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The Field Mice
Snowball+Singles
(LTM, 2005)

 
 

Nonostante l'inestinguibile passione per l'attualità pop e per gli sviluppi dei suoni indie -i vari twee, power, noise low fi, folk, soul e via elencando-, è forse inverosimile sperar di rinvenire nel panorama contemporaneo un'opera coinvolgente, romantica e psicologica come "Snowball" di Field Mice.

Otto canzoni, un intenso e memorabile afflato vitale, che illumina e seduce e confonde i sensi. Un'opera che vale interi e ignari scaffali di dischi, che irradia una grazia intima, che dispensa una malia profonda, un inusitato senso morale.

"Snowball" è del settembre '89, numero 402 del catalogo Sarah e prima sorta di album di Field Mice. Un connubio verista e onirico, corrente e straniante, che esprime per desideri, coscienti e non coscienti, profondi e umorali, in cui, finalmente, chiunque può (ri)conoscersi.
Essa ricolora coi suoi vani bagliori il genere cui s'inscrive, ch'è volatile per eccellenza. Un opera in cui la voce è un sospiro paranoico e un oceano chiaro e gentile che trasporta e assimila, e gli strumenti surreali e inviolati sono pregni e sintesi, mai carichi.
Elettronica glaciale e pop soffuso, di spirituale e ineffabile inquietudine psichedelica.
La propria eccezionale freschezza è come vento maestoso che in spirali apre spazi; spazi aurorali della memoria, come per Durutti Column e Felt, sprofondando tra dolcezze purissime in tormenti incandescenti.

"Snowball", è certo solo "parte" della complessiva storia del gruppo di Robert Wratten e Michael Hiscock, ma è anche una vicenda assoluta.
Questo è il nettare di Field Mice, il fulcro di una carriera ventennale.
Vivere di tenue inquietudine il quotidiano, dire e rimpiangere, amare è ferire, ferire per troppo amore, senza redenzione.

I singoli in calce -tra cui gli atti incipienti della carriera "I can see myself alone forever" ed "Emma's house" dell'88- tingono a parte, senza implicare l'integrità e la sintesi di postura d'un corpo coerente nelle proprie percezioni: in questo va oltre ogni raccolta o compendio di Field Mice.

Per quanto "databile" (incombe su tutto l'alba tragica nuorderiana "letting go"), quest'opera è imperitura e non può storicizzarsi.
Effimera durata, senso dell'effimero che pure assorbe e affonda col nostro corpo, senza rimedio ("this is it, isn't it?, this is it, isn't it?..."). "Snowball" è un gorgo, orfano infecondo, irripetibile e infatti irripetuto; infinitamente lontano e imprendibile nel proprio ideale traslucido, flagrante e fragrante blocco di armonie rispetto alle casualità sublimi, sempre più assottigliate, ai giri a vuoto e alle svaporazioni che fanno amare e compatire Trembling Blue Stars.

Allontanarsi non farà che accrescerne l'equivoco: la perfetta sequenza della scaletta di "Snowball" è terminale, cortocircuito per gli stessi suoi artefici. È infatti espressione di una poetica che riverbera con tenacia ancora oggi nelle forme di Bob Wratten.

Fatale sequenza emozionale, emulsione di neo-minimalismo drammaturgico, un viaggio doloroso e pudico che reca un'alienazione sottile, landa chiusa inviolabile da ammirare nel suo profuso gemmare.

Le due raccolte postume di Field Mice degli anni '90, ovvero la storica "Coastal" e la doppia antologica "Where'd You Learn to Kiss That Way?" sono onorevoli per l'abbaglio e l'emozione che hanno concesso a chi, come il sottoscritto, mancò i vinili originali.
Eppure, se "Coastal" è un impeccabile viatico (che anticipa tuttavia l'Lp "For Keeps"), è anche fittizio biglietto da visita, abbaglio appunto, che riduce a termini troppo minimi, suscitando emozioni ma anche equivoci, accrescendo l'ansia d'altri ascolti.
"Where'd You Learn to Kiss That Way?" d'altro canto indispone nel proprio programmatico sconvolgente disordine cronologico.
Pertanto il consiglio è far proprio il terzetto ristampato. Partendo da "Snowball+singles", passando per "Skywriting" e "For Keeps".
Bob e Michael non avrebbero potuto amar(ci) più di così.


Fabio

Links:

Discografia: home.clara.net/koogy/sarah/bands/fieldmic.htm
The Field Mice@Shinkansen: www.shink.dircon.co.uk/fieldmicebio.htm
The Field Mice@indiepop.it: articoli/fieldmice.htm