| Stockholm
Syndrome #9
Immaginate una stanza. Semplice. Sobria. Minimale.
Uno specchio, un divano, uno stereo.
Immaginate un malato immaginario. Afflitto dalla Sindrome di Stoccolma.
Immaginatelo innamorato di una ragazza che, forse, nemmeno esiste. Di nome Ingrid.
Immaginatelo vivere a Stoccolma…
La nostra stanza a Stoccolma:
THE MIRROR (Storie, confessioni, pensieri
o semplici ricordi)
THE SOFA (Interviste, approfondimenti,
riflessioni): Mr. Suitcase
THE STEREO (Dischi, concerti, bands,
etichette, vuoti da colmare)

Storie, confessioni, pensieri o semplici ricordi

Stoccolma
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Vorrei cancellare ogni desiderio di dolcezza.
Perdermi nell'oscurità dei tuoi trentacinque anni.
Vorrei essere tua figlia e svegliarti di notte per chiederti da mangiare.
Le mie mani tra le tue gambe, aggrappandomi per non cadere.
Le mie mani tra le tue gambe.
E il cuore da un'altra parte.
A dividerci è solo la strada verso il fallimento.
A dividerci è la mia infanzia e la tua adolescenza.
Già moglie mentre sfioravo il corpo di Barbie.
Insegnami ad accarezzare la tua disperazione e a sporcare la mia innocenza.
Insegnami a morire un po' più lentamente.
Ingrid non mi avrebbe mai fatto restare in quello stato.
Insegnami ad amarti e poi, per favore, abbandonami senza preavviso.
E'facile come ingoiare capelli.
Accovacciata in un angolo del tuo appartamento.
Mi hai detto di sentirti come un uovo, abbandonato sul tavolo della cucina. E di aver imparato a nuotare come una sirena, da piccola, legando i tuoi piedi con una corda.
Ho risposto di aver salvato il tuo numero di telefono con il mio nome.
Accovacciato tra i tuoi vestiti. Mentre l'acqua della doccia scorreva nella stanza, sorprendendoci in lacrime.
Non sei tu a chiamarmi. E' il bisogno che ho di te a farlo.
In questo modo è come se non esistessi.
In questo modo, a tempo debito, dovrò soltanto cancellare cinque lettere dalla rubrica del mio cellulare.
L'amore finisce.
Finisce comunque.
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Interviste, approfondimenti, riflessioni

Mr. Suitcase

Mr. Suitcase
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Continua il viaggio d'esplorazione all'interno della scena synth-pop scandinava nel tentativo di scoprire le origini, le influenze, e le caratteristiche peculiari di un fenomeno e di un suono che negli ultimi mesi ha caratterizzato con una vera e propria ondata di band e produzioni, la realtà del circuito indipendente svedese, andando a creare un'insolita anomalia estetico-culturale generatasi dall'inedita - e a volte improbabile - commistione di generi e sottoculture, in bilico tra reminiscenze eurodisco e classicismo indiepop.
Ospite del divano Billy Rimgard, in arte Mr Suitcase, giornalista, musicista, nonché uno dei maggiori responsabili del fenomeno, in grado di disegnare un universo musicale in cui i Field Mice flirtano con Robert Miles e i Pet Shop Boys si addormentano sulle scarpe degli Orbital… Ogni confine verrà definitivamente cancellato? Ogni teoria dimenticata e sostituita?
Esistono prospettive? Esiste un futuro? O sarà soltanto l'ennesima infatuazione adolescenziale, destinata a scomparire nel volgere di una stagione?
Di questo e di altro ho chiacchierato con Billy, in una frenetica serata mondiale, prima che la partita Spagna-Francia iniziasse e rapisse completamente la sua attenzione.
Billy, prima di tutto, hai voglia di raccontarmi come e quando è nato il progetto Mr Suitcase?
Billy: Il progetto Mr Suitcase è nato all'incirca un anno fa. Tutto è partito dal brano "While We're Learning to Forget" composto quasi per gioco guardando il tour de France in televisione. Avevo il mio sintetizzatore davanti e ho iniziato a suonare questa melodia leggermente trancey, ispirato dalla corsa dei ciclisti.
Dopo qualche giorno la traccia era terminata. L'ho messa sul mio blog personale, Beneath A Steel Sky, e da lì in poi è iniziata a circolare in rete. La gente ha cominciato a scrivere, su vari blog e webzine, feedback positivi e a contattarmi chiedendomi se avessi altre tracce da far sentire. Dato il responso positivo ho deciso di provare a scrivere altri pezzi e vedere cosa sarebbe successo…
Il nome Mr Suitcase è stato preso da un suono di sintetizzatore, un suitcase rhodes piano, usato proprio in quella prima occasione.
Cos'è successo in seguito?
Billy: Dopo quel primo brano su internet il mio nome è iniziato a circolare abbastanza frequentemente nel circuito indie. Ho realizzato un brano su una compilation e una cover degli Everything But The Girl "Lullaby of Clubland".
In seguito sono arrivati una serie di remix per The Radio Dept, Le Sport, Unarmed Enemies, Nicolas Makelberge.
Allo stesso tempo ho continuato a lavorare sui miei pezzi personali e sono entrato in contatto con la Bedroom Rec, con la quale avevamo preventivato l'uscita di un Ep.
Quando ho ultimato tutte le canzoni però quest'ultima ha chiuso i battenti e mi sono ritrovato senza una label che potesse pubblicare il disco.
Non volevo aspettare dei mesi prima di vederlo realizzato e in più sapevo che a Maggio avrei dovuto suonare al Popaganda… Volevo che l'Ep fosse fuori prima di quella data e così mi sono rivolto ai ragazzi della Kitty Litter, amici di lungo corso, e abbiamo pubblicato "The Shame of Being Imperfect".
In base a quale criterio scegli le voci che andranno ad interpretare i tuoi brani? Mi racconti qualcosa a proposito della collaborazione con Orjan dei Le Sport? Chi è la ragazza che canta su "Christmas Leftovers" e che ti ha accompagnato anche dal vivo?
Billy: Di norma preferisco collaborare con persone che conosco e con le quali sono in confidenza. Orjan è un amico. Quando i Le Sport mi chiesero di remixare la loro "Tell no one about tonight" accettai solo in cambio di avere la sua voce su uno dei miei pezzi, e così e stato.
Adoro la sua voce e il modo in cui compone le sue liriche. Ho scritto "Ours is a time for falling in love" pensando a lui…
La ragazza che canta su "Christmas Leftovers" si chiama Sanna Fischer e anche con lei ci conosciamo da tempo, considero la sua voce semplicemente straordinaria… In questi giorni sto producendo il suo Ep d'esordio, che verrà alla luce probabilmente il prossimo autunno, un qualcosa di molto simile ai Junior Boys.
Nell'album che sto scrivendo ci sarà anche una collaborazione con Nicolas Makelberge, uno dei miei artisti svedesi preferiti, e sto cercando di contattare il cantante della band australiana The Church… Se tutto andrà bene ci sarà anche lui sul mio primo disco.
Inoltre, sto provando a cantare io stesso su alcuni brani nuovi… Sono rimasto piacevolmente sorpreso e soddisfatto del risultato ottenuto interpretando "The road not taken" e vorrei ripetere l'esperimento in futuro…
Che tipo di background musicale hai?
Billy: Ho ascoltato veramente di tutto. Sono interessato alla musica in quanto tale, non ai generi. Per quanto riguarda il progetto Mr Suitcase in particolare credo che le influenze maggiori siano gli Orbital, i Kraftwerk, gli Everything But The Girl, i Pet Shop Boys, la Kompakt, i Field Mice, i Differnet, le prime cose della Warp, i Dinosaur Junior e l'Italo-Disco.
Conosci qualche artista italiano quindi?
Billy: So che non dovrei dirlo, ma mi piacciono tantissimo Robert Miles, Benny Benassi, Mauro Picotto e Milky.
Ok, i gusti sono gusti, ma come si fa a conciliare Robert Miles e i Field Mice?
Billy: Personalmente l'unica cosa che ritengo importante in una canzone è la melodia, non importa da quale ambito o da che successo di pubblico provenga… In particolare sono affascinato dalle melodie malinconiche e "aperte", e Robert Miles in questo senso è stato un maestro.
C'è qualche cantante, in particolare, con il quale ti piacerebbe collaborare avendone la possibilità?
Billy: Mi piacerebbe avere come ospiti alla voce sul mio primo album Tracey Horn e Peter Gabriel.
Dal vivo, al Popaganda, ti sei esibito accompagnato da video-proiezioni alle spalle. Quanto è importante l'aspetto visuale nella tua musica? Ti occupi tu stesso della loro realizzazione?
Billy: L'aspetto visuale è molto importante, in particolare dal vivo. Suonando con un laptop e un paio di sintetizzatori sentivo il bisogno di fare accadere qualcos'altro sul palco, che allo stesso tempo completasse e aggiungesse uno strato ulteriore alla musica. Non è tanto una questione di significato intrinseco delle immagini, è più che altro un fattore estetico, d'intrattenimento, che allo stesso tempo possa restituire una parte del mio immaginario visuale…
Mi occupo io stesso della creazione della parte visiva.
Ho questo bisogno di controllare ogni cosa, ogni singolo aspetto che riguardi il mondo di Mr Suitcase, quindi con il tempo ho imparato ad utilizzare software di montaggio video creando delle piccole suite d'accompagnamento…
C'è voluto un sacco di tempo per organizzare il live ma, alla fine, credo ne sia valsa la pena… La parte più complicata è stata riuscire a sincronizzare la musica e le immagini con un senso logico e una progressione precisa.
Ho scaricato da internet tutti questi frames di laboratori nucleari degli anni sessanta e li ho mescolati insieme a pattern grafici e font creati da me.
Sono sempre stato affascinato dall'estetica di quei laboratori, da quelle stanze piene di manopole e bottoni…
Billy, tu stesso sei stato un giornalista musicale per alcuni dei più influenti magazine svedesi, gestisci un tuo proprio blog particolarmente seguito, e in un certo senso, hai contribuito in maniera sostanziale alla creazione di questa sorta d'invasione synth-pop all'interno della scena indie svedese. Sai darmi una spiegazione e una collocazione "storica" del fenomeno?
Credi sia un qualcosa destinato a varcare i confini nazionali o rimarrà un'anomalia esclusivamente legata alla realtà scandinava?
Billy: Credo che la spiegazione a questa sorta di "anomalia" svedese sia riconducibile a due livelli interpretativi differenti. Uno legato più da vicino alla critica musicale svedese e l'altro relativo all'influenza esercitata da alcune band che hanno calcato la scena del nostro paese all'inizio del duemila e che hanno avuto un impatto, estetico-stilistico, enorme sul resto del circuito indie.
Per quanto riguarda il primo livello, un fondamentale punto di svolta è stata una rivista come Benno, che per la prima volta ha avvicinato il mondo dell'indie rock a delle realtà che non avessero le chitarre come principale mezzo espressivo. I Pet Shop Boys, l'italodisco, l'eurodisco. Dal punto di visto della critica musicale questa rivista ha compiuto una vera e propria opera di rivalutazione di quelle realtà, esaltandone le qualità intrinseche e sdoganandole ad un pubblico, fino ad allora, inimmaginabile, ovvero quello del circuito indie.
Per quanto riguarda la musica suonata, invece, la svolta è arrivata da una band seminale chiamata Pluxus.
Realizzarono tre album tra il 1999 e il 2002, e sono stati, a tutti gli effetti, l'inizio di un processo d'avvicinamento all'elettronica della scena, nonché un gruppo fondamentale per la creazione di un audience che volesse ascoltare qualcos'altro rispetto alle solite cose guitar-based… Hanno veramente aperto la porta a tutte una serie di band che avrebbero poi sviluppato una nuova concezione della materia "indie"… Rappresentano esattamente il momento cruciale in cui il circuito indie-pop svedese è passato dai Belle & Sebastian ai Pet Shop Boys… Se capisci cosa intendo…
La gente all'improvviso ha iniziato a dire "Wow ci sono i sintetizzatori!" invece di "Cos'è questa roba? Ci sono dei sintetizzatori!?"…
Per farti un'idea del loro suono puoi ascoltare un brano a quest'indirizzo: www.monotoni.se/pluxus-caravelle.mp3.
Per quanto riguarda la portata del fenomeno synth-pop svedese, credo onestamente che rimarrà limitato entro i confini nazionali. E' una realtà con delle caratteristiche troppo peculiari e radicate in un determinato circuito per potere attecchire in maniera sensibile in altre nazioni. E' legato indissolubilmente alla Svezia.
E' una moda, in un certo senso, sarebbe stupido nascondere il contrario. Ma è divertente, probabilmente finirà presto, tutti ci stancheremo, ma per ora ci stiamo divertendo un sacco…
Senti quindi di far parte a tutti gli effetti di una scena?
Billy: Sento di appartenere ad una scena più da un punto di vista di rapporti interpersonali che da un punto di vista musicale. Anche se alla fine, essendo amici, finiamo spesso con il collaborare e con l'influenzarci a vicenda.
Nonostante tutto credo che tra me, Montt Mardié, i Le Sport, Nicolas Makelberge, gli Unarmed Enemies e tutti gli altri gruppi ci siano delle differenze musicali evidenti.
Progetti? Hai idea di cosa succederà nel mondo di Mr Suitcase nel prossimo futuro? Che tipo d'evoluzione seguirà la tua musica, una volta terminato l'hype?
Billy: Come ti ho detto, sto preparando il mio primo album vero e proprio e in più a settembre uscirà un nuovo Ep, sempre su Kitty Litter. In futuro vorrei riuscire ad evolvermi costantemente, senza rimanere ingabbiato in nessuno stereotipo o scena musicale.
Tutta questa attenzione intorno al synth-pop, probabilmente, si esaurirà presto…
Una direzione che mi piacerebbe intraprendere è quella della musica da club, asciugare un po' il suono, mescolandolo con elementi pop e melodie malinconiche…
Vedremo… Un sogno sarebbe riuscire a scrivere una hit planetaria e vivere di musica per il resto della mia vita (ride)… Scusami, ma adesso devo proprio scappare, Spagna-Francia sta per iniziare e, finora, non ho perso neanche una partita del mondiale…
Dal sito www.mrsuitcase.se è possibile scaricare tre tracce, tra le più rappresentative della sua produzione, tra cui l'hit con Orjan dei Le Sport, "Ours is a time for falling in love" e la splendida ed inedita "La menteuse".
Buona estate.
E che il synth-pop sia con voi…
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Dischi, concerti, bands, etichette, vuoti da colmare

The Gray Brigade

I am from Barcelona

Flow Flux Clan

Cat5

Zeitgeist

Hello Saferide

Regina

Lo-fi Fnk

My Darling You

Kalle J: Om du lyssnar noga
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Il Popaganda Festival è uno degli appuntamenti cruciali dell'anno, insieme ad Emmaboda, per testare lo stato di salute della scena indipendente svedese. Organizzato con i contribuiti dello stato e dell'università di Stoccolma, è arrivato, con l'edizione svoltasi alla fine del mese di maggio, al suo quinto anno di vita. Tre giorni di concerti senza sosta, alternati su tre palchi differenti, illuminanti per tracciare le coordinate presenti e future di una scena musicale in continua evoluzione e misurare il grado d'affermazione raccolto dalle varie band apparse alla ribalta tra l'autunno, l'inverno e la primavera appena trascorsi.
Termometro di gradimento quindi e di notorietà ma anche lente d'ingrandimento per scovare i nomi nuovi, nazionali e internazionali, che faranno parlare di sé nei mesi a venire, il Popaganda è un festival completamente gratuito ospitato nella suggestiva cornice del campus universitario, tra alberi secolari, aule di matematica e orde di studenti in preda all'euforia che ogni fine d'anno accademico porta con sé.
Impressionante l'elenco degli artisti presenti in cartellone e l'eterogeneità della selezione, in grado di rappresentare a trecentosessanta gradi le svariate sfumature di una realtà impostasi di prepotenza negli ultimi anni ai vertici dell'organigramma musicale mondiale.
Un Festival fatto di consacrazioni quindi, di conferme e di rivelazioni, con qualche grande delusione e qualche piccola folgorazione qua e là.
Di seguito, l'elenco di tutte le band alle quali ho assistito nel corso di settantadue ore deliranti, indossando una t-shirt bianca con su scritto a pennarello nero "Please, don't ask me about Ingrid", più qualche breve considerazione…
THE GRAY BRIGADE. Primo gruppo ad esibirsi al festival. Giusto il tempo di accendersi una sigaretta e predisporsi all'ascolto, ed ecco la prima novità da annotare, in stampatello, sul Moleskine regalatomi da Ingrid prima di partire per il Giappone… Cercando di non pensare a quell'adesivo appiccicato sopra, recitante la frase "Lo so che non mi odi"…
I The Gray Brigade sono un collettivo di Stoccolma nato sulla falsariga di band dall'organico allargato come i connazionali I'm from Barcelona e gli americani The Polyphonic Spree. Citano Phil Spector e David Bowie, Roy Orbison e gli Spiritualized, collocandosi, in un ipotetico scaffale spazio-temporale, tra The Ronettes e i Beatles.
Hanno appena realizzato un EP omonimo sulla loro label personale Gray Economy. Quattro tracce di pregevole fattura e sorprendente maturità. "One way ticket to the stars" su tutte. Come una di quelle albe estive svedesi. Arrivate troppo presto. Sorprendendoti, ancora una volta, troppo fragile ed ubriaco.
THE KID. Accasati alla Hybris. Ne rappresentano il lato più dark e incline alla new wave. Si dimostrano musicisti maturi e ricercati, dalla grandissima personalità on stage. In uscita il secondo singolo, "Portion Control", tratto dal loro album d'esordio "La société nouvelle".
PETER, BJORN & JOHN. Hanno appena firmato per la Wichita. Sono amici degli Shout Out Louds. Suonano un pop rock pulito e mai sopra le righe. Hanno dalla loro parte un singolo bomba come "Young Folks" (ospite alla voce Victoria dei The Concretes) che potrebbe regalargli, da un momento all'altro, la ribalta internazionale. L'album d'esordio per la label londinese si chiama "Writer's Block" ed è in uscita nei primi giorni di luglio.
I'M FROM BARCELONA. Senza dubbio uno degli act migliori del festival. Esilaranti, coinvolgenti, trascinanti. Coriandoli, stelle filanti e palloncini per una piccola comune dedita alla leggerezza e al divertimento. Meritano il successo su scala mondiale.
TUUNG (UK). Ensemble folk-tronico dalla scrittura soffice ed elegante, in bilico tra i Notwist e Devendra Banhart.
Perfetti da ascoltare in cuffia, durante una giornata di pioggia, meno coinvolgenti dal vivo.
FINAL FANSTASY (CAN). Genietto canadese. Collaboratore degli Arcade Fire, iIncide per la Tomlab. Il suo secondo album "He poos clouds" è interamente basato su loop di violini ed archi, che restituiscono le impressionati capacità virtuosistiche del suo autore. Eteree composizioni folk adagiate su una straordinaria conoscenza della materia tecnologica, con l'intento, dichiarato, di voler scacciare dalla mente dell'ascoltare ogni idea di suicidio…
MR SUITCASE. Una delle sorprese del festival. Eminenza grigia della scena synth-pop di Stoccolma, Mr Suitcase regala un live-act trascinante e maturo infarcito di visuals e lights performance. Un laptop, un sintetizzatore e una parata d'ospiti alla voce. Orjan dei Le Sport, Nicolas Makelberg, la splendida e dolcissima Sanna Fischer. Ha appena pubblicato il suo Ep d'esordio "The shame of being imperfect" su Kitty Litter nel quale è contenuto uno degli inni di questa estate svedese "Ours is a time for falling in love". Stoccolma anno di grazia 2006.
KALLE J. Una delle novità più interessanti viste nel corso della tre giorni. Anche lui su Hybris. In procinto di pubblicare un album. Appena ventenne, scazzato, al limite del nichilismo. Canta in svedese su patchwork sonori vestiti d'elettronica lo-fi. Quasi una sorta di poeta neo-realista DIY. Di sicuro la massima espressione dell'indie-kid svedese di periferia. Fosse inglese sarebbe il nuovo Mike Skinner. "Om du lyssnar noga" è il suo album d'esordio candidato, per il sottoscritto, a diventare uno dei dischi dell'anno. Contiene il brano "J.U". Manifesto memorabile di dolore e adolescenza. Ingrid lo adorerebbe.
"Non chiedermi niente…"
FLOW FLUX CLAN. Progetto ai limiti dell'electro composto dal tipo dei Differnet e la splendida Action Biker. Quest'ultima in realtà partecipa ben poco, se non cantare in un paio di tracce e fingere di smanettare su di un sedici piste analogico. Vederla aggirarsi sul palco, con quel passo da gatta annoiata e quello sguardo languido in grado di frantumarti il cuore le regala di diritto la palma di "reginetta" del festival.
A parte un paio di remix, per Radio Dept e Mr Suitcase, non hanno ancora pubblicato un singolo. Sul loro sito www.flowfluxclan.tk è però possibile ascoltare le uniche due tracce finora composte…
LONEY,DEAR. Si conferma l'abile artigiano pop che già in precedenza avevamo apprezzato da queste parti. In bilico tra intimismo di stampo americano e melodie tipicamente inglesi, dal vivo accelera il ritmo delle composizioni offrendosi in una performance dall'altissimo contenuto emozionale. Grande attesa per il nuovo album attualmente in fase di lavorazione.
LO-FI-FNK. Ennesimo duo elettro-pop. Le ragazzine urlano come se davanti ci fossero i Take That. Sul palco si agitano e ballano a più non posso. Uno dei due, quello con i capelli neri, ha il sex appeal di un giovanissimo Robbie Williams. Nel backstage fanno la figura di ragazzini delle medie ad una festa per grandi ma, nonostante tutto, hanno già inciso per l'etichetta francese di culto Kitsunè e hanno il futuro a disposizione per crescere… Un album, "Boylife", che tra qualche mese potrebbe aver fatto il giro del mondo…
JUSTINE ELECTRA (AUS). Dolcissima cantautrice australiana dal fascino discreto e un po' naif. Si presenta sul palco con una chitarra, un microfono e un lettore cd obsoleto, dal quale lancia le basi delle sue tracce interpretandole con un'irresistibile autoironia. "Soft Rock" è il titolo del suo album d'esordio pubblicato su City Slang, in uscita il 9 di giugno.
CAT5. Inutile dirlo, erano loro le più attese del festival… Dagli addetti ai lavori, dal pubblico, per non parlare del sottoscritto. Circondate da un hype senza precedenti, complice la prima uscita sulla lunga distanza, le "sorelle Hilton" dell'indie-pop, hanno incantato la platea con la loro attitudine da lolite indifferenti e le loro coreografie da popstars di nuova generazione. A sorprendere più di tutto, nonostante il passaggio alla Universal Svedese, è la qualità delle tracce proposte sul disco, semplicemente intitolato "Cat5", improntate ad un pop digitale ai limiti della contaminazione electro, senza nessun cedimento alle tentazioni di una banalità commerciale probabilmente invocata da una major di siffatta grandezza. Superfluo ammettere che le ventiduenni di Goteborg hanno ormai ben poco da spartire con la scena indipendente svedese, destinate come sono a diventare delle autentiche icone da copertina patinata. Ma avete mai visto Britney Spears agitarsi dietro ad un Mini-Korg ed un vocoder?
FRIDA HYVONEN. E' sembrata un po' vittima dello stereotipo, che lei stessa si è appiccicata addosso, di cantautrice maledetta. Adorata dai numerosi fan, meno dal sottoscritto.
NICOLAS MAKELBERGE. Menestrello funk magnetico e iconoclasta. Nikolas Makelberge riveste le sue composizioni d'eleganza e raffinatezza elettronica come un Nick Drake entusiasta della propria bellezza e innamorato del Prince anni ottanta più malinconico e introspettivo. Sul palco duetta con la splendida Friday Bridge in una versione memorabile di "It girl". Un nuovo singolo "Dying in Africa" su Rico Records, a confermarne la classe sopraffina.
Aspettando con trepidazione il disco d'esordio.
Uno degli artisti preferiti da Ingrid…
THE EMBASSY. Accolti come delle vere e proprie star dal pubblico. Hanno classe da vendere e il senso di distacco e di maturità che manca a tutta la nuova ondata di band elettro-pop svedesi. E non è solo una questione anagrafica. Dal vivo, però, perdono qualcosa e non coinvolgono come ci si aspetterebbe.
LE SPORT. Leader indiscussi e incontrastati dell'intera ondata synth-pop di cui sopra, sono headliner della serata di venerdì, presentandosi sul palco circondati per la prima volta da una band vera e propria. Tormentati da problemi tecnici, dimostrano, ancora una volta, qualche ingenuità di troppo on stage. Nonostante tutto sono indiscutibilmente una delle band più apprezzate dal pubblico del Popaganda e la loro "Tell no one about tonight" una hit che con il passare dei mesi si è trasformata in un vero e proprio inno generazionale.
UNARMED ENEMIES. Rappresentano la città di Stoccolma e i suoi adolescenti come nessun altro. Nei vestiti, nelle melodie, nel taglio di capelli. Effimeri come un ti amo sussurrato ad una sconosciuta, alle sei del mattino, appena usciti da un club. E, forse, proprio per questo, irresistibili.
ANDREAS MATTSON. Classe sopraffina. Puro artigianato pop. Cercate il suo esordio solista "The lawlessness of the ruling classes". Semplicemente incantevole.
ELF POWER (US). Esiste veramente ancora qualcuno che ascolta questo tipo di musica? Indie college derivativo, noioso, senza nulla da dire. I Pavement sono morti da un pezzo e Sthepen Malkmus è semplicemente il fantasma di se stesso. Possiamo lasciarli riposare in pace per favore?
HELLO SAFERIDE. Applauditissima. Una delle artiste svedesi più apprezzate e seguite in patria. Splendide melodie twee accompagnate da liriche deliziose. Dal vivo affascina con il suo carisma e la sua ironia. Il disco d'esordio su Razzia Records "Introducing…Hello Saferide" è un piccolo gioiello d'intimismo pop da cameretta che ha già conquistato proseliti in tutto il mondo.
"I'll hold your head when you throw up"…
ZEIGEIST. Il miglior live act del festival. Video installazioni e body performance dal sapore decadente. Come se sul palco ci fossero, nello stesso momento, i The Knife, i Fischerspooner e gli Scissor Sister. Hanno appena firmato per Pias. Probabile next big thing planetaria.
WHITEST BOY ALIVE (NO/D). Odio Erlend Oye. Ho amato la sua voce come nessun'altra negli ultimi cinque anni. Collezionato ogni traccia del suo repertorio, custodito nel cuore ogni collaborazione e ogni melodia sussurrata dietro quegli occhiali troppo grandi, diventati, perlomeno qui in Svezia, improvvisamente di moda.
Non vedevo l'ora d'incontrarlo nel backstage, scambiare quattro chiacchiere o addirittura intervistarlo.
Avrei voluto parlargli di Ingrid. Fargli annusare, per alcuni secondi, il mio cuore. Niente di più. Di certo non avrei voluto distruggerne l'icona che, nel corso degli anni, avevo dipinto attorno alle sue fotografie…
Fatto sta, per farla brave, che dopo averlo incontrato personalmente per pochi, pochissimi istanti, questo è quello che penso di lui…
Anzi, è meglio che lo tenga per me, la delusione è ancora troppo cocente, e poi, potrei sempre rincontralo di nuovo… Da qualche parte…
Giusto per dovere di cronaca:
Erlend Oye non indossa più gli occhiali da vista dalla montatura troppo grande.
La sua nuova band, The Whitest Boy Alive, ha pubblicato l'album esordio su Service Records, l'etichetta svedese preferita da Ingrid.
Dal vivo mette in scena uno spettacolo soporifero e noioso, come raramente è capitato di sentire.
Sul disco, però (e spiace dirlo), a volte sembra che quegli occhiali, Erlend, non se li sia ancora tolti del tutto.
Consegnandoci in grembo alcune perle che, questa volta, fanno più male del solito…
REGINA. Band finlandese accasata alla SIWIHW. Autori di un synth-pop atipico e trasversale forte dell'effetto spiazzante delle liriche in lingua autoctona. Sembra che in patria siano delle vere e proprie pop star.
Splendida la cantante, in grado di incantare la platea, come solo Action Biker e le lanciatissime Cat5 erano riuscite a fare.
OTUR. Emma Bates, in arte Otur, è l'amica dolce e un po' sfigata delle due reginette da copertina che si celano sotto lo pseudonimo Cat5. Insieme, sembrano ere glaciali fa, hanno sperimentato e condiviso i propri languori adolescenziali nel Lightbulb Project, prima che le due ninfette bionde maturassero la percezione della loro sensualità e il necessario cinismo per lanciarsi, senza rimpianti, nell'universo dell'apparire. Universo dove, ovviamente, non c'era spazio per la loro compagna di viaggio impacciata e un po' sovrappeso, trovandosi quindi costrette a lasciarla a casa in pigiama, mentre loro, agghindate di tutto punto, chiamavano un taxi per raggiungere in grande stile la discoteca glamour dietro l'angolo.
Otur, senza che probabilmente avesse mai voluto, nemmeno per un istante, essere al posto delle sue amichette, ha continuato imperterrita a fare quello che aveva sempre fatto nel corso della sua adolescenza ormai al termine. Ovvero scrivere canzoncine pop, ispirate ai Saint Etienne e agli Everything But The girl, atteggiandosi, davanti allo specchio, come una giovane Ciccone ad inizio carriera…
Dopo qualche anno speso a provarne le mosse in cameretta, eccola finalmente varcare la soglia di casa con un disco e un live che, per loro stessa natura, risultano essere l'esatta controparte di quelli messi in scena dalle due ex–compagne di viaggio, diventandone quasi una parodia benevola e giocosa…
"Pepperbox Hill" è il suo album d'esordio su Vapen & Godis.
Tenerezza o sensualità? A voi scegliere da che parte stare.
SHOUT OUT LOUDS. Ultima data di un tour durato due anni che li ha visti impegnati sui palchi di tutto il mondo. Ritornano a casa per chiudere il Popaganda Festival nel migliore dei modi possibile e ricevere, se mai ce ne fosse stato bisogno, la definitiva consacrazione e lo scettro di band leader della scena svedese. Regalano ad un pubblico in visibilio le loro canzoni migliori e una manciata di inediti che fanno pregustare un secondo album imperdibile. In uscita a fine giugno, esclusivamente per il mercato scandinavo, un EP di remix, "Combines", contenente un inedito realizzato con gli Harlem, duo di produttori elettronici di Stoccolma, accasati alla Service. Ultimo regalo ai fan prima della pausa forzata dovuta alla registrazione del nuovo album.
Terminata la lunga escursione sul Popaganda, è il momento di tre chicche che stanno monopolizzando lo stereo nel corso di queste prime, confuse, settimane d'estate.
Vestite di luce. Vestite di schiaffi. E di segreti da esibire in silenzio.
Avete mai provato a cercare l'odore di una persona sulla pelle di qualcun'altra?
La prima volta che ho ascoltato queste canzoni avevo appena terminato di parlare con Robert, il cantante dei Mixtapes & Cellmates, della sua prima storia d'amore andata in frantumi, ancora appiccicata tra le dita, nonostante i mesi trascorsi e le telefonate sprecate…
Sdraiato sul letto, Ingrid stretta tra le braccia, ho schiacciato play e lasciato che la musica ci togliesse ogni dubbio…
L'amore finisce. Finisce comunque…
E proprio da un amore perduto nascono i sei pezzi di questo, nuovo, strepitoso Ep dei Mixtapes & Cellmates, "If there is silence, fill it with longing", su Nomethod Records.
Non ho idea se l'ordine delle tracce del cd, che ho ricevuto in consegna da Robert all'inizio del Marzo scorso, corrisponderà o meno a quello della versione definitiva dell'Ep, sicuramente l'aspetto generale dei brani sarà leggermente diverso, avendo tra le mani una versione precedente al missaggio e alla masterizzazione finale.
Fatto sta che, nonostante il suono ancora grezzo e le versioni ancora incompiute, i brani sono di una bellezza sconvolgente e dolorosa, costruiti su ossature di batterie elettroniche molto più presenti che in passato e feedback di chitarra ancora più invasivi e penetranti.
La data d'uscita del disco è fissata per il primo di settembre. Ho parlato con Robert al telefono stasera, ci sono una dozzina di nuovi brani pronti per essere registrati che andranno a finire sul loro album d'esordio. Lunedì c'incontreremo e mi consegnerà la versione definitiva dell'Ep, loro la riceveranno domenica.
Ancora una volta il ricordo di Ingrid tornerà a materializzarsi sotto pelle…
Non so perché ma ho già un nodo in gola…
Nel prossimo Stockholm Syndrome una dettagliata recensione…
Intanto non appena sarà online andatevi ad ascoltare la loro cover di "Photo Jenny" sul tributo ai Belle & Sebastian messo in piedi da Kirsten (www.kirstenspostcard.com), la migliore amica di Ingrid, e date un'occhiata alla copertina che, proprio quest'ultima, ha realizzato qui a Stoccolma, qualche giorno prima di partire per il Giappone.
Gli Everyday Mistakes sono un duo di Goteborg, innamorato del pop inglese anni ottanta e dei Beatles di Revolver, autore di un Ep "A Melody I Just Made Up", sulla loro etichetta personale Mjau Records, che, ancora una volta, non può che far gridare al miracolo. Cinque canzoni, quattordici minuti, puro perfezionismo pop.
E una delle canzoni dell'estate 2006, "A Melody I Just Made Up", che dà il titolo all'intero lavoro.
Due minuti e trentadue secondi…
Il tempo di un amore consumato ubriachi, di notte, sull'erba umida di pioggia.
Un cardigan troppo corto a fare da coperta e il flash di una vecchia Minolta a sorprenderci addormentati.
Ancora giovani e bellissimi.
Cercate questo disco prima che l'estate finisca…
I My Darling You! sono l'ultima scoperta di Ingrid.
(Vorrei avere anche solo un quarto del suo talento).
Sono in due, vivono a Goteborg, e saranno presto la nuova next big thing della scena indiepop svedese.
Scrivono canzoni d'amore incantevoli adagiate su ritmi up-tempo irresistibili, lanciate in orbita da trascinanti cavalcate d'organo e basso.
Come dei Grandaddy senza nipoti, in sala prove, impegnati a suonare cover degli Weezer primo periodo, dimenticando in continuazione di schiacciare il pedale del distorsore.
Ascoltate "Everything, allright?!" e "Please don't talk with me I fall in love so easily" sul loro sito web www.mydarlingyou.com, dopodichè iniziate la ricerca dei loro ep e cd-r.
Vi renderete subito conto di quante emozioni, questi due fragili nerd, potrebbero regalarci in futuro, se l'amore non li tradirà lungo il percorso.
L'estate passa da qui…
La mia terza estate svedese…
Questa sera più che mai.
E per la prima volta Ingrid non sarà al mio fianco…
Dischi per il mese di Luglio (se anche voi avete dei vuoti da colmare).
Mixtapes & Cellmates. "If there is silence, fill it with longing". NoMethod Records.
Cat5 "Cat5". Service.
My Darling You! "My heart beats too fast for our friendship to last". Tomt Recordings.
Everyday Mistakes "A melody I just made up". Mjau.
Kalle J "Om du lyssnar noga". Hybris
Otur "Pepperbox Hill". Vapen & Godis
Peter, Bjorn & John "Writer's block". Wichita.
Mr Suitcase "The shame of being imperfect". Kitty Bitter.
The Gray Brigade "The Gray Brigade". Gray Economy.
(le fotografie del Festival Popaganda sono di Thomas Borg) |
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Marco
Puntate Precedenti:
#1: Hell On Wheels
#2: Le Sport
#3: Montt Mardiè
#4: Kirsten's Postcard & The
Sad Snowman
#5: Mattias Lovkvist (Hybris)
#6: Mixtapes & Cellmates
#7: Loney, Dear
#8: Gentle Touchr
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