da giri concentrici sparpaglia fra i nervi la sensazione dell'infinità abissale del Cosmo.

A indispensabile corredo del tutto un curato booklet che ci illustra la provenienza di ogni pezzo, include biografia, discografia, foto e spalanca la lista dei tanti collaboratori al materiale: con un leggero tuffo al cuore nostalgico leggiamo Robert Hampson (ricordate i mercuriali Loop?), Dave Pearce (Flying Saucer Attack), Matt Elliot (Third Eye Foundation), Donald Ross Skinner (chitarrista del beneamato Julian Cope) e parecchi altri non meno periti alla loro opra.
La dimensione del cofanetto è parecchio congeniale a questa musica, a patto, ovviamente, di galleggiare nella sua atmosfera senza pregiudizio illuminista o consumistico.
Si rimane in sospensione, ci si può (ed è inevitabile) anche distrarre, ma prima o poi si sarà destati alla coscienza da questa o quella psichedelia, questo o quel rumore utilizzato creativamente, da uno squarcio di fragile umanità nella vastità della deriva dei pianeti.

Questa roba avrebbe fatto impazzire di felicità Lovecraft.

Alessandro