Un pieno mensile di 7", CDs, EP ed mp3.

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The Lodger
The Duloks
Havana Guns
Utah Rangers
Screaming Mimi
Experimental Dental School/Blown Paper Bags
Strange Idols

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Found: Synth Like Minds (Aufgeladen Und Bereit)

L'etichetta tedesca A&B ci ha abituato a scovare dal nulla ottime band scozzesi, e i Found (nomen omen) non fanno eccezione: da Edimburgo, con un bell'album su Surface Pressure ("Found Can Move") già all'attivo e la dimostrata capacità di muoversi a proprio agio tra sound elettrico ed elettronico, mostrano ambizioni ben superiori alla fama locale, coronate da un sound che pare l'ideale per catturare l'attenzione delle radio inglesi. In questo vinilico "Synth Like Minds" - ode ai sintetizzatori vocali degli anni 60 dannatamente orecchiabile – interpretano una versione tastieristica dei primi Eels con contorno di belle armonie vocali e una sottile coda di elettronica frammentata, mettendo insieme il tutto con garbo e intelligenza. La label ci informa che è già il terzo estratto dal succitato album, accompagnato da due inediti decisamente sperimentali: "Pedro Had To Leave" è un piccolo ed ombroso esame di psicologia electro, "The Very Fabric" una clonazione del Prince di Kiss a 33 giri la cui cosa migliore è un finale di arpeggi elettrici/elettronici che ricorda financo gli Air di "Premiere Symptomes". Toccherà approfondire.

found.surfacepressure.net

Salvatore, 27/04/07


The Lodger: Kicking Sand/Centuries (Angular)

La serie di formidabili singoli dei Lodger da Leeds culmina in due brani download-only, eccellente antipasto dell'album ormai in dirittura d'arrivo (maggio). "Kicking Sand" è poprock sovraeccitato, indicibilmente allegro e sicuro di se', con le solite invincibili chitarre (ricche d'accenti western, persino) e il solito invicibile refrain, forse un po' più facile del previsto ma molto ben riuscita. Gli abitanti di Myspace già la conoscevano, ma è bello sentirla risplendere in alta fedeltà. Tuttavia, come spesso succede a questi campioni dell'understatement pop, la vera meraviglia sta sul "lato AA ", ed è una piccola perla agrodolce intitolata "Centuries", guitarpop acuto e rapido che ispessisce la voce su un refrain radiofonico sapientemente pennellato di malinconia.
Forse i pezzi dei Lodger ripercorrono con troppa puntualità le tracce dell'indiepop scozzese di mastro Frame e compagnia, ma la capacità di scrittura di Ben e quel piglio così drammaticamente sincero che non si ascoltava dai tempi dei Sea Urchins parlano direttamente al cuore e sono francamente incantevoli. Unico inconveniente: di questo passo non rimarrà niente da scoprire sull'album "Grown-Ups", prevedibile raccolta di sette pollici che Angular tiene in serbo da qualche mese.
Poco male: servirà almeno a chiudere il cerchio.

www.thelodger.net

Salvatore, 24/04/07


The Duloks: (I'm gonna follow your) Star trail (Art/Goes/Pop)

Come le sanno fare in Inghilterra queste cose non le sa fare nessuno. The Duloks sono tre ragazze guidate dalla Canadese Mar Sellars, musicalmente abbastanza spaesate ma capaci di conquistare sponsor e scritture grazie alla scelta di outfit colorati e combacianti: miracoli possibili solo in epoca di CSS (e non parlo dei fogli di stile), di cui le Duloks sono però copia molto, molto imperfetta. Dedite ad una modesta forma di elettro-pop-lofi tutt'altro che nuova ma sempre fresca - come le uova di gallina - sembrano ignorare i fondamenti delle sette note ma ciò non impedisce loro di scovare un pezzo killer come la title-track, semplice e diabolico mantra che avrebbe fatto la fortuna della povera Cannonball Jane, ingiustamente trascurata e adesso già rimpiazzata da queste tre sgarzoline. "Star Trail" vive di puro entusiasmo poppettaro appena scalfito dalla difficoltosa registrazione, ed è assai carina e frivola, non dovendo preoccuparsi troppo della durata (2 minuti o poco più) né della durabilità (scarsa, temo). Davvero poca cosa il contorno, dalle Le Tigre in versione nerd della simpatica "Boom Boom (Mormon Lovin' Momma)" alla confusa wanna-be disco di "Red Wizard Needs Food....Badly!!!", mentre "Bad Vegetarian" evitiamo financo di considerarla una canzone che è meglio.
Spiace un po' dirlo, perché loro sono simpatiche, ma il casino non può surrogare il talento.

www.duloks.com

Salvatore, 24/04/07


Havana Guns: N.Y.C.S. (Cigarette Music)

E' passato così tanto tempo (quanto, due anni?) che ho quasi dimenticato che gran pezzo fosse "She always goes down" degli Havana Guns: dark e ombrosa eppure così viva e agevolmente sexy in un modo che gli Strokes possono solo sognare, era il sound di New York come avrebbe dovuto essere in ogni momento. Peccato solo che gli HG con l'America non avessero nulla a che fare.
Ma aspettate, adesso sono tornati, e con una canzone costruita tutta sul primo verso di "Heroin" dei Velvet Underground – letteralmente (vi basta "I'm gonna try to find freedom If I can" come prima frase?). Metà dichiarato omaggio, metà pezzo killer, annerito e misterioso e denso in tutti i posti giusti ma con un hook liberatorio e micidiale consegnato dalla voce Bionda di Zoë Durante, "N.Y.C.S." (che sta per New York City Sky) è a dire il vero meno brillante del pezzo di cui parlavo sopra, ma rivisitare l'immaginario newyorchese che ispirò Lou Reed è una cosa che di solito fa impazzire la stampa UK, e nessuna band meriterebbe un po' di sana attenzione quanto loro.
Nonostante il titolo minaccioso, la b-side "I want to die" è pop sporco e sagace con chitarre scintillanti ed aggressive che completa a meraviglia l'opera. E' come se questi cinque ragazzi provenienti dai quattro angoli del mondo avessero preso ciò che è (era) buono della cosa r'n'r che ancora spopola in Albione e le avessero tolto tutti i pezzetti imbarazzanti, lasciando solo un nucleo di pura genialità pop. Vogliono ancora l'America. Io voglio che continuino così.

www.havanaguns.com

Salvatore, 05/04/07


Utah Rangers: Breaking your heart takes training (autoprodotto)

Romantici abrasivi, con quella sorta di sacro candore (finto? vero?) che circonda le popband svedesi, gli Utah Rangers sembrano una versione twee dei Dorotea, una band ipersonica sottile sin quasi a scomparire, capace di prendere la parte buona dell'elettronica senza lasciarsene infettare come un virus. Irrobustita la malinconia degli esordi senza bisogno di troppe lezioni in palestra, il duo svedese è oggi una indiepopband dancey ed in costante accelerazione, felice a dispetto dell'obbligatorio velo di malinconia che talvolta ne cela le forme.
In questo EP (già il quarto, ma è difficile tenere il conto: sono velocissimi anche a produrre) confermano e rafforzano tutto quanto di buono si sapeva di loro: si presentano fragili e impenitenti, come fossero appena usciti dalla cameretta dopo una jam session con Eisenhower in cui drum machine, chitarra e tastiere avessero messo a dura prova la tenuta degli amplificatori.
Con l'unica eccezione di "Winter suits", nascosta dietro strati di Korg come fosse cerone e in realtà un po' molesta, come un bambino troppo rumoroso a una festa di compleanno, i quattro pezzi di "Breaking…" presentano tracce di 90s indiepop USA senza inficiare le purissime caratteristiche nazionali. Ascoltare per credere, soprattutto la fulminante essenza primaverile di "March", chitarrina pop e ritmo frenetico che illustra il risveglio della natura e dei sensi senza bisogno di troppe parole e in meno di due minuti.
Menzione di merito per la copertina tennistica (ormai un classico indiepop).

www.myspace.com/utahrangers

Salvatore, 04/04/07


Screaming Mimi: Dorothy Millette (Phantom Power)

Screaming Mimi sono dotati di quella ineffabile Sheffieldness che si manifesta in: chitarre veloci, citazioni garage e new-wave, una cantante di petto e grinta, meglio se bionda. Non sembrano però accontentarsi delle banali fonti d'ispirazione dei colleghi cittadini, tanto che i pochi pezzi sinora centellinati dal quintetto non si offrono al facile gioco dei paragoni.
Meno incisive del brillante ed orientaleggiante esordio su Phantom Power ("Who is Louise?"), le due tracce di questo primo 7" in solitario evidenziano luci ed ombre del variopinto approccio musicale della band. "Dorothy Millette" è una cosa strana, e nonostante il gran lavoro delle chitarre e le pirotecniche tastiere è interamente definita dalla voce di Loretta Chantry, che oltre ad aggredirla con la solita grinta si prende il lusso di sovrainciderla di vocalizzi aerei che fanno pensare a bands dimenticate (e per un buon motivo) come i T'Pau. Pop anni 80 con un centro dark, ma enigmatico e sfuggente. La band saggiamente decide che il pezzo non deve necessariamente durare più di due minuti e lo pianta sul più bello – si fa per dire. Più coraggioso il retro "Bumblebee", istrionico pop/rock a tempo di valzer dilatato su una lenta struttura di chitarra/basso ripetitiva ma efficace, con riff che procedono in spirali sornione.
In verità si capisce ancora poco degli Screaming Mimi, il che ovviamente li rende ancora più interessanti. Scommettiamo ad occhi chiusi sulla buona fede.

www.screamingmimi.co.uk

Salvatore, 03/04/07


Experimental Dental School & Blown Paper Bags: split 7" (Cragstan Astronaut)

E' bello vedere che dopo tanto tempo (ne parlammo a fine 2005) i genovesi Blown Paper Bags non hanno perso un grammo della brillantezza e dell'imprevedibilità che caratterizzava il mini album "Arm Your Cameras" e che hanno un'esistenza discografica garantita anche senza il rifugio Suiteside. Nei due pezzi di questo split con gli Experimental Dental School offrono una reinterpretazione a velocità folle del krautrock anni 70 con introduzione danse ("Krautcore vs blogbore") insieme ad uno di quei numeri pazzerelli ed adorabili a cui ci avevano abituato, con voci tastiere percussioni e basso a correre a perdifiato lungo autostrade disco funky wave eccetera ("White Ties") con la benedizione dei Devo. Ed è difficile nella musica dei BDB cogliere inizio, metà, fine e qualsiasi altra cosa, ma ci piace e basta. Sulla breve distanza e a paragone della solidità dei Californiani EDS la prova della nostra band appare un pochino più leggerina del previsto, ma questo non intacca minimamente il primato di pura e istintiva creatività nel panorama poprock italiano.
Degli EDS che dire? Che hanno sbagliato webzine? Ma no, la loro noise-wave in forme libere e rumorose in fondo è solo un miscuglio di stili (dalla disco al prog) centrifugati a velocità soniche, ben fatta e simpatica (specie "Back paws do what they like" che sembra una colonna sonora delle serie animate Marvel dei seventies americani), eppure non credo lo stesso di avere orecchie per apprezzarli.

www.blownpaperbags.com
www.experimentaldental.com

Salvatore, 03/04/07


Strange Idols: She's going to let you down again (Modern Pop Records)

Giovani, carini e probabilmente (ancora per poco) disoccupati, gli Strange Idols sono un quintetto londinese di belle speranze che suona esattamente come dovrebbe suonare un quintetto di Londra ad inizio 2007 per avere speranze di fama e successo. Pop e chitarre jangly, accennate coloriture funky, una parte di Soul e una di Blondie, nostalgia nascosta per il pop anni 80. Un mix che porta fortuna, e infatti la title-track di questo secondo singolo è già stata uno dei pezzi forti di "The Kids at the Club", i cui curatori avevano evidentemente la vista lunga.
Per l'occasione la band reincide il pezzo con la produzione di Gareth Parton, che da signor nessuno s'è fatto rapidamente un nome lavorando per Memphis Industries ai dischi di Go!Team e – udite udite – Pipettes, peraltro senza sensibili miglioramenti.
"She's going top let you down again" sono i Lucky Soul e i Long Blondes spremuti in un bicchiere da cocktail: fiati e chitarre fondono alla perfezione in un tessuto dinamico ma austero su cui si innestano i "papapas" di Launette, talentuosa ed elegante frontgirl già iscritta alla scuola dei futuri trendsetter, mentre il testo rimesta nel torbido della rivalità femminile alla quale ci hanno abituato i cinque di Sheffield. A dire la verità noi preferiamo le chitarrine funky e l'allure Blondie della b-side "Berlin" in cui gli Idols si lasciano un po' andare e precipitano il loro sognante indiepop nella New York dei primi anni 80 con un effetto tanto straniante quanto notevole. Sarei tentato di dire che servirebbe una maggiore spontaneità, ma la verità è che per il momento gli Strange Idols sembrano cavarsela benissimo così: riescono a tenere insieme le molteplici componenti di un sound assai vario, ed è evidente che la loro proposta musicale non poteva capitare in un periodo più propizio. Mi domando solo se l'Inghilterra sarà pronta ai nuovi Lucky Soul prima ancora di aver consumato gli originali. Se sarà faida, non saprei per chi tifare.

www.myspace.com/strangeidols

Salvatore, 03/04/07