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I gemelli Daniele e Simone
Marini militano nella Colonna Infame Skinhead, gruppo metal
oi e poi in altre band tra cui ricordiamo i Timebomb. Poi,
immaginiamo, l'ascolto dei Karate di Geoff Farina, abbia cambiato
un po' tutto. Così, insieme al chitarrista Marco Ciccone e
al batterista Cristiano Suriano, danno vita al progetto A
Modern Safari.
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Può nella post-modernità un safari
durare per un intero weekend? Domanda stupida e insignificante,
ne converrò, ma al punto giusto. Insomma, dovrebbe piacervi: c'è
il détournement del titolo del disco, un riferimento all'Italia
tondelliana, ed un che di recensorio anglo/posticcio. Certo, adesso
è un po' un casino farne coerentemente ridiscendere la recensione.
Anche perchè siamo stanchi di psicodrammi, di primadonnismi, e persino
di canzoni che reclamano troppa attenzione. All'uopo, qui c'è (o
non c'è, sottigliezza da retore) trippa per gatti. Vorrei dire che
questo è un disco suonato da cazzeggioni per cazzeggioni. Vorrei
dire che la cartella stampa che mi arriva insieme al disco è vergata
con spensieratezza, ma forse è solo il risultato di un brain
storming di cervelli tonanti e votati alla piaga della scrittura
creativa (in ogni caso io non ne cito stralci). Vorrei anche
dire che l'etichetta, la Love Boat, è desaparecida, essendo irreperibile
ormai il suo sito, svanito cadendo da un redirect, e sicuramente
molto in bolletta (il plico col cd mi giunge affrancato con posta
ordinaria - sì, esiste ancora - e dentro buste già utilizzate un
paio di volte). Rispetto per la Love Boat, anche se è ormai praticamente
visibile come una ghost ship. Il plico, come certe stelle estinte,
potrebbe essere testimonzianza di una scomparsa avvenuta anni luce
fa. Di mezzo ci sono le poste italiane...
...ma in realtà, come Claudio Rocchi sapeva, la realtà non esiste,
neppure quella fantasmatica. E l'omonimo debutto dei romani A Modern
Safari sta ad oscillare fra l'affermazione e la negazione di sé
con molta nonchalance. Del resto questi sono gli ex Timebomb,
hardcore band, niente di meno.
Un disco di cazzeggioni? Ad ascolti più attenti (che sono forse
ascolti sempre più disattenti) emerge la brutale verità: questo
è al contrario un disco molto levigato, di pop (o quasi-pop) matematico
e certosino. Un disco semplice? L'effetto è quello - coadiuvato
da qualche assolo cripto-karateka (da karate, la band di Geoff Farina)
al limite del dilettantismo - ma forse questa ponderosa struttura
ciclica si abbevera alle fonti di un'algebra indecifrabile.
Poi, di nuovo, la forza della menzogna: sembra che ad attraversare
quest'opera ogni elemento bruci i ponti alle spalle immediatamente
dopo l'ascolto e quella che vi rimane dentro sia solo la sensazione,
in bilico fra frustrazione e calviniana leggerezza, di avere semplicemente
bisecato il deserto, non sapendo neppure come si faccia.
O - se vi ricordate - in "Amore e Guerra" di Woody Allen, la madre
di Boris confezionava delle frittelle perfette, servendosi di compassi,
trigonometria e lavagna. Ecco, queste otto tracce/frittelle sono
perfette a loro modo, anche se spesso il piacere del gusto deve
fare i conti con la prominenza dell'impalcatura, e occorrerà, come
quando si mangia il pesce, tirar fuori dalla bocca in continuazione,
le spine. Se la vogliamo mettere sul piano del giudizio, A Modern
Safari è un buon disco, circolare e assuefacente come piace a me
e come piacerebbe agli American Analog Set, giocato sulla rifrazione
rarefacente di tenui armonie. Strumentalmente spartano (chitarra,
basso batteria e glockenspiel), armonicamente votato al risparmio
umorale, sa diventare, mei suoi episodi migliori (l'iniziale people
i know su tutte, ma anche when we were astronauts), pienamente soddisfacente.
Certo di strada ce n'è davanti. Eppure ce n'è anche dietro.
Si può fare.
Alessandro
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