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Nonostante l'inestinguibile passione per l'attualità
pop e per gli sviluppi dei suoni indie -i vari twee, power,
noise low fi, folk, soul e via elencando-, è forse inverosimile
sperar di rinvenire nel panorama contemporaneo un'opera coinvolgente,
romantica e psicologica come "Snowball" di Field Mice.
Otto canzoni, un intenso e memorabile afflato vitale, che
illumina e seduce e confonde i sensi. Un'opera che vale interi
e ignari scaffali di dischi, che irradia una grazia intima,
che dispensa una malia profonda, un inusitato senso morale.
"Snowball" è del settembre '89, numero 402 del catalogo Sarah
e prima sorta di album di Field Mice. Un connubio verista
e onirico, corrente e straniante, che esprime per desideri,
coscienti e non coscienti, profondi e umorali, in cui, finalmente,
chiunque può (ri)conoscersi.
Essa ricolora coi suoi vani bagliori il genere cui s'inscrive,
ch'è volatile per eccellenza. Un opera in cui la voce è un
sospiro paranoico e un oceano chiaro e gentile che trasporta
e assimila, e gli strumenti surreali e inviolati sono pregni
e sintesi, mai carichi.
Elettronica glaciale e pop soffuso, di spirituale e ineffabile
inquietudine psichedelica.
La propria eccezionale freschezza è come vento maestoso che
in spirali apre spazi; spazi aurorali della memoria, come
per Durutti Column e Felt, sprofondando tra dolcezze purissime
in tormenti incandescenti.
"Snowball", è certo solo "parte" della complessiva storia
del gruppo di Robert Wratten e Michael Hiscock, ma è anche
una vicenda assoluta.
Questo è il nettare di Field Mice, il fulcro di una carriera
ventennale.
Vivere di tenue inquietudine il quotidiano, dire e rimpiangere,
amare è ferire, ferire per troppo amore, senza redenzione.
I singoli in calce -tra cui gli atti incipienti della carriera
"I can see myself alone forever" ed "Emma's house" dell'88-
tingono a parte, senza implicare l'integrità e la sintesi
di postura d'un corpo coerente nelle proprie percezioni: in
questo va oltre ogni raccolta o compendio di Field Mice.
Per quanto "databile" (incombe su tutto l'alba tragica nuorderiana
"letting go"), quest'opera è imperitura e non può storicizzarsi.
Effimera durata, senso dell'effimero che pure assorbe e affonda
col nostro corpo, senza rimedio ("this is it, isn't it?,
this is it, isn't it?..."). "Snowball" è un gorgo, orfano
infecondo, irripetibile e infatti irripetuto; infinitamente
lontano e imprendibile nel proprio ideale traslucido, flagrante
e fragrante blocco di armonie rispetto alle casualità sublimi,
sempre più assottigliate, ai giri a vuoto e alle svaporazioni
che fanno amare e compatire Trembling Blue Stars.
Allontanarsi non farà che accrescerne l'equivoco: la perfetta
sequenza della scaletta di "Snowball" è terminale, cortocircuito
per gli stessi suoi artefici. È infatti espressione di una
poetica che riverbera con tenacia ancora oggi nelle forme
di Bob Wratten.
Fatale sequenza emozionale, emulsione di neo-minimalismo drammaturgico,
un viaggio doloroso e pudico che reca un'alienazione sottile,
landa chiusa inviolabile da ammirare nel suo profuso gemmare.
Le due raccolte postume di Field Mice degli anni '90, ovvero
la storica "Coastal" e la doppia antologica "Where'd You Learn
to Kiss That Way?" sono onorevoli per l'abbaglio e l'emozione
che hanno concesso a chi, come il sottoscritto, mancò i vinili
originali.
Eppure, se "Coastal" è un impeccabile viatico (che anticipa
tuttavia l'Lp "For Keeps"), è anche fittizio biglietto da
visita, abbaglio appunto, che riduce a termini troppo
minimi, suscitando emozioni ma anche equivoci, accrescendo
l'ansia d'altri ascolti.
"Where'd You Learn to Kiss That Way?" d'altro canto indispone
nel proprio programmatico sconvolgente disordine cronologico.
Pertanto il consiglio è far proprio il terzetto ristampato.
Partendo da "Snowball+singles", passando per "Skywriting"
e "For Keeps".
Bob e Michael non avrebbero potuto amar(ci) più di così.
Fabio
Links:
Discografia: home.clara.net/koogy/sarah/bands/fieldmic.htm
The Field Mice@Shinkansen: www.shink.dircon.co.uk/fieldmicebio.htm
The Field Mice@indiepop.it: articoli/fieldmice.htm
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