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They Might Be Giants
Indestructable Object EP
(Barsuk)
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La recente - e splendida - raccolta "Dial-a-song" aveva il sapore di un epitaffio per i They Might Be Giants dopo quasi un ventennio di onorata carriera, ma evidentemente ci sbagliavamo. E per fortuna: John Flansburgh e John Linnell hanno probabilmente scoperto qualche elisir orientale, perché vi assicuro che questo EP è all'altezza delle loro cose migliori: dalla rimbalzante pop-wave di "Am I Awake" ad una rilassata e ortodossa cover Wilsoniana di "Caroline, no" passando per due assolute gemme di quel nonsense-pop che li ha resi famosi come "Au Contraire", numerello di energiche melodie rotolanti, con protagonisti Jodie Foster e Gandhi che giocano a poker (più il presidente Roosevelt) e "Ant", irresistibile marcetta pop con un'intera sezione fiati al proprio servizio che attraverso la storia di una piccola formica che prima si arrampica sulla vostra testa, poi diventa presidente e infine vi distrugge la casa, cerca di dimostrare perché è necessario non ignorare i propri problemi, con uno strano rapporto di causa ed effetto. Come al solito, di alcune cose si afferra il senso e di altre proprio no; quel che è certo è che i TMBG riescono sempre a strappare un sorriso. Un giorno ci spiegheranno dove le prendono, per ora constatiamo che i due John sono pìù in forma che mai e aspettiamo l'imminente album "The Spine", il decimo in studio. Meravigliosi come sempre.
www.tmbg.org |
Superpartner
Microfilm
(Autoprodotto)
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E' il caso di ridisegnare le mappe dell'Italia musicale: pensavamo che il Salento fosse solo un'inesauribile fucina di italico reggae/ragamuffin (dai Sud Sound System alla Chop Chop Band) e invece gli ultimi mesi hanno ribaltato ogni certezza. Dopo lo strepitoso esordio degli StudioDavoli ecco i Superpartner da Squinziano, evoluti in vera e propria band da un progetto di Francesco Lanferdini. Ai tempi dei sei pezzi di questo EP il gruppo era ancora un'idea (ci sono soltanto Lanferdini e la vocalist Giorgia Libardo), e ciò non fa che accrescere la meraviglia per un lavoro impeccabile e delizioso: i Superpartner partono da un percorso di fusione di elementi italo/anglofili non dissimile da quello degli StudioDavoli (dal cui singolo hanno preso in dote il nome): melodie, chitarre ed elettronica, ma la componente lounge è decisamente più asciugata a fronte di un approccio pop vivo ed esaltante. "Your Birthday" è un piccolo capolavoro di scintillante maestria indiepop, una veloce giostra tenuta in piedi da basso e tastiere impertinenti, ed è uno degli ascolti più piacevoli del mese; "A day on Mars" si esalta su un tempo bossato e offre squarci di soffici melodie elettroniche, "At Early Dawn" ammicca a certo easy italiano, ma è "Torture Me" a offrire uno squarcio delle enormi possibilità della band, inasprendo le chitarre con l'effetto di iluminare ancor di più il contrasto tra le melodie affilate cantate da Giorgia e il trapunto di tastiere+chitarre di Francesco. Messa insieme a "Your Birthday" sarebbe un perfetto 7" per il Labrador singles club. Bravissimi.
www.superpartneronline.com
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Jason Falkner
Bliss Descending EP
(Wreckchord)
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Che uno come Jason Falkner produca musica, l'incida, l'arrangi, la suoni tutta lui è uno dei motivi per cui al mondo vale la pena - in generale - di attendere del tempo, spendere dei soldi, e cantare e ri-cantare cento, mille volte, sotto la doccia, in macchina, a casa, la stessa melodia. Non mancate di farlo ascoltare anche alla vostra nuova ragazza, anche se ha dei gusti un po' più easy dei vostri; l'amerà certamente e voi salverete capre e cavoli. Ma non solo questo: io mi spingo fino a dire che Jason Falkner è uno strepitoso (e infestante) compositore di canzoni pop, un ottimo arrangiatore ed in ultimo, possiede i mezzi per incidere un sano EP (ma tanti straordinari lp alle spalle ed uno in arrivo) di sane canzoni di pop "grasso", alla Ben Folds, per dire. 5 canzoni, 5 successi, cinque chewing-gum sotto le suole della memoria. Quanti milioni di volte avete pensato di un gruppo che avete amato che l'ultraproduzione servisse solo a camuffare carenze d'ispirazione? Forse avete desiderato sentire reincisi i capolavori della medesima band con il fasto stereofonico di uno studio major? Beh, comprate "Bliss Descending" di Jason Falkner, poi andate a ritroso nella sua discografia e non fatevi troppe seghe mentali.[A]
www.jasonfalkner.net
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Sungover
Nixon EP
(Autoprodotto)
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Questo giovane quintetto del sud-est di Londra azzecca con "Nixon" un bell'accordo e ci costruisce sopra una canzone di pop leggero e un po' classico, leggermente colorato di soul, che fa venire in mente (specie grazie alla voce di Sarah French) certe cose dei Beautiful South: le (dis)avventure dell'ex presidente Americano si sciolgono in un refrain di morbida bellezza a cui basta farsi ascoltare un paio di volte per restare fisso nella memoria. E' una bella rilassatezza quella dei Sungover, il contrario di quella voglia di farsi notare a tutti i costi che contraddistingue tante giovani band d'Albione: mai sopra le righe , confidenti e capaci. La vocazione soul anni 70 è ribadita da "Shake Me", che è una sorta di rifacimento di "Sunny" (quella della pubblicità) con tastieracce da pianobar, il cui effetto kitsch è bilanciato da una esecuzione tanto energica quanto amatoriale. Più innocua la conclusiva "Wanting More", che assume le forme di una ballad al tempo stesso sostenuta ed elegante. Una band con buoni numeri, avvolta da un suono molto solido (due chitarre) e già sufficientemente matura, che ha solo bisogno di una bella spinta in studio.
www.sungover.com |
The Concretes
Say Something New EP
(Licking Fingers)
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I Radio Dept non sono gli unici indiepoppers svedesi a cercare fortuna oltremanica: i favolosi Concretes sbarcano ad Albione con questo singolo per il mercato inglese, e credeteci: pochi meriterebbero più di loro un paio di sessions da John Peel. Imperturbabili ed assolutamente unici nel plasmare una materia che è solo marginalmente pop, o soul, o qualsiasi altra cosa, i Concretes sono un oggetto quasi misterioso e poco classificabile, ma certo è facile lasciarsi assorbire dal loro suono stipatissimo di strumenti: ascoltare un loro disco è come entrare in una di quelle case da hippie con tappeti, drappeggi e odore d'incenso ovunque. La bellezza di "Say Something New", una cosa a metà strada tra i Low con un organo analogico e i Mazzy star con una sezione fiati, era già nota dai tempi dell'omonimo album, ma isolata da quel contesto vede risaltare le sue pigrissime forme, il bel cantato alla Hope Sandoval e quell'irresistibile gusto amarognolo che è il marchio di fabbrica della band svedese. Le tre b-sides fanno le b-sides, offrendo tre significativi squarci delle potenzialità della band: uno sparso esperimento country filtrato dalle lenti azzurre del quintetto ("Forces"), una disimpegnata pop song festaiola e carina nonostante i cambi di tempo e tono ("Sugar") e una cover tutta da ascoltare di "Miss You" degli Stones, divenuta un'ipnotica nenia che piacerebbe a John Cale. Menzione speciale per la voce di Victoria Bergsman, sempre più ammaliante: i Concretes oggi sembrano in grado di scrivere classici istantanei, e di piacere ad un pubblico ben più vasto dei soli affezionati. Speriamo bene.
www.lickingfingers.com |
The Clientele
Ariadne EP
(Acuarela)
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Semplicemente: non buttate i vostri soldi per questo ep. Sì, i Clientele sono ancora il gruppo il cui "The Violet Hour" ho votato come mio "disco del 2003" e questo è "Ariadne Ep". Inspiegabilmente strumentale per quattro/quinti, inspiegabilmente dimenticabile per quei quattro/quarti e riscattato solo parzialmente dalla conclusiva (piena, dispiegata ma ahimè poco incisiva) "canzone" a titolo "Impossible". E' una smaccante delusione, un lavoro che alza il tiro e cicca qualsivoglia bersaglio. Aprono i quaranta impressionistici secondi di preludio pianistico di "Enigma", e scorrono via veloci. Seguita "Summer Crowds in Europe", che non prova neppure a evolversi in una soluzione di senso musicale, e rimane ad arpeggiarsi per tre vani minuti. "The Sea Inside a Shell" saltatela a piè pari, perché consiste in 8 minuti e mezzo di due accordi di organo che non significano un cazzo e irritano senza scampo. (Scrivetemi una mail, vi prego, se non siete d' accordo, ma non tralasciate di spiegarmi perché dovrei sopportare dai Clientele, gruppo solitamente brillante, uno scimmiottamento così sciatto di La Monte Young nel 2004 e perché dovrei sprecare 8 minuti del mio tempo nell'invocare un'emicrania di cui non sento l'esigenza). "Ariane Sleeping", altra sonatina al piano, è aggraziata ma uccisa dai movimenti involontari dei nervi che smaltiscono il pezzo precedente, e, in termini assoluti non è niente di che. Conclude la gia citata "Impossible" che non è niente di che. Se questa musica è ispirata alle 8 Arianne De Chirico, beh, allora io il filo l'ho perso davvero.[A]
www.theclientele.co.uk
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Piano Magic
Saint Marie EP
(Green UFOs)
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Corposa appendice al recente album dei Piano Magic, che si affidano per l'occasione ai talenti di Vashti Bunyan, Alan Sparhawk dei Low, Ben Ayers dei Cornershop. Il risultato non si discosta molto dagli esiti recenti della band, il che equivale a dire che è eccellente. Nella title track, già ascoltata su "The Troubled Sleep of Piano Magic", la voce di Sparhawk si sostituisce a quella di Johnson ma cambia di poco il risultato: il cuore del pezzo sta nei silenziosi fuochi d'artificio sparati sotto forma di una insistente battuta elettronica che si innesta a metà brano su sparse tessiture di chitarra alla Viny Reilly. Inediti i restanti cinque episodi, divisi tra desolate esplorazioni di chitarra e archi sintetici su temi tradizionali (l'autoesplicativa "Fantasia on Old English Airs"), numeri di alto spessore emotivo fra tradizione inglese (la solenne e lirica "Dark Ages", forse la cosa migliore del disco) e folk ("Lalo") e un paio di sorprese finali: la lunga e scura "Wrong Turn", cavalcata in progressione trasportata in una penombra quasi Caveiana dalla voce di Sparhawk e da scelte strumentali insolitamente minacciose, e la conclusiva "Kind Theme", che - si evince anche dal titolo - è un tema gentile affidato alle mani dell'arpista svedese Linnea Malmberg, ultima arrivata dell'esercito di collaboratori dei PM. Un EP che conferma come i Piano Magic oggi sembrino avere solo certezze, in grado di soddisfare gli adepti con sforzo relativo. Buon disco, ma probabilmente non il punto migliore dal quale iniziare.
www.piano-magic.co.uk
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Peter Bjorn and John/Spearmint
Split 7"
(Beat That! Records)
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Split-single esclusivo per il mercato Svedese per gli Spearmint, che nell'occasione dividono il proscenio con i locali Peter, Bjorn and John. E nonostante si limitino a sfoderare due scarti di repertorio, Shirley Lee e soci dimostrano ancora una volta il loro talento: "Say Something Else" è caos di basso e chitarre in distorsione, con la voce di Lee che snocciola in mezzo al frastuono una serie di lamentele contro i film polizieschi e il cinema tutto; una cosa che sembra non avere via d'uscita sino alla comparsa di un refrain a due voci assolutamente meraviglioso, venti secondi che valgono tutta la canzone. La produzione lo-fi accresce la diversità del tutto, ribadita da una "Nothing", parimenti confusa e mal prodotta, che è come un ricordo dei pezzi migliori della band, ma ci si accontenta. I loro compagni svedesi per contro viaggiano su sonorità pulite e leggere, su tempi decisamente più accelerati e sixties-inspired: il migliore dei due pezzi qui proposti è "When you find out", piacevole numero d'altri tempi tra psychogarage ed Hollies. Tutto sommato, un singoletto da avere.
www.peterbjornandjohn.com
www.spearmint.net
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David and the Citizens
Graycoated Morning / Song Against Life
(Adrian)
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Torna il singles club Shifty Disco/Star Harbour, che dopo i disastri economici seguiti all'ultima esperienza si presenta questa volta sotto forma di spacciatore di mp3: un singolo alla settimana scaricabile dal sito Shifty Disco, previo un abbonamento annuale alquanto economico. Ottima iniziativa che speriamo venga seguita da altri, e valida soprattutto perché tra le prime uscite c'è questo singolo di David and The Citizens, la cui controparte fisica è pubblicata dalla piccola Adrian Recordings: una doppia A side (con due brani scelti da ognuno dei due album) che da un lato propone l'esuberante "Graincoated Morning", splendido esempio di indiepop solare per band a più elementi in cui strumenti, tastiere e fiati si fondono a meraviglia in un numero uptempo dannatamente catchy, e dall'altro la stupefacente "Song Against Life", vibrante canzone di amore disperato intensa ed avvolgente. Il miglior spot possibile al club e anche un invito a rispolverare dagli scaffali l'ultimo album di David and The Citizens, che qui abbiamo colpevolmente trascurato. E sì che sono svedesi...
www.thecitizens.nu
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Saturday Looks Good To Me
3 Song EP
(Polyvynil)
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Brevissimo (tre pezzi, sette minuti) interludio per la band di Fred Thomas tra l'acclamato "All Our Summer Songs" e il nuovo album "Every Night", che la Polyvinyl pubblicherà il prossimo Settembre. "Diary" riafferma ed anzi acuisce il gusto di Thomas per l'antiquariato, che qui si spinge più indietro degli anni 60 in una di quelle forme swinganti che piacevano tanto agli Squirrel Nut Zippers: battimani, fiati ed archi, gonne plissettate e balli in società. "When You Go Out Tonight" torna negli anni 60 ma si trasferisce in Texas per continuare a ballare su ritmi country, e "Girl of Mine" è una sorta di Spiritual-pop (come quelli che cantavano accappella gli Housemartins, ma con le chitarre) eseguito da un coro di Cowboy. Non siamo proprio ai livelli dell'album, ma il risultato è comunque valido. Ad accompagnare Thomas il solito eterogeneo stuolo di musicisti, tra cui Juan Garcia (Cornish in a Turtleneck) ed Elliot Bergman della band afro-beat NOMO, che sta accompagnando i Saturday Looks Good To Me nel loro tour degli States.
www.saturdaylooksgoodtome.com
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The Divine Comedy
Come Home Billy Bird
(Parlophone)
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Ancora indecisi sul giudizio da dare ad "Absent Friends", settimo lavoro a firma Neil Hannon, passiamo il tempo apprezzando questo doppio singolo, che dall'album estrae senza dubbio il pezzo con più potenziale pop: soggetto delicato e soavemente ironico, con Billy Bird, "international business traveller", in terribile ritardo per la partita di calcio del figlioletto. Bella storia e gran bella canzone, graziata da un arrangiamento elaborato ma mai pensate ed ulteriormente ingentilita dalla voce di Lauren Laverne (ex Kenickie) sul refrain. Sono queste le cose che riescono meglio a Hannon, e davvero non si smetterebbe mai di ascoltarle. Dei due retri, meglio "Idaho" (CD1), ovvero i Divine Comedy in versione Nick Cave, marcetta per batteria e voce sulla quale gli archi ricamano una melodia di bellezza triste e prolungata. Il Cd2 offre "Girl Least Likey", mood neopsichedelico con percussioni felpate, sospesa in attesa di un refrain che non arriva, e un demo della title-track a tempo più sostenuto e senza sovrastrutture, che in se' non è molto significativo ma offre un'idea di come le canzoni di Hannon possano migliorare del 200% dopo l'arrangiamento.
Resta il dubbio sul perché si dovrebbero comprare due CD singoli per ottenerne in cambio la miseria di tre canzoni, ma queste sono domande per i discografici.
www.thedivinecomedy.com
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The Ordinary Boys
Maybe Someday & Week in Week Out
(B-Unique)
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Sono una delle più probabili Next Big Things gli Ordinary Boys, quartetto di Brighton che oltre a prendere il nome da una canzone di Morrissey si avvale della produzione di un certo Stephen Street. Credenziali di tutto rispetto che hanno fruttato un paio di singoli pronti a far scattare sull'attenti i talent scout d'oltremanica. Il primo singolo, "Maybe Someday", sembra tuttavia guardare più ai Libertines che agli Smiths: carica estremamente aggressiva, chitarre affilate, accento alla Billy Bragg e un piglio melodico che fa tanto britpop. Sbraca un po', e nonostante il coro unanime di lodi, a noi non è piaciuta per niente. Molto meglio "Week In Week Out", che pur mantenendo la medesima impostazione è più equilibrata ed appetibile, e lascia il giusto spazio alle liriche intorno alle quali si modella un bel chitarrismo melodico: dovrebbe essere un più valido indicatore delle loro capacità. Nella media le canzoni di contorno, con menzione speciale per "Laughing from the Sidelines" (retro del primo singolo) che parla puro linguaggio guitar-pop. E' ancora presto per i giudizi, ma non toccherà aspettare molto, perché i Ragazzi Ordinari sono in studio con Street per lavorare ad un album in uscita a giugno. Happy doing nothing?
www.theordinaryboys.co.uk
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Ninotchka
Sunday Gangster / Queen Of London
(Autoprodotto)
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Lui (Yannick Muet) è un Parigino ex autore di testi di geopolitica, lei (Karen Holland), è una (gran bella) ragazza londinese di origini cinesi: il mix dei Ninotchka è potenzialmente esplosivo, ma qualcosa ancora non va per il verso giusto. Forse perché se la cartella stampa ti paragona ai Ladytron poi ti tocca essere all'altezza delle aspettative, o forse perché questi due ragazzi, al di là di vaghe citazioni alla pop-elettronica, non hanno ancora deciso cosa fare da grandi. Non che in questi due pezzi autoprodotti, disponibili in forma di download digitale (ma c'è in giro anche un CD-EP che aggiunge un brano ai due qui recensiti), manchino gli spunti di interesse: "Sunday Gangster" ha la glacialità dei Röyksopp, ma alla metà esatta si trasforma improvvisamente in un pezzo del tutto diverso e non troppo serio, tra Pet Shop Boys e Pizzicato Five; peccato che da due discrete metà non si ricavi una buona canzone. Fa meglio la rilassata eleganza di "Queen Of London", cantata da Karen con dolcezza quasi ipnotica sull'arrangiamento glossy del suo compare, che alle chitarre unisce il suono soffocato di una fisarmonica. Certo, per ora non si supera il binomio Saint Etienne/Stereolab, ma i numeri (e ad occhio e croce anche il look: aspettate che quelli di NME scoprano Karen) ci sono, manca solo un po' di personalità. E un contratto discografico. Una scommessina io ce la farei.
www.ninotchka.co.uk
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Tramp Attack
Oh! When The Sun Goes Down
(Must...Destroy)
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Onore alle etichette come la Must. Destroy che non sentono il bisogno di affermare ad ogni costo una propria identità. Dopo aver ospitato due gruppi antitetici come Darkness e January ecco i Tramp Attack, quartetto di Liverpool decisamente sopra le righe che concentra in tre pezzi le colonne sonore di Pulp Fiction, Le Iene e un'altra mezza dozzina di film. Country, tango e musica di frontiera guidate da "Oh! When The Sun Goes Down", un incrocio casinista tra i Coral e una band di Mariachi che non è male come potrebbe sembrare. Particolare anche "Holes in My Clothes", veloce country/western per banjo senza un motivo, e la conclusiva "Supreme Being" starebbe benissimo sui titoli di coda di uno spaghetti western. A metà strada fra cabaret da pub inglese e un immaginario USA di terza mano, i Tramp Attack sono un bell'esempio di postmoderno inconscio, e in questo loro secondo singolo non mettono nemmeno sul tavolo tutte le loro carte. Un album è alle viste, e chissà che non ci si capisca qualcosa almeno lì.
www.trampattack.co.uk
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Call Me Loretta
Tarnished Angels
(Dead Bees)
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Non proprio una novità, dato che questo sette pollici è uscito nel 2002, ma approfittiamo della recensione dell'album dei Call Me Loretta questo stesso mese per segnalare a tutti queste due canzoni, entrambe scaricabili dal sito della band, esemplari nel delineare il percorso musicale del quartetto francese. "Leafless mind" è un numero rumoroso assai che spiega due cose sulle intenzioni dei Call Me Loretta. Purtroppo è un tantino più confusa del necessario, e anzichè fondere a dovere muri di chitarre e voci sottili si limita ad appiccicarle l'una sopra l'altra, con risultati confusi. Rimedia sull'altro lato la bellezza invernale di "Tarnished Angels", che prima di essere qualsiasi altra cosa è una splendida melodia che pare scritta nelle corde vocali di Stéphanie Commenay. Un pezzo che si scorda di avere ambizioni e resta legato alla propria tristezza da una disarmante semplicità naif: solo chitarra e voce e lo scorrere della pioggia, una chitarra elettica che sovrasta temporaneamente il tutto e poi se ne va, lasciandovi soli, fuori, al freddo. Complimenti.
harmacy.free.fr
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Salvatore, Alessandro
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