Un pieno mensile di 7", CDs, EP ed mp3.

Questo mese

The Mary Onettes
These New Puritans
Ilcielodibagdad
Celestial
Afraid Of Stairs
Unexploded Shells
Popup
The Hermit Crabs
My Darling YOU!
Chewingum
The Loves
Secret Shine

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The Mary Onettes: Lost (Labrador)

Mentre Labrador festeggia la centesima pubblicazione con un quadruplo CD, approfittiamo del freddo per recuperare la più invernale delle sue uscite recenti: il pop sintetico dei Mary Onettes, appesantito da pesanti strati di ghiaccio ed ammantato da un'eco che lo inchioda orgogliosamente agli anni 80.
Dopo un periodo di tribolazioni discografiche culminate in un contratto major sfumato, "Lost" è un nuovo inizio per la band di Jönköping, che semplifica e rimette a lucido un suono attraente, ambizioso e ancora gravido di influenze, con Echo and the Bunnymen e New Order in prima fila. Ma sono il pathos e la passione - per quanto ancora espressi in maniera un pochino rozza - a differenziare Philip Ekström e compagni da buona parte del synth-pop locale: la musica dei Mary Onettes cresce con gli ascolti e rivela un insospettato spessore, esattamente il tipo di cosa che irrita i capoccioni di Sony/BMG.
Dei quattro brani qui presenti, "Lost" è probabilmente il più fedele allo spirito della band, goth-pop acceso in un refrain accelerato e desolato in cui le tastiere saettano rapide. Sul versante opposto si pone "R.U.N.", il pop elettronico senza ripensamenti e sovrastrutture che la band avrebbe potuto suonare in un'altra vita, brillante di chitarre e synth alla maniera dei tardi epigoni degli Human League e attraversata da piacevoli distorsioni. Ma il valore aggiunto lo forniscono la dolente "Explosions", che cita a meraviglia i J&MC di Darklands scomponendoli in singoli elementi (la cassa girl-group, il pesante riverbero, il cantato atonale a dispetto della cristallina resa melodica) e "What's So Strange?", che riduce a scheletro pseudoacustico le pulsioni dark della band, rivelandosi in tutta la sua semplice bellezza. In prospettiva, un grande acquisto per la label.

www.themaryonettes.net

Salvatore, 30/01/07


These New Puritans: Now Pluvial (Angular)

Che Angular non sia necessariamente un'etichetta pop è risaputo, almeno quanto l'elevato livello qualitativo delle sue proposte. I These New Puritans sono quattro acerbi ragazzi (hanno tutti 19 anni) di Southend-On-Sea – una cinquantina di Km ad est di Londra - e suonano una miscela di disco-punk autistica molto più asciutta e severa delle proposte di Dead Disco e Klaxons, orientata tanto verso la meccanicità dell'IDM europea dei primi anni 90 quanto verso le angolarità post-punk tornate in auge col nuovo millennio. Tre brani nevrotici e convulsi che trovano una sorta di altalenante distensione rock solo nella seconda parte del pezzo di centro "C. 16th", risaltano su enigmatici bassi Falliani in "En Papier" e diventano travolgente sull'impeto della potenza offuscata da una produzione volutamente sporca nel pezzo trainante "Elvis" che denota certa e forte personalità, per quanto confusa.
I testi, a fidarsi della cartella stampa, si ispirano all'esoterista John Dee - un mago Elisabettiano dedito alle invocazioni - e a Twin Peaks, ma di certo la musica evoca un opprimente allure industriale e suburbano. Gli spezzoni dal vivo colti su youtube mostrano una forte identità scenica ed ambizioni artistiche che esulano dal contesto musicale, il che ci permette di catalogare i These New Puritans (il nome pare preso dall'Elastic Men dei Fall) come il classico gruppo Uk con pretese artsy e discreto talento, per quanto ancora da dimostrare. Se è così, hanno scelto la label giusta.

www.thesenewpuritans.com

Salvatore, 22/01/07


Ilcielodibagdad: Manca solo la neve (autoprodotto)

Interessante prima produzione per i campani ilcielodibagdad. "Manca solo la neve" è un ep che si pone a metà strada tra "single" e "album", poiché composto da sette tracce. L'artwork del cd è degno di nota: un grazioso lavoro in cartonato e un'immagine di copertina simpatica che mette subito il buon umore. Inoltre, la scelta di adottare la lingua italiana per i titoli dei brani è azzeccata e originale, anche perché in piena controtendenza con le eccessive manie esterofile di chi suona in Italia.
A livello musicale sin dalla prima canzone si capisce benissimo a che sonorità si rifacciano Giovanni, Nicola e Luca. Si muovono nel mondo dello space-pop strumentale, e lo fanno molto bene perché complessivamente "Manca solo la neve" è un lavoro godibilissimo e ben prodotto. L'influenza dei Sigur Ros è importante, tanto nelle trovate melodiche quanto nella scelta degli arrangiamenti. Infatti, anche quando subentra un dolce cantato in "Laura e il suo gatto" questo è in pieno stile "sigurrosiano". Qua e là affiorano anche altre venature musicali (specie dei tocchi à la Mogway, Boards of Canada e L'Altra) ed emerge la ricerca costante di uno stile personale. Però, e lo dico in tutta onestà, per compiere un definitivo "balzo in avanti" (come diceva in tutt'altro contesto Mao Tze Tung) i ilcielodibagdad forse dovrebbero liberarsi ancor più dell'egida dei padri spirituali islandesi. Auspico che già a partire dalla loro prossima produzione (che spero non tardi a venire, magari edita da qualche label) il terzetto di Aversa possa esprimersi in uno stile ancor più riconoscibile e proprio. D'altronde anche gli stessi Giardini di Mirò sono cresciuti di album in album. Per concludere: "amici de ilcielodibagdad continuate così che siete sulla buona strada!"

www.ilcielodibagdad.tk

Michele, 22/01/07


Celestial: Fragile heart (Music Is My Girlfriend)

L'elegante inserto-cassettina presente nella confezione di Fragile Heart racchiude i titoli di una playlist (Afraid of Stairs, Brighter, MBV, Lovejoy, Flatmates) che spiegano meglio di tante parole cosa è un disco dei Celestial. La creatura di Andreas Hagman ha sempre manifestato un forte desiderio di fuga da casa (persino sul Lake Como), ma mai era arrivato tanto vicino a realizzarlo come in questo antipasto a sette pollici dell'ormai prossimo album per Skipping Stones. Aiutato da qualche amico - tra cui la nostra Malin Dahlberg – Celestial arreda lo studio di umidità inglese e contrito understatement rivestendo i due pezzi di soffuse malinconie e memorie jangle. "Fragile Heart" è "Velocity Girl" dei Primal Scream aggiunta delle tastiere degli Abba nell'androne di una palestra, e in quanto tale non può fare a meno di essere un po' confusa ma è bella, bella lo stesso. Ancora meglio "Brighton Girls", cioè i Biff Bang Pow! e quel magico, irripetibile momento in cui voce e chitarra tremano di desiderio prima di esplodere in una miriade di colori pastello e rimanere sospese nell'aria umida dello studio; e una volta gettata la maschera le voci di Andreas e Malin si prodigano in un vivacissimo duetto.
Inconcludente, sincero e distratto, corredato da una produzione d'epoca Leamington Spa ©, Fragile Heart è un piccolo classico di pop trasparente, un (altro) omaggio al C86 non meno autentico di quello dei Manhattan Love Suicides. E guai a chi dice di averne avuto abbastanza.

www.skippingstonesrecords.com/celestial

Salvatore, 19/01/07


Afraid Of Stairs: s/t EP (Lavender Recordings)

Il progetto di Pontus Wallgren (anche nei Douglas Heart) e Max Sjöholm non ha mai nascosto i propri intenti revivalisti: sin dagli esordi per Labrador ripercorre le emozioni di Ride, Secret Shine e Chapterhouse erigendo muri del suono secondo le regole imposte dai nineties inglesi. Un'operazione con tutti i pregi e i difetti del caso, che soffre un certo didascalismo ma sembra in grado di arricchirsi con il passare del tempo.
Dalla loro gli Afraid Of Stairs hanno una innegabile capacità di concentrare entro tre minuti di canzone tutti i pregi della formula originale: la sensibilità vocale e melodica, il tremolio dietro al tremolo, quella stordente intensità che ne caratterizzò i momenti migliori e che si ritrova riprodotta con ammirevole applicazione in "Tell him how you feel", travolgente e vivida come i migliori ricordi shoegaze, ammirevolmente concisa. Ma a dispetto della sua bellezza, la grandezza del duo di Gothenburg si evidenzia nella capacità di aggiunta personale di due pezzi di contorno. "When Nothing" brilla e risplende ad intermittenza nell'eco limpido lasciato dall'assenza del feedback preparandosi ad accoglierne il ritorno, e "They aimed bad" tenta di forzare i bpm aggiungendo un sostrato sferragliante di (echi di) new wave e permettendosi addirittura di ammiccare ai Cocteau Twins nel disteso finale. Gran bel disco, persino troppo bello se se ne considera l'ovvia derivatività. Ma se c'è dietro un trucco,non ho voglia di scoprirlo.

www.myspace.com/afraidofstairs

Salvatore, 12/01/07


Unexploded Shells: Made in the same city as you (autoprodotto)

Rimasti troppo a lungo nella pila di CD in attesa di recensione, gli Unexploded Shells confermano lo stato di salute e l'imprevedibilità della fertile scena di Leeds. Un talento che ancora attende di venire indirizzato grazia le tre tracce di questo loro secondo EP, toccato da una tenerezza intrinseca che senza raggiungere le stesse vette emotive è paragonabile a quella dei concittadini The Lodger, su un versante tendenzialmente più rock minato dalla ricercata incertezza della voce.
"Made in the same city as you" nasconde un cuore morbido e pulsante di emozioni; grattugia chitarre e cambia direzione senza trovare un centro, si tormenta sino ad eruttare in un refrain di sane memorie britpop. Come una versione crepuscolare dei Blur di Modern Life is Rubbish, è uno splendido numero di pop in equilibrio, enigmatico ma infine trionfante. Che non si tratti di colpo di fortuna lo dimostra "A Room", che spegne le luci residue su un soffuso tappeto elettrico ed evoca i fantasmi di un amore passato con calma apparente, dapprima deviata dai sussulti vocali di Tom Goodhand e infine travolta dal crescendo finale. "Brush against my arm" è più prosaica e terrena, quasi garagista su cori improvvisati e grossolani, ideale complemento alla sfaccettata personalità di un gruppo destinato a piazzarsi stabilmente tra i nostri preferiti.

www.unexplodedshells.info

Salvatore, 12/01/07


 

Popup: Chinese Burn (art/goes/pop)

Si infittisce il mistero Popup. Che la band di Glasgow avvertisse la tendenza ad angolare il proprio sound a dispetto dei perfetti intarsi pop del singolo d'esordio lo sapevamo già, ma era davvero difficile aspettarsi un pezzo adrenalinico come l'ibrido Libertines/Art Brut di "Chinese Burn"; chorus sconnesso e chitarre veloci, un appeal radiofonico che mette la band di Damien Gilhooly sullo stesso podio dei Fratellis, ma senza diventare altrettanto sguaiata. Una vera sorpresa, oltre ad una discreta prova di maturità.
Il flipside "Stagecoach" in compenso è cambiata poco dalla versione demo che già conoscevamo: raccolta, ispirata, sperimentale ed inconclusa come ogni b-side dovrebbe essere, sfodera sognanti sovrapposizioni vocali a tempo di valzer e non alza mai l'amplificatore della chitarra oltre la metà.
Suppongo che per capirci davvero qualcosa bisognerà aspettare ancora qualche mese.

www.popuptheband.com

Salvatore, 09/01/07


The Hermit Crabs: Feel good factor EP (Matinèe)

Principio di conservazione indiepop: nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si trasforma. Gli Hermit Crabs (che traduce in I Paguri, ma non facciamogliene una colpa) a prima vista possono apparire come l'ultimo e meglio riuscito tentativo di clonazione dei Camera Obscura, mentre in realtà nascondono al loro interno la metà esatta dei California Snow Story, titolari di un bell'EP per Shelflife ben quattro anni or sono e da poco ritornati in attività. E' da lì che provengono la graziosissima voce di Melanie Whittle (che nei CSS stava dietro i tamburi) e il basso di Des McKenna, impegnati a dare corpo alla prima grande canzone del 2007: "Feel Good Factor" è ritmica quadrata, voce gentilmente pigra a mezza via tra cantilena ed indolenza, un violino acuto e quella nebbiolina che si insinua strisciante tra il buonumore del titolo, e assomigliando parecchio alle ultime cose di Tracyanne Campbell e soci è davvero difficile fare a meno di cantarla in ogni istante. Identici elementi tornano in combinazioni appena meno brillanti a visitare gli altri tre pezzi del disco, con leggere variazioni malinconiche che aumentano tra la pioggia di "China Girl" e si assottigliano in mezzo alle note di piano della vivace - beh, per modo di dire - "Vegan vows".

www.thehermitcrabs.co.uk

Salvatore, 05/01/07


My Darling YOU!: My heart beats too fast for our friendship to last (Tomt)

Tra le pieghe della scena indie svedese si incontra ogni tipo di mutazione. I My Darling YOU! Sono una delle più curiose: completamente dediti a smancerie pop di gran furbizia, con florilegi d'organi e melodie pronte a spiccare il volo, in un'altra vita avrebbero potuto essere i songwriter fantasma dietro Britney e Beyoncé e dominare le classifiche di mezzo mondo, e invece si ritrovano a registrare i loro pezzi in uno stanzino con pochi ed economici strumenti e ad accontentarsi della voce di Klas, che è più vicina a quella di un adolescente ubriaco che rincasa alle cinque del mattino di quanto possiate pensare. Il risultato è tragicamente comico ma contiene al tempo stesso qualcosa di sublime, come ridere delle disavventure di un pagliaccio. Questo nuovo EP del duo Svedese conferma il trend dei precedenti tre (raccolti qualche mese fa in un consigliatissimo album da Plastilina Records): cinque brani cortissimi, rapidi e simili tra i quali spicca la sbronza pirotecnica ripiena di echi e di tastiere di "It's not nice to be alone in the fall", che non riesce a tenere una nota che è una ed inciampa ad ogni piè sospinto, anche se lo fa apposta. "Cigarettes and peoplesbeer" è la parte buona dell'AOR, quella che anziché ammorbarti ti ruba il cuore, ed "Everything, allright?" si esalta tra strofe provvisorie e vocali che si allungano trasformandosi in musica, ultimo e principale indicatore del tasso di genialità dei due ragazzi.
Hanno qualcosa, i MDY, che rende indimenticabili i loro pezzi così sbilenchi, ed improvvisati, ed urgenti: hanno quell'incertezza dell'adolescenza che non ammette rassicurazioni. Non lasciateveli scappare.

www.mydarlingyou.com

Salvatore, 22/12/06


Chewingum: Eppi (Marinaio Gaio)

I Chewingum sono un terzetto indiepop di Senigallia, cittadina costiera del nord delle Marche dove è anche nata la piccola label Marinaio Gaio. Prima di recensire questo grazioso "eppi" ho cercato, forse senza riuscirci, di capire se il nome del gruppo fosse Chewingum (nome presente sull’ "eppi" in questione e sulla pagina Myspace del gruppo) o piuttosto Chewing gum (nome che compare sul sito internet della Marinaio Gaio). Opterei per la prima ipotesi, ma già da questi elementi potremmo ritenere che si tratta di un gruppo che della naïveté si fa portabandiera.
Il singolo in questione è un veramente una manna dal cielo per il minuscolo mondo indiepop italiano! Infatti, i Chewingum sono un gruppo indiepop al 100%, splendido twee-pop cantato in italiano. Sono loro la vera "rivelazione indiepop italiana" di quest’anno, altro che gli Zero Assoluto (premiati al MEI con questo appellativo).
"Raianair" è una canzoncina pop perfetta. Più l’ascolto e meno riesco a trovargli un difetto: melodicamente impeccabile, arrangiata benissimo (bossanova meats scandipop), testo allegro e malinconico allo stesso tempo, coretti à go-go. E che dire di "Paul Simon"? Spensierata e dolce, sospesa tra il sixties-pop e il twee. Mentre "Giulio-Claudia" con la sua atmosfera pop-folk mi ricorda molto "In mezzo alla città" di due giovanissimi De Gregori-Venditti (alle prese con il loro primo e comune album "Theorius Campus" del 1972).
Niente da aggiungere. O meglio, chapeau!

www.myspace.com/mychewingum

Michele, 21/12/06


The Loves: Xs + Os (Fortuna POP!)

Dai tempi del'amorevole album d'esordio Simon Love ha perso per strada la band (meticolosamente ricostruita - parità tra i sessi compresa - con cinque nuove individualità gallesi) ma non le fonti di ispirazione: garage e psichedelia acida trattate all'inglese, ovvero con grande attenzione alle armonie, la tendenza alla semplicità ed una rigorosa ortodossia sixties. Tornata in pista con un EP formato sette pollici che anticipa il sophomore album, la band fa il punto della situazione rieditando "She'll Break Your Heart" (già sull'album "Love"), e facendola suonare come un mix tra i Music Machine e gli Stones satanici, con echi vocali francesi a completare il piatto. Un passaggio di consegne tra vecchi e nuovi Loves nemmeno tanto necessario, perché il gruppo che amavamo è ancora sotto i nostri occhi in tutto il suo colorato splendore. In scaletta anche lo stomper piacione "Xs and Os" condito da coretti morbidi, il bluesettino dolciastro e Stonesiano "My sweet drunken blues (for you)" e soprattutto "Nao Va Se Perder Por Ai", cover fumettosa degli Os Mutantes che asciuga la saudade tra la nebbia (o è il fumo delle sigarette?) di Cardiff e poi la tuffa in un mare di chitarre acide ed organo. Giù il cappello di fronte a uno dei pochi gruppi con il coraggio di ispirarsi ai Creation anziché a Creation.

PS: Ah, non importa cosa leggerete in giro: i Weezer qui non c'entrano nulla.

www.theloves.org

Salvatore, 20/12/06


Secret Shine: Beyond sea and sky (Razorblade)

Presenta forse delle novità il novello ep dei Secret Shine? Assolutamente no, e allora sapete già tutto: le chitarre ora distorte e ora vaporose, la batteria ossessa, le sdoppiature vocali (lui-canta lei-masturba-il-cantato) qualche arco e pianoforte sintetico e su tutto l'ambaradan l'abbrancicarsi terrorizzato ad un sogno che sta per finire. Oltre il mare, certo, e ben oltre il cielo pure, in direzione di qualcosa che richiederebbe l'antitesi del mestiere e dovrebbe realizzarsi per bagliori folgoranti ed invece è ottima grafia riproducibile indefinitamente su quaderni ingialliti, per filologi ormai distratti e per generazioni affamate di patina. Qui una volta era tutta patina (indica un campo brullo), oggi ci svolazzano appena due cornacchie stanche e spelacchiate. In certi momenti del meriggio la nostra "Lost memory" rivive quella epidemicità e la rimpiange, perché sapeva ben avvolgere ogni zona dell'emozione. Oggi la malinconia copre un po' tutto e quando si riacutizza repentinamente per una nota sfuggita al torpore della nostra vita, allora faremmo meglio a seguire anche noi la via, tutta discenditiva, che ci conduce oltre il mare e il cielo. E prendere atto che non esistiamo più da un pezzo.

www.secretshine.co.uk

Alessandro, 5/12/06