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Studiodavoli: supereroi?

Avete presente quei gruppi pop-elettronici bravi e perfettini che fanno un bel disco e poi un bel giorno vengono a suonare in una città vicino a voi? E quando li andate a sentire dal vivo sono un disastro tale, così diversi dal CD che mentre tornate a casa sapete che in vita vostra non riuscirete più ad ascoltare il loro disco perfettino con le stesse orecchie?
Ecco, gli StudioDavoli NON sono uno di quei gruppi. Anzi, mentre guidavo soddisfatto verso casa dopo il loro concerto in provincia di Varese riascoltavo "Megalopolis" e mi sorprendevo di come la band leccese fosse riuscita a migliorarne il suono in maniera tanto convincente dal vivo, pentendomi di non aver regalato a Gianluca una copia del disco delle Magic Whispers come mi ero ripromesso di fare.
Eh no, decisamente gli StudioDavoli non sono una band come tutte le altre, e se non bastasse "Megalopolis", che nei trenta giorni trascorsi dalla recensione è addirittura aumentato nella nostra considerazione, non bastasse la felice diversità di un gruppo che coniuga la tradizione degli anni 60 italiani ad un sapiente gusto esterofilo ed è apace di scrivere una canzone d'amore per una lampada, la dimostrazione definitiva la danno i loro live show. Per come innerbano ogni canzone del loro repertorio ("Abatjour" diventa una cosa fenomenale, e la versione P-Funk di "Superparter" sfida ogni descrizone) e per il modo in cui tengono il palco. E qui dovrei aprire una parentesi per spiegare che fenomeno è la signorina Matilde DeRubertis, poco più di vent'anni, voce e chitarra. Una che se la vedesse Karen O schiatterebbe d'invidia, ma lo spazio è tiranno. Diamo quindi conto dell'intervista con Gianluca DeRubertis che ha preceduto l'esibizione in quel di Lonate Ceppino (che se venite da Lecce deve sembrarvi più o meno come il posto più sperduto del mondo). Gianluca ha la cortesia e l'entusiasmo di chi crede moltissimo in quello che fa, e come dargli torto?

Faresti un po' il riassunto degli StudioDavoli? Per noi è come se foste spuntati dal nulla…

Nel 2000 io e il batterista (Riccardo Schirinzi) facevamo DJ Set, e abbiamo organizzato una serata sul tema "il ritorno dei supereroi anni 60", con un supereroe mascherato (che poi ero io travestito) che vagava per Lecce. Io avevo questo organo Davoli e la parola "Valvole" accanto ci stava benissimo, e così per quell'esperienza ci siamo dati il nome Valvole Davoli.
La band vera e propria è nata qualche tempo dopo, all'inizio del 2001, quando abbiamo provato a suonare delle canzoni con mia sorella Matilde a voce e chitarra e un amico di vecchia data al basso (Giancarlo Belgiorno). Il primo concerto è stato a Maggio di quell'anno a Lecce: facevano moltissime cover anni 60, hammond groove e beat, ma già dopo un paio di mesi avevamo scritto tre o quattro pezzi nostri. E' andata avanti così per circa un anno, poi nel 2002 abbiamo provato le selezioni provinciali Arezzo Wave, senza essere molto convinti, e abbiamo vinto, con nostra grande sorpresa. Pensa che quell'anno in competizione c'erano anche i Negramaro! E a luglio siamo stati ad Arezzo Wave.

Ed eravate ancora senza un disco a questo punto?

Sì. Subito dopo le provinciali di AW abbiamo registrato un demo di sei pezzi, alcuni dei quali molto diversi da quelli che senti oggi sull'album, quasi noise. Era un periodo in cui le nostre sonorità erano molto varie, mischiavamo troppi suoni e generi: d'altra parte ascoltavamo di tutto, dalla lounge anni 60 ai Blonde Redhead e cercavamo di amalgamare i nostri ascolti in qualcosa di coerente...

A proposito di lounge, il vostro approccio mi sembra molto diverso da quello degli altri gruppi della penisola: come se foste partiti da un percorso lounge per poi trasformarlo in qualcosa di diverso, più pop …

Sì, assolutamente. Lounge ormai è un termine che ingloba talmente tante cose… da Piero Umiliani all'elettronica spinta. E' una parola troppo facile: dagli anni 60 al 2004 la lounge ha cambiato di significato, un po' come il r'n'b; quello che esce adesso si chiama ancora r'n'b ma non è certo Stevie Wonder. Allo stesso modo, quando si parla di lounge bisogna specificare di cosa si parla.
Sicuramente noi facciamo riferimento ad una tradizione prettamente italiana, che negli anni 60 esisteva ed era importantissima, dai compositori agli esecutori ai costruttori di strumenti musicali. Ma abbiamo molti altri ascolti alle spalle, come gli Stereolab, ai quali veniamo continuamente paragonati (paragone che per noi equivale a un complimento, sia chiaro), gli Air, Jim O'Rourke e tantissimi altri…

Cosa dicevi degli strumenti italiani degli anni 60?

Guarda, io vorrei dire una cosa ai signori Farfisa e Davoli. Anziché inseguire il mercato estero, le tastiere della Korg con cui non possono competere, dovrebbero rimettersi a costruire un organo come il mio, che è del 1971. Oggi riuscirebbero a farlo pesare 20 Kg in meno! Sarebbe una cosa che spopolerebbe, pensa a tutti i Farfisa e i Davoli che usano gli Stereolab dal vivo! Non sono strumenti superati, producevano un suono che ancora oggi è impareggiabile.

Torniamo agli StudioDavoli: dopo Arezzo Wave che è successo?

Quell'estate abbiamo fatto qualche concerto, poi siamo stati al minitour di Arezzo Wave nel febbraio 2003, in Sicilia. E in quel periodo abbiamo cominciato a registrare "Megalopolis", che all'inizio doveva essere semplicemente un demo, insieme al fonico e nostro amico Stefano Manca. Volevamo fosse un demo molto professionale e ben registrato, perché noi siamo un gruppo da studio, siamo perfezionisti, ci piace fare sovraincisioni, calibrare i volumi, lavorare sull'effetto stereo. Il demo ha cominciato a circolare per Lecce, ed è arrivato all'orecchio di Niccolò Pozzoli di RecordKicks ed eccoci qui.

Uno degli aspetti migliori di "Megalopolis" è che ha tutte le caratteristiche del primo album, molto vario ed eterogeneo. Succede perché è il primo disco e quindi inevitabilmente raccoglie materiale scritto in periodi diversi o il vostro approccio è comunque il più aperto possibile?

Tutte e due le cose. In Megalopolis ci sono alcuni pezzi scritti nel 2002 ed altri a fine 2003, ma abbiamo anche un approccio eterogeneo alla musica, che non mancherà nemmeno nei nostri prossimi lavori, perché le canzoni che abbiamo già pronte non perdono le caratteristiche di cui parli.
Poi a me piacciono i dischi eterogenei, vuol dire che c'è tanta roba da ascoltare: tanti album hanno quattro o cinque bei pezzi, e il resto è riempitivo. I gruppi che preferisco fanno 15/16 pezzi tutti da ascoltare. E per fare questo è necessario rapportarsi in maniera aperta al suono e ai generi musicali.
Aggiungi poi il fatto che noi siamo una band senza leader, tutti e quattro scriviamo e quindi i pezzi sono frutto di quattro cervelli e prendono pieghe sempre diverse. Alla fine quello che accomuna le nostre canzoni sono soprattutto il suono e gli arrangiamenti.

Sia dalle fotografie che dal video di Superpartner si nota una certa fascinazione verso la fantascienza degli anni 70. Ce ne parli? Come è nato il video?

E' stata un'idea di un nostro amico di Bologna, Federico (che saluto), che ha pensato di dare al video un'ambientazione sci-fi anni 60. E' venuta una cosa carina e divertente, nonostante il basso budget a disposizione.
Io e Matilde abbiamo ereditato da nostro padre la passione per la fantascienza, abbiamo centinaia di libri a casa. Anche il titolo dell'album proviene da lì, è quello di un vecchissimo romanzo Urania, "Megalopolis 2073", che conteneva sia l'immaginario futurista che quello retro e si adattava bene alla nostra musica.
In genere non stiamo troppo a pensare al titolo di una canzone o un disco, scegliamola prima cosa che ci colpisce…

Allora "Superpartner" è collegata ai supereroi di cui parlavi prima?

No, il Superpartner è il nome di un modulo di batterie dei Farfisa degli anni 60. Quelle cose avevano dei nomi bellissimi! Pensa che sul mio Farfisa c'è un logo con la scritta "synth slalom" e il disegno di un omino che scia, è fantastico.

E' sorprendente la vostra personalità, sia nei suoni che nella voce di Matilde. Sembrate un gruppo già maturo nonostante siate al primo disco. Ma sapevi che tua sorella era così brava?

Noi facciamo semplicemente quello che ci viene. Io ho ventisette anni e ho suonato in altre band, negli Psycho Sun ad esempio, che facevano punk melodico, e quindi per me gli StudioDavoli sono un progetto maturo. Matilde è la più giovane di noi, ha 22 anni ed è molto capace: ci siamo accorti subito che cantava bene, ora sta prendendo lezioni di canto e non potrà che migliorare.

Senti in giro qualcosa di affine agli StudioDavoli, in Italia e fuori ? Che musica ascolti?

Mi è piaciuto molto il disco di Morgan: almeno 8 pezzi su 12 sono davvero belli. Per il resto sono molto esterofilo… Credo che "Margerine Eclipse" sia il miglior album degli Stereolab. Non mi è piaciuto invece l'ultimo degli Air.

E della scena leccese invece che mi dici?

E' una scena molto viva: adesso in città ci sono quegli spazi live che sino a qualche anno fa mancavano, quindi si può suonare tanto e bene. Il merito è dell'associazione Cool Club, sono miei coetanei molto bravi che hanno creato questa situazione dal nulla e sono riusciti a far suonare a Lecce Bugo, i Calla ed altri…
E di conseguenza ci sono anche parecchi gruppi: i Superpartner, che fanno musica pop e ricordano un po' i Cardigans, i Negroamaro che tutti già conoscono, e poi consiglio a tutti i Therese Isabel, tra GdM e noise melodico: sono bravissimi.


Salvatore

Links:

StudioDavoli Website: www.studiodavoli.net
RecordKicks: www.recordkicks.com
StudioDavoli@indiepop.it: bands/studiodavoli.htm