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Stockholm Syndrome #8

Immaginate una stanza. Semplice. Sobria. Minimale.
Uno specchio, un divano, uno stereo.
Immaginate un malato immaginario. Afflitto dalla Sindrome di Stoccolma.
Immaginatelo innamorato di una ragazza che, forse, nemmeno esiste. Di nome Ingrid.
Immaginatelo vivere a Stoccolma…

La nostra stanza a Stoccolma:

THE MIRROR (Storie, confessioni, pensieri o semplici ricordi)
THE SOFA (Interviste, approfondimenti, riflessioni): Gentle Touch
THE STEREO (Dischi, concerti, bands, etichette, vuoti da colmare)


Storie, confessioni, pensieri o semplici ricordi

 


Stoccolma

A volte è difficile riconoscere che l'amore sia semplicemente finito. Spento. Nonostante tutti gli sforzi fatti per credere il contrario.
A volte è difficile ridimensionare le persone. Riportarle negli scaffali adibiti alla normalità.
Fanno male i ricordi e fanno male gli sguardi.
Spogliati d'ogni unicità. Nutriti dall'affezione per l'abitudine.
Fanno male i tentativi disperati di riscoprirsi innamorati. Aggrappandosi all'intimità drammatica della confidenza fisica.
Fa male la paura.
E fa male la consapevolezza.
Fa male il dubbio. Anche solo per un secondo. Di esserti sbagliato.
"I want you to feel the same".
Se potessi farti respirare dalla mia bocca lo farei Ingrid. Credimi.
"Lo so".
Ho messo il mio cuore su MySpace questa notte.
Vorrei lo scaricassero più persone possibili.
Vorrei che ci fossi anche tu dietro quel computer.
In una stanza d'albergo nel centro di Shibuya.
Lo vorrei solo per abitudine.
Vorrei riuscire ad ascoltare solo minimal techno e "Il cielo in una stanza" per sempre.
Come un loop colorato allocato nel cervello.
Vorrei essere Gino Paoli e avere un proiettile conficcato nel cuore.
Come ricordo indelebile della nostra storia.
"Non andare via".



Interviste, approfondimenti, riflessioni

 


Gentle Touch

 

Dei Gentle Touch Ingrid si era innamorata lo scorso autunno, prima ancora che Songs I Wish I Had Written si accorgesse di loro e li mettesse sotto contratto.
Complice Fredrik dei Le Sport e un cd masterizzato, senza copertina nè custodia, girato per casa durante quei primi giorni di buio nordico.
E'strano intervistarli proprio ora che Ingrid non c'è più. Scomparsa su un aereo per il Sol Levante...
Intervista via mail. In un momento a dir poco frenetico per la band. Concerti imminenti da preparare e lo studio di registrazione a scandirne le giornate.
Gustav e Micke hanno risposto ad alcune delle mie domande, a dire il vero in maniera un po' troppo telegrafica, per il rotto della cuffia, prima di mettersi in viaggio per un concerto, in uno dei pochissimi momenti liberi a loro disposizione. Di seguito il resoconto. E una considerazione.
Lo so. Ingrid avrebbe fatto di meglio.

Dove vi trovate in questo momento? In quale parte della Svezia? Mi descrivete cosa vedete fuori dalla finestra?

G T: Ci troviamo a Kalmar, sud est della Svezia. Siamo chiusi in studio in questo momento, a registrare il nostro primo disco. Nessuna finestra.

Quando avete iniziato a suonare e perché?
Mi raccontate la storia dietro il progetto Gentle Touch?

G T: Gustav e Micke hanno suonato insieme per circa dieci anni, in differenti costellazioni. Abbiamo dato vita ai Gentle Touch un anno e mezzo fa. Prima suonavamo in bands guitar oriented ma nel momento in cui abbiamo comprato un computer e un paio di sintetizzatori abbiamo iniziato a suonare electronic music. Viktor, il terzo componente della band (suona la chitarra dal vivo) si è unito a noi sei mesi fa.

Mi raccontate qualcosa della vostra vita di tutti i giorni?
Suonare vi permette di vivere o avete anche un altro lavoro?

G T: Suoniamo soltanto, è già abbastanza!

Mi date la vostra descrizione personale della musica che suonate?

G T: Synthpop/Dreampop

Che tipo di background musicale avete?

G T: Abbiamo suonato e ascoltato di tutto dal punk rock allo shoegaze fino ad arrivare al jangelpop.

Quali sono le canzoni che preferite tra quelle che avete scritto e perché?

G T: "Speaking of reasonable". Perché è dura e stupenda allo stesso tempo.

Perché il nome Gentle Touch?

G T: Suonava bene!

Di cosa parlano le liriche delle vostre canzoni?

G T: Parlano tutte d'amore, in maniera differente.

Che tipo di software e di hardware utilizzate?

G T: Reason 3.0, Dx 21 e un paio di Casio.

Come siete entrati in contatto con Songs I Wish I Had Written?

G T: Abbiamo suonato con i Le Sport a Kalmar, la città nella quale viviamo, e gli siamo piaciuti.

State lavorando al nuovo album al momento. Avete idea di quando uscirà e soprattutto di come sarà? Sarà diverso rispetto all'EP?

G T: Speriamo di realizzare l'album entro l'estate. Sarà decisamente più scuro dell'EP.

Qual è la parte migliore dell'essere i Gentle Touch? Qual è la parte peggiore?

G T: Ci sono solo aspetti positivi, finora.

Quante volte siete stati innamorati? Siete innamorati in questo momento?

G T: Siamo sempre innamorati.

Cosa stavate facendo dieci fa?

G T: Skateboarding.

Il primo disco che avete comprato?

G T: Public Enemy - Greatest Misses.

C'è un'etichetta per la quale vi piacerebbe incidere?

G T: XYZ.

I vostri gruppi preferiti degli anni ottanta?

G T: Depeche Mode, The Smiths.

Degli anni novanta?

G T: Ride e Red House Painters

Qual è l'artista svedese che preferite?

G T: Narks

Il vostro gruppo preferito di sempre?

G T: Red House Painters, The Smiths

Il vostro film preferito?

G T: Il film svedese "Anglagård". La colonna sonora è straordinaria.

Conoscete qualche artista italiano?

G T: Savane, Scotch, Eros Ramazzotti.

Qual è la prima cosa che pensate se vi dico Italia?

G T: Uno dei miei amici italiani, suti di tuti. (!!!)



Dischi, concerti, bands, etichette, vuoti da colmare

 

Tough Alliance


 

 

 

 

 


Audio Mjao

 

 


Juni Jarvi

 

 

 

 

 


Vapnet

A volte bisogna solo attendere un po' di più. Aspettare. Cercare di capire. Fermarsi. Mangiarsi le unghie guardandosi riflessi nella vetrata di un fast food.
E lasciare che il tempo ti restituisca un sorriso.
A volte avrei preferito non conoscerti affatto.
Ho ascoltato il nuovo album dei Radio Dept per due settimane prima di riuscire ad elaborare un qualsiasi giudizio.
Prima di riuscire a capire che semplicemente te n'eri andata e che questa volta non sarebbe bastato rincorrerti giù dalle scale urlando il tuo nome.
Ho aspettato due settimane prima di innamorarmi di "Pet Grief" e delle sue canzoni dall'aspetto brumoso.
E' successo in una giornata di pioggia, in un freddo pomeriggio di fine aprile.
Stretto nella mia felpa della Fred Perry.
Scendendo le scale mobili della metropolitana.
Slussen. Linea rossa.
Mi hai sorriso ancora prima che i nostri sguardi s'incrociassero.
Nell'esatto istante in cui il basso di "It's Personal" inizia a pulsare, trasformando un giro di piano rarefatto in una microsinfonia industriale e dolcissima.
All'improvviso tutte le canzoni a seguire sono diventate qualcos'altro, come investite di una bellezza acquisita.
Tutto ad un tratto ogni melodia ha avuto un senso. Ogni suono un significato.
Con le dita ho disegnato il tuo nome sul corrimano di gomma nera delle scale mobili.
Mentre la drum machine di "Pet Grief" si accartocciava in un ritmo circolare, per aprirsi dopo qualche istante in un cinematografico contro campo d'archi, artificiali come le lacrime che avrei voluto vederti piangere.
Il tempo di appoggiare la testa contro il finestrino dell'ultimo vagone, e attraversare il ponte che collega Soder a Gamla Stan, immersi in una nebbia irreale.
"I want you to feel the same".
La tua canzone preferita.
E le lacrime sono diventate reali. Come un pugno di ricordi gettato in faccia. Come sabbia finissima.
La vergogna della sconfitta e un riverbero gocciolante di sensi di colpa.
"What Will Give?". Ed è come se fosse ancora tutto intatto.
Le tre di notte. Il sole fuori dalla finestra. Tu che balli in mutande e reggiseno. Un berretto di lana verde in testa.
Io come un fragile Mastroianni. Mentre ti guardo accovacciato su lenzuola umide di speranza.
Prima che arrivi il momento di dire tutta la verità. "Tell".
Prima che il desiderio diventi un sollievo malinconico e sbiadito.
"It's always a relief".
Prima che l'amore finisca del tutto. E la distanza cancelli le prove.

Audio Mjao è un indiekid romantico e solitario. Un geek innamorato, molto probabilmente.
Non meglio identificato artigiano elettronico svedese, si diverte a regalare i suoi file mp3 in giro per le net label di mezzo mondo, come se fossero canzoncine inutili, da dimenticare, fatte di microchip ossidati e marmellata.
Audio Mjao è autore di due EP interamente scaricabili da internet. Accattivanti, commoventi, costruiti su ritornelli killer e melodie istantanee.
".from the black lake" è il suo EP d'esordio, sulla net label tedesca Corpid Identity (WWw.corpid-net.de), già citata da queste parti per un succulento EP di remix della musa di Malmoe Bobby Baby, e rappresenta un piccolo carosello di canzoncine up tempo malinconiche e naif, che ricordano i Looper del primo (indimenticabile) album, i Postal Service, e i nerds elettronici, dall'altissimo coefficiente emozionale, Vector Lovers, Solvent e FPU.
Ascoltatevi "Swimming in dirty water" a tutto volume, e gridate al miracolo.
Un capolavoro pop di due minuti e mezzo, semplicemente strepitoso.
"Punk Love" è il secondo ed ultimo EP del nostro nuovo e misterioso eroe, ed è scaricabile dal sito dell'etichetta di Philadelphia TBTMO (www.tbtmo.com).
Costruito sulle stesse caratteristiche dell'esordio, ovvero basic beat incalzanti, armonie catchy e cristalline, voce candida, monotona e leggermente filtrata, il nuovo lavoro aggiunge all'universo di Audio Mjao una maggiore cura per il dettaglio e gli arrangiamenti, avvicinandolo di qualche metro in più al centro della pista da ballo, dove tutti ridono e si divertono.

Un altro artista svedese, che in quanto a promesse non scherza affatto, è Juni Jarvi, autore di un singolo intitolato "The stars above indian lake" per la nuova etichetta indipendente Sound like An orange.
Immaginario da crooner francese degli anni ottanta, sensibilità melodica alla Jens Lekman, songwriting degno del genio di Stephen Merrit dei Magnetic Fields, Juni Jarvi si candida di diritto come uno dei nuovi personaggi della scena indie, non solo scandinava, da seguire con più attenzione.
Se il brano che da il titolo all'esordio ufficiale di questo elegante chansonier svedese ricorda i Belle & Sebastian degli inizi, citati apertamente anche nel video disponibile sul sito dell'artista www.junijarvi.com, è il lato b "Falling down like snow" che ci regala gli scenari più interessanti e affascinanti, attraverso una fragile ed eterea confessione post invernale, ricamata su organo senza tempo incrostato di riverbero.
Disco previsto per la fine di maggio.
Aspettiamo trepidanti.

Un artista che, al contrario, della scena pop svedese è diventato, a tutti gli effetti, una certezza o meglio ancora un'autentica leggenda è Andreas Mattsson.
Ex leader dei seminali Popsicle e braccio destro in diverse occasioni di gente del calibro di James Iha degli Smashing Pumpkins (ultima in ordine di tempo l'esperienza con i Vanessa and the O's) e di Nina Persson dei The Cardigans (come co-autore del suo progetto solista A Camp), Andreas Mattsson dopo quasi ventanni d'onorata carriera esordisce su Hybris con il suo primo album solista, "The Lawlessness Of The Ruling Classes".
Un disco imbevuto di puro classicismo pop, figlio di maestri come Nick Drake, Scott Walker, Elvis Costello, Brian Wilson, Phil Spector, composto ed arrangiato con una classe sopraffina e d'altri tempi.
Una vecchia Ford famigliare. Qualche birra fresca.
Una ragazza che hai appena conosciuto al tuo fianco.
Tramonti primaverili e le strade del midwest da affrontare.
A volte la fuga può essere la cosa più dolce del mondo.

La Hybris continua la sua corsa inarrestabile nell'intento dichiarato di diventare l'etichetta preferita di ogni indie-kid che si rispetti, e lo fa sfornando a ritmi vertiginosi un piccolo capolavoro dietro l'altro, senza aver ancora sbagliato un solo colpo.
Ultimo della famiglia il debutto sulla lunga distanza dei Vapnet, insolito collettivo d'Ostersund, direttamente dal più profondo Nord svedese.
"Jag vet hur man vantar" è il titolo dell'album, interamente cantato in lingua autoctona, e si candida di prepotenza come il disco primaverile per eccellenza del 2006.
Cori irresistibili, ritmi trascinanti, leggere malinconie notturne immediatamente spazzate via da frizzanti battimani mattutini.
Un vortice frenetico e coloratissimo di strumenti che si rincorrono e si rubano la scena a vicenda.
Drum machine posticce, flauti magici, fiati evocativi, tastierine giocattolo, chitarre, archi, cianfrusaglie varie, come ingredienti estemporanei di un pic-nic surreale e burlesco, al quale si ritrovano a banchettare tutti insieme Belle & Sebastian, Stereolab, Architecture in Helsinki, Starlet, Housemartins, Go!Team, in una babele sonora irresistibile e contagiosa.

Ho ricevuto una mail di Ingrid la scorsa notte. La prima da quando è arrivata a Tokio.
Diceva semplicemente così. Vai su My Space/theshinyheart.
Ti amo. Sei dentro di me.
Andate su www.Myspace.com/theshinyheart.
Innamoratevi di nuovo.

Dischi per il mese di Maggio (se anche voi avete dei vuoti da colmare).

Radio Dept "Pet Grief". Labrador.
Andreas Mattson. "The Lawlessness Of The Ruling Classes".
Vapnet. "Jag vet hur man vantar". Hybris.
Audio Mjao "Punk Love EP". TBTMO.
Juni Jarvi "The stars above indian lake". Sound like An orange.







Marco

Puntate Precedenti:

#1: Hell On Wheels
#2: Le Sport
#3: Montt Mardiè
#4: Kirsten's Postcard & The Sad Snowman
#5: Mattias Lovkvist (Hybris)
#6: Mixtapes & Cellmates
#7: Loney, Dear