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Aerospace
In a Place of Silver Eaves
(Majestic)
Nuova sorpresa dagli svedesi Aerospace, che viaggiano allegramente da una etichetta all'altra e dopo gli exploit su Labrador (compreso un album solo del chitarrista Kristian Rosengren a nome Airliner) approdano alla Majestic con un bell' EP di rutilante popedelia secondo il modello svedese. "December slow" e" The great divide" sono esercizi di sixties pop assai fedeli ai cliché originali (in particolare ai Love di Arthur Lee) e dell'ispirazione usuale rimangono poche tracce, giusto nel gusto per gli arrangiamenti semplici e un po' naif. "You're much too young" recupera un po' il contegno del pop svedese, quieto e minimale, prima che "Tenderness is the plight of the weakerthan" esploda in pirotecnici fuochi d'artificio, come un pezzo dei Doors suonato dagli Eggstone. Gran bel disco, un po' strano ma molto maturo, ricco di suggestioni, nostalgia e soprattutto di bei pezzi. Si ha l'impressione che gli Aerospace abbiano lasciato indietro il resto del gruppo e si dirigano verso percorsi non necessariamente pop. Per il momento godiamoceli.

www.tromb.se/toby/aerospace/


Camera Obscura
Teenager
(Elefant)

Per certe band il tempo non passa mai. Una nuova etichetta (la spagnola Elefant) è l'unico cambiamento messo in atto dai Camera Obscura, che per il resto non si allontanano di un millimetro dallo splendido equilibrio raggiunto da "Biggest blues hi-fi". Pop glasgowiano che ripercorre con attenzione maniacale le orme di Belle & Sebastian (quelli con Isobel alla voce, ovviamente), e non potrebbero esistere cloni più adorabili. "Teenager" è una deliziosa pop song d'amor giovane dai vaghissimi afrori country, che si permette qualche evoluzione percussiva rimanendo incollata alla scansione vocale di Tracyanne: una meraviglia bissata dalle beatitudini di "I don't want to see you", desolata ballad con la voce che pare sul punto di spezzarsi e invece si abbandona con una punta di lascivia ad un filo di piano che potrebbe far diventare invidioso persino Mastro Murdoch. La conclusiva "Footlose and Fancy Free" affidata alle corde vocali di Gavin Dumbar (presumo) è un pelino meno impressive, ma il tutto rimane su livelli di assoluta eccellenza. Per l'album aspettiamo il 15 settembre.

www.camera-obscura.net



Ethnobabes
Thoughts on Barbecuing
(Perfect Pop Forever)
La miglior descrizione dei finlandesi Ethnobabes la fornisce il nome della loro etichetta: Perfect Pop Forever. Pop perfetto che abita i quattro brani di "Thoughts on barbecuing": canzoncine veloci e allegre, senza pensieri, ideale accompagnamento per un giro al luna park di primavera. Cuori e fiorellini ovunque, sulla esile voce di Eivor Vindenes che trasforma ogni testo in filastrocca, su tastiere a organetto, sul bel jingle jangle di "The Tongue Song". Nei dieci minuti dell'EP si attraversa un solo umore, tanto da avere l'impressione di trovarsi di fronte ad un unico pezzo. E quando si arriva al quasi country di "Number Eight", il velo si solleva sulla storia di una reginetta delle scuole superiori dal flirt facile (diciamo pure un po' m*****ta), che finisce "stesa sul letto con il Numero Otto tra le mie gambe": una canzone dello Zecchino d'Oro corrotta con perfida abilità, trasportata di peso al festival indiepop di Bergen e intenzionata a farsi ricordare per sempre. Come il pop perfetto.

www.perfectpop.no


Clientele
House on Fire
(Merge)
Forse i Clientele potrebbero fare "questi" dischi per sempre e non sarebbe diverso dall'averlo fatto una sola volta. Del resto sia Suburban Lights che The Violet Hour sembrano inesauribili: non si danno mai completamente le loro melodie altromondiste, ma accennano indefinitamente. L'indefinito è anche l'infinito, e non si chiude su sé, ma continua a girare in cerca di un compimento la cui mancanza si rende presto autosufficiente. A noi non rimane che inseguirne la scia, o meglio, inseguirne l'inseguimento, in uno scorrere notturno di minuti tremolanti e quiete ombre, secolari come alberi, fruscianti come cracks e pops sul Disco Archetipale. Oltre alla stringata take two di "Jamaican Rum Rhumba" e all'ottima "House on fire", questo singolo annovera l'inedita "Breathing Soft and Low". Beh, sì, inedita, nonostante vi dirà mille cose che sapete già, e tutte belle. Tengo io il conto, voi chiudete gli occhi e scioglietevi pure. Magari riapriteli solo per godervi il video della title track, perfetta epifania di quello che le note non dicono. O che direbbero pure, se solo importasse qualcosa.

www.theclientele.co.uk


The Frenchmen
Powdered Blue 7"
(Shelflife)

Compilano un bel bigino C86 i Frenchmen da Sacramento, nati come cover band dei Talulah Gosh. Il loro sound odierno appare in verità più debitore verso il fuzz-pop dolceamaro di Rosehips e Flatmates, dei quali si dice propongano una fedelissima cover di "Tell me why". In questo sette pollici d'esordio per Shelflife allineano quattro pezzi acerbi e vivaci, che trascinano piacevolmente indietro nel tempo mentre graffiano appena le guance. Voci sbilenche e chitarre Ramonesiane suonate con la tecnica approssimativa imposta dal genere fanno tanta allegria, specialmente in "Hey Amelia", che paga il dazio dovuto a Miss Fletcher. Ci sarà tempo per crescere.



The Catalysts
(That's not) Telling the truth 7"
(Félicité)

Arrivano da lontano i Catalysts: per la precisione dal 1985, anno dal quale la tedesca Felicitè ha recuperato le registrazioni di questo sette pollici. La band di Glasgow annoverava tra i suoi membri Ulric Kennedy, che più tardi sarebbe passato ai Golden Dawn, con all'attivo due singoli su Sarah Records. Sarah che probabilmente non avrebbe rifiutato la pubblicazione ai Catalysts: siamo dalle parti del C86 più poppy e soft, dei primi Primal Scream; acquerelli pop con cori (maschili) sullo sfondo, chitarrine sbilenche e melodie fragili. Nonostante la sporcizia delle registrazioni (si tratta di un demo), "(That's not) Telling the truth" e "A sense of place" risplendono per semplicità e tenerezza pop: sarebbero stati due lati perfetti per un singolo di 15 anni fa. "Where will you go", più ritmata, con basso e sovrapposizioni vocali sfasate, fa pensare ai Cure in versione pop ma si spegne progressivamente e "Raining" è deliziosamente zoppicante, a dispetto di una registrazione particolarmente approssimativa. Prendetela come un'appendice a "The Sound of Leamington"; un 7" di cui innamorarsi poco alla volta.

www.felicite.de



Roy Moller
Maximum Smile 7"
(Félicité)

Decisamente più attuale la seconda proposta Felicitè del mese. Roy Moller, post-rocker nei Wow Cafè, veste i panni dell'interprete pop solare e nostalgico in due ottimi pezzi: "Maximum Smile" risuona di echi sixties ed ha tutte le caratteristiche del tormentone, con un refrain killer e un basso che pare quello di Pino Palladino. Piano e sitar (suonato da Stevie Jackson di Belle and Sebastian) accompagnano questa delizia in paradiso. Non da meno la B-side "David Niven", pop uptempo per chitarra ed organo che aspira alla benedizione, ed anche se il suono è un po' piatto l'esuberanza si fa apprezzare. Pensate ad un incrocio tra Paul McCartney e Sam Cooke che suona come i Bee Gees. Delizioso.
Due curiosità: Moller ha suonato in un paio di pezzi di B&S ("Seymour Stein" and "Chickfactor), che gli hanno dedicato il nuovo pezzo "Roy Walker", e vanta un passato nei Meth O.D. di Rob Smith, più tardi nei Golden Dawn con Ulric Kennedy (Catalysts, vedi sopra). Che coincidenza, eh?

www.roymoller.com



The Notwist
Lichter 12"
(Alien Transistor)
Chi attendeva con ansia il seguito di "Neon Golden" rimarrà verosimilmente deluso da Lichter, 12 pollici con quattro-brani-in-uno (tre originali e un remix a cura Console) realizzato dai Notwist per la colonna sonora dell'omonimo film di Hans-Christian Schmid: il gruppo tedesco smette infatti gli abiti dei glitch-popper e propone tre pezzi di elettronica minimale e loop pianistici, decisamente più adatti ad una colonna sonora. Meglio così, perché questo EP ottiene il non facile risultato di riaffermare le notevoli capacità dei fratelli Acher con le manipolazioni elettroniche: non c'è soluzione di continuità fra le tre composizioni che si insinuano senza sforzo nei centri emotivi e che anche lontane dalla pellicola riescono a trasmettere suggestioni a non finire: il cello di Sebastian Hess, gli incastri di archi in loop e note smontate di pianoforte sono quanto di più affascinante esista oggi in ambito minimal e paiono ambire ad una sorta di alta classicità electro, pura ed elevatissima. Guai a farsi scoraggiare.

www.alientransistor.de


Clearlake
Almost the Same
(Domino)
Se ogni tanto vi capita di leggere una recensione che utilizzi il termine "sferragliare" ma per una contingente mancanza di esperienza non riuscite a farvi venire niente in mente, le possibilità che vi si aprono sono due: o rievocate un paio di treni (e vi associate chessò la storica "Late for the train" dei Buzzcocks - ma va bene anche l'altrettanto onusta "Jumping someone else's train" dei Cure) oppure vi procurate questo "Almost the same" dei Clearlake. Sarà come se in primo piano nel vostro frenetico rammentare si materializzasse Morrissey a cantare quei pezzi. Hanno buone frecce al loro arco questi inglesi del sud, e ben più di questo singolo contenente due versioni (la seconda delle quali goffamente spacey) di "almost the same" e un inedito piuttosto scialbo, lo attesta l'lp "Cedars", che recensiamo in separata sede.

www.clearlake.uk.com


The Knife
You Take My Breath Away
(Rabid Records)
Abbiamo già detto meraviglie dei Knife nella Electrozone di qualche mese fa (n.3), ed eccoli con un estratto dall'ottimo "Deep Cuts" in formato dancefloor. Peccato che "You Take My Breath Away", con la voce di Jenny Wilson, non sia certo il pezzo migliore dell'album e nemmeno il più adatto alle piste, specie nel fiacco remix disco di Puppetmasters (incidentalmente, Henry Moore Selder ha anche realizzato il video del pezzo). Fa un po' meglio Emmon di AbnormalAudio, che conserva lo spirito originario del pezzo consegnandone una versione molto anni 80, solo con il triplo dei beats originali. Resta un EP non prescindibile, ma abbiate fiducia: ci rifaremo a fine novembre con la colonna sonora di "Hannah med H" ("A Different Way"), film di Christina Olofson il cui commento sonoro è affidato ai due torbidi fratelli.

www.rabidrecords.com/theknife

Salvatore ed Alessandro