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The American Analog Set, quartetto drone-pop da Austin, Texas, nato a metà degli anni '90, formato dal cantante/chitarrista Andrew Kenny, la tastierista Lisa Roschmann, il batterista Mark Smith e il bassista Lee Gillespie. Dopo i primi 3 ottimi album su Emperor Jones e i 2 successivi su Tiger Style, i texani, forti di un pop-style inconfondibile, approdano alla tedesca Morr Music.

 

 

 
 

Discografia:

The Fun Of Watching Fireworks (Emperor Jones ,1996)
IFrom Our Living Room To Yours (Emperor Jones, 1997)
IThe Golden Band (Tiger Style ,1999)
Promise Of Love (Toger Style, 2003)
Set Free (Morr Music , 2005)

Sito Ufficiale:
www.amanset.com

 
 

 

 
 

Set Free
(Morr Music, 2005)

 
 

La band americana approda con questo sesto lavoro alla berlinese Morr Music...che nel mentre, zittazitta, sta cercando di orientare le sue produzioni su lande sempre meno indietroniche (qui lo dico e qui lo nego). I Texani in questione non si sforzano mai di levarsi sopra le righe; decidono invece di contentarsi di galleggiare in quel limbo in cui l'orizzonte d'attesa del fan medio AmAnSet non può che risultare (stancamente?) appagato.
L'innata predisposizione della band alle atmosfere malinconicamente dilatate e agli acoustic drones è ben accompagnata da una stilizzata attitudine dreampop, che non fa altro che confermare ciò che i nostri ci avevano proposto nelle precedenti puntate e che con "Set Free" continuano a proporci...dell'ottimo slow-drone-pop...ma in definitiva, niente di nuovo sotto il sole.
La sensazione è che non ci siano picchi emozionali clamorosi, quanto invece un liquido dipanarsi tra atmosfere vaporose, calde e "spazzolate"; motivo per cui il disco non può che essere letto come un blocco (o un concept, eufemisticamente ) difficilmente analizzabile nelle sue minime parti (ovvero le singole canzoni).
La voce di Andrew Kenny (tra Yo La Tengo, Styrofoam e i Low più acustici.anche se possiamo tranquillamente dire "alla American Analog Set") è sempre lì a cesellare linee melodiche che annegano nei fluidi arrangiamenti, ma è capace anche di farsi notare, soprattutto per il sapiente e gustosissimo incastrarsi con tastiere, chitarre e drones di varia natura (la squisita "Born On The Cusp" ne è esempio lapalissiano).
Qualche richiamo alle sonorità della nuova casa madre c'è: si nota nelle amalgame soffici e nelle dinamiche mai ingombranti e gentilissime, così come nelle armonie, sorrette da pedali che si muovono tondi modellando i cosiddetti "giri killer" (i giri sopra i quali tutto sta bene, a men che non si vada fuor di tonalità) che tanto hanno utilizzato le band di casa Morr (Lali Puna e Guther su tutti).
La (gradevole) sensazione che mi lascia è quella di un concerto rock su di un fondo di una piscina, che si ascolta seduti su poltrone beige con camicia a quadretti d'ordinanza, gettando sguardi furtivi alla ragazza che somiglia a Suzanne Vega seduta accanto a te.
Non è un album da ballare, non è un album tappezzeria e neanche un sottofondo per cenette twee. In realtà non mi è ancora chiaro che cosa esso sia e probabilmente non mi interessa; fatto sta che il disco ha girato senza tema in queste vacanze natalizie e questo mi basta (o avanza??).

L'interrogativo finale che mi pongo è il seguente: hanno voluto rischiare davvero poco seguendo la legge "disco che vince non si cambia" o hanno davvero suonato su di un fondo di una piscina?

Matteo