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The Close-Ups
Felt Pen Steel Shutter
(Northern Round Square)
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Il terzo singolo degli Archies gone indiepop di Carl Green è anche il migliore sin qui pubblicato, e chi ha avuto la fortuna di ascoltare i precedenti sa che non è cosa da poco. Nonostante una produzione poco dinamica, la title-track rimbalza a dovere su ampi specchi di chitarre, come si addice ad un pezzo dedicato al tappo di una penna (!). Gli ingredienti essenziali della indiepop song sono ridotti al minimo: un riff azzeccato, la voce più graziosa che mai di Abby Kirkella e poche sovraincisioni, una strumentazione che si inserisce con brillantezza (tastiere e armonica) a dare corpo al tutto conservando parte della sparsa qualità di "Mascara Dave", che divide i Close-Ups tra lentezza e velocità. La sorpresa più bella però è sull'altro lato: "Saturday Girl in Bedworld", delizioso bozzetto per chitarra acustica e voce, una semplice meraviglia da camera da letto come non ne sentivamo dai tempi di "Nirvana" dei Blake Babies, inoffensiva ed accogliente, dipinge l'intimo femminile con inusitata dolcezza e per la prima volta conduce i Close-Ups al di fuori del mondo dei cartoons, aprendo luminosissimi orizzonti alla loro musica. Appuntamento al mese prossimo per un'intervista alla band.
www.theclose-ups.com |
The Lodger
Watching/Not So Fast
(Double Dragon)
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Nel recensire il primo singolo
dei Leedsiani The Lodger avevamo immaginato per la band
un remunerativo e rumoroso futuro sulle orme dei più
famosi Long Blondes. Ma poi Ben Siddall si è accorto
che le sue bedroom songs mal si adattavano
all'ambiente esterno, e ha deciso di riportarle nella
sua stanzetta per accudirle al meglio. Ottima scelta:
questo secondo singolo dei Lodger è un concentrato di
fragilità pop, dapprima malamente mascherata da rock
song in "Watching" e poi esplicita, quasi fragorosa,
nella spettacolarmente sbilenca "Not So Fast", pop/rock
lento diviso tra la costruzione/attesa del refrain e
la sua tenera realizzazione, sempre sul punto di collassare
su se' stesso ma sempre miracolosamente in piedi. Con
le strutture di chitarra/batteria costantemente minate
alla base dalla fragilità della voce in un contrasto
tanto più genuino quanto imperfetto, la musica dei Lodger
accumula una sincerità quasi imbarazzante, il cui rilascio
entusiasma e commuove allo stesso tempo. Mai equivoco
fu altrettanto felice: lontani dalle fragorose glorie
cittadine dei Kaiser Chiefs, i Lodger mostrano le grazie
di un piccolo e intimo universo personale ancora tutto
da disegnare. Sapremo aspettare.
www.thelodger.net |
Mixtapes & Cellmates
Juno EP
(Bedroom Recordings) |
Forse il primo prodotto deflagrante dell'influenza Radio Dept in patria, Mixtapes & Cellmates è un giovanissimo quintetto svedese impegnato nell'ennesima opera di riadattamento dei suoni dream-pop/shoegaze su direttrici nordiche. Il suono - più o meno quello di una band murata viva nel suo garage - si giova di una evidentissima componente emotiva, talmente forte da sconvolgere e sommergere i pezzi. Se la capacità di messa a fuoco potrà senz'altro migliorare, sarà difficile fare di meglio nella miscelazione e scelta dei suoni, imprevista e straordinariamente inventiva, quasi come se la band avvertisse la necessità di offrire nuovi sbocchi alla formula (in senso lato) shoegaze. La giustapposizione di elettronica lofi e strutture pop è quasi invisibile (chi li ha visto dal vivo racconta di acts più rivelatori): sulla imperturbabile stasi della prima chitarra si innestano improbabili basi ritmiche e nuove fonti di suono la cui funzione principale pare essere quella di uno sfogo emotivo fatto di pura energia, in maniera analoga a quanto fatto dagli estoni Pia Fraus. "Stockholm-Karlsamn" è addolorata e un po' pischella, ma nel suo scheletro acustico concentra tutto il pathos che - ad esempio - mancava all'ultimo EP dei maestri Radio Dept. Continuo ad ascoltarla e a pensare quanto le avrebbe giovato un inserto d'archi a metà pezzo, ma no, forse sarebbe stato troppo. Presto.
Se la selezione naturale (peggio delle tartarughe appena nate) non se li porterà via, avremo di che gioire per i prossimi anni.
www.mixtapesandcellmates.com
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Pit Er Pat
3rd Message
(Thrill Jockey)
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Credo si chiamino "rivelazioni", "epifanie", o giù di lì. La prima volta che ho ascoltato casualmente la titletrack di questo grazioso ep (in edizione limitata disponibile solo nel relativo tour), opera dei per me fino ad allora ignoti Pit Er Pat, mi sono sentito catturato da quel ben noto impeto che, non fossi stato dov'ero in effetti (negli studios di una radio underground), avrebbe portato a usare più e più volte il tasto repeat. "3D Message", che solo dopo ho scoperto essere stato 'lavorato' con John McEntire, mi aveva fatto lo stesso effetto, per dirne una, del primo ascolto di 'Neon Golden' nel 2002: spiazza, culla, copre, fa attendere il cambio di marcia, caracolla infine al loop morbidamente sonico che abbiamo imparato a conoscere grazie ai Blonde Redhead. La nitida voce di lei ottiene subito controcanto, anzi, contromotivo, da lui, prima e dopo il florilegio di pianoforti andanti e ritmi puntuali, lasciando al finto-fratelloPace il munus di finire in bellezza. Uno dei pezzi più attraenti, con poco, dell'intera stagione. Le damigelle d'onore, in numero di tre, sbraitano casio impazzite e voce Makino ("Diamond messages"), inducono moderato headbanging clonato dalla traccia clou ("Hey, old man"), infine raccontano come immagini un viaggio esotico strumentale ("Take out the trash"). Sentieri paralleli all'indiepop classico, ma molto, molto ravvicinati, come una strada e il fosso di irrigazione ad essa attiguo.[E]
www.piterpat.com |
Money Can't Buy Music
We will all asphyxiate
(SL Records) |
Dopo l'ottimo "The Royal Theatre" il capo Ballboy Gordon McIntyre sembrava capace di qualunque cosa, ma un progetto elettonico l'avrebbero immaginato in pochi. E invece questa nuova libera uscita dai Ballboy - la seconda, dopo l'esperimento acustico di "The Sash My Father Wore" - è diventata realtà in tempi relativamente brevi. Come sempre, con Gordon bisogna dimenticarsi in fretta del passato e aprirsi a nuovi orizzonti, che nella fattispecie ("We will all asphyxiate") sono allegoria spaziale-musicale lofi, costruita a partire da ingredienti separati e comunicanti - base ritmica e spoken word - che si incastrano con rara perfezione. Gordon estrae l'anima da una apparentemente anonima linea di synth, regala piglio melodico a una insistente base ritmica e ci stampa sopra un cantato gelido ma partecipe sul rapporto tra amore e leggi gravitazionali. Ipnotico e quasi immobile, si incolla alle orecchie con facilità irrisoria. Sull'altra faccia, "We are all on our own when we fall" aggiunge fruscii in bassa fedeltà all'acustica di McIntyre, è fosca e generalmente più anonima, quasi a rafforzare l'impatto del lato A.
Tiratura limitata a 500 copie, ognuna delle quali contiene una frase di un racconto dell'autore, da ricostruire sul suo sito internet. La conferma di un talento con pochi uguali nella scena Scozzese.
www.moneycantbuymusic.com
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Boyracer
Insults and Insights
(Kittridge)
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Se qualcuno avesse pensato che fosse giunto il momento di una pausa per Anderson e soci ecco otto pezzi che arrivano a tranquillizzarlo (e non è tutto, aspettatevi un 7" da yellow mica il mese prossimo), interamente registrati dai coniugi Anderson/Turrell con pochissimi aiuti esterni. Ed è una piacevole sorpresa. Fra gli accessi d'ira e l'introspezione descritti dal titolo sta un EP equilibrato e compiuto, che fa tesoro della formazione a due equilibrando la componente acustica della band con le consuete sfuriate di chitarra: pezzi affilati, che si limitano a corteggiare il punk ispido dei Boyracer e si accomodano invece sul versante indiepop, fatto di pezzi inequivocabilmente legati alla melodia per quanto asimmetrici ("Smile On Cue"), come le Breeders dei tempi d'oro. Tutto risplende, forse perché Stewart lascia finalmente che i suoi pezzi prendano un po' d'aria: esemplare la precisione del congegno melodico/ritmico di "The Sadness in You", che introduce una fuzzed-out e precisissima cover di "Fast Boyfriends" dei Girls at our Best, e lo strumentale "Roubideaux", brioso e conciso esercizio in impeccabile stile C86. E anche il pop-hardcore di "Tell Me What You Want (Then Tell Me What You Need)" acquisisce un senso, degna e rumorosa conclusione di un lavoro più sfaccettato e gradevole di "Happenstance" e in generale la cosa migliore partorita dai Boyracer negli ultimi due anni. Ne riparliamo al prossimo disco.
www.boyracer.plus.com
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Friday Bridge
2
(Bedroom Recordings) |
Il secondo EP di Friday Bridge si colloca a metà strada tra meraviglia e disincanto. Gli ingredienti restano i medesimi dello splendido esordio su BKS, ma l'atmosfera che li circonda appare precocemente invecchiata: i pezzi, sino ad ora legati in egual misura a cliché anni 60 e indiepop, qui scelgono una difficile terza via, suscitando sensazioni contraddittorie. La maniera di porgere le canzoni di Ylva conserva una qualità fatata: nella consegna vocale innanzitutto, nella consistenza aliena e sottile delle tessiture strumentali-elettroniche che qui insistono più che in precedenza sulla battuta ritmica ornandola con la migliore imitazione d'archi possibile ("Le chevalier servant"); eppure qualcosa è assente, come se per la prima volta si notasse la mancanza congenita di sostanza che le scelte minimali di Ylva comportano, in aperto contrasto con la compiutissima formazione melodica dei pezzi. Ne esce un lavoro imperfetto, che prende atto della grazia formale dei pezzi Friday Bridge quasi con fastidio: brandelli di paradiso che si affacciano sul vuoto, come nel sottotesto di tastiere dietro "I think the snow saved me", la migliore approssimazione musicale di una foresta di ghiaccio. Sufficienza più che piena, ma forse aspettavamo questo disco con troppa ansia per non rimanerne segretamente delusi.
www.fridaybridge.tk |
Stereolab
Interlock/Kyberneticka Babicka/Plastic Mile
(Too Pure/Beggars Banquet)
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Riunione collettiva di tre singoli 7" di Stereolab licenziati da Too Pure/Beggars Banquet:
Interlock 7''
"Interlock", canzone che titola il primo dei mini di cui ci occupiamo, è la più prossima a quanto espresso, recentemente, dal gruppo in "Margarine Eclipse".
Invero colpisce nei propri inusitati e straripanti cambi di passo, mostrandosi ancora plausibile collage di memorie (di qualcun altro) sixtie space-pop.
Elettro-tunes di tastiere e chitarre, lounge pop di alta classe, armonie vocali di Laetitia puntualmente riconoscibili dai tanti estimatori o da chi più prosaicamente, segue Gane, Sadier e soci.
Saremo ingenui ma restiamo sempre sorpresi, comunque sedotti, dalle delicate trasformazioni di una "Visionary roadmaps".
Kyberneticka Babicka 7''
Plauso incondizionato suscita la trance ostinata di "Kyberneticka Babicka", aggraziato esempio di difforme sopravvivenza avant-pop che volteggia come vana figura fantasmatica e coniuga felicemente, tra istinti pop e forme colte, le età di Stereolab; quella più sperimentale e avanguardista delle raccolte "Switched On" col periodo delle allettanti raccolte di pastiche "Dots & Loops" e "Cobra & Phases.".
I due brani di questo 7" riflettono l'uno nell'altro, varianti reciproche, inseguimenti e ricognizioni mnemoniche d'un corpo su se medesimo: qui Stereolab hanno fatto compagnia ad... Einstein On the Beach.
Plastic Mile 7''
Nel duo "plastic mile" e "sunny rainphase", Stereolab reiterano il proprio miraggio di "antologia analogica", prisma dagli infiniti patterns sembianti, stesso istante eterno, saturo, ideale. Stasi di perfezione armonica, attraverso due figure di pop senza età che vestono fogge distinte e complementari, sempre beatamente vane, ora spacey, ora lounge psichedelica, ora krautrock.[F]
www.stereolab.co.uk |
The Priscillas
All My Friends Are Zombies
(Damaged Goods) |
Un opportuno sdoganamento di NME ha fatto sì che le Priscillas venissero adottate in egual misura dalla scena indie e da quella metal. Visivamente così artefatte da risultare sincere per contrasto, c'è poco che queste quattro ragazze uscite da un film horror di serie B co-diretto da Russ Meyer, tengono nascosto: sotto le pettinature cotonate e le divise in pelle c'è amore dichiarato per il garage e per la sua revisione eighties (con le Pandoras di Paula Pierce in prima fila) e per le sempreverdi Donnas, unite a un gusto per l'orrido kitsch che oggi va così poco di moda. Un anacronismo che rende istantaneamente simpatiche le Priscillas: la title track è colonna sonora da horror anni 60, con tanto di musichella d'atmosfera e urla in sottofondo, sepolta da sane e potenti schitarrate in bilico tra il garage più sbracato e il power-pop, a seconda dell'angolazione dalla quale le si osserva. Il retro "Should be me" è la stessa cosa, tolti i riferimenti macabri.
Già soprannominate "Queens of the comb age", le Priscillas saranno anche un esperimento folkloristico, ma questi due pezzi sono abbastanza divertenti da giustificare la velocità di Damaged Goods nel metterle sotto contratto. Speriamo non spariscano in una catacomba.
www.thepriscillas.co.uk |
The Schla La Las
Schla demos
(Truck Records)
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E'
evidente che le all-girl bands stanno prendendo possesso
della scena pop Inglese. Le londinesi Schla La Las,
cinque ragazze che cantano e suonano con abiti di scena
a metà strada tra le hostess degli anni 50 e le soubrette
di Broadway, giungono a differenziare ulteriormente
il genere aggiungendo alle armonie vocali un tocco di
decadentismo, come le Slumber Party in versione accappella.
Sei pezzi - cinque originali più una cover in accelerazione
di "Add it up" dei Violent Femmes che calza a pennello
il repertorio delle ragazze - che dosano naivetè e consapevolezza
e viaggiano con disinvoltura tra generi e contaminazioni,
dal garage alle Shirelles, dal surf-pop alle Slits,
scintillanti come un diamante grezzo. Se le Pipettes
sono un'ondata di entusiasmo improvviso, le Schlas conquistano
con un fascino più sottile e misurato, che evita volutamente
la commisione di nuovo/vecchio della band a pallini
e si adagia su un credibilissimo pavimento di ricordi
di impronta art-pop. Pigri esercizi declamatori ai confini
del musical ("Hawaiian"), garagepop ad inesorabile assimilazione
("Up For It") e un proto-anthem come "Are You Ready"
che fa il paio con la theme song (non presente) "The
beautiful Schla La Las" . L'anello mancante tra Pipettes
e Priscillas.
www.theschlalalas.com
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The Library Trust
Build Your Own Snow Globe
(Static Caravan)
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Una certa ostentazione di nerdismo - espressa così bene dai cardigans (con la c minuscola) degli Housemartins - è parte integrante di ogni sana dieta indiepop. E' per questo che Robert Edwards, non contento di provenire da una piccola e sconosciuta città del Lancashire, sceglie un nome da secchione per il suo progetto musicale, coltivato a lungo tra l'interesse muto di un manipolo di appassionati e sfociato in questo bell'EP a sette pollici, che mescola memorie d'infanzia alla disillusione di un topo da biblioteca cresciuto. La musica di Edwards aggiunge però alla ricetta twee insospettate tinte fosche, che anziché attingere all'ormai abusato serbatoio goth, portano in dote una corrente malinconica e misteriosa alle gentili tessiture della chitarra acustica. Twin Peaks a Leamington Spa, la provincia inglese vista attraverso gli occhi di un ragazzo innamorato dei libri e osservatore di ogni stranezza, come esaurientemente descritto dalle immagini biografiche di "Harbour", accarezzata da un violoncello intriso di pioggia.
www.thelibrarytrust.co.uk
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Salvatore, Fabio, Enrico
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