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| Eh sì,
ci siamo accorti che senza una rubrica dedicata ai singoli
un giornale indiepop come il nostro era praticamente zoppo.
Ecco dunque la nostra selezione di sette pollici, CDS
ed EP (e forse mp3, chi può escluderlo?) mese per
mese. Nel caso ve lo stiate chiedendo, la barretta di
candito con la grossa "I" indica i nostri preferiti. |
Bearsuit
Jesus Will Spear You Through
The Heart
(Fortuna POP!)
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Nuovo
EP per il gruppo più orsacchiottoso d'Inghilterra, e lasciatemi
dire che è un'autentica meraviglia: le loro canzoncine
punk con le ginocchia sbucciate sono quanto di più irresistibilmente
futile si produca al di là della manica dai tempi dei
Pooh Sticks, e non fanno eccezione queste quattro (cinque)
gemme di pop lo-fi con voci urlanti e tenere. "Tiny Barnes"
è un delizioso pop-punk ornato da chitarrine impertinenti
e tastiere giocattolo, "Disembowel the demonkind" una
versione circense dei Delgados di Hate, per fortuna senza
orchestre impazzite sullo sfondo, "The weight of it" evolve
da un grezzo tessuto post-punk urlato in una breve magia
di fiati, "return of rotor" avanza e rotola a scatti e
c'è pure (ci credete?) una candida bonus track, che si
infiamma improvvisamente di riff allucinati. Come i Comet
Gain in una scatola di fiammiferi. Sarò melodrammatico,
ma ho l'impressione che ci sarà sempre speranza per l'indiepop
finché esisteranno gruppi così.
www.bearsuit.co.uk |
Pale Sunday
A Weekend With Jane
(Matinée)
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Contrariamente
a quanto accade da noi, in Brasile esiste una bella
scena indiepop. Sarà forse perché laggiù le aspiranti
bands abitano in posti come Jardinopolis (San Paolo)
anziché Rimini: prendete i Pale Sunday, splendido duo
attivo dal 1999 che dopo una manciata di singoli autoprodotti
approda alla prestigiosa Matinée. Odori di anni 60 e
80, devozione assoluta a Sarah e Creation, incantevole
purezza di suono e di linee melodiche, tra le più immediate
e irresistibili ascoltate quest'anno: "A Weekend with
Jane" è una leggera meraviglia per voce e chitarre,
e come gli altri tre pezzi di questo EP sta insieme
alle cose migliori di Field Mice ed Orchids, con menzione
speciale per la conclusiva e solare "The girl with the
sunny smile". Nella prossima compilation celebrativa
Matinée i Pale Sunday interpreteranno "Just Frieds"
degli Sportique. Da non perdere.
palesunday.cjb.net
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Oranger
April Skies
(Homesleep)
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Per
motivi che ignoro, è stato necessario acquistare
questo singolo da un negozio UK, dato che in Italia saremmo
stati costretti al notevole esborso di un abbonamento
al singles club della Homesleep per procurarcelo. Poco
male, perché gli Oranger sono ulteriormente maturati rispetto
ai già ottimi risultati di "The quiet vibration land":
con i tre pezzi di questo EP si spingono addirittura più
indietro nel tempo - di almeno un lustro - immergendosi
in una sognante psichedelia fatta di melodie avvolgenti
e sottolineata dalla costante presenza di tastiere analogiche.
Se "April Skies" odora parecchio di Traffic (John Barleycorn),
"Things I say" si ricollega alla matrice pop della band
con deliziose armonie affogate in tastieroni alla Quasi
ed è il pezzo migliore dei tre. Meno immediati ma più
profondi di quanto ci ricordavamo, gli Oranger riescono
a far risultare convincente persino lo strumentale conclusivo,
saltellamento elettronico condito da campionamenti d'archi.
Bella ricompensa per chi riesce a superare lo shock dell'orribile
copertina.
www.oranger.net |
The Liberty Ship
Northern Angel
(Matinée)
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I
Liberty Ship avevano un problema: dare un seguito convincente
a "I Guess you didn't see her", il magnifico singolo magicamente
sospeso da qualche parte tra Aztec Camera e Byrds che
lanciò in orbita la band di Nottingham l'estate scorsa.
Problema risolto, perchè "Northern Angel", pur senza raggiungere
le stesse vette di candore e anzi allontanandosi dagli
afflati folk del primo singolo, è un altro gioiello: si
presenta così timida e introversa che quasi non ci si
accorge della sua presenza, ma mentre procede aumenta
le concentrazioni di zucchero in tal misura da diventare
via via sempre più irresistibile, sino a quando chitarrine
e dolcissime armonie si impadroniscono di un finale quantomai
suadente. I tre pezzi di contorno confermano l'adorazione
del quartetto per le melodie Sarah venate di malinconia,
con il vertice di "Final Kick", cantato dalla voce sottile
di Rachel come una novella Amelia Fletcher e persino migliore
della title-track. Insieme ai Pipas, i Liberty Ship sono
la più bella realtà twee d'oltremanica. Aspettiamo con
ansia l'imminente mini LP per la Sunday Records. |
Little Japanese Toy
Calling Disused Numbers
(Star Harbour)
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Vengono
da Wakefield, nello Yorkshire, e sono la più bella sorpresa
dell'anno in casa Star Harbour. Se mi permettete il gioco
dei paragoni provate ad immaginare i Mogwai che suonano
il repertorio di Belle & Sebastian con i Notwist al banco
di missaggio. Tre pezzi meravigliosi di matrice indefinita,
sospesi tra suggestioni ambientali e improvvisi lampi
di concretezza: il filo di tastiere che si innesta in
"1 sunset", il pop corale e imperfetto che accende le
spoglie strutture di "Now I'm Better" sopra percussioni
marziali, i violoncelli interrotti da (in)giustificate
cacofonie elettroniche di "Calling Disused Numbers" mostrano
un suono in costante via di sviluppo ma certamente complesso
ed ambizioso: ci vuole del talento per tenere insieme
tutto questo. E come se non bastasse hanno anche un sito
internet che è una meraviglia. Ai LJT manca poco per diventare
grandissimi.
www.littlejapanesetoy.com
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The Unisex
Take Me Higher
(Star Harbour)
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Quando
una label inglese e fortemente localizzata (ad Oxford)
come la Star Harbour va a pescare gruppi in Svezia vuol
dire che anche l'ultimo tabù è caduto: che gli Inglesi
stiano per arrendersi al pop-rock scandinavo? D'altra
parte gli Unisex sono di Enkoping eppure la loro "Take
me higher" esplode di esuberanza british, "come gli
Stone Roses che suonano su un iceberg", secondo un
recensore inglese. Il loro è guitar-pop brillante e muscolare,
che anziché scegliere la strada del twee come i Radio
Dept cerca punti di riferimento più mainstream, dagli
U2 della scintillante "Magic Carpet", evocati soprattutto
dalla voce di Jonas Londe, all'incrocio tra Madchester
e Soundtrack of our Lives in chiave power-pop della title
track, per poi concludere il tutto con una ballata di
gran classe per chitarra elettrica e tamburino come "Sweeter
than sugar" che completa un gran bel trittico e rende
quasi inevitabile volerne di più. E' probabile che saremo
accontentati presto.
www.theunisex.net
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Simpàtico
Club Life
(Matinée)
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La
più australiana delle pop bands australiane (immaginate
i Triffids alle prese con l'indiepop) sceglie un titolo
azzeccato ma forse troppo ambizioso per la title-track,
che contamina pop ed elettronica con il candore di chi
non è abituato a troppe manipolazioni di studio: ne esce
una dolce canzoncina condita da drum machine che vede
Jason Sweeney tornare ai tempi degli Sweet William, ma
con un pezzo un po' fuori fuoco: Magnetic Fields è lontano.
Fortuna che i restanti quattro pezzi tornano alla ricetta
familiare, con chitarre e tastiere a fondersi in un atmosferico
melange. Melliflua "Inseparable", divertente "Garden Greene",
ma è "Self-Conscious" la vera club-song del lotto, esercizio
di classe e d'atmosfera tra New Order e Bryan Ferry prima
della senilità. E l'esplosiva "First and last waring"
trova infine il perfetto equilibrio degli elementi e riverbera
lungo plin plon di xilofoni e voci effettate.
pleasurecraft.va.com.au/simpatico
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Salvatore
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