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BMX Bandits
Serious Drugs - The Creation Anthology
(Castle, 2005)

 
 

Sebbene non ve ne sia motivo, in molti considerano i BMX Bandits una band sfortunata, un gruppo di passaggio, segnato da una proverbiale serie di occasioni perdute (a cominciare dalla mancata partecipazione alla compilation C86).
Non è proprio così: al contrario, la creatura di Duglas T. Stewart è stata capace di meritarsi la definizione di band seminale nella storia dell'indiepop ed è una delle poche che hanno resistito agli scossoni dell'età per arrivare più o meno intatte ai nostri giorni.
Non era così che doveva andare: negli anni 80 Stewart aveva messo in piedi i BMX Bandits quasi per disperazione dopo lo scioglimento dei Pretty Flowers, nei quali suonava insieme a Sean Dickson (poi nei Soup Dragons) e Frances McKee (poi nei Vaselines). Rimasto con un pugno di canzoni e senza una band con la quale registrarle, mise insieme un nastro con l'aiuto di Francis McDonald ed ebbe la fortuna (visto?) di spedirle a Stephen Pastel, che proprio in quei giorni faceva muovere i primi passi alla sua 53 and 3rd, garantendo così un insperato futuro alla band.
Il resto lo ha fatto la dedizione alla causa: Duglas è sempre stato molto chiaro riguardo a motivazioni e scopi, giustificando i suoi testi eternamente legati ai teenage crush da scuola superiore. "vogliamo essere persone normali, che dicono cose vere" e "noi non suonavamno shambling pop per moda, come molti altri che poi hanno cambiato direzione: eravamo davvero stufi degli atteggiamenti da macho nei testi delle canzoni rock", e giustificando così l'esclusione dalla cassetta "C86" di NME: non eravamo abbastanza cool. Ma non ci importava.

Un'icona indiepop insomma, per nulla scalfita dalla eterna provvisorietà della sua band, per la quale è passata la créme della scena di Glagow: Jim McCulloch (Soup Dragons), Eugene Kelly (Vaselines, cioè due su due), Norman Blake (Teenage Fanclub). Al contrario: dopo il successo di "Bandwagonesque", fu presto noto alle masse che tre Teenage Fanclub su quattro avevano militato nei BMX Bandits, per i quali Blake continuava addirittura a scrivere canzoni: era la sua piccola vacanza.

Qui comincia la storia raccontata da "Serious Drug", e l'associazione a Blake spiega l'improbabile approdo a Creation per due album - "Getting dirty" (1995) e "Theme Park" (1996) - dai quali questa raccolta attinge in maniera assai saggia.
E' una storia diversa dagli esordi autoprodotti, che vede la band assumere una lineup stabile e Stewart elevare a suo pari il batterista Francis McDonald, finalmente accreditato come compositore. Ne consegue che i BMX bandits di Creation sono un'altra band: sanno ancora essere sbilenchi, cantare dei loro amori sfortunati, interpretare le varie istanze indiepop dell'inghilterra di metà anni 80 fra tenere chitarre, esplosioni floreali e fuzz guitars. Ma lo fanno con evidente sforzo, quasi impegnandosi ad imitare loro stessi. I "nuovi "BMX hanno una rilassatezza inedita, un timbro classico sconosciuto agli esordi e una persistente (e sorprendente) propensione al power-pop.
Un pezzo come "Strawberry Sundae" qui sarebbe fuori posto, così come lo strumentale da camera "Little river of spring" era impensabile per il primo Stewart, che negli anni di passaggio tra un disco e l'altro si è concesso cover di Brian Wilson e Beat Happening, maturando riflessioni da entrambi.
E se cose pencolanti e tenere come la versione live della antica "Kylie's got a crush on us" (Minogue, ovviamente) confermano l'adorabile indolenza dei BMX, la maturazione è testimoniata dal felice equilibrio di un potenziale minihit come la title-track, soft pop dai contorni sixties e dall'altrettanto dolce "Little hands" colorata da fiati e ritmica, dal power-pop presente nelle insistite chitarre di "Next Girl" e "Hello Again", dalla beachboysiana "Little Pony" piena di scale armoniche e cori a più voci, dai tardi Beatles di "Waiting for my baby". V'è da discutere se la soave classicità quasi assopita (per non dire un po' noiosa) dei fiati di "Space Girl" sia peggio o meglio dell'esitante "Top Shop Girl" sul primo album, ma conosciamo già la risposta, e preferiamo evitarla. Dopotutto ci sono modi peggiori di invecchiare
Oltre a recuperare canzoni da anni fuori catalogo, questa antologia mostra quel C86 che non è rimasto ad intristirsi nel giardino dei ricordi ma ha fatto del suo meglio per crescere, con risultati agrodolci. Come spesso accade la tecnica si affina e l'ispirazione cala, ma questo album testimonia che i BMX Bandits hanno evitato di trasformarsi in parodie di loro stessi.
Da avere, ma soltanto dopo "C86 Plus" e "Life Goes On".

Salvatore

Links:

Sito ufficiale: www.bmx-bandits.com
BMX Bandits@indiepop.it: ../bands/bmxbandits.htm