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Kicker/The Butterflies Of Love/ Comet Gain/ Airport Girl
More Soul Than Wigan Casino
(Fortuna POP!)
E' servita una buona dose di coraggio - e di incoscienza - ai tizi di Fortuna Pop per inserire nel logo lo statement "More soul than Wigan Casino" (il soul-club più famoso d'Inghilterra, celebre per l'intensa promozione di quella meravigliosa sottomarca nota come Northern Soul). Ma oggi, dopo dieci anni di celebrata attività, possono permettersi di rivendicarlo con un certo orgoglio e di specificare che il soul è uno stato mentale più che una forma musicale. Se così stanno le cose, le quattro band progatoniste di questo strepitoso EP celebrativo devono aver raggiunto un più alto grado di coscienza nell'interpretare in perfetto spirito Wigan Casino quattro gemme soul d'annata. La palma dei migliori va senza discussioni ai Kicker che danno una incredibile scossa a "Since You Left" degli Inciters (presente anche sull'album d'esordio dei Kicker, in uscita per Track and Field), con la voce di Jill Drew sottile e acuta come una cantante country d'oltreoceano che sostiene uno stomper esaltante e una monumentale linea di basso (dirò un'eresia: vista da lontano ricorda "Freedom" degli Wham). Niente pop da cameretta: questa è roba da ballare. Talmente inimitabile e perfetta da relegare sul secondo gradino del podio - comunque altissimo - le tre band rimanenti: i Butterflies of Love che si dedicano anima e corpo a una versione (da) casalinga di "Two Lovers" di Smokey Robinson, i Comet Gain che ci ricordano da quanto tempo mancano dalle scene con la classica "If you ever walk out of my life" di Dena Barnes chiusa tra le mura di un pub e appoggiata alla voce di Rachel Evans dopo una birra di troppo (e con liriche aggiunte, per far incazzare i puristi), e infine i grandi Airport Girl più tenebrosi del solito che trasportano "Lipstick Traces (On A Cigarette)" sui titoli di testa di un film di Tarantino. Fin troppo facile eleggerlo singolo del mese.

www.fortunapop.com


The Montgolfier Brothers
Journey's End
(Vespertine & Son)

Certe formule non invecchiano mai. Specialmente quando fanno leva su viscere e stomaco, come quelle di Quigley e Tranmere, che ci hanno fatto pagare un album appena appena imperfetto come "The World Is Flat" con quattro anni di assenza. Pesanti, perché rivedere le copertine nero-fumo di Vespertine & Son è sempre un'emozione. Ma parlavamo di formule: Journey's End, unico pezzo di questo EP che ritroveremo sull'album "All My Bad Thoghts" in uscita ad ottobre, presenta altri otto minuti di emozioni distillate in maniera del tutto simile al passato, e altrettanto dolorosamente vive e presenti. Tranmere si è ormai lasciato alle spalle in tenebrosità il maestro Vini Reilly, e sul suo scarno tessuto di atmosfera e pianoforte Quigley canta con chiarezza quasi sovrannaturale nuove parole di amore lontano, di nostalgia incisa nella carne viva, che oltrepassano i padiglioni auricolari e rovistano tra i ricordi. Tutto è evidente sin dal titolo, da versi di agghiacciante quotidianità ("I miss you telling me how your day has gone") che materializzano la tristezza come solo Quigley sa fare. Senza fretta, eppure tutto vola via in un attimo sofferto. A seguire, Tranmer flirta con la cinematicità in "Bridestones Revisited" senza l'apporto del collega, che torna a sostanziare con la voce la lunga "Koffee Pot Blues" e la più linearmente arrangiata "Koffee Pot Brass", sorta di ode desertica tra ali di arpe. Poi i due capiscono di essere stati troppo serii e sulla allegrissima (!) base di "Operation Laff" offrono una serie di classiche diapositive da tour con dito medio alzato e birre in mano. Ma allora sono umani.

www.montgolfiers.co.uk



Math and Physics Club
Movie Ending Romance
(Matinée)

Appena nati e già portatori sani di quel classicismo pop che appartiene solo ai grandi, i Math and Physics Club bissano un EP di meraviglie simil-Lucksmithsiane con un singolo ancor più prezioso che completa un immaginario identikit della band: se la perfezione formale e la prodigiosa leggerezza di "Movie Ending Romance" sono degno e scontato seguito di "Weekends Away", l'aspetto più significativo di questa nuova uscita Matinèe sta nei sorprendenti rimandi agli Smiths riscontrabili in "Graduation Day", tentativo d'imitazione secondo solo a quello del buon Don Lennon ed altrettanto ben riuscito, tanto nello stile vocale di Charles quanto nel jingle jangle estremo delle chitarre sue e di James. La quasi perfetta cover di "You're So Good To Me" (Beach Boys), resa impeccabilmente a dispetto della limitata strumentazione paga i tributi al sole d'agosto, ma sono la forza pastorale di "White and Grey" e il suo delizioso arrangiamento per violino ed armonica a mettere la parola definitiva sulla band e a definire il suo status di stella di prima grandezza nel firmamento indiepop, tanto da far pensare che la classe del quintetto - per quanto ancora assolutamente "di genere" - possa espanderne la conoscenza anche agli ambienti esterni. Non capita spesso la fortuna di assistere alla nascita di band di questo calibro, quindi meglio prestare attenzione.

www.mathandphysicsclub.com



Luxembourg
Luxembourg Vs Great Britain
(Shifty Disco)

Vi consiglio di leggere la dichiarazione d'indipendenza che appare sul sito dei Luxembourg, fotocopia delle convinzioni di ogni gruppo indie di belle speranze in terra d'Albione (l'apatia dellle labels, le canzoni tutte uguali ecc ecc) e il cui orgoglio è di solito ridotto alla ragione dal primo contratto discografico. Mi gioco la reputazione dicendo che ai Luxembourg toccherà destino migliore, per tre motivi: hanno sperimentato l'ostracismo dei discografici sulla loro pelle autoproducendo un gran numero di demos, sono saltuari frequentatori di una delle etichette più hip ed alternative d'Inghilterra (Angular Recordings) e soprattutto hanno il coraggio di reiterare un simile manifesto ideologico nel loro primo pezzo per Shifty Disco (per ora solo download digitale, presto anche singolo per Dogbox). "Luxembourg vs Great Britain" ha una geniale idea di accordi in dissonanza e riesce a non sprecarla, costruendovi attorno una splendida pop-song che a conti fatti è uno degli ascolti più gradevoli del mese. Teatrali ed eleganti, stilisticamente vicini alla pienezza dei Pulp ma con maggiori inclinazioni poppettare, cantano "We've been very patient/we've been patronized" su una lussureggiante base strumentale, decisamente più lucidi rispetto all'autoprodotto singolo smitshiano "What The Housewives Don't Tell You", e colgono un anthem ai confini dell'epico per le generazioni a venire. Segnalano di essere stati paragonati a Smiths, Pulp, Suede sottolineando che "è tutto molto lusinghiero, ma non esattamente il nostro scopo. Vogliamo di più". Dipendesse da me, glielo darei. Subito.

http://www.luxembourgweb.co.uk



Grandaddy
Excerpts From The Diary Of Todd Zilla
(V2)

Il classico EP (ma con sette pezzi si può parlare di mezzo LP) inbetween albums per i Grandaddy ingarbuglia ulteriormente la già controversa transizione "pop" della band di Modesto: La "Pull The Curtains" che apre l'Ep è infatti estrema volgarizzazione del Grandaddy sound, chiassosa ed eccessiva, sovrastata da schitarrate moleste, e delle lente ma inesorabili trasformazioni dei Grandaddy è senza dubbio la meno gradita. E sì che anche stavolta a Lytle eran bastati due versi (pull the curtains on the day/sometimes it is the only way) sormontati dal solito coro (waa-aaaah) per trovare un pezzo potenzialmente micidiale, pur se meno duraturo del previsto. Tanta è la prepotenza di Pull The Curtains da caratterizzarlo come "singolo" trainante e mettenre in secondo piano i restanti sei pezzi, che fanno del loro meglio per smentire il definitivo decadimento della band: anzi, il loro evidente status di b-sides consentono maggiori libertà e rilassatezza smaterializzando in parte gli incubi dei fans: la proverbiale giostra di tastiere "At My Post" introduce i classici elementi del suono Grandaddy, chitarre che flirtano con melodie progressive su solide basi sintetiche e cori sbilenchi-ma-soavi; bello, ma in fondo tutto questo i Grandaddy l'hanno già fatto, e forse quel che manca loro oggi è proprio la capacità di reinventare se stessi. A maggior ragione sorprende dunque lo straight-pop di "Florida", svuotato d'ovatta, diretto e storto come nemmeno ai tempi di Under the western freeway e con un bel refrain pulito ed entusiasta senza alcuna forzatura. Non basta a togliere l'amaro in bocca, ma è pur sempre un barlume di speranza.

www.grandaddylandscape.com



My Enemy
Elil EP
(Vapen & Godis)

Come la maggior parte delle band svedesi, i My Enemy di Goteborg (tre: Leonel, Helena e Samira) hanno un'ottima descrizione per se' stessi: "laptop-pop groovy e triste che conosce tutti i vostri segreti". Dall'ascolto di questa meraviglia sotterranea intitolata "Elil" non può che arrivare una conferma: indiepop di studiata lentezza, la cui matrice elettronica è talmente poco ostentata da essere quasi irriconoscibile, e che cattura i sentimenti delle cose di tutti i giorni con irrisoria facilità: paesaggi solitari e relazioni soffocate sono i soggetti preferiti dalla voce di Helena Jaderberg, assecondati con infinita gentilezza dai due colleghi in virtù di un programming presente e delicato e di strutture melodiche circolari che accarezzano i pensieri in maniera irresistibile: "Don't Need" e "Can't Blame You" i due principali ricettacoli dello stile My Enemy, la conclusiva "Gronland" il pezzo più sincero e surreale, come i Postal Service in versione minimal-svedese, ma la cosa più particolare è "Gullvivas Koloni", la canzone che avrebbero fatto gli Ace Of Base se fossero stati un gruppo vero: conserva di ritmi giamaicani in un barattolo di marmellata indie. Perfettamente calati nel contesto indiepop di Goteborg, i My Enemy offrono in Elil una ostentazione di naiveté e talento quasi esagerata: sappiano che da questo momento in poi ci si attende moltissimo da loro.

www.myenemy.tk



The San Marinos
Half A Million EP
(Music is My Girlfriend)
Se pensate di averne abbastanza di tweebands svedesi beh, sappiate che qui siamo ben lungi dall'aver finito di parlarvene. Tocca ai San Marinos, tenerissimo duo di Stoccolma che dice di ispirarsi a Timbuktu (chi se li ricorda) e all'autoctono Doktor Kosmos per costruire pezzi con basi elettroniche di evidente matrice casalinga aggiunti di sottile e sprintata voce femminile. "Half a Million2 è il pezzo che definisce gli scopi di Anna e Daniel, a capicollo lungo disegni colorati a pastello, con una melodia sintetica ed impertinente a farsi strada in mezzo ai beats più rudimentali del mese; "We're beautiful" è una specie di replica in fedeltà ulteriormente ridotta, un po' persa nel suo stesso caos, "Lift Me Up" si preoccupa di rallentare i bpm e prova una candida pop-song al caramello, disturbata appena dalla registrazione approssimativa. Il pezzo che fa innamorare è però "Fire", che fa tanto sixties francesi: rime facili e cristalline, ritmo da fisarmonica con accelerazioni sbarazzine e la solita inestricabile approssimazione. Si sentisse un po' meglio, potremmo essere sicuri che merita di essere la canzone del mese, ma a questo punto è chiaro che tutto fa parte del gioco (che non è un gioco, nel senso che l'amatorialità è questione di sopravvivenza) e che la principale arma dei San Marinos, di fianco all'irrisoria facilità di accesso alle melodie, è proprio in questa naivetè ancor più ostentata che nella maggior parte dei loro connazionali. D'altra parte la finale "Give and take" prova a mostrare maggiori ambizioni e respiro ma crolla su se stessa, dimostrando che forse non è il caso. Adorabili, comunque. (grazie ad Enzo-Polaroid per l'opera di approvvigionamento)

thesanmarinos@comhem.se


The Revelations
You're The Loser
(Fierce Panda)
Per qualche motivo a lla Fierce Panda devono aver pensato che questo sia il momento giusto per i terzetti vocali femminili: le Revelations sono Sarah Vitorino (portoghese), Annika Magnberg (svedese) e Louise Masters (inglese), trio cosmopolita frequentatore di armonie da girl-group compromesse in maniera alquanto impegnativa da derive northern soul, aspetto che rende i loro pezzi più densi e profondi di quanto ci si potrebbe aspettare. Ciò non toglie che "You're The Loser", il primo croccante singolo scritto da Adam Howorth (Captain Soul), sia un veloce ed efficace esercizio a-là Ronettes rinforzato da tumulti d'organo, grooves sotterranei e puntualissimi cori, con la qualità aggiunta di non voler piacere a tutti i costi; ad accompagnarla, una densa "The Sound of Your Heart Breaking" eseguita dal vivo che abbandona le armonie in tre parti e si dedica anima e corpo alla materializzazione di elementi soul con impegno e passione che mancano a band più mature. Nel loro scopo limitato e nell'inevitabile derivabilità che comporta la formazione vocale a tre, le Revelations mostrano capacità interessanti, e soprattutto una confidenza con la materia sixties/soul che le rende credibili, bandendo ogni forzatura dai loro omaggi Spectoriani e rendendo non strettamente necessari i paragoni a quell'altro gruppo di tre ragazze di cui parlano tutti. Ma io no, nossignore, non stavolta.

www.therevelations.co.uk


Audrey
s/t EP
(Tenderversion)

Piccolo fenomeno della scena indie svedese, le Audrey sono un quartetto di Goteborg già incontrato fra i solchi della compilation Stereo Test Kit (che pubblica questo EP nel regno unito) capace di incantare con tessiture ipnotiche e dilatate, in bilico fra il fascino discreto di Bjork, le lunghe elucubrazioni notturne delle Electralane e l'impatto emotivo dei Meanwhile Back In Communist Russia, misconosciuta e geniale band di art-rock da Oxford. E' a loro che ho pensato sin dai primi secondi di estasi declamatoria di "Box, and Fights": canzoni che entrano sotto pelle quasi controvoglia, un glaciale disincanto in miracoloso equilibrio sui lentissimi movimenti della densa strumentazione (chitarra, basso, viola, tastiere) che dosa alla perfezione stille di emozioni e sudore freddo in maniera solo apparentemente semplice, arrivando ad incarnarsi in un pezzo di sublime (trip-)pop deviato come "Triumphal Arch", sovrastato da una sezione ritmica ondeggiante e da acute note di piano che fanno spazio a un cantato di fascino devastante. Descrizioni che ahimè non avvicinano nemmeno in parte la capacità di seduzione bastarda delle Audrey, band da innamoramento immediato. E per completare la riffa delle influenze, l'EP è chiuso da una bellissima cover ricca di fantasmi di "Helpless" dei Bear Quartet, altri anarchici capaci di inusitati slanci emotivi. Una delle più belle sorprese del 2005.

www.heylisa.net/audrey



Tokyo Eye
Vindictive 7"
(Vapen & Godis)

Delle Tokyo Eye e della particolarità dell'esistenza di riot grrrrls in terra Svedese avevamo già parlato qualche mese fa in occasione del primo singolo pubblicato dai nostri amici di Yellow Mica. Ma questa notevole replica su sette pollici ospitata da Vapen&Godis è già anni avanti al'esodio, mostrando una inarrestabile attitudine al crossover e una scientifica scelta dei punti di riferimento (a partire dalla citazione Slitsiana nel titolo): in "Rejection and Vindication", manifesto dello stato dell'arte Tokyo Eye, convivono il gusto rock'n'roll delle Runaways e l'urgenza delle Bikini Kill, la tensione ritmica delle Slits e i vocalizzi taglienti delle Sleater-Kinney, "Conversation" aggiunge alla ricetta il piglio punk-grunge delle 7 Year Bitch e così via, ma ridurre queste quattro ragazze ad un concentrato di citazioni - per quanto ricercate - è certamente riduttivo; hanno del talento, evidente dalla tiratissima e realistica cover di "Kiss Kiss Kiss" di Yoko Ono (da "Double Fantasy") e dalla incredibile convinzione che emana da ognuno dei loro pezzi: credono in quello che fanno e appaiono anche sinceramente incazzate. E se vi chiedete cosa abbia a che fare tutto ciò con l'indiepop, beh...aspettate qualche mese e lo scoprirete (speciale in arrivo).

www.vapengodis.com



The Go!Team
Are You Ready For More? EP
(autoprodotto)
"Thunder, Lightning, Strike" è stato l'album che ha frequentato con più assiduità il mio stereo in quest ultimo anno e mezzo. Perché oltre ad essere un disco oggettivamente buono per ogni stagione, il cut-up sonoro che lo contraddistingue trabocca di trovate geniali; in particolare "Bottle Rocket", con quel suo coniugare breakdance a-là Rock Steady Crew e la colonna sonora di un western di frontiera, è un piccolo e inimitabile prodigio di semplicità. Se ne sono accorti in molti, e anche ora che le cronache parlano di spettacoli dal vivo non memorabili (poteva essere altrimenti?) tutti si attendono qualcosa di grande da Ian Parton. Lui per ora prende tempo con questo EP distribuito per il tour australiano, una specie di aggiornamento in tempo reale sullo stato della band con tanto di news legali: se la "Bottle Rocket" qui inclusa vi sembra diversa dall'originale è perché la voce (campionata) della versione sull'album è stata rimpiazzata da un'altra (cantata) in ossequio alle obbligazioni legali arrivate insieme alla notorietà come un ospite sgradito, senza peraltro perdere un grammo della sua forza dirompente. Completano l'opera cinque pezzi, tra cui un solo inedito, che per i normalmente informati costituiscono comunque graditissima aggiunta: in particolare il duopolio organo-tastiere in mezzo al vento di "The Ice Storm", colonna sonora de I Sopravvissuti che amplifica il gusto cinematico di Parton, e "Hold Yr Terror Close", saltellante ed infantile esercizio per piano cantato dal batterista Chi Fukami che approssima il tweepop più di quanto fosse lecito sperare. Certo, il difficile viene adesso, ma prima che i Go!Team vadano ad ingrossare le fila dei rimpianti o a popolare le pagine di ogni giornale lasciatemeli godere ancora un poco.

www.thegoteam.co.uk

Salvatore