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Dischi d'estate
E'
buona cosa rispettare le tradizioni, quindi anche questo
anno dispensiamo consigli non richiesti su quali album,
CD-R, cassette o mp3 è consigliabile portare in
vacanza. Stavolta senza vincoli temporali (e perché
mai dovrebbero esserci? Siamo o no in vacanza?), dividiamo
i consigli in due parti: una tracklist per la giornata
ideale e una raccolta di musica da mettere in valigia
(o da tenere accanto allo stereo se rimanete in città)
come rimedio alla calura.
La parola agli esperti. |
Tracklist per la
giornata ideale
dieci dischi indiepop -e affini- per l'estate
di Enrico
mattina e 1st spriz time.
Ben desti, in spiaggia, pensione, casa vuota, day off. Young
Tradition. Da trascinare fino all'aperitivo. Quello di
mezzogiorno, che avete capito?
dopo pranzo.
Se non ci si abbiocca da soli, lasciarsi cullare da Domotic
è conciliante. Disco da sorbire anche da svegli, eh.
E per svegliarsi lentamente, Hal
così accogliente.
pomeriggio pieno.
Ma sì, italiano, che ci si canta sopra un po' così,
sovrappensiero… Perturbazione,
ça va. Aspettando e mandando essemmesse come se piovesse.
Da alternare con Yuppie
Flu, italiani nel mondo.
tramonto.
Il colore del sole si sposa bene col folkpop storico di Yo
La Tengo (triplo). In vista del concerto agostano a Urbino…
alternativa: lo split di MR60
e Flatland (scaricabile da uglydogs.it)
dopo cena.
Allegria! Niente Mike Bongiorno in tv, ma uscire uscire uscire
per un mojito / vodka alla menta / liquorizia / martini con
in auto un bel cd di pop svedese: Buildings
And Trees.
finalmente a casa.
Prima di partire mettete in modalità loop il disco
di duetti (2004) di Jane Birkin, così sarà lei
a parlare ai ladri e a voi che tornate nel sollievo di non
aver ricevuto visite. Siete pronti per l'aromatico distillato,
una scorsa alle notizie e al marcio della tv e…dream
on.
ultima canzone del giorno.
Siete sul vostro letto ora. Soli o in compagnia, una garanzia
di dolcezza sterminata: le Cocorosie.
Raccolta d'agosto
dieci ossessioni estive indiepop
di Fabio
Con la miriade di proposte musicali di ogni sorta che attendono
e tentano tra scaffali di negozi e altri rimedi carbonari, i
poveri indiepoppers sulla trentina come il sottoscritto potrebbero
aver avuto un'educazione musicale abbondante quanto irregolare,
individuale, e discontinua, fatta di incontri casuali e predilezioni
sorprendenti.
Parlerò dunque per me stesso, elencando dieci personali e "discutibili"
fisime, ossessioni estive indiepop, accumulate nel corso
degli anni.
Dischi che anche oggettivamente richiamano, pretendono la stagione
calda, per proporsi al meglio. Non famosi magari, non quanto
si attenderebbe, ma solo i più speciali per chi scrive, i più
sensitivamente 'agostani'.
Per dire, io partirei con questi.
TRUE LOVE ALWAYS "Clouds" (TeenBeat,
2003)
Ribadisco la sensazione che questo disco meriti di stare tra
i migliori pop pubblicati da un paio d'anni.
Irrefrenabile e fugace, secondo i più ligi precetti "indie"
Teenbeat, eppure ficcante, duraturo.
Splendide semplici canzoni come "let the rain blow in", "summer
books", "sidewalks and spaces" convincono con la loro purezza
e grande freschezza pop-fusion, imbevono gli occhi, spalancano
il cuore.
Inoltre, dovendo escludere dall'elenco in quanto vetusti e non
proprio "indie", un "Blue Desert" di Marc Jordan e il
Ned Doheny di "Prone", tanto vale scegliersi uno dei
migliori surrogati "indie" disponibili sulla piazza. Appunto,
"Clouds".
HOLIDAY "Café reggio"
(SpinArt, 1998)
Questo piccolo album è nato cucendo assieme le prime e le ultime
cose di questo gruppo nuyorkese, attivo tra 1993 e 1997. L'effetto
è depistante (ma non stridente), passando dal pop bossato del
pre-congedo di "there's a place", "well enough alone", "just
follow" e "sherman" (tutti capolavori di purezza, sintetici
panneggi sentimentali); al power-pop in stile Evan Dando di
quando Holiday erano esordienti e giovanissimi studenti di College,
come "new year's day".
Ho notato con soddisfazione la presenza di questo disco in alcune
playlist di indiepoppers internazionali molto preparati. Poche,
ma estremamente affidabili.
BIKERIDE "Dogs Ep" (Hidden Agenda,
1999)
Segnalo questo primo mini 10'' EP del gruppo del californiano
Tony Carbone per la paternità, in primis, della indispensabile,
esuberante e maliosa filastrocca "Jennifer", vero e proprio
inno all'estate in sé ("is just my heartbeat".), ma anche
per le non poche altre gemme ("continental divide", "Carl Wilson
suite", "handlebars"), che svelano una multiforme abilità di
scrittura, soul, folk, beat, sinfonica.
Chapeau.
EGGSTONE "ça Chauffe En Suede!"
(Tricatel, 1999)
Dato ch'è estate, bariamo un pò con una compilation.
Del resto gli album di questo trio svedese restano roba da carbonari;
ma soprattutto "against the sun", "marabous", "waiting for the
bell", "wrong heaven", "she's perfect" e "birds in cages" non
si trovano sullo stesso disco e sono tutte necessarie da portar
con sè.
Condividendo parola per parola, incollo dal sito Bungalow
(quanto al resto della storia di Eggstone, rimando qui):
"Without this band, The Cardigans would not exist! This is
one of the finest pop bands in Europe! Think of pop between
Brian Wilson and Saint Etienne and you are not halfway there!
Makes even the worst day a better one".
ALUMINUM GROUP "Introducing"
(Marina, 1999)
Altro "greatest hits" -ma sconsiglio di abituarvi alla
pratica: è un'eccezione prettamente estiva, per i noti limiti
di spazio nelle valigie-.
La realtà è che seccava privilegiare, di questi twins-pop
di Chicago, "chocolates" o "Rrose Selavy's", "angel on a trampoline"
oppure "paperback" ed altre ancora...
Tutte meritevoli, inestimabili, irrinunciabili gemme "chamber",
degne prosecutrici dell'opera e dell'indicibile gusto melodico
di luminari nel campo come Bacharach, Donald Fagen, Jimmy Webb.
BEN FOLDS FIVE "Whatever And Ever Amen"
(Epic/550 Music, 1997)
Adoro i pianisti pop, di Ben Folds mi seduce quest'aria da eterno
liceale, la natura scavezzacollo che esorcizza abusi accademici
e stempera seriosità storiche. Insomma a volte non prendersi
sul serio diventa un merito, nel caso di Folds la regola vale
per i primi due album (ovvero l'omonimo e questo "Whatever"),
che raccomando senza riserve per consacrare quanto più onestamente
ogni giornata torrida.
Folds è un elegante ma discolo e scapestrato parente di Billy
Joel, discepolo del Peter Allen più vivace e del Joe Jackson
sarcastico. Soprattutto, prestigioso vanto, artefice assieme
ai colleghi Caleb Southern e Darren Jessee della gigantesca,
indelebile qualità della scaletta pop qui proposta: citando
un brano si finirebbe per citarli tutti.
WONDERMINTS "Wondermints"
(Toy's Factory, 1995)
Questo gruppo di losangelini capitanati da Darin Sahanaja e
Nick Walusko è stato recentemente riscoperto e osannato per
aver assistito, con sommo onore e invidia, Brian Wilson durante
le sessioni del suo Graal, "Smile".
Ma già dieci anni prima, Wondermints pubblicarono uno straordinario
esordio omonimo che raccoglieva le tracce da alcune miracolose
demotapes casalinghe.
L'effetto, appunto straordinario, è irrinunciabile per ogni
amante del pop classico o del soft-pop, certo queste canzoni
inguaribilmente nostalgiche e armoniosamente torride (su tutte,
la parossistica "Tracy Hide") non avrebbero sfigurato in nessun
album dei Wilson.
BRAN VAN 3000 "Glee" (Virgin,
1998)
Stringi stringi Jamie "Bran Man" Di Salvio, Dj e film-maker,
è soprattutto un autore pop coi fiocchi. Lo dicono la quantità
e la qualità delle canzoni di "Glee", il cui ritmico ibrido
di soul, soundtracks, low-fi, hip-hop old/new school, techno,
dance e quant'altro non è che un pretesto, impalcatura, surrogato
estetico in un edificio già solidamente pop.
L'ottovolante "Glee" dopo diversi anni resta ancora tra i più
stordenti e refrigeranti contenitori musicali estivi, frutto
imprevedibile di ineccepibili montaggi di sequenze emotive,
sensitive. happening post-strutturalista qual è, influente
e infinitamente vitale, con sensi "groove" da vendere, coraggioso
e premiato dal successo delle ormai mitiche "drinking in L.A.",
"everywhere", "exactly like me".
BIFF BANG POW! "The Girl Who Runs The
Beat Hotel" (Creation, 1987)
Quest'album
la cui malinconica, memorabile leggerezza in forma di luminosi
trapassi pop d'Albione resta negli occhi e nella mente di chi
lo ascolta, adesca e abbranca senza rimedio le anime più vulnerabili
e romantiche.
Protagonisti di questo tormentato e luminoso amarcord, chitarra
ed organo dell'Alan McGee patron di Creation, le voci, quella
di Christine Wanless in primis; e l'emotività galoppante in
brani come "someone stole my wheels", "he don't need that girl",
la pre-Sebastiana sarabanda di "Love's Going Out Of Fashion",
la ballad "she shivers inside", ma soprattutto la memoria lucida
nella poesia storna, spoglia, mozzafiato, di "The happiest girl
in the world".
Indimenticabile.
THE STONE ROSES "The Stone Roses"
(Silvertone, 1989)
Pacifico che tutto rimane soggettivo, le percezioni più di ogni
cosa. Per chi scrive, "The Stone Roses" è un disco dal fortissimo
sapore di tramonto tardoestivo, musica atta per gli ultimi giorni
d'estate.
Metterla a fine stagione, quando le giornate vanno accorciandosi
e la colonna di mercurio precipita ormai tristemente, potrebbe
servire a farcene una ragione, ancora una volta; ad abituarci
all'idea della modesta e relativa apparenza tropicale del nostro
Paese.
Da anni, "I wanna be adored", "She's a waterfall" ed "Elephant
Stone", con la loro dionisiaca, lisergica, licenziosa allegria
strumentale, cauterizzano in parte questa personalissima scomoda
e tediosa sensazione terminale.
Enrico,
Fabio
Links:
Guida alle compilation estive: articoli/raccolte_1.htm
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