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Nei loro quindici anni di storia gli Amp - i "trans-European esoterrorists" - si sono opposti all'establishment promuovendo musica e suoni sperimentali. concentrati sul nucleo formato da Richard Amp
e dalla cantante Karine Charff, gli Amp hanno pubblicato dischi per alcune delle più seminale etichette internazionali: Kranky,
Wurlitzer Jukebox, Darla Records and Space Age Recordings. |
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Oltre
ad essere spesso una caleidoscopica rottura di coglioni, il mestiere
del recensore riserva spesso delle belle sorprese. Ed inaspettate,
pure.
Sei abituato a ricevere pacchi e pacchettini con gli orsettini miagolosi
ed i colori pastello di dischi che, entro una pia metafora, battono
all'ascolto sui tuoi sensi come un fabbro in ritardo sulla consegna
sull'incudine.
Hai scelto un po' tu la tua sorte e non ti lamenti troppo, del resto
un giorno potrai giocarti l'inutile collezione a figurine con Marina
Pierri o con Elefralenuvole.
Poi talvolta, in spregio ad ogni logica nominalistica, qualcuno
ci sta a provare e chiede ad indiepop.it se è interessato
ad un triplo cd di musica space/sperimental/ambient. Salvatore
immediato storna su di me ed io ricevo la lussuosissima, digi-stilosissima
confezione di "All of yesterday tomorrow" dei britannici
Amp, Richard Amp e Karine Charff.
Tre cd di settantadue minuti cadauno zeppi di singoli, pezzi extra-album
e materiale inedito.
In altre parole un trip meraviglioso in territori di pura creatività
sonora non vincolata al ceppo della forma canzone. Taluni passaggi
di questo iter appaiono come stralci sonici d'altri pianeti, con
concetti "altri" di melodia e ritmo, tessuti asportati
da improbabili sinfonie di membrane cosmiche, pulsazioni primordiali
che attirano inerzie di strumenti per magnetismo incoercibile. In
altri, la forma è più vicina all'atmosfera del pianeta
Terra e si distinguono voci annegate, spifferi ctonii, ritmi euclidei,
sia pur diffratti nello spazio e nel tempo. Altrove infine il drone assurge a Entità suprema e Monistica, e a partire da giri
concentrici sparpaglia fra i nervi la sensazione dell'infinità abissale del Cosmo.
A indispensabile corredo del tutto un curato booklet che
ci illustra la provenienza di ogni pezzo, include biografia, discografia,
foto e spalanca la lista dei tanti collaboratori al materiale: con
un leggero tuffo al cuore nostalgico leggiamo Robert Hampson (ricordate
i mercuriali Loop?), Dave Pearce (Flying Saucer Attack), Matt Elliot
(Third Eye Foundation), Donald Ross Skinner (chitarrista del beneamato
Julian Cope) e parecchi altri non meno periti alla loro opra.
La dimensione del cofanetto è parecchio congeniale a questa
musica, a patto, ovviamente, di galleggiare nella sua atmosfera
senza pregiudizio illuminista o consumistico.
Si rimane in sospensione, ci si può (ed è inevitabile)
anche distrarre, ma prima o poi si sarà destati alla coscienza
da questa o quella psichedelia, questo o quel rumore utilizzato
creativamente, da uno squarcio di fragile umanità nella vastità della deriva dei pianeti.
Questa roba avrebbe fatto impazzire di felicità Lovecraft.
Alessandro
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