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Eisenhower
Cuddly Teddy Bear EP
(autoprodotto)
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Non
l'abbiamo detto a nessuno, ma teniamo d'occhio Eisenhower
- al secolo Henrik Pahle, svedese di Halmstad - da quando
abbiamo ascoltato quella meraviglia Field Miceiana di
"Black Letter Boxing" sulla compilation Heavenly
Pop Hits. Il suo regalo di Natale è questo demo interamente
scaricabile dal suo sito, che allinea quattro originali
ed una cover ("She's Lost Control" dei Joy Division) caratterizzati
da una frivolezza senza sconti; tutto è fatto con una
chitarrina evanescente, basso e drum machine che dimostrano
una certa approssimazione tecnica ma una capacità twee
che ci permettiamo di collocare al top della categoria
e che diventa irrinunciabile entro il terzo ascolto. Scimmiotta
Morrissey nella divertita e velocissima title-track (con
tanto di "give us Teddy" finale) e in una "I Sell
Tickets" stranamente tirata, suona proprio come i Chesterfields
in "Baby Love Girl" e mostra un insopprimibile voglia
di spogliare il repertorio dei Joy Division da ogni angoscia
e renderlo adorabilmente pop. Saccheggiate senza paura
la pagina qui sotto linkata, compresa l'incantevole cover
di "Disorder" e ditemi quanti secondi resistete prima
di mettervi a cantare.
Per alcuni (mostri!) queste canzoni significheranno poco,
ma prendendolo dal verso giusto Eisenhower è pura Essenza
di Twee, è pop più morbido dell'orsacchiotto
della copertina e l'unico rischio che correrete ascoltandolo
è che "Cuddly Teddy Bear" soddisfi la vostra sete di indiepop
sino a farvi perdere interesse per tutto il resto. Come
una droga. [S]
"My name is Eisenhower and I want to play guitar for
you/What more can I do?"
hem.thalamus.nu/~hnm002621 |
StudioDavoli
Superpartner
(Record Kicks)
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Tutto
quello che dovete sapere degli StudioDavoli è che sono
Italiani e che il loro primo EP è una meraviglia. Figli
degli Stereolab e del revival lounge che ha imperversato
qualche anno addietro da queste parti, pareggiano la
stilosissima foto di copertina (il video annesso al
CD spiegherà tutto) con quattro pezzi tanto impeccabili
dal punto di vista della forma quanto caldi e seducenti.
"Superpartner" - presente anche in remix a uso balera
- è un gruppo beat in vacanza a Cortina, con le chitarre
che imperversano sino ad imporsi su organo e synth e
la voce di Matilde De Rubertis appena sporcata dagli
effetti di studio che conduce il tutto ad un pirotecnico
finale easytempo. Trascinante e compiuta, merita un
posto tra i migliori singoli indiepop dell'anno. Le
chitarre spariscono da "Gate Must be Negative Transition"
per lasciare il posto a elettronica glaciale che strizza
l'occhio ai Lali Puna, e ricompaiono nella giostra psicoelectro
di "One Day". Gli StudioDavoli hanno stile, personalità,
una cantante di talento e sanno come scrivere grandi
canzoni. Speriamo che il 2004 sia il loro anno (e magari
che l'annunciata versione "punk funk" di questo singolo
sia solo uno scherzo). [S]
www.studiodavoli.net
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The Happy Couple
The Four Seasons EP
(Félicité)
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"We're
in love with the pop moment" è la dichiarazione
programmatica di Tom Sparkletone e Janehoney, che con
il nome di Happy Couple sono DJ, collettivo artistico,
titolari dell'etichetta Félicité e ovviamente gruppo
pop. Con simili premesse "The Four Seasons", stampato
nel solito pesantissimo vinile dalla label tedesca,
non poteva che essere un lavoro d'amore e di passione
per il pop. Quattro love songs, una per stagione,
alternano gioia e malinconia in costruzioni fragilissime
per chitarre e tastiere giostrando attorno alla esile
voce di Jane, che passa con disinvoltura dall'inglese
al tedesco e al francese. La primavera di "Boyfriend
of the week" rinuncia a ritornello e struttura per seguire
i propri estri, ed è deliziosa e piccola come un pezzo
d'annata dei Talulah Gosh. Più stupidina - come si addice
alla stagione calda - ed altrettanto incantevole "French
Cinema Summer Love" che con le sue allusioni all'age
d'or piacerebbe ad Isobel Campbell, ma la cosa migliore
arriva in inverno: "All the time" sogna fiocchi di neve
e provoca brividi caldi sull'onda di un pianoforte e
di un violoncello. Tutto quello che fanno alla Félicité
profuma di delizia. [S]
www.happycouple.de
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The Loch Ness Mouse
Friends and Fenders
(Perfect Pop)
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Spettacolare
titolo dalla band dei fratelli Aleskjaer, già incensata
a proposito del loro album "Key
West": rispetto a quel disco il gruppo norvegese aggiunge
una Fender (ci mancherebbe) e un'organista, diventando
a tutti gli effetti un quintetto. La nuova solidità delle
chitarre dona al tutto un inequivocabile tiro 70s pur
lasciando immutato il feeling dei lavori precedenti: la
title track è una gioiosa pop song a tutto tondo ricchissima
di trame strumentali, forse appena un po' troppo ammiccante,
"Harmony High School II" è il paradiso secondo Brian Wilson,
"New Devotion" è una deliziosa sunny pop song e c'è poco
da aggiungere. Il suono si è notevolmente arricchito rispetto
al passato ma la nuova complessità degli arrangiamenti
non toglie nulla all'immediatezza di un suono che ambisce
al cielo. Talmente devoti all'indiepop che quando devono
suonare un pezzo folk scelgono "All Summer Long" degli
Essex Green, dandone una caldissima versione pastorale
con violino e mandolino all'accompagnamento ed a suo modo
perfetta.[S]
www.perfectpop.no/bands/lochness/loch_ness.htm |
Brave Captain
I Am a Lion EP
(bravecaptain.co.uk)
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Nell'attesa
del nuovo album previsto nei primi mesi del 2004, Brave
Captain (cioè Martin Carr ex membro degli storici Boo
Radleys), torna a farsi sentire con questo Ep che si può
scaricaregratuitamente dal sito dell'artista.
L'arte della mescolanza sperimentale tra contrari è oggi
più che mai in voga e questo "I am a Lion" non difetta
di coraggio, rischiando affairs fra elettro-pop e tendenze
classiche.
Sul primo brano "I pledge resistance to the flag" è efficace
il contrasto fra l'agile melodia di piano (campionata)
e il pesante drum'n'bass.
Samples vari, drum machine e atmosfere classiciste, il
tutto é fatto convivere con buon esito anche su "the bombmaker",
ed "enlightenment", a cercar possibili eufonie, origini
e simmetrie comuni.
"The wichita airport motel" è invece una soave ballata
di meringa, in glassa elettrica. [F]
www.bravecaptain.co.uk |
The Unisex
Pigs and Their Farms
(Shifty Disco)
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Proprio
quando eravamo tutti pronti a recitare il de profundis,
il singles club Shifty Disco/Star Harbour risorge e piazza
un colpo da maestro: gli svedesi Unisex non si sono ancora
liberati dall'ingombrante ombra di U2 e Radiohead, ma
li perdonerete anche voi ascoltando "Pigs and Their Farms",
calda, tenebrosa ed introdotta da abbacinanti arpeggi
di chitarra, che ha tutti i numeri per essere la miglior
canzone dei Radiohead da cinque anni a questa parte, o
se preferite la prima outtake di "Ok Computer". Molto
appropriato, considerato che incidono per una label di
Oxford. E' un bel scegliere tra la versione originale
e un remix d'autore, gelido ma non troppo invasivo, firmato
Archive e non meno strepitoso.
Più esuberante e personale - ma anche meno bella - "Mushrooms
and Broccolli" (sic), un discreto uptempo con tanto di
assolo centrale che fa tanto rock and roll. Gli Unisex
non hanno ancora deciso cosa fare da grandi, ma per il
momento hanno azzeccato due singoli su due.
Disponibile dal 26 gennaio. [S]
www.theunisex.net |
Hope of the States
Enemies/Friends
(Seeker-Sony)
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E a proposito di Yorke
e soci, gli Hope of The States, sestetto di belle speranze
di Chichester, UK, è stato descritto con concisione
tutta inglese come "i Radiohead e i Levellers in
una jam session alle tre del mattino dopo diverse pinte
di birra", che non è cosa da poco. Pronti a spiccare
il grande balzo verso le cronache mondane come dei novelli
Coldplay, i ragazzi ambiscono a condensare in brevi
composizioni pop i suoni e le strutture del post-rock.
Non sono certo che ci riescano, ma di sicuro "Enemies/Friends"
è una spettacolare e corposa ballata pop per archi e
chitarre, che vale da autentica e per nulla modesta
dichiarazione d'intenti; la melodia trova posto in mezzo
a una batteria marziale e un violino che avanza tra
il caos organizzato, sino ad un finale saturo di suoni.
Ci vuole talento per rendere credibile un pezzo così
ambizioso. "Why'd I Let My Heart Come Last" riporta
tutto a casa con tastiere ipnotiche, batteria e voci
trascinate ma ormai il dado è tratto: aspettiamoli sulla
prossima copertina di NME, su MTV e ovunque.[S]
www.hopeofthestates.com
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The Stills
Rememberese
(Vice)
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Gli Stills sono un quartetto di
Montreal insediato a New York e guidato dal cantante
Tim Fletcher, che ripercorre le impronte della pop-wave
elettronica anni ottanta modello New Order, ma anche
certo Brit-pop anni novanta.
Assai più europei che yankee dunque, i timbri.
Sin dal titolo ("Rememberese") questo Ep mostra la ferma
volontà reazionaria della formazione. La musica puntualmente
conferma: si immagini luccicanti scrosci di tastiere
("still in love song"), pittoresche bordate di chitarra,
ombrosità synt e rutilante sezione ritmica opera del
batterista Dave Hamelin ("killer bees", forse il migliore
del lotto).
In seguito, uno smorzar di toni che non guasta affatto
(la brezza affabile "talk to me") che alleggerisce e
fa riprendere fiato.
In coda un remix extended un po' (molto) modello
Krisma del brano d'apertura ("still in love song"),
agile linea di basso con aggiunte distorsioni riverberi
e vocoder, sul cui successo nei disco-club della Grande
Mela (come altrove) saremmo pronti a scommettere un
po' di soldi. Anche perché circondandosi dal vivo di
colleghi milionari quali Interpol, The Rapture, Yeah
Yeah Yeah's e The Streets, per gli Stills il successo
verrà anche un po' da sé.[F]
www.thestills.net
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The Raveonettes
Heartbreak Stroll
(Columbia)
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Regalo
- beh, si fa per dire - natalizio dei Raveonettes ai fans:
"Heartbreak Stroll" è tratta da "Chain Gang of Love" e
dovreste già amarla o odiarla, essendo uno dei pezzi più
in vista dell'album (a parte l'inarrivabile "That
Great Love Sound"), ma il motivo di interesse principale
di questo CD singolo inglese è "I Wish That I Could Stay
(The Christmas Song)", bell'omaggio Spectoriano a Gesù
Bambino con tutte le cosine a posto. Nel contesto festivo
tutto funziona così bene che i Raveonettes dovrebbero
pensare seriamente di pubblicare un singolo natalizio
all'anno, anche perché in Uk già si sono stancati dell'ultimo
album e si registra una generale alzata di scudi dopo
qualche live non propriamente esaltante del duo danese.
Comunque Natale è già passato, quindi fate voi. [S]
www.theraveonettes.com
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Simple Kid
Drugs
(2M)
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Avendo
già detto tutto il bene possibile di Simple Kid il mese
scorso, non c'è molto da aggiungere per questo CD singolo,
se non il fatto che "Drugs" è senza dubbio la canzone
ideale per fare la conoscenza del nostro: un pasticciaccio
di chitarre acustiche, elettronica anni 70 e partiture
orchestrali che campiona persino il tema di "Una 44 magnum
per l'ispettore Callaghan"; farà storcere il naso ai puristi
ma infiammerà i modaioli come noi. Ad accompagnarlo, Mr.
McFeely mette però un solo pezzo (il tirchio), "If I could
tell you the reason why", in cui abbandona il suo campionario
di rumorini per accompagnarsi solo con chitarra e battimani
in una ballatona obliqua e che tutto sommato sa di scarto.
Se già avete l'album, meglio soprassedere, altrimenti
provvedete quanto prima. Un solo appunto: ma è proprio
necessario farsi fotografare sempre con quella ridicola
divisa su sfondo bianco per le copertine? (e comunque
per quel che mi riguarda il free sticker se lo
possono anche tenere:). [S]
www.simplekid.co.uk
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Airiel
Winks and Kisses: Melted
(Clairecords)
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Ed
eccoci al promesso terzo (e penultimo) singolo stagionale
degli Airiel, i più tenaci nostalgici shoegaze in circolazione.
Fare distinguo tra le loro pubblicazioni potrebbe anche
essere pura accademia, ma dei tre volumi sin qui pubblicati
"Melted" ci pare il più debole. Colpa di indugi strumentali
più lunghi del solito, poco ricompensati da una proposta
musicale spesso scialba e che metterà a dura prova anche
per i più incalliti seguaci del verbo. Passato il piattume
di "Jeanette", unico pezzo a mantenersi sotto i quattro
minuti, si assiste ad uno stillicidio di accordi e voci
eteree abbastanza anonime, nel quale si salva parzialmente
solo "Firefly" in virtù di una voce femminile che buca
le note e propone squarci di melodia. Il resto è da sonno
profondo, anche i nove minuti conclusivi di "In your room",
pezzo che con una cura maggiore avrebbe incontrato miglior
fortuna. Giunti a tre quarti del percorso non si può fare
a meno di chiedersi perché gli Airiel non abbiano optato
per un album, che avrebbe senz'altro fatto emergere una
coerenza sonora dis-persa tra le pieghe di troppi EP.
Ma vabbè, son capricci d'artista. [S]
www.sonicbaby.com/airiel
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Broken Social Scene
Cause=Time
(Arts and Crafts)
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Ospitiamo
i Broken Social Scene su queste pagine per sancire definitivamente
che no, dopotutto non c'entrano niente con l'indiepop.
Il fatto che si possa ricondurre la musica che si fa
in Canada nel 2003 a strutture rock non deve far esagerare
con le definizioni, ma va detto che l'ultimo album dell'ensemble
canadese è bellino assai. Piuttosto, "Cause=Time" pare
un pezzo dei Sonic Youth con Moore e Ranaldo imbavagliati
e con il volume al minimo, ha lo stesso sapor decadente
dei newyorchesi ed è sempre un gran bell'ascoltare. La
raggiunge qui la sua versione speculare "Time=Cause" che
invece vive di rarefazioni e sussurri e persino qualche
lamento, tutto punteggiato da interventi di tastiere al
limite del cinematico. La lunga "Weddings" chiude l'anno
dei BKS su una nota post. Un buon memento, e l'occasione
per ricordare uno degli album migliori del 2003. O era
del 2002?[S]
www.arts-crafts.ca/bss
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Salvatore,
Fabio
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