Un pieno mensile di 7", CDs, EP ed mp3.

Questo mese


Mutt Ramon
Sky Larkin
Hermitage/Rocktone Rebel
The Ladybug Transistor
The Amateurs/California Snow Story/Morning Bride
Lucky Soul
The Long Blondes
The Besties
The Hartmans

Archivio Singoli

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Mutt Ramon: Lasten Musiikki (Myhoney Records)

Come si fa a non amare Mutt Ramon? Con quelle copertine stramb, l'irresistibile humor, l'appeal immediato dei loro pezzi e soprattutto con l'attitudine di Neil e Simon, che sono troppo esperti per credere al sogno rock'n'roll eppure ci provano lo stesso. Avevano deciso di non suonare dal vivo per non sacrificare troppa parte della loro vita alla musica, ma poi hanno ceduto alla tentazione e infine alle lusinghe di Myhoney Records, che li porta addirittura in Italia (qua le date) e pubblica per l'occasione questo EP, terzo in ordine di tempo e primo non autoprodotto.
Più che nelle precedenti occasioni emergono le differenze di coppia: la passione per l'elettronica di Neil ("Vouchsafe", "Flexible Thumb Polyphonics") e quella di Simon per una sorta di indie fricchettone espresso in melodie splendide ed indolenti ("A.N.Other", il gioiellino "Just My Honey") che farebbero la fortuna di ogni autore pop del mondo. La netta separazione dei due approcci e la presenza di due remix (una versione "pop" di "I didn't realise" ed una elettronicamente esasperata dell'hit "Corrupoted Phisically") fanno pensare ad un disco assemblato su basi provvisorie - è pur sempre un tour disc - ma questo conta poco di fronte alla sempreverde qualità dei pezzi, come al solito capaci di divertire e far ballare senza porsi troppi problemi. Questo è ciò che separerà sempre i Mutt Ramon dagli ambiziosi ragazzini d'Albione: sanno scrivere canzoni, e sanno anche far sorridere.

www.muttramon.com
www.myhoney.it

Salvatore, 27/02/07


Sky Larkin: One of two (Dance To The Radio)

In molti erano disposti a scommettere che il singolo d'esordio degli Sky Larkin, promettente - ed avvenente - terzetto di Leeds sarebbe stata l'ottima "Somersault (notes)", piccolo tormentone in rete ormai da diversi mesi, e invece l'etichetta Dance To The Radio - gestita da Whiskas dei Forward Russia - sceglie la parimenti valida "One of two", pop/rock spigoloso e vivo, acceso di chitarre e ritmi nervosi sulla scia di band come Giant Drag; ancora un po' acerbo ma arricchito dall'ottima performance vocale di Katie Harkin e da un hook davvero niente male. Sugli stessi temi ma in maniera decisamente più discreta, il flipside "Young Lungs" passa senza lasciare traccia.
Inevitabile per la stampa tirare in ballo Breeders e compagnia, ma mi pare che gli Sky Larkin abbiano già maturato sufficiente personalità da non dover pagare pegno a nessuna influenza, tanto che ogni accostamento ad altre band female fronted appare forzato. C'è tanta qualità nel terzetto di Leeds ma anche l'irresolutezza delle giovani band inglesi, che approdano al primo singolo prima di essere capaci di scrivere una canzone grande dall'inizio alla fine. Di tempo per crescere ce n'è.

www.skylarkinmusic.com
www.myspace.com/skylarkinskylarkin

Salvatore, 25/02/07


Hermitage: As in open spaces/Rocktone Rebel: Railways, Cononuts & Bullshits (Marsiglia Records)

Metto le mani avanti : quando la durata di un pezzo supera i sei minuti mi viene l'orticaria. Anche se è ben fatto come quello degli Hermitage, autori di un pop-post-progressivo eccetera che allunga per quanto possibile trame di chitarra, basso e batteria sino ad ottenerne un tessuto colorato e dalle numerose sfumature. Lenti e spesso imprevedibili tracciati strumentali dominano "Glass" e "1859(Moustache)", mentre la conclusiva "Next 5 KM" scombussola ogni certezza accendendosi di elettronica e ritmo e cambiando numerosi volti nei suoi quasi dieci minuti di durata. Il lavoro e il talento sono sicuramente da lodare, ma l'EP rimane troppo lontano dai nostri gusti.
Rocktone Rebel per contro è molto meno ambizioso: elettronica povera assemblata con l'aiuto di un Gameboy e una voce che si colloca intenzionalmente un gradino al di là del comprensibile. Il fascino diy è innegabile così come l'ironia in gioco, la riuscita un po' meno. Come un Owen Ashworth in preda a dosi eccessive di stimolanti, RR è il più improbabile degli acts elettronici che mi siano capitati di recente, specie per la pervicacia con la quale la sua voce affatica l'orecchio. Però quando decide di fare sul serio e concedersi all'umana comprensione ("I'm Alone Again For The 99th Time") ne esce un pezzo commovente e denso, foriero di sviluppi che potrebbero anche avere un seguito. Entrambi gli EP sono scaricabili dal sito di Marsiglia (a cui tributiamo un caloroso bentornato) o ordinabili nelle solite elegantissime confezioni CDR trasparenti.

www.marsigliarecords.it/m019.php (Hermitage)
www.marsigliarecords.it/m017.php (Rocktone Rebel)

Salvatore, 25/02/07


The Ladybug Transistor: Here Comes the Rain (Green Ufos)

In attesa dell'album che dovrebbe materializzarsi ad aprile, Gary Olsen e i suoi Ladybug Transistor ci deliziano con un EP corale pubblicato dalla spagnola Green UFOs. Quattro cover, piccole perle pescate nella zona di confine tra i sessanta e i settanta che scavano nella concentrazione di melodia che caratterizzava il pop/rock a cavallo dei due decenni rinforzando l'ideale pop della band di Brooklyn.
Si comincia con "Here Comes the Rain" dei Trader Horne, estemporaneo progetto anni 70 che univa l'ex-Them Jackie McAuley e la ex-Fairport Convention Judy Dyble: folk-rock Uk trasfigurato in pop colorato di psichedelia, solare e sereno come una giornata di primavera, leggero come aria sulle ali di una chitarra country e una festicciola di tastiere. Simile tono per il John Cale di "Empty Bottles" (scritta per Jennifer Warnes e comparsa un paio d'anni or sono sul live "Bataclan '72", documento dell'estemporanea reunion Cale/Reed al sorgere dei 70) che riceve un caldo trattamento per organo e voce, intenso e al tempo stesso leggero come usava fare il Mark Lanegan di "I'll take care of you". "Girl on a Swing" di Kevin Ayers ridotta ai minimi termini con chitarra acustica & slide trattiene parte della sognante qualità che gli conosciamo ma è una cover abbastanza scolastica, e in chiusura il 60s rock dei Grin di Nils Lofgren ("Everybody's Missing the Sun"), conserva la pomposità caratteristica e vacua - ma in fondo indolore - dell'originale, proposto con una gentilezza da figli dei fiori. A sostegno della band troviamo Alicia Vanden Heuvel degli Aislers Set più Jens Lekman (entrambi ai cori sulla title-track) e buona parte degli Architecture in Helsinki che canta e suona. Un anticipo di primavera forse superfluo, ma bello e pulito. Ci sono mancati.

www.theladybugtransistor.com

Salvatore, 22/02/07


The Amateurs/California Snow Story/Morning Bride (Letterbox Records)

Un gradito trittico di download gratuiti da Letterbox Records (l'etichetta degli Arrogants) che anticipa le prossime uscite ufficiali. Buona occasione per tessere le lodi della piccola etichetta USA e dare qualche consiglio per gli acquisti per i mesi a seguire.
Si comincia dagli
Amateurs, la cui ragione sociale esclude a priori qualunque professionalità; "Things You Only Know If You Don't Drive", sbiadito folky-pop con striature di tastierine twee e voci maschile e femminile in timida sovrapposizione, fa di tutto per confermare tale impressione, ma a conti fatti è poco più di un cliché. Il che aumenta lo stupore per il modo in cui la voce di Sarah Weatherston prende possesso della successiva "Cool By Me": la fermezza è degna di una soul singer, e anche dopo una pausa ad effetto il pezzo si consegna ad una melodia decadente e crepuscolare per chitarra e voci che minaccia di diventare un pezzo country radiofonico ma resta sempre godibile e potente. Una vera sorpresa, specialmente perché la band viene da Edimburgo. Entrambi i pezzi sono tratti dall'imminente album "Hongu Kongu" (Letterbox).
Ottimo anche il numero dei rinati
California Snow Story, della cui filiazione Hermit Crabs abbiamo parlato il mese scorso: "Suddenly Everything Happens" è un pezzo caldo ed avvolgente, incartato in un effluvio di tastiete analogiche con rimandi vocali alle più suggestive vocalità pop Stereolabiche, e finisce obbligatoriamente su tutti i miei mixtapes di febbraio. Bello bello, ora non resta che aspettare l'album.
Su tutto un altro piano i Morning Bride, curioso quintetto anglo-americano la cui "Time Delay" mostra un'anima popular da pub non del tutto sorprendente (la dedizione all'alcol era ben documentata dai live reports) affascinante anche se proprio in tema. Country elaborato e dalle molte facce, troppe per essere estratte da un solo pezzo.

www.letterboxrecords.com/amadownloads.htm
www.letterboxrecords.com/caldownloads.htm
www.letterboxrecords.com/mordownloads.htm

Salvatore, 21/02/07


Lucky Soul: Ain't Never Been Cool (Ruffa Lane)

Se una band non ha molte occasioni di originalità deve saper valorizzare le proprie doti migliori. E in questo 2007 post-Pipettes pochi sanno valorizzarsi meglio dei Lucky Soul, che dalla sciupata formula soul/girl group continuano a cavar meraviglie. Il nuovo singolo "Ain't Never Been Cool" è un susseguirsi di stop and go, accelerazioni di fiati e tappeti d'organo nel quale risplende come stella luminosissima la voce di Ali Howard: duttile, sottile, tagliente ed esplosiva, si sbarazza dell'immagine un po' blasé che offre dalle copertine dei dischi con una performance ruggente ma sempre lodevolmente composta come etichetta impone: i suoi colleghi intorno fanno lo stesso, coscienti con un certo rammarico del ruolo di tappezzeria che spetta loro. Almeno sono riusciti ad imporre la cravatta nella confezione del singolo. In "Struck Dumb" si piegano con un certo compiacimento ai coretti regalando al tutto un sottile feeling Frankie Lane, mentre Ali si esibisce elegante con la gonna plissettata al ginocchio. Soltanto in "I gots the magic", che dei tre pezzi è il più incline al romanticismo, la voce della ragazza si fa un po' troppo smielata, fermandosi a trascinare ogni vocale, scalfendo appena il fascino rotondo del pezzo.
Meno immediati (ed evanescenti) delle Pipettes, con più sostanza ma non meno lustrini, i cinque di Greenwich incidono tre pezzi originali che hanno il colore del classico: non è cosa da poco, anche se si fatica a trovare ai Lucky Soul opportunità da classifica. Per ora sono promossi a pieni voti; vedremo se ci sarà futuro oltre la coolness.

www.luckysoul.co.uk

Salvatore, 19/02/07


The Long Blondes: Giddy Stratospheres (Rough Trade)

"so che desideri avere qualcuno che ti riaccompagni a casa, ma non deve essere così. Non deve essere lei"

A convincere i Long Blondes della necessità di ripubblicare Giddy Stratospheres dev'essere stata un'incrollabile fiducia nel suo valore o il desiderio di farla apprezzare anche a chi non fosse tra i 500 fortunati possessori del singolo Angular. Come la penso lo sapete: questa versione domata vale la metà dell'originale ma rimane un gran pezzo. E poi chi potrebbe lamentarsene? 500 persone in tutto.
Ai fans eventualmente pissed off restano tre b-sides, di comprovato e consolidato spessore: sul Cds (corredato anche da video ed inutile radio edit della title track) c'è la circospetta "All bar one girls", tutta su un giro di basso come un singolo di Blondie a 45 giri, con Kate che si abbandona ad un ululato di qualità sconosciuta dai tempi delle prime Hole ma poi torna a cantare, imbeccata da Dorian "I don't impress every boy I meet/but it's not every boy I want. These girls don't have that problem" riportando tutto a casa su quel gioco di invidiosi sguardi femminili nei club di Sheffield che è l'habitat naturale della band. Sui vinili: "I'm Coping" (Dorian), torbido come gli esordi ma non ugualmente inesperto, non concede spazio alla melodia e sta compresso su una veloce base di ritmo e veloci schizzi di tastiera sino agli ultimi 50 secondi, quando Kate e Dorian lo vivacizzano secondo copione, forse un po' troppo tardi. "Never To Be Repeated" (Kate) è pop discorsivo e torrenziale come gli Human League durante un black out e odora di nostalgie New Pop; glossy, intrisa del suo sex appeal e di poco altro. E anche se la media delle b-sides dei Long Blondes comincia a diminuire, rimangono sempre una spanna al di sopra di ogni altra cosa in circolazione. More, please.

www.thelongblondes.co.uk

Salvatore, 12/02/07


The Besties: Rod 'N' Reel (Hugpatch)

I Besties (che non sono un gruppo punk ma amano definirsi tali), oltre che per l'album d'esordio su Skipping Stones, si sono fatti notare per la bellezza appuntita di Kelly Waldrop e Marisa Bergquist. E proprio come loro l'etichetta chiamata Hugpatch è appena nata, abita a Brooklyn, è piccola e soprattutto femmina (lo testimonia la pagina myspace). Il gruppo più carino e l'etichetta più piccola del mondo: prima o poi dovevano copulare.
Anche se non capitano molti imprevisti lungo la strada intrapresa dai Besties, loro ci provano; rispetto a qualche mese fa hanno acquisito un batterista (Frank Korn, in comproprietà coi Li'l Hospital) e buttato la vecchia drum machine, e così anche se i due pezzi di questo sette pollici continuano ad essere tweepop puro, mostrano il lodevole tentativo di emergere dalla cameretta che imprigionava l'album, elevando complessità e chiarezza del suono. Specialmente "Rod'n'Reel", in bilico su un giro di chitarra confuso/grazioso ed esaltata dalle armonie delle ragazze, che non fanno nulla di nuovo ma lo fanno benissimo, assottigliando in coppia i vocalizzi che poi trionfano sul refrain. Più provvisorio ma non meno piacevole il retro, dal significativo nome di "Working Title" e frenetico come una domenica di shopping giù ad Alamanda Avenue.

www.thebesties.com

Salvatore, 08/02/07


The Hartmans: Up to no good (autoprodotto)

Noi che li seguiamo da tempo sappiamo che gli Hartmans non sono dei poco di buono, eppure il titolo di questo nuovo EP è quantomai azzeccato. Le ultime uscite - in particolare l'intellettualoide EP "Svenska Mordare" (già vecchio di un anno) – erano appesantite da una certa ripetività nella formula pop della band? "Up To No Good" demolisce tutto a rasoiate e riparte imprevedibilmente da zero, o quasi. Quattro canzoni in sporchissima bassa fedeltà, affilato punk-pop sedato dalla consueta imbattibile indolenza Hartmans, ma solo lontano parente delle note pigre e stirate di "Love the song". Travestiti da punkabbestia come degli Shrag sotto narcotici, Anna, Jens e Johan interpretano sporchi indie-anthems alla Comet Gain ("Quitter", o la title-track cantata trascinando la voce alla maniera di Iggy Pop) ed esplicitano voglie di rock acido, vieppiù esaltato dagli effetti elettrici in "Bang on the door". E ancora chitarre liquide, un microfono pesantemente filtrato che rende irriconoscibile la voce di Anna e la degnissima e sbilenca conclusione di "It's not right, but it's ok", sorta di ninnananna deviata, distorta ed ubriaca con lunghissima coda di effetti in eco che nemmeno gli Embryo nel 1975. Per cambiare ci vuole poco: la cosa difficile è farlo riuscendo ad essere all'altezza delle intenzioni, e a rendere la trasformazione qualcosa in più di un esercizio. Gli Hartmans non smarriscono la propria identita di band pigra e geniale, le aggiungono solo un'altra dimensione, più immediata e viscerale. E si rimane così stupiti da dimenticarsi di notare quanto sono bravi.

web.comhem.se/~u63508940/hartmans/uptonogood.html

Salvatore, 01/02/07