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Stockholm Syndrome #7

Immaginate una stanza. Semplice. Sobria. Minimale.
Uno specchio, un divano, uno stereo.
Immaginate un malato immaginario. Afflitto dalla Sindrome di Stoccolma.
Immaginatelo innamorato di una ragazza che, forse, nemmeno esiste. Di nome Ingrid.
Immaginatelo vivere a Stoccolma…

La nostra stanza a Stoccolma:

THE MIRROR (Storie, confessioni, pensieri o semplici ricordi)
THE SOFA (Interviste, approfondimenti, riflessioni): Loney,Dear
THE STEREO (Dischi, concerti, bands, etichette, vuoti da colmare)


Storie, confessioni, pensieri o semplici ricordi

 


Stoccolma

Sono in ginocchio. Coperto di lacrime.
Sono in ginocchio. In un parco senza divertimento.
Sugli alberi, uomini vestiti di bianco, tendono le loro mani verso di me.
Sugli alberi, uomini appollaiati, sembrano oleandri.
Cerco di afferrare inutilmente le loro mani. Mi manca il respiro.
Cerco di raggiungerli ma sono come fragili hula hop, che avvolgono le cortecce dei mie sensi di colpa e la vita di Ingrid.
Fragili hula hop che odorano di viltà. E della poca dignità rimastami.
Ho provato anche a vomitare, sul tuo viso segnato dal dolore.
Ho provato anche a vomitare.
Perché mi manchi da impazzire.
Ma non ti darò mai questa soddisfazione.
Fingerò fino a dimenticare la nostra parentela.
Sono in ginocchio. Circondato da uno sciame di monitor minuscoli.
Proiettano le tue mani e la mia sconfitta.
Proiettano una gara di pattinaggio artistico.
Dove tu vinci e io cado.
Un orso dal pelo blu mi accarezza la testa.
Offrendomi una protesi a forma di cuore.
"Non ho più le unghie dei piedi".
"Non so che farmene di un cuore" gli dico.
E parlo con la tua voce.
E gli racconto cose che non sono mie.
"Non so che farmene di un cuore, hai capito?".
Senza muovere le labbra questa volta.
Ricordo il sole battermi forte in faccia, da bambino. Mentre cercavo di infilare la testa nelle inferiate del balcone di casa mia.
Ricordo il senso di nausea prima di arrivare al mare,
su una centosei di colore verde.
Ricordo le tue braccia calde, proteggermi dal vento.
In un parco senza divertimento. Uomini appollaiati sugli alberi. Tendono le loro mani verso di me.
Hanno il viso di mio padre adesso, e sorridono malinconici.
Indossano una maglietta della Yellow Magic Orchestra.
Odore di primavere che sono diventati inverni.
"Vuoi essere il mio autunno?".
"Potresti lasciarmi d'estate".
Sono un bambino e guido un go kart color nero.
Sono un bambino e tu mi aspetti al bordo della pista.
Saluti con la mano. Lo sguardo triste, come sempre.
Un tramonto che stringe la gola, dietro di noi.
L'odore del mare, l'odore della tua pelle.
Mi manchi.
Non avrò più modo di dirtelo ora.
Volevo solo che lo sapessi.


Interviste, approfondimenti, riflessioni

 


Loney, Dear

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Loney, Dear

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Avrei dovuto incontrare Emil (Loney,Dear) di persona la scorsa settimana. Ingrid. Il divano. Le solite cose (straordinarie).
Poi un piccolo fatto è accaduto nella mia vita reale, costringendomi a prendere il primo volo per l'Italia, destinazione un posto strano, fatto di ricordi infantili, lacrime private, odori rassicuranti e sguardi d'intesa gonfi di rassegnazione. Un posto strano chiamato realtà, dal quale sono tornato indietro con una persona in meno e qualche certezza in più.
Non potrai mai dimenticare da dove vieni.
Ciò che sei stato.
Qualunque cosa accadrà in futuro, dovrai sempre fare i conti con quel bambino che si chiedeva cosa saresti diventato.
Ho chiamato Emil al telefono appena atterrato a Stoccolma, giovedì scorso, avevo un nodo in gola e voglia di non pensare alle mie cose.
Era a casa dei suoi genitori, per registrare qualche nuova canzone.
Aveva previsto di prendere solo degli strumenti che gli servivano per delle registrazioni, ma poi qualcosa nell'aria l'ha convinto a trattenersi.
Improvvisamente sono stato colto da un'indescrivibile malinconia. Non so il perché.
Abbiamo chiacchierato un po' al telefono. Non avevo voglia di riattaccare e a lui andava bene così.
La stessa notte ci siamo scritti qualche mail. Non riuscivo a dormire.
La mattina dopo mi sono svegliato presto, quasi di soprassalto. Nevicava.
E nonostante tutto mi sembrava di stare già un po' meglio.

Emil dove ti trovi in questo momento? In quale parte della Svezia? Mi descrivi cosa vedi fuori dalla finestra?

Emil: Il sole è appena tramontato. Mi trovo a Jonkoping, a sud del lago Vattern, nel mezzo del sud della Svezia. La primavera sta per arrivare e sono a casa dei miei genitori ormai da un paio di giorni per registrare qualche canzone nuova e cercare un po' d'ispirazione. Non sta andando troppo bene ma sto lavorando sodo!

Quando hai iniziato a suonare e perché?


Emil: Ho iniziato a suonare il clarinetto quando avevo otto anni. Sono sempre stato affascinato dal creare canzoni, arrangiamenti, melodie.

Mi racconti la storia dietro il progetto Loney,Dear?

Emil: Una versione è: volevo assolutamente suonare la chitarra elettrica in una band, ma nessuno era a conoscenza del fatto che sapessi suonare, così la mia unica opportunità è stata scrivere le mie canzoni da solo e in seguito mettere su una band con la quale suonarle.
La versione numero due: A un certo punto mi sono reso conto che tutto quello che avevo fatto nella mia vita fin da quando ero un bambino era collegato allo scrivere canzoni, dal suonare il sassofono fino ad andare al Royal Music College e suonare piano jazz. Non mi è mai piaciuto, ma mi ha dato l'opportunità di incontrare gente straordinaria con la quale suonare.

Mi racconti qualcosa della tua vita di tutti i giorni?


Emil: Al momento non ho il tempo di fare nient'altro che suonare e occuparmi di Loney,Dear. Gestisco, e sono il "boss", tra l'altro, della mia "etichetta" la Dear John Recordings, attraverso la quale licenzio Loney,Dear. Il tutto occupa la mia giornata praticamente a tempo pieno.
Provo a scrivere e registrare più canzoni che posso.
Ultimamente le cose stanno procedendo un po' lentamente ma spero che andranno meglio nei prossimi giorni. Dovrei avere un album decente pronto in Agosto, Settembre. Forse prima!

Suonare ti permette di vivere o hai anche un altro lavoro?


Emil: Sono felice di poter dire che nell'ultimo anno e mezzo mi sono preoccupato solo di suonare. Spero di avere l'opportunità di continuare così...

Mi dai la tua descrizione personale della musica che suoni?


Emil: Oggi ho incontrato un vecchio amico che mi ha fatto la stessa domanda. Gli ho risposto che è un misto tra il pianista jazz svedese Jan Johansson e il secondo periodo della carriera dei Beatles. Un'altra risposta potrebbe essere "condensed music". Credo sia qualcosa che ho sempre tentato di raggiungere.

Che tipo di background musicale hai?


Emil: Quando ero un teenager ero veramente immerso nella musica jazz. Forse perché in quegli anni non osavo cantare e allora era come se cantassi attraverso il piano o qualsiasi altro strumento suonassi in quel periodo. Ero affascinato dalla "chanson" tradizionale svedese. Era come se avessi il gusto delle persone più anziane proprio nella fase della mia vita in cui ero più giovane.

Come nascono le canzoni di Loney,Dear?


Emil: Quando una canzone si crea nella mia testa (la maggior parte delle volte quando non suono la chitarra o il piano) provo a finirla così, nella testa stessa. Dopodichè accendo il computer e provo a registrarla e ad arrangiarla allo stesso tempo, in maniera più semplice che posso. A quel punto inizio ad aggiungere strati.

Quali sono le canzoni che preferisci tra quelle che hai scritto e perché?


Emil: 1."In with the arms". E' la migliore canzone che abbia mai scritto. Mi piace la struttura e il finale ad alto contenuto emozionale. E adoro le liriche 2. (In questo momento) "Ignorant boy" almeno nella versione che ho appena registrato. Così semplice 3. "Carrying a stone" (finalmente l'ho registrata dopo così tanto tempo) 4,5,6,7,8... meter marks ok, I am John, Sinister state of hope, Saturday waits... Mi piacciono tutte!

Perché il nome Loney,Dear?


Emil: Solitarie sessioni di registrazioni il venerdì notte. Suppongo.

Cosa vuol dire il titolo dell'album, Sologne?


Emil: Non lo so veramente.

Di cosa parlano le liriche delle tue canzoni? "I fought the battle of Trinidad & Tobago" in particolare.


Emil: Credo sia una canzone a proposito di qualcuno che non puoi avere. Ma cambio idea a secondo dei momenti. Da un altro punto di vista è una canzone su qualcuno che conosci da molto tempo...

Stai lavorando al nuovo album al momento. Hai idea di quando uscirà e soprattutto di come sarà? Sarà diverso dai tuoi lavori precedenti?


Emil: Interessante! Agosto 2006? Suonerà come Elvis Presley. Credo sarà un naturale successore delle mie ultime registrazioni, ma non sono ancora sicuro di nulla! Le canzoni veloci sono un po' più lente. Le canzoni che vorresti ballare hanno sonorità più seventies, come Elvis Presley appunto. Non lo so in realtà. Spero di riuscire a venirne fuori. Sta diventando ogni volta più difficile!

Farai dei concerti durante l'estate?


Emil: Se tutto va bene registrerò un concerto per un programma su BBC Radio One in giugno. Poi suonerò al Popaganda Festival di Stoccolma il 26 maggio e allo Spot Festival di Aarhus, in Danimarca, il 2 giugno.

Qual è la parte migliore dell'essere Loney,Dear?


Emil: I responsi positivi della gente.

Qual è la parte peggiore?


Emil: Puoi veramente diventare "Lonely" quando sei concentrato sullo scrivere e registrare nuove canzoni.

Hai un sogno nel cassetto? Un segreto?


Emil: Non è un sogno così nascosto ma forse non è così facile da realizzare... Fare venti album decenti, fare un tour mondiale, ben organizzato, con la mia band.

Quante volte sei stato innamorato?


Emil: sessantuno.

Sei innamorato in questo momento?


Emil: Si.

Cosa stavi facendo dieci anni fa?


Emil: Scrivevo musica per il mio indie-jazz-trio chiamato Tumba. Piano, basso, batteria. A volte facevamo qualcosa di buono, devo dire. Credo fossi in procinto di finire la mia carriera di calciatore. Non ero poi così bravo.

Cosa farai tra dieci anni?


Emil: Me la prenderò comoda.

Il primo disco che hai comprato?


Emil: Enjoy the silence, Depeche Mode.

C'è un'etichetta per la quale ti piacerebbe incidere?


Emil: Non saprei.

I tuoi gruppi preferiti degli anni ottanta?


Emil: Ho ascoltato un sacco gli A-ha, i Depeche Mode, i Pet Shop Boys. E tuttora mi piacciono moltissimo.
Gli U2 hanno fatto dei dischi notevoli in quegli anni. Non posso dire però la stessa cosa di oggi.

Degli anni novanta?


Emil: Ero un grande fan di Esbjorn Svensson. Non mi viene in mente nient'altro.

Dell'anno appena trascorso?


Emil: Credo di non avere una band preferita...

Qual è l'artista svedese che preferisci?


Emil: Jan Johansson with friends. 60's.

Il tuo film preferito?


Emil: Sono molto preso dai "prisonmovie" al momento. Papillion e cose del genere.

Il libro?


Emil: Douglas Coupland, Microserfs.

Conosci qualche artista italiano?


Emil: Mi dispiace, ma devo dire Eros!

Qual è la prima cosa che pensi se ti dico Italia?


Emil: Well, ovviamente Silvio Berlusconi è abbastanza famoso da queste parti. A parte questo sembra essere un paese stupendo. Mi piacerebbe farci un salto.

Risposta eloquente quanto preoccupante.
E' tempo d'elezioni. Non si può e non si deve fare finta di niente.
In questi giorni vorrei che la mia generazione avesse un Bob Dylan italiano in grado di smuovere le coscienze.




Dischi, concerti, bands, etichette, vuoti da colmare

 

Tough Alliance
The Fine Arts Showcase


The Legends

 


Zeitgeist

 

 


Le Sport

Prendi le poche cose che hai e scappa. Prendi le poche cose che hai e vai il più lontano possibile da tutto ciò che sei stato fino adesso.
Diventa un'altra persona e qualcos'altro, diventa più fragile e il più forte possibile. Diventa di ghiaccio, diventa dolcissimo.
Diventa tutto quello che vuoi e che avresti voluto essere.
Fai male a più persone che puoi. Fatti amare da più persone possibile.
Non essere mai te stesso. Non essere mai qualcun altro.

Mi piace pensare che Gustaf Kjellvander, in arte The Fine Arts Showcase, abbia pensato a tutto questo prima di prendere la decisione di trasferirsi a Londra da Malmoe.
Mi piace pensarlo sospeso in una bolla di sapone fatta di malinconia ed entusiasmo, mentre suona la sua chitarra seduto su una panchina, aspettando il bus che lo riporterà a casa dallo studio di registrazione.
"Radiola" è il primo album sotto lo pseudonimo The Fine Arts Showcase, dopo svariati album in band e progetti differenti, nonostante la giovane età, e rappresenta il raggiungimento di una maturità espressiva modellata sulla consapevolezza: della propria fragilità come essere umano e dell'impossibilità di creare qualcosa di completamente inedito come musicista.
"Radiola" è l'atto d'amore di un ragazzo che regala a se stesso la libertà di comporre le canzoni che da sempre avrebbe voluto scrivere, vestendole degli abiti che da sempre avrebbe voluto indossare.
"Radiola" è un album umorale ed irregolare, pervaso di una bellezza derivativa. Un disco fatto di canzoni che giocano a rincorrere gli amori giovanili e quelli presenti, del suo autore, restituendoci tredici ibridi incerti e per questo interessantissimi.
Gli Smiths che incontrano i Radio Dept nella splendida "Chemical Girl", il primo singolo. E poi i Neutral Milk Hotel, i My Bloody Valentine, i The Byrds, i Silver Jews, i Folk Implosion, i Television Personalities, i Beat Happening, a flirtare come adolescenti innamorati e fragilissimi, nei neanche trentasei minuti del disco.
Piccoli monili arrugginiti, riflettenti arcobaleni color pastello come "I don't worry", "Frida and I", "Or so I've Hyrd", "Laughter".
Stoccolma in Aprile. Il letto sfatto. La neve sul davanzale della finestra.

Tornano i The Legends, di sua maestà Labrador Johan Angengard, e lo fanno con un singolo a due tracce intitolato "Play it for today/Blue Lights".
Due tracce che ci regalano la band in stato di grazia intenta a giocare con sonorità techno pop ed electro come mai in precedenza.
Immaginate una partita di Carling giocata sul fondo di una piscina olimpica ghiacciata, con i giocatori vestiti d'abiti luccicanti e luci strobo ad illuminare la pista.
Immaginatela all'interno di una colonia sportiva lunare dall'estetica retro-futurista.
Immaginate i Beach Boys come arbitri e i Pet Shop Boys come unici spettatori.
Ingrid muovere le spalle a tempo, sul trampolino da dieci metri.
Un vestitino di tulle bianco sopra i jeans e i capelli raccolti da baluginanti pinzette color argento.
Lo sguardo già rivolto verso Tokio.
Se la band seguirà la stessa direzione intrapresa in questo singolo il nuovo album potrebbe rivelarsi quel capolavoro tanto atteso dalla penna straripante del signor Angengard.

Su coordinate electro-pop si muovono anche i Zeigeist, nuova "next big thing" proveniente da Goteborg, in grado di far gridare al miracolo l'autorevolissima Hanna Fahl del programma radiofonico di culto P3Pop, una che di musica se ne intende e ne ha ascoltata parecchia, candidandosi a diventare la John Peel al femminile della mia generazione e dell'intera scena indie svedese.
I Zeigeist, ovviamente, non hanno ancora neanche pubblicato un singolo.
Tre canzoni messe in streaming su My Space, qualche coreografico show regalato qua e là, un'estetica accattivante e molto Arty, ed eccoli diventare un caso.
Sono sulla bocca di tutti, perlomeno qui in Svezia.
E sono destinati a raccogliere lo scettro dei The Knife, riempiendo il vuoto lasciato nell'universo synth pop dal loro ultimo disco imbevuto di sonorità minimal techno.
Aggiungete qualcosa dei Fischerspooner e qualcosina delle Scissor Sisters ed il gioco è fatto.
Un paio d'occhiali da sole dalla montatura bianca. Un cocktail colorato in mano. Una maglietta blu con lo smile giallo attillata al petto. Gli sguardi che si rincorrono frenetici in pista.
D'altronde hai imparato così bene l'arte dell'ammiccare.

Ad inaugurare il mio primo mese d'Aprile qui in Svezia ci pensano i Le Sport e il loro disco d'esordio "Euro Deluxe Dance Party", con tutta la loro splendida dolcezza e naivetè.
Avreste dovuto esserci anche voi, ieri sera, al release party per l'uscita dell'album, al Debaser.
C'erano un po' tutti. Orjan e Fredrik ovviamente, Ingrid, Montt Mardiè, gli Unarmed Enemies, Mr. Suitcase, Bobby Baby, Martin della Songs I Wish I Had Written, i Gentle Touch, Mattias della Hybris, e un sacco di altri amici.
Atmosfera da festa delle scuole medie, mini show timidi e ed incerti, sguardi entusiasti e un po' commossi.
Progetti, parole, baci, risate e qualche birra di troppo.
E se un giorno i Le Sport e Mixtapes & Cellmates finissero su Kirsten's Postcard, come la prendereste?
Intanto "Euro Deluxe Dance Party" mi accompagna incessantemente da qualche giorno, con tutte le sue nuove perle e piccoli capolavori come "If Neil Tennant Was My Lover", "Think of you", "Chemical Drugs", "It's not the end of the world", "Every Lovesong".
Se Neil Tennant fosse il mio fidanzato, incontrerebbe tutti i miei amici, e scriverebbe canzoni solo per me.
Ho acquistato i biglietti per il loro concerto di giugno, questa sera.
Ingrid sarà già in Giappone.
Ballerò "Domino Dancing" da solo.

Dischi per il mese d'Aprile (se anche voi avete dei vuoti da colmare).

The Legends "Play it for today/Blue Lights". Labrador.
The Fine Arts Showcase "Radiola". Adrian Recordings.
Le Sport "Euro Deluxe Dance Party". SIWIHW.
Are You Scared To Get Happy? Friendly Noise.






Marco

Puntate Precedenti:

#1: Hell On Wheels
#2: Le Sport
#3: Montt Mardiè
#4: Kirsten's Postcard & The Sad Snowman
#5: Mattias Lovkvist (Hybris)
#6: Mixtapes & Cellmates