The Pipettes
School Uniform/It Hurts 2 C U
Dance So Well
(Unpopular)
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Contrariamente
alle apparenze, le Pipettes non sono tre-ragazze-tre in
costumi di scena che cantano in coro. O meglio, non sono
soltanto questo. La backing-band che le accompagna,
lungi dall'avere funzione ornamentale, è la base di operazioni,
il genio che lavora nell'ombra e aiuta a definire etica
ed estetica del progettto Pipettes: un girl group
capace di ricreare la magia del Brill Building pop in
technicolor, il cui appeal - fisico ed armonico - sappia
indurre al ballo e all'allegria più futile. Tutto il contrario
del cool metropolitano che fa copertina di NME.
Un esperimento da scuola d'arte insomma, ma trascinato
da un entusiasmo che in pochi mesi ha prodotto un repertorio
di sorprendente maturità e freschezza. Questo primo singolo
fa tutto il necessario in poco più di tre minuti: "School
Uniform", 128 secondi di cori su basi di tastiere impazzite,
voci che si sovrappongono in un ripetuto gioco di specchi
travolgente ed irresistibile; "It Hurts 2 C U Dance So
Well", un minuto di dancefloor alternativo, sorta di scatola
magica che dilata spazi e suoni simmetrici, esplosivi.
Due canzoni da sorriso ebete: le Pipettes sono la dolce
morte di ogni indiepopper.
Ci fermiamo qui, perché non è certo il caso di tirare
le somme: il primo singolo delle Pipettes è adorabile
come da copione, ma siamo solo all'inizio.
www.thepipettes.co.uk |
Jens Lekman
The Opposite Of Hallelujah
(Evil Evil)
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"Jens
Lekman trasforma in oro tutto ciò che tocca". c'è parecchio
di vero in questa frase uscita fuori da uno scambio
di mail redazionali di Indiepop.it., tra Enrico e il
sottoscritto. Nonostante la quintessenziale classicità
degli ingredienti musicali, l'arte del giovane svedese
Lekman sorprende costantemente, in virtù di qualità
cromatiche e doti luministiche singolari, in morbida
evidenza. Prendete ad esempio queste recenti quattro
composizioni, di classica semplicità e disarmante purezza.
Concepite per vivere assieme, una in funzione dell'altra,
vite libere in spazi angusti.
Sulla prima, prodigiosa "The Opposite of Hallelujah"
Jens vola. Un'aura fiabesca, una solenne classicità,
che riserva sorprendenti transizioni in uno strings-sussulto
a seguito al chorus; ad agitare un poco candide
acque lacustri che indubbiamente producono e alimentano
questi suoni. Le aspettative amorose dette su "this
is no time for breaking us", in quell'aura invernale,
natalizia, direi, sembra trovar vita e ragione dentro
una novella di Dickens.
Se "I don't wanna die alone" è cerimonia madrigale tra
sax, chitarra e archi cosmici dalle imponenti vibrazioni,
"Love is still a mystery" si porge e rappresenta gentilmente,
un soul che modula sfumature leggere e tonalità atmosferiche,
che gradua corde acustiche, trapassi di pianoforte.
Dopo un esordio valido ma non all'altezza dei precedenti,
sublimi ep e demo casalinghi, ero onestamente in attesa
di rassicuranti conferme da parte del talento svedese.
Ebbene, eccomi servito, puntualmente emozionato. [F]
www.jenslekman.tk
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Acid House Kings
Do What You Wanna Do
(Labrador)
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Nel
contesto del mutante indiepop svedese gli Acid House
Kings fanno la figura dei tradizionalisti. Per il loro
piegarsi ai tempi e ai molteplici progetti di Johan
Angengard, per l'usanza di pubblicare un album ogni
cinque anni, ma soprattutto perché il loro soft pop
costituisce da sempre l'offerta più classica di Labrador.
Questo EP rompe però tutti i codici: spezza la periodicità
delle uscite e ripropone gli AHK con inusitata freschezza.
Cinque canzoni che costruiscono con i familiari mattoncini
pop melodie colorate, disarmanti esercizi di primavera.
La bellezza sta tutta nell'attesa, nelle vocali sollevate
in punta di strofa di "Do What You Wanna Do", nella
voce di Julia che sussurra seminascosta dal tamburello
in "This Heart Is A Stone", nella sottile malinconia
creata dalla contrapposizione delle due voci di "Drama
Inside", senza una sbavatura e con la solita grazia
formale. Ogni strofa sfocia in un refrain anticlimatico
sino al capolavoro "Come Josephine", gemma romantica
consegnata alla voce di Julia che apre la porta a brevi
e deliziosi inserti di chitarra; bossa immaginaria su
un basso aereo il cui primo verso ("come Josephine,
come-come on right in") persiste in maniera irresistibile
nella memoria, tanto perfetti sono il congegno melodico
e la sua messa in opera. Prodigioso.
www.acidhousekings.com
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The Pathways
Productivity
(Recommended If You Like) |
Qualcuno
ricorda i Pavement prima che diventassero un fenomeno
generazionale? E sa cosa li rendeva così speciali? I
Pathways sì. E sta tutto in questo 45 giri a base di
slacker pop di provincia obliquo e umorale, ricco di
stonature a volume obbligatoriamente basso.
La mancanza di ambizione riveste i tre pezzi qui presenti
di un'aura romantica ed essenziale. E' come se i Pathways
suonassero per inerzia, sul punto di mollare gli strumenti
da un momento all'altro per andare a bersi una birra,
eppure "Productivity" è uno di quei pezzi che si infilano
sotto pelle poco a poco diventando irrinunciabili. Accordi
di perversa tenerezza avanzano incerti e sfociano in
un refrain sottile, quasi commovente nella sua non ostentazione,
che infine sputa la parola chiave con impeto liberatorio:
productivity. Impacciata ed adorabile, come un
disegno scarabocchiato a matita, racchiude lo spirito
di quel pop adolescenziale che esiste a dispetto della
virtù tecnica, l'urgenza timida dei 18 anni. E anche
i due brani sul retro, nella speranza di passare inosservati,
giocano senza ritegno coi sentimenti: "Helen's Housewarnings"
è una versione stripped down di Summer Babe,
Bruchstück Eins (?) sta su una scala discendente di
piano che toglie progressivamente luce al pezzo e invita
qualche accordo di chitarra nel buio. Bellissimo e scombinato.
www.thepathwaysrock.com
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Marcho's
Marcho's
(Macaco Records)
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Presentammo
mesi fa
i talentuosi macachi di Mestre come rabdomanti
di talenti e acuti produttori, oltre che suonatori in
proprio. Ebbene, con l'uscita del primo singolo di Marcho's
non si smentiscono: "Mal di testa" è micidiale, un crasso
pezzo di pop elettronico cadenzato, al-loop-ato, ubriaco,
deviato, strafottente e per ciò stesso irresistibile.
Va stretta qualsiasi allitterazione, quella che lo vedrebbe
un Capossela a pieno regime che si sovrappone ai ritmi
dei Maniaci Dei Dischi, o altre consimili. Il sicuro
radio appeal del pezzo niente cede in centimetri alla
grossolana idea di svendita: cosa gli impedisce allora
a di essere un tormentone? Forse i limiti nel budget
spendibile, di certo il coraggio di serbare simili operazioni
a tradimento a chi ha la cura di andarsele a cercare
(8, voterebbe l'enofilo Gianni Mura), può darsi anche
la lunghezza di quattro minuti, forse eccessiva ad un
pezzo che già nei primi 2:30 dimostra tutto il suo potenziale.
Marco Mossuto abita in una provincia di frontiera, fra
il refosco e la slivovitz, e compone al pc come la sua
generazione per prima sperimenta; Alberto Cozzi (voce,
basso, autore e capo area dei Travolta) si presta
agli arrangiamenti e alla scanzonatura: assieme fanno
Marcho's, navetta aliena che si accerta dello stato
degli uomini e poi torna serafica nel suo mondo fatto
di note dondolanti e tanto, tanto vino. "Addio, sono
arrivati / gli umani" (Mauro Corona) -Minori emozioni
solleva la b-side "Una mia ossessione": Bennato sdrucciolo
virato rumor bianco, una zanzara sintetica di campioni
e scricchiolii che usa lo stesso stratagemma dello smashing
hit, ma per sue qualifiche fintoimpegnate non riveste
il medesimo tiro; anche se in combinata con la ghost
track di videogiochi paleo non scalfisce per niente
il peso lampante di "Quando mi alzo la mattina presto
/ sento nella testa solo la-la-la.". [E]
www.macacorecords.com/marchos.htm
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Pia Fraus
Mooie Island EP
(Seksound) |
Piccoli
estoni crescono. E piuttosto bene. Hanno un bell'aspetto,
soprattutto in "You look fine", la perla che apre questo
ep sulla nuova etichetta privata Seksound. Come un sogno
marziale essa incalza dal primo secondo cavalcando uno
tsunami chitarristico fermo s'un accordo e una sua sotto-variazione.
Voi sapete in queste occasioni che tipo di danni possono
fare la seconda chitarra ed il basso sfruttando l'energia
devastatoria della metafisica. rimanete lì impotenti
ad assistere al vostro annichilimento sensoriale e pregando
che tutto finisca prima possibile e pregando che il
tutto non abbia mai a finire. Sembrate quasi Madame
Bovary. Gran bel pezzo, mantra elettr'onirico d'ultima
generazione. Peccato il resto sia meno d'impatto e più
di mestiere: nella title-track vi sembreranno all'opera
i My Bloody Valentine di Ectstasy and Wine non in questo
o quel dettaglio, ma in proprio-tutto tranne che in
composizione. "Tähetorn" non so che voglia dire ma sfiziosamente
prosegue sulla stessa via senza dire una parola, o facendola
dire a synth e drum machine, compendiando Kraftwerk
e Magazine (Definitive Gaze?) in un gesto solo. "Hello
Hell" biascica di nuovo come Kevin e Bilinda, sensuosamente
e senz'amore. Nella conclusiva "My landlord is trying
to kill me" al solito deliquio di rumore gentile segue
istallazione ambiental-minimal di discreta suggestione:
cosa ci fa William Basisnki lì!? Non lo so, ma fa il
suo effetto e lascia un buon sapore e molta curiosità
per il prossimo passo. [A]
www.piafraus.com |
Weirdo
26 Minutes
(I Wish I Was Unpopular) |
Delle
numerose proposte I Wish I Was Unpopular (sottoetichetta
di Unpopular dedita a graziosi mini-CDR) i Weirdos sono
indubbiamente la più prossima in dignità alle uscite della
casa madre. Costruendo immagini familiari ed aggrappandosi
sovente ai ricordi, il gruppo dell'Isola di Man presenta
cinque canzoni - più una bella intro a tema - perfettamente
compiute, sia quando avanzano incespicando fra una frastornata
linea vocale e vaga popelettronica ("Slow Coma") sia che
si dedichino a rarefazioni scientifiche per poi sprigionare
magnifiche armonie della buonanotte ("All for you"), sia
che spingano a sorpresa sulla forza delle chitarre in
un inarrestabile crescendo dream-pop ("Rothko"). Un suono
soltanto apparentemente dimesso, perché i Weirdo non hanno
bisogno di alzare la voce: sono una popband ritrosa e
soave che trattiene la componente elettronica al servizio
della costruzione dei pezzi, la cui offerta è di forte
impatto nonostante si muova frequentemente in spirali
anziché in linea dritta. Sul finale di "Lime Street" sembra
di sentire gli Human League con gravi problemi motori,
"A Minute Too Long" seppellisce nel mix la linea vocale
senza farle perdere un grammo di forza. Magnetici, non
in virtù di chissà quale artificio, ma della semplice
bellezza dei loro pezzi.
www.weirdo.org.uk |
Lucky Luke
Fear Eats The Soul
(Invada Records) |
Le
qualità dell'entusiasmante esordio "Simon Of the Desert"
suggerivano una forte presenza psichedelica dietro le
delicate tessiture folk dei Lucky Luke, ma questo secondo
singolo - anticipatore dell'album "Patrick the Survivor"
in uscita a fine maggio - racconta un'altra storia. "Fear
Eats the Soul" pare malmessa e disordinata, quasi una
vacanza dalla sensibilità standard come quando Belle&Sebastian
cantavano "Legal man. Ma gli intenti di Simon Shaw e soci
sono altri: proporre distillato di folk purissimo, nel
quale la dimensione corale è elemento necessario alla
riuscita almeno quanto una produzione volutamente datata,
che cita esplicitamente i Fairport Convention di fine
anni 60. Paganesimo folk, con violino e flauto coperti
dai cimbali, esplosioni di gioia contadina ad un universo
di distanza dall'etilismo politico dei Pogues. Una filologia
essenziale e diretta che si rifà alla purezza della tradizione
folk, alla sua dimensione comunitaria. Intenzioni che
vengono reiterate dai due retri e però risolte in breve,
come veloci dipinti su pannelli di legno; solo la ninnananna
necrofila "Bury my heart at devil village", concede nuovo
spazio alla narcosi, ma senza perdere il forte messaggio
di un disco che è quanto di più lontano dall'attualità
ci si potesse aspettare. .
www.luckyluke.co.uk |
Black Nielson
Love song to Chan Marshall
(Bru-Ha)
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Il
NAM uscito dalla porta rientra dalla finestra con questo
delizioso singolo di pura brughiera britannica: gli
anni di gavetta -seguiti passo passo da John Peel- sono
evidentemente serviti a Michael Gale e ai suoi per affinarsi
e presentarsi al mondo con un pezzo che già dall'amorevole
intestazione (Chan Marshall altri non è che Cat
Power…) ha tutte le carte in regola per farsi
apprezzare: partenza intimista, voce persistente anche
se non stentorea, tronco e accordi pensive pop,
crescendo finale a sfiorare lo scioglimento della tensione.
Praticamente il pezzo che Chris Martin avrebbe scritto
se la divina Gwyneth -a proposito di celebrità-
gli avesse voltato le spalle… la canzone scritta
in viaggio per la Cornovaglia, estremo rifugio delle
anime inquiete, ha fra i corollari una "It's always
a parade" che sciorina le solide radici piantate
dal quintetto di Winchester nel folk rurale d'oltremanica,
proprio mentre esce in Australia (per Low Transit Industries)
l'album intero. Il singolo intanto appare come un bocciolo
di rosa che la scontrosa Chan magari apprezza senza
darlo a vedere, e che incorona i Black Nielson come
accreditati palafrenieri delle orme dei sempre validi
I Am Kloot: uno dei modi più indolori e graduali
di iniziare la giornata…[E]
www.foreignaffairs.it/press/blacknielson/index.php
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The Morningsides
Summer Song
(Recommended If You Like)
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Dalla
stessa etichetta dei Pathways, i Morningsides scelgono
un approccio contraddittorio, che declina da solari
forme anni 60 verso il power-pop della decade successiva
ed è ammorbidito da una propensione indie ben manifestata
dalle liriche. E così il r'n'r agrodolce urlato nel
microfono di "Summer Song" lavora a un doppio livello:
odora di olio solare e sabbia e pretende di farvi ballare
mentre racconta storie di suburbana apatia giovanile.
La semplice struttura ritmica e il rapido coinvolgimento
ne suggerirebbero un godimento immediato, ma la scelta
è vostra. Il retro "A Mole Hill Is A Mound" sta sullo
stesso arco temporale e aggiunge un pizzico di ironia,
indierock che flirta con ombre rock/blues indossando
un ghigno sarcastico (da antologia una stonatura del
cantante Johnny Dydo, che in apertura di terza strofa
miagola come un confidential singer ubriaco)
e insinuandosi con beffarda facilità nella memoria.
I Morningsides sono una felice anomalia: troppo spontanei
nel loro ammassare elementi di provenienza diversa per
qualificarsi come esperimento art-rock o ammiccare a
derive postmoderne, preferiscono agire ad un superiore
livello di immediatezza, e pur conquistando immediatamente
lasciano ampio spazio per il dopo. Da provare.
www.themorningsides.com
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Ninotchka
The New Drug
(download)
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Nuova
offerta dal gruppo più stiloso tra le unsigned bands
d'Albione, al quale tutti - noi compresi - continuano
a profetizzare inutilmente un luminoso futuro. Ascoltando
"New Drug" non si fatica a capire perché: ha il tiro del
pop più becero, è sfacciatamente sensuale e porca miseria,
ha persino una sezione cantata in francese! Sul giro di
chitarra (campionato) più irresistibile della settimana,
Karen soffia come una cantante norvegese che abbia preso
lezioni da Sarah Cracknell, la voce ridotta a un filo
di seta sino ad un inserto centrale che fa tanto Supertramp
(!) d'annata. Pop da Eurofestival, Human League con innesti
di Abba, musica al suo massimo di depravazione commerciale,
ma evidentemente non abbastanza accorta da cogliere gli
umori del 2005.
Nell'attesa di scoprire se i Ninotchka sono troppo avanti
o troppo indietro (e se fanno sul serio oppure ci prendono
bellamente in giro) annotiamo il loro sincero commento
al pezzo ("a jolly song about nothing") e ribadiamo
ancora una volta che una chance discografica ai due prima
o poi bisognerà pur darla, e non un minuto troppo presto.
Il brano è disponibile per il download (a pagamento) dal
sito Shifty Disco, o in alternativa può essere
acquistato in un CD che raccoglie i primi tre demo dal
sito della band.
www.ninotchka.co.uk
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Les Aspirateurs
Les Aspirateurs 7"
(Felicitè) |
Mentre
Tom e Jane
godono gli ottimi risultati della vacanza americana, la
loro etichetta Felicité pesca da chissà dove questo terzetto
francofono, che secondo le sbrigative note biografiche
proverrebbe dalla tedeschissima città di Brunswick (la
stessa della Happy Couple).
Les Aspirateurs suonano come una garage band degli anni
80, intendendo con ciò che la qualità sonora dei pezzi
e i termini di paragone non appartengono alle ultime due
decadi. La matrice r'n'r è più evidente di qualunque disegno
pop, ma la spinta sull'acceleratore ritmico la dissolve
in una piacevole frenesia che rimanda alla leggerezza
dello yè-yè francese e ai suoi evanescenti pruriti. Uno
strumentale e quattro brevi pezzi cantati, tra cui una
piacevole theme song ("Nous Sommes Les Aspirateurs")
che frizza su giochetti di basso e la soprendente "Le
Feu Sur Le Car-Ferry" che impiega un'armonica a bocca
e si lancia a capicollo dietro chitarre frenetiche, unico
pezzo del lotto a sperperare solchi e minuti.
E' un piccolo miracolo che Les Aspirateurs conservino
ad oggi una simile freschezza d'ispirazione: è come se
fossero emersi da una cantina dopo 25 anni di buio, con
sfacciataggine pari all'irruenza. E allora l'indecisione
sugli accordi, l'occasionale chitarra spastica fanno parte
del gioco, suscitando sorrisi anziché disappunto. Curioso.
www.felicite.de/cite02/cite02.html
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Havana Guns
She Always Goes Down
(Cigarette Music) |
Tre
ragazze e due ragazzi di varia provenienza (Svezia, Svizzera,
Inghilterra) con base a Londra, gli Havana Guns esordiscono
con un 7" di buona fattura, che li inserisce di diritto
tra le leve minori del nuovo pop/rock "caratteriale" d'Albione
(si veda alla voce Long Blondes, che pure hanno ben altra
profondità). "She always goes down" è dark-guitar-pop
che si accomoda sul crinale del revival Blondiano e produce
morbidissime ombre new wave spazzate via da un refrain
ultramelodico, magnetico ed avvolgente che di fatto fa
la canzone. Lo dimostra il retro "Sister Brother" - sostanzialmente
lo stesso pezzo con un ritornello più irregolare - che
si avventura nelle morbosità del rapporto di coppia (We
belong to each other/like a sister and brother) grazie
all'inquieta tensione del binomio chitarre/tastiere ed
al cantato sporco di Susanne Aztoria, e va liscio verso
un torrido finale di organo. Le basi sembrano buone, la
personalità non tarderà ad arrivare. Entrambi i pezzi,
insieme alla pop-elettronica alla Eurythmics di "Vivan
Los Angeles" (solo su CDs), sono ad aspettarvi sul sito
della band.
www.havanaguns.com
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Salvatore,
Alessandro, Fabio, Enrico
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