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Silent Boys
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Hanno scelto un nome appropriato, i Silent Boys: esistono dagli anni 80 ma sino a "Beauty Tips", pubblicato nel 2004, pochi sapevano della loro esistenza. E anche ora che hanno due buoni album alle spalle, la formula indiepop di Wallace Dietz e John Suchocki è la più silenziosa possibile: non si affanna per catturare l'ascoltatore con motivetti a presa rapida, preferisce fare affidamento sulla cura di arrangiamenti ed armonie e sul sicuro effetto-nostalgia che le canzoni della band avranno sugli indiepopper di vecchia data. D'altra parte Dietz appartiene alla categoria tanto come musicista quanto come fan della prima ora, e ve ne accorgerete dalla miriade di gruppi e gruppuscoli che cita von devozione nell'intervista che segue, realizzata poco dopo la pubblicazione di "Wishing Well Eyes", altro album di preziosi ricordi ed aperto omaggio alle meravigliose e nevrotiche chitarre dei Feelies. |
"Wishing Well Eyes" porta tracce evidenti di un gruppo geniale e un po' trascurato come i Feelies, sembra quasi un esperimento per ricreare in studio quell'esatto sound, sino all'omaggio esplicito di "Crazy Rhythms". Ce ne puoi parlare?
Ci sono molte impronte su "Wishing Well Eyes". Cerco continuamente di scrivere la perfetta canzone P!O!P!, e sono ispirato dai classici come Cinnamon Girl, Pink Frost, Space Age Love Song, Million Tears, Blueboy, This Charming Man, Lions In My Garden, Love Will Tear Us Apart, Boys Don't Cry, The Angels Wanna Wear My Red Shoes, Talk About The Past, Gentle Sound, Pristine Christine, Cattle & Cane, Fa Ce La, etc.....
Probabilmente il debito maggiore è nei confronti di Neil Young: imparare a suonare le sue canzoni sulla mia chitarra acustica da quattro soldi è stata una tappa fondamentale. Lui usava molti accordi aperti, e quando riuscivo a riprodurre una parte di una sua canzone ero come un topo in un labirinto che avesse appena trovato un pezzo di formaggio. "Beauty Tips" conteneva una canzone intitolata "Neil Young", un altro omaggio evidente ad una delle mie muse.
Ho ascoltato il primo album dei Feelies quando ero studente al college e sono stato subito colpito dal drumming frenetico e dalla sensibilità new wave. Mi hanno fatto capire che nonostante le mie limitazioni alla chitarra, potevo scrivere canzoni, e addirittura formare una band! Una sensazione che in seguito è stata rinforzata da band come Pastels e Beat Happening.
I Silent Boys sono nati nell'associazione studentesca dell'Hampden-Sydney College, mentre strimpellavo alla chitarra pezzetti di canzoni dei Feelies e Tom Bowling - il primo batterista dei Silent Boys - suonava una batteria che consisteva di scatole metalliche Kool-Aid con coperchi di plastica.
Per "Crazy Rhythms" ho cercato di ricreare la stessa sensazione di eccitazione che ho provato in quegli anni. Stilisticamente, sia Crazy Rhythms che Johnny Is Cool sono molto vicine al materiale che i Silent Boys suonavano negli anni 80.
Il nome della band proviene da una parte del testo di Fa Ce La dei Feelies: "Let's hear it for the silent boys. Everything is all right!" (almeno credo che dica "silent boys." Potrei sbagliarmi.)
Mi sembra che in questo nuovo disco abbiate fasso notevoli passi avanti, che sia più maturo e coeso del precedente; è cambiato qualcosa dal primo disco ad oggi? Avete prodotto e mixato da soli anche questo album?
Entrambi gli album sono stati registrati in prevalenza sul computer di John Suchocki (amico di vecchia data, nonché primo chitarrista e bassista) a Burlington, nel Vermont, mentre la batteria è stata incisa al Sound of Music Studio di Richmond, Virginia, dove viviamo io e il batterista John Morand. Nel complesso credo che "Wishing Well Eyes" sia riuscito meglio perché avevamo più confidenza con il processo di registrazione e una maggiore coscienza di ciò che dovevamo fare musicalmente. Sono sbalordito di come la strumentazione dei nostri pezzi stia così bene insieme in entrambi i nostri dischi, considerato che tutte le parti sono state registrate separatamente e in tempi diversi.
Citate spesso molte band degli anni 80 come fonti di ispirazione. E' stato un periodo importante per te?
Sono stato al college sino alla laurea dal 1979 al 1986 e mi sono sposato nel 1986.
In quegli anni ci sono stati molti momenti emotivamente importanti per me e mi ritengo fortunato ad aver sperimentato tutti questi cambiamenti nella mia vita accompagnato da una colonna sonora che comprendeva REM, Pastels, Specials, New Order, the Jam, XTC, Orange Juice, the Cure, Echo & the Bunnymen, Madness, Flock of Seagulls, Haircut 100, Aztec Camera, Elvis Costello, Graham Parker, Joe
Jackson, B-52s, Love Tractor, the Clash, the Beloved, the Train Set, the June Brides, the Brilliant Corners, the Bodines (UK), Psychedelic Furs, the Smiths, the Church, the Go-Betweens, the Feelies, Dirty Looks, Marshall Crenshaw, eccetera. Nella mia mente queste band hanno una cosa in comune: l'enfasi era sulla capacità di scrivere pop songs con melodie allegre, testi intriganti, voci emozionanti (a volte tristi ed ombrose, altre volte più dirette) e appassionate, piuttosto che di saperle suonare e cantare in maniera tecnicamente corretta. Molte band oggi si accontentano di usare il ritmo, il basso e la voce per dare forza ai loro pezzi. Specialmente in ambito mainstream si dà minore importanza alle chitarre e alla loro capacità di creare intricate ragnatele melodiche.
Preferivi la musica inglese, americana o australiana?
E' dura superare quello che succedeva in Inghilterra in quegli anni: gli Smiths, la Postcard, Sarah Records e i Pastels. E c'erano centinaia di oscure band influenzate dagli Smiths che pubblicavano una bellissima gemma pop e poi sparivano nel nulla. Ringrazio Firestation Records per avere riportato in superficie alcuni di questi capolavori nella loro raccolta The Sound of Leamington Spa .
Se vuoi altre prove della predominanza del pop Uk, dai un'occhiata alla want-list di un qualsiasi collezionista indiepop giapponese.
Se potessi scegliere di unirti a una band degli anni 80, chi sceglieresti?
I Jam/Ramones per pura energia, potenza e determinazione. New Order/the Cure per il senso di mistero e il distacco emotivo.
Sei un indiepop-fan? Indossi spillette, compri dischi compulsivamente eccetera?
Non ho mai indossato spillette o bottoni e ho pochissime magliette di band (i Jam, Jesus & Mary Chain, New Order) che indosso molto raramente. Ma compro ridicole quantità di dischi. La maggior parte di loro è ancora avvolta dalla plastica!
Forse la cosa più interessante dei vostri pezzi è che non sono mai scontati, non scelgono la via più facile, evitano i trucchetti dell'indiepop e sono al tempo stesso più difficili e gratificanti della media.
Sono d'accordo. Metto molta attenzione ed energia nel progettare la struttura di accordi di ogni canzone. Continuo a ripassare i pezzi che scrivo sulla mia chitarra acustica, aggiungo i testi, un secondo coro in questo punto e un bridge in quello e così via. Non mollo una canzone sino a che non sono sicuro che la melodia vocale e la costruzione di ogni coro siano emotivamente collegate a me. Con il fatto che io e John S. ci incontriamo solo un paio di volte l'anno, le canzoni hanno un sacco di tempo per maturare e svilupparsi. E mi assicuro sempre di lasciare il giusto spazio per respirare alla chitarra di John.
Quando vado da John, di solito gli suono ripetutamente ogni singola sezione di un pezzo sino a che lui non se ne esce con qualcosa che tocca le mie corde emotive. Mi è sempre piaciuto quello che i Cure e i New Order riuscivano a fare con le loro linee di basso. La maggior parte dei gruppi usa il basso come uno strumento ritmico che rimbalza sopra la batteria, ma noi preferiamo utilizzarlo come un'altra fonte melodica, e credo che questo aggiunga profondità e carattere ai nostri pezzi. Anche se le canzoni sembrano molto semplici al primo ascolto, ci sono di solito molte melodie che galleggiano sotto la superficie e che possono essere apprezzate dopo ripetuti ascolti.
John ha un vero dono per creare memorabili linee di chitarra surf-jazz-pop. La cosa divertente è che lui conosce molto poco della storia indiepop: quando l'ho incontrato per la prima volta gli ho fatto sentire dei pezzi di New Order ed Echo & the Bunnymen per fargli capire qual era il tipo di suono che volevo aggiungere ai Silent Boys. Lui ha immediatamente assorbito i pezzi di chitarra post-punk, aggiungendo il suo stile unico. Da allora l'ho deliberatamente tenuto all'oscuro (facendogli pochissimi mixtapes) così che il suono della sua chitarra potesse rimanere puro ed originale.
"Wishing Well Eyes" ha un suono molto coeso, ogni sua parte sembra attentamente pianificata, specie quelle di chitarra. Come lavorare ti e John in studio?
Passiamo tantissime ore ad analizzare e riscrivere le canzoni sino a che non corrispondono esattamente a quello che cerchiamo. Sfortunatamente per John, io sono molto attento ad ogni singola nota che estrae dalla sua chitarra, e continuo a tormentarlo sino a che non sono soddisfatto dei suoi riff. E' una fortuna che John abbia così tanta pazienza con me!
C'è un pezzo del quale sei particolarmente soddisfatto su questo disco ?
Continuo a riascoltare "Sonnet of the Sea", specialmente le parti di chitarra e basso di John, maestose e fluide.
Che rapporto hai con i testi? La maggior parte sono storie d'amore, ma hai bisogno di raggiungere un forte coinvolgimento emotivo per scriverli o passano in secondo piano rispetto alla musica?
Penso proprio di essere un romantico, in fondo. L'amore perso e l'amore trovato sono temi universali. Quando compongo di solito mi accompagno cantando versi incomprensibili, perché a quello stadio mi interessano di più la melodia vocale e la metrica delle strofe. A un certo punto, una canzone mi ispirerà un testo del tipo "All my favorite colors are shades of blue," e poi, se mi convince, la mia mente comincia a correre, mettendo insieme gli altri pezzi del puzzle.
Secondo la vostra biografia siete in circolazione più o meno silenziosamente da una ventina d'anni. Cosa evete fatto prima di "Beauty Tips"? E a che periodo risalgono i pezzi di questi vostri due album?
I Silent Boys hanno suonato a diversi live shows e hanno registrato una quarantina di canzoni dal 1985 al 1991, con diverse lineups nelle quali io ero l'unico membro fisso. Nel 1991 John ha lasciato Richmond per andare ad insegnare in un college alle Hawaii e io, dopo qualche concerto con nuovi musicisti, ho staccato la spina al progetto e ho messo da parte la mia chitarra per circa otto anni. Poi la comunità indiepop ha cominciato a mostrare un certo interesse per la nostra musica: nel 1998 "Saturday" è stata pubblicata su una compilation intitolata "Seven Summers" da Tweenet/Kindercore e "People Change Like the Weather" è apparsa sulla compilation Morgan Leah intitolata "Will There Be Time For Tea."
Con questo rinnovato interesse nella band, ho ricominciato a scrivere canzoni sulla mia chitarra acustica, ho mandato un nastro con i nuovi pezzi a John e nell'estate del 1999 è volato sino a qui dalle Hawaii per suonare la prima chitarra e il basso su questo primo gruppo di canzoni. Abbiamo registrato sette pezzi per le sessioni di un EP intitolato "Princess by the Sea", nessuna delle quali è mai stata pubblicata ufficialmente (fatta eccezione per "Don't Take Love for Granted" che è finita su una raccolta Firestation Records intitolata "You Though it Was the End of the World.....") perché non eravamo soddisfatti al 100% della loro riuscita.
Nel 2003 John e la sua famiglia sono rientrati sulla terraferma (Burlington, Vermont) e siamo tornati in attività! Da allora abbiamo autoprodotto due CD ("Beauty Tips" nel 2004 e "Wishing Well Eyes" all'inizio del 2006), con la batteria di John Morand (ingegnere del suono, produttore e co-proprietario dei Sound of Music Studio). Io e John S. stiamo lavorando ad una retrospettiva del meglio dei Silent Boys periodo 85-91 che speriamo di pubblicare attorno all'estate. Dopo di allora, vogliamo rifinire e pubblicare l'EP "Princess By The Sea".
E della scena musicale della Virginia che mi dici? Ci sono band simili a voi?
Non succede molto qui a Richmond, ma devo ammettere che non esco più spesso come una volta.
Salvatore
Links:
Silent Boys Website: www.silentboys.com
Ant@indiepop.it: bands/silentboys.htm
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