| Stockholm
Syndrome #3
Immaginate una stanza. Semplice. Sobria. Minimale.
Uno specchio, un divano, uno stereo.
Immaginate un malato immaginario. Afflitto dalla Sindrome di Stoccolma.
Immaginatelo innamorato di una ragazza che, forse, nemmeno esiste. Di nome Ingrid.
Immaginatelo vivere a Stoccolma…
La nostra stanza a Stoccolma:
THE MIRROR (Storie, confessioni, pensieri
o semplici ricordi)
THE SOFA (Interviste, approfondimenti,
riflessioni): Montt Mardiè
THE STEREO (Dischi, concerti, bands,
etichette, vuoti da colmare)

Storie, confessioni, pensieri o semplici ricordi

Stoccolma
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Ho visto la prima neve cadere
su Stoccolma.
Cadere piano.
Poggiarsi dolcemente.
Addormentandosi sull'asfalto dei marciapiedi.
Un tocco gentile, fatto di ricordi.
Mentre lo stereo suonava "Memories" dei Gentle
Touch.
E Ingrid sognava sul divano.
Un plaid di lana a coprirle il viso.
I capelli sulle palpebre.
Sperduta in mondi meravigliosi, ancora bambina.
Accompagnata da splendidi pupazzi di neve.
Quante ragazze hai amato nella tua vita?
Quante ragazze hai fatto innamorare?
Quanti amori sei riuscito a cancellare e distruggere
con metodica sistematicità?
Il cuore spalancato. Ancora una volta.
Come il diaframma di una macchina fotografica digitale.
Ad assorbire gli errori, trasformandoli in luce.
Pixel irregolari su sfocati fotogrammi.
Disturbi di frequenze, cuciti come fragili origami
sulla pelle.
Regalami Photoshop.
Vorrei correggerne un po'. Di quei ricordi.
Di quegli errori.
Tornare indietro ad ogni sbaglio.
Correggere i livelli, diminuire i contrasti.
Il mio cuore ama a 12 megapixel. Il tuo?
Il mio cuore stampa illusioni a massima risoluzione.
Massima sofferenza, massima delusione.
Massima (in)fedeltà.
Ingrid è andata via sbattendo la porta, ieri.
E' tornata due ore dopo.
Un cuore disegnato con un pennarello nero.
Su un pezzettino di carta, umido di pioggia.
Ci siamo baciati. Sdraiati per terra.
Mi ha guardato negli occhi.
Mi ha detto ti odio.
E ha ripreso a baciarmi.
Ho detto mi dispiace.
Lei ha appoggiato la sua mano sulla mia bocca.
Ha detto basta, per favore. In svedese.
Vorrei riuscire a descrivere quell'istante.
Parlare d'amore, senza conoscere le parole, senza
capirne il linguaggio.
E' quello che facciamo tutti, d'altronde.
Il resto sono solo dettagli.
"Ho voglia di piangere".
"Come on Eileen" di Montt Mardiè su
ogni pensiero.
Alle finestre delle case centinaia di stelle luminose
e candele dalle luci soffuse.
Ad illuminare galassie private in dolcissimi preparativi
natalizi.
Sguardi distratti su vite d'altri.
Amori mai finiti del tutto.
Immersi nel buio, alle 3 di pomeriggio. |
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Interviste, approfondimenti, riflessioni

Montt Mardié
"Drama"
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Ho visto suonare per la prima volta
David Pagmar, in arte Montt Mardiè, lo scorso
settembre qui a Stoccolma in occasione del festival
"Monsters of Indie", la stessa, indimenticabile,
sera in cui io e Ingrid rimanemmo folgorati dai
Mixtapes & Cellmates.
La sensazione che ebbi quella notte fu di essermi
imbattuto di fronte ad un genio pop assoluto, dalla
sensibilità compositiva inedita e straripante, una
sorta di nuovo Jens Lekman con i dischi della Motown
nel cuore e i poster di Duran Duran, Wham e Joy
Division in cameretta.
Una mosca bianca, per intenderci, all'interno della
scena indie pop svedese, con quell'anima soul evidente
in ogni traccia e un immaginario artistico in bilico
tra fumetti, citazioni letterarie e pellicole degli
anni sessanta. Un'America da cartolina nel cuore
e un falsetto d'altri tempi nelle corde vocali.
Un moderno Marvin Gaye bianco, cresciuto ascoltando
i dischi dei Cure e di Belle & Sebastian, destinato
a scrivere pagine fondamentali nella futura storia
del pop svedese.
Ad inizio novembre ho avuto l'onore di conoscere
David Pagmar di persona, la sera del party organizzato
dai Le Sport in occasione della realizzazione del
loro primo video, "Tell no one about tonight".
Una festa memorabile che ha visto esibirsi sullo
stesso palco e in maniera assolutamente informale
il gotha della nuova scena indie pop di Stoccolma:
Le Sport, Unarmed Enemies, Montt Mardiè stesso,
Mixtapes & Cellmates, Laakso, Most Valuable Players,
Mr Suitcase.
Io e Ingrid siamo rimasti affascinati dalla gentilezza
di David e dal suo modo di fare timido e un po'
impacciato ma allo stesso tempo magnetico, così,
in concomitanza con l'uscita del suo primo disco
intitolato "Drama", per l'etichetta svedese
del momento (la Hybris), abbiamo deciso di
invitarlo a casa nostra per un paio di birre e una
chiacchierata. Seduti sul divano, guarda caso, proprio
il giorno della prima nevicata di stagione.
Siamo rimasti alzati fino a notte inoltrata ascoltando
vecchi successi della Motown, discorrendo dei primi
film di Ingmar Bergman e Michelangelo Antonioni,
guardando fuori dalla finestra la neve cadere a
fiocchi, immergendo definitivamente Stoccolma in
uno splendido clima pre-natalizio.
Questo è un piccolo resoconto di quella serata,
prima che il registratore, a nastro finito, smettesse
di funzionare, lasciando le parole perdersi nella
memoria.
Una serata di fine autunno, in compagnia di uno
splendido personaggio dei fumetti chiamato Montt
Mardié. David, hai voglia di introdurre
al pubblico italiano questo strano personaggio pop
che si nasconde dietro lo pseudonimo Montt Mardié?
David: Il progetto Montt Mardié nasce nel 2004 come
un duo condiviso con il mio amico d'infanzia Felipe
Bacheli. Un progetto incentrato inizialmente sulla
nostra comune passione per il soul e gli artisti
della Motown che in seguito si è sviluppato come
un mio progetto personale a causa della partenza
di Felipe per un viaggio in Sud America della durata
di sei mesi.
Durante quell'arco di tempo ho continuato a scrivere
musica muovendo il baricentro dei brani verso un
contesto più legato all'estetica e alle sonorità
della pop music "tradizionale", cercando di creare
un piccolo ibrido che rappresentasse in ugual misura
la mia passione per Marvin Gaye e quella per i Fab
Four.
Di ritorno dal suo viaggio io e Felipe abbiamo constatato
che Montt Mardié era diventato qualcos'altro rispetto
al periodo iniziale e che era ormai, a tutti gli
effetti, un diretto alter-ego del sottoscritto.
Di comune accordo abbiamo deciso che avrei portato
avanti il progetto da solo mantenendone il nome,
al quale mi sentivo affettivamente ed esteticamente
legatissimo. Qual è stato il percorso
che ti ha portato ad incidere "Drama", il tuo primo
disco?
David: Come ti ho detto, dal momento della dipartita
di Felipe ho iniziato a concentrare la mia attenzione
sulla creazione di questo ibrido musicale che contenesse
al suo interno tutte le diverse influenze e passioni
collezionate durante anni di ascolti, in generi
differenti e apparentemente distanti.
Un ibrido colorato tra la soul music, il pop dei
Beatles, la new wave dei The Cure, i Duran Duran,
i Joy Division, l'indie pop classico.
Ho trascorso mesi a sperimentare e scrivere nuovi
brani, cercando il giusto equilibrio compositivo
e una personale visione estetica.
Ho registrato un demo, nel quale erano contenute,
tra le altre, le canzoni "Highschool Drama" e "Huckleberry
Friend" e l'ho spedito in giro. Etichette, radio,
amici.
Le risposte ottenute sono state fin dai primi momenti
positive e mi hanno spinto a continuare in questo
senso, alla ricerca dell'equilibrio perfetto e verso
la costruzione di un immaginario nel quale immergere
la creatura "Montt Mardié". Cos'è successo
in seguito? Come sei arrivato alla Hybris?
David: E' successo che il mio nome e le canzoni
di cui sopra hanno iniziato a circolare in radio,
e il passa parola all'interno del circuito indie
cittadino a crescere di giorno in giorno. Fino al
punto in cui le ragazze che organizzavano il club
Patsy, nel locale estivo Tradgarden, uno degli appuntamenti
più interessanti in città in ambito indie, mi hanno
contatto per un concerto.
In fretta e furia ho costruito il sito web e messo
on-line le canzoni "incriminate".
Il concerto ovviamente è saltato, ma finalmente
avevo il mio spazio sul web e la gente poteva sentire
i miei brani e farsi un'idea di chi fosse Montt
Mardié.
Ho trascorso quasi un anno a scrivere le canzoni
per il disco, suonando live occasionalmente, e piano
piano sono arrivati i primi contatti con le etichette
discografiche. Perché hai scelto la
Hybris? Hai avuto altre offerte da altre etichette
discografiche?
David: Sia la Labrador che la Service si sono fatte
vive, mostrandosi interessate alla mia musica. Volevano
organizzare dei meeting per mettere a punto i dettagli
legati ad una mia eventuale entrata a far parte
del loro roster d'artisti. Ma il tutto è sempre
rimasto su livelli estremamente freddi e professionali.
Mattias della Hybris, invece, dopo aver ascoltato
le mie canzoni e avermi visto suonare dal vivo,
mi scrisse una mail entusiasta, dicendomi che mi
voleva assolutamente sotto la sua etichetta e che
era rimasto sconvolto dalla mia musica. Pensava
che fossero, di gran lunga, le migliori canzoni
pop scritte in Svezia da parecchi anni a questa
parte.
Con i presupposti e un entusiasmo del genere è stato
facile prendere una decisione.
In più la Hybris è stata l'unica etichetta a garantirmi
l'uscita direttamente su lunga distanza, senza passare
attraverso la trafila di ep e singoli vari. La mia
intenzione era quella di realizzare un album subito,
non volevo disperdere il materiale su diverse realizzazioni.
Sono convinto di aver fatto la miglior scelta possibile.
C'è molto hype intorno alla Hybris in questo
momento, perlomeno qui in Svezia. Il fatto che sia
una dell'etichette indipendenti più chiacchierate
degli ultimi mesi ha influito sulla tua decisione?
David: Ho deciso di accasarmi alla Hybris perché
ho percepito un grandissimo entusiasmo nei miei
confronti e nei confronti della musica in generale.
Un qualcosa di slegato da dirette logiche commerciali
e imprenditoriali, un approccio da fan, avendo dietro,
ovviamente, l'intenzione di raggiungere più gente
possibile. Il livello umano è stato senza dubbio
fondamentale per la mia decisione.
Inoltre far parte di un cast del calibro di Vapnet,
El Perro del Mar, Sibiria non poteva che farmi onore
e incuriosirmi.
Tutto l'hype intorno è stata un'altra componente
decisiva, è vero, anche se onestamente credo sia
destinato a crescere ben più di così.
Sentivo che con Mattias (il boss della Hybris) sarei
stato seguito e coccolato. Cosa che non sarebbe
mai successa con la Labrador. Ci sono troppi interessi
in quell'etichetta, attualmente, e il fatto che
il boss suoni allo stesso tempo in più band non
fa che crescere la sensazione che sarei stato poco
seguito lì in mezzo. Hai registrato
l'album praticamente da solo, suonando tutti gli
strumenti, scegliendo di non avvalerti della collaborazione
di un produttore esterno.
Come mai questa decisione, che trovo sia alquanto
coraggiosa per un artista esordiente e appena ventiduenne?
David: In verità Felipe (inizialmente metà del progetto)
mi ha dato una mano enorme con le registrazioni.
Il grosso del lavoro è stato fatto con lui. Era
l'unica persona che potesse veramente interpretare
e aiutarmi a tirar fuori il suono che volevo ottenere.
Mi conosce da sempre, non abbiamo dovuto discutere
più di tanto.
Inoltre il fatto che avessi perfettamente in testa
il modo in cui avrebbe dovuto suonare l'album ha
facilitato le cose.
Le registrazioni hanno avuto un approccio completamente
casalingo, si può dire che abbiamo imparato ad usare
le strumentazioni a nostra disposizione praticamente
passo per passo, registrando.
Pur utilizzando il computer e un software di programmazione
ogni traccia dell'album è stata registrata quasi
in presa diretta senza correzioni in fase post-produttiva,
molto probabilmente non ne saremmo neanche stati
capaci.
I sintetizzatori, gli archi ed ogni suono proveniente
da tastiere è stato registrato senza l'ausilio del
midi.
Abbiamo piazzato due microfoni direttamente alla
fonte, vicino alle casse dello strumento, registrandolo
direttamente sul computer, con il fruscio e la perdita
di limpidezza e qualità relativa. Abbiamo praticamente
applicato gli stessi tre, quattro effetti ad ogni
traccia.
Alla fine ci siamo resi conto, ben oltre ogni nostra
più rosea aspettativa, che il tutto suonava perfettamente
omogeneo e vintage, esattamente lo scopo che c'eravamo
prefissati prima di iniziare a registrare.
Solo il missaggio è stato fatto in uno studio vero
e proprio.
Inoltre Fredrik dei Le Sport ha suonato le tastiere
nell'ultimo brano dell'album "Come on Eileen",
una cover del cantautore svedese Hakan Hellstrom.
Ho voluto che le cose fossero fatte in "famiglia",
con i miei amici di sempre. Nessun elemento esterno.
L'album non sarebbe suonato così genuino, altrimenti.
Questo è il mio mondo sonoro e sono contento di
essere riuscito a ricrearlo esattamente come suonava
nella mia mente.
Puoi trovare tutto me stesso qui dentro.
Perlomeno il me stesso legato all'alter-ego Montt
Mardié. Montt Mardié, anche a sentire
le tue parole, è a tutti gli effetti un alter-ego.
Quanto è distante dal vero David Pagmar?
David: Direi che David e Montt Mardié sono abbastanza
distanti. Montt Mardié è un personaggio immaginario
calato in un mondo a sua volta immaginario, David
è un personaggio reale circondato da ambienti e
persone reali.
Nel disco credo si avverta questa differenza. Il
cantato normale e le liriche più "realiste" sono
definitivamente legate a David, il falsetto e la
controparte testuale al mio alter-ego.
In realtà quasi tutto l'album è incentrato su Montt
Mardié, puoi trovare solo una canzone che rispecchia
il David reale. E' "Bag of marbles" ed è anche l'unica
di cui parlo della mia ragazza, Linda, senza usare
nomi fittizi.
Ti dico un segreto. Sto preparando un Ep. Si chiamerà
"Montt Mardié presenta David Pagmar". Sarò solo
io e la mia chitarra acustica. Nessun arrangiamento,
nessun altro strumento. Sarà un lavoro neo-realista
in un certo senso. Lì potrai trovare il David reale.
Non a caso un titolo di questo disco è "Drama".
Ho dato sfogo a tutte le mie passioni legate al
mondo dei fumetti, del cinema, della letteratura.
Ho creato una piccola surrealtà, influenzata da
un' America consapevolmente edulcorata e da cartolina,
costruendo un immaginario attraverso tutte le mie
più forti passioni estetiche.
Ragazze pon pon, il quarterback di turno, amori
non corrisposti, il ballo della scuola, strobo,
camerette da loser con troppi poster alle pareti,
corsi di scienze seguiti dagli ultimi banchi della
classe, ragazze fantastiche di nome Annie.
Hai voglia di descrivermelo, un po' più nei dettagli,
questo immaginario?
David: Non riesco bene a spiegare da cosa sia dipeso
ma ho una fascinazione assoluta per tutto quel che
riguarda il 1966 come anno storico, sia in campo
musicale che cinematografico e in generale un amore
folle per il cinema degli anni sessanta.
Pasolini, Antonioni, Bergman, Polanski, Miike Takashi
e film come "Persona", "Arancia Meccanica", "Blow
Up", "Modesty Blaise" nonché fumetti del calibro
di "Tin Tin", "Silver Surfer", "Modesty Blaise".
In campo musicale?
David: Non importa se è alquanto banale, ma i Beatles
sono sopra tutto e tutti, "Revolver" in particolare.
E ancora, ogni cosa prodotta tra gli anni sessanta
e settanta dalla Motown, Marvin Gaye, i Temptations,
i Supremes periodo Phil Spector, le liriche di Robert
Smith per quanto riguarda gli anni ottanta, insieme
a Duran Duran e New Order. Il primo e il terzo disco
dei Kent per i "novanta". Gli artisti
che nell'ultimo periodo ti hanno colpito maggiormente?
David: Gli unici due che mi vengono in mente, così
su due piedi, sono Antony and the Johnsons ed El
Perro del Mar. Mi piacerebbe riuscire a registrare
un duetto con lei. Senti di far parte
di una scena insieme a band come Le Sport, Unarmed
Enemies, Most Valuable Players, Mixtapes & Cellmates,
Mr Suitcase? Tutte band in qualche modo legate da
amicizie comuni e collaborazioni incrociate.
David: Non saprei.Ci conosciamo più o meno tutti
ma in verità mi sento abbastanza distante da loro,
perlomeno musicalmente. Le band che hai citato sono
quasi tutte indirizzate verso sonorità synth-pop.
Io ho cercato di intraprendere un'altra strada,
forse un po' più personale e meno legata all'hype
del momento.
Non voglio esprimere nessun giudizio negativo su
di loro, al contrario, sono tutti gruppi che stimo
moltissimo ma semplicemente non credo che la nostra
musica abbia delle affinità particolari.
Prima che i Le Sport iniziassero ad ottenere i riscontri
attuali io e Fredrik iniziammo insieme un progetto
del genere. Ci chiamavamo The Monarchy, poi è successo
quello che è successo e abbiamo lasciato perdere.
Come hai visto, la sera della festa per la realizzazione
del loro video abbiamo anche suonato insieme l'unica
canzone che abbiamo composto.
Fredrik vorrebbe registrarla e pubblicarla sulla
sua etichetta personale.Vedremo.
Intanto stiamo registrando tutti insieme una cover
degli Wham, "Last Christmas", che dovrebbe uscire
intorno alle feste natalizie per un progetto, allo
stato attuale, ancora segreto. Qual
è stato fino ad ora il momento più indimenticabile
legato all'esperienza Montt Mardié?
David: Sicuramente il giorno in cui io Mattias andammo
a ritirare le prime copie, appena stampate, del
disco. Arrivammo in taxi in un magazzino fuori Stoccolma.
Un magazzino enorme, pieno di scatole numerate.
Girammo per circa un quarto d'ora con un magazziniere
alla ricerca del posto dove erano state sistemate
quelle di nostra proprietà.
Aprire la prima scatola per controllarne il contenuto
e vedere in assoluto per la prima volta il mio album
stampato in digipack è stato il momento più indimenticabile.
Un sogno a tutti gli effetti diventato realtà. Non
potevo crederci.
Avevo sognato così a lungo questo momento, lo avevo
desiderato così tanto.
Trovarmi, lì davanti, il mio primo disco è stato
un momento che non scorderò mai.
Ho pensato a così tante cose in quell'istante.
Click! Registrazione finita.
Cercate di ascoltare il disco di Montt Mardié, comunque.
Cercate di farlo il più in fretta possibile.
Scalzerebbe la metà dei dischi che, frettolosamente,
avete già inserito nella playlist di fine anno.
Fidatevi di Ingrid...
Ps: Sul sito web della Hybris
è possibile scaricare il video di "Highschool Drama"
e farsi un'idea di quanto speciale sia David Pagmar
in arte Montt Mardié. |
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Dischi, concerti, bands, etichette, vuoti da colmare

Unarmed Enemies

Bobby Baby

Regina

Eric De Vahl

The Embassy

Lovekevins
|
L'inverno è arrivato.
Il mio primo inverno. Qui in Svezia.
La prima neve, le prime giornate sotto zero, il
primo buio.
Stoccolma, lentamente, ha cambiato aspetto, colori,
profumi, mostrandosi in tutto il suo nordico splendore.
Sono in attesa del gelo, di passeggiate su distese
di laghi ghiacciati, di palle di neve su splendidi
piumini colorati e respiri accaldati sui finestrini
delle macchine.
Nella mia testa ho già scattato centinaia di polaroid,
raccontato centinaia di storie, amato centinaia
di volte.
Nella mia testa ho già visto Ingrid camminare avvolta
in un bianco accecante.
Un paio di morbidi moonboot e una pelliccia sintetica
verde scuro.
Immersa in un paesaggio da favola natalizia.
Di quelli per i quali avresti pianto, da piccolo,
sperando di incrociare Babbo Natale.
Intorno a lei l'inverno, con la sua severa bellezza
e la promessa dell'estate a venire.
L'estate. Ancora una volta.
Dolce malinconia mai sopita.
Occhi lucidi e nodo in gola.
L'estate. Protagonista di due delle più belle canzoni
ascoltate questo mese. "Show me your
plans" degli Unarmed Enemies remixata
dai Le Sport. Un autentico capolavoro elettro-pop.
Piccola perla di romanticismo adolescenziale, lanciata
su un'autostrada a massima velocità.
In partenza per le vacanze, sulla macchina dei propri
genitori.
Finito il liceo, la città alle spalle e l'estate
davanti.
Due amici, due ragazze, e un paio di birre.
L'inevitabile sensazione di essere al centro del
mondo.
E quella frase: "Innamorati, per sempre,
di gente che non conosciamo".
Per il sottoscritto, uno dei pezzi dell'anno.
Anche per Ingrid. "FlipFlop" di
Ella&Korro. Un obliquo e spensierato inno
agli infradito.
Composto per gioco durante un tiepido pomeriggio
estivo, da due affascinanti e anomale songwriter
appena ventenni. Qualche tazza di caffè, qualche
birra di troppo, una nuotata notturna e le luci
di Malmoe fuori dalla finestra. Due sintetizzatori
e due voci a rincorrersi ed intrecciarsi in una
conturbante cantilena di inizio millennio. Dolcissima.
Come Bobby Baby. Metà dell'estemporaneo progetto
di cui sopra nonché una delle voci femminili più
interessanti partorite, di recente, dall'inesauribile
serbatoio indiepop svedese.
Autrice di una discografia frastagliata quanto eterogenea,
in bilico tra fragilità cantautorali dal sapore
vagamente autunnale e accenni elettronici color
pastello.
Novella musa scandinava dal fascino conturbante,
corteggiata dal gotha silenzioso delle web-label
di mezza Europa.
Sul sito www.corpid-label.net è possibile ascoltare
il suo primo Ep, impreziosito da gioielli minori
come "Lads are fun", "Lovsonr", "Bobby", nonché
un recentissimo Ep di remix che la proiettano in
un universo tutto ancora da esplorare, in cui la
dance music e l'indiepop si incontrano, tracciando
una delle direzioni più interessanti suggerite dalla
scena musicale svedese.
Piccole stelle, appena nate.
La galassia dei Saint Etienne a pochi milioni di
anni luce di distanza.
Rimanendo in tema di contaminazione tra l'universo
del pop indipendente e quello del clubbing "intelligente",
troviamo Unarmed Enemies e Regina (entrambi
appena licenziati sotto forma di Ep dalla giovane
label Songs I Wish I Had Written) affiancati
da una nuovissima band, i Gentle Touch, ancora
senza contratto e con un solo demo alle spalle,
fresco di realizzazione.
Gli Unarmed Enemies, amici dei Le Sport (Fredrik
ha prodotto e registrato il disco), mischiano le
melodie dei Postal Service con la sensibilità dei
primi Blur, impreziosendo il tutto con una dose
massiccia di riferimenti obbligati al synthpop anni
ottanta, consegnando al mondo intero una nitidissima
fotografia della sensibilità estetico-musicale di
una "certa" Stoccolma.
Figli di Soder (la zona nevralgica del mondo culturale
e bohemien cittadino). Adolescenti sul punto di
diventare adulti. Vans ai piedi e jeans attillati,
sguardo incollato a terra.
Le mani perennemente impegnate a stropicciare la
frangetta.
I Regina, al contrario, hanno un fascino
sofisticato, e ricercatissimi suoni di vecchie apparecchiature
elettroniche nei filamenti del DNA. Alieni dispensatori
di sensuali litanie cantate in finlandese.
Come degli improbabili Sigur Ros impegnati a produrre
hit EuroDisco in futuribili mondi bidimensionali.
Eterei e sfuggenti. Quasi impalpabili nello snocciolare
melodie dai connotati extra-terrestri. "Pida
varasi tytto" come colonna sonora di una scena d'amore
tra cyborg.
Le immagini di "2046" di Wong Kar-Wai su centinaia
di vecchi televisori arancioni, fluttuanti nello
spazio infinito.
Moderni monoliti.
Per odissee sentimentali.
I Gentle Touch, ultima band di questo trittico
"danzereccio", sono semplicemente il gruppo preferito
del momento da Ingrid.
Un giovane trio di Kalmar, paesino sperduto nel
sud della Svezia, composto da tre, timidissimi,
ragazzi innamorati dei suoni del Micro-Korg e del
Moog, "scoperti" (ancora una volta) da Fredrik dei
Le Sport.
Un immaginario fragilissimo fatto di storie d'amore
mai dimenticate, appena sussurrate, coperte da strati
di delay e melodie di piano e d'archi memorabili.
Immaginate se Gazebo avesse fatto parte del roster
della Postcard o se i Belle & Sebastian avessero
intrapreso la strada suggerita da "Electronic Renaissance",
senza più tornare ad imbracciare le chitarre acustiche.
"Fascination" e "Memories" sono due capolavori assoluti
di elettro-pop sognante e malinconico con quelle
drum-machine pulsanti come cuori innamorati e mai
corrisposti, le linee vocali disegnate su lacrime
nere di mascara, gli arpeggi di basso profondi come
quei segreti che teniamo nascosti in fondo allo
stomaco.
Ballando di fronte alla ragazza che amiamo dai tempi
delle scuole medie.
Secondo Ingrid il futuro della scena pop svedese
passa anche da qui.
E credetemi ha un fiuto particolare per queste cose.
Ne torneremo a parlare.
Sul versante dell'indie pop più tradizionale è da
segnalare l'uscita del nuovo Ep dei The Lovekevins,
per Songs I Wish I Had written (un'altra
etichetta da tenere d'occhio e dalla qualità delle
proposte elevatissima). "Max Leon" è il primo
Ep che si discosta dalle sonorità elettro-pop tipiche
della piccola label di Malmoe, regalandoci quattro
canzoncine allegre e divertenti influenzate dal
pop classico di Brian Wilson e Elvis Costello e
dal brit-pop più spensierato e burlone, insaporendo
il tutto con una piccola dose di Pavement, Beulah
e Call and Response.
In chiusura, citazione d'obbligo per il nuovo album
dei The Embassy "Tacking" che ci regalano
l'ennesimo gioiellino in bilico tra pop d'autore
e disco raffinata.
Imprescindibile.
Superfluo aggiungere altre parole.
Indispensabili invece per introdurre una nuova stella
nel firmamento musicale svedese.
Il suo nome è Eric De Vahl ed è autore di
un disco, "Friendly Fire", licenziato di
recente dalla Service Records di Goteborg.
Un album delizioso che sa di cantautorato americano
e di pop scandinavo allo stesso tempo.
Impreziosito da dissonanze glitch pop e rarefazioni
shoegazing su una forma canzone destrutturata e
zoppicante, restituita in piccoli frammenti celestiali,
come dei fragili cherubini intenti a giocare nel
fango.
Il brano "Friendly Fire" e il rispettivo video sono
due tra le cose più memorabili di questo 2005 ormai
al termine.
Poco o nulla, ho avuto modo di scoprire a proposito
di questo genietto misconosciuto.
Indagherò.Ingrid al mio fianco.
Capita raramente di ascoltare dischi di siffatta
bellezza.
Buon Natale nel frattempo
Ingrid e Marco
Di passaggio in Italia per l'ultimo dell'anno J.
Qualche festa interessante? Dischi per
le feste natalizie (se anche voi avete dei vuoti
da colmare).
Montt Mardié "Drama". Hybris
Eric De Vahl "Friendly Fire". Service
The Embassy "Tacking". Service
Unarmed Enemies "Unarmed Enemies Ep". SIWIHW
Regina "Regina Ep". SIWIHW
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Marco |
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