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Sebbene non ve ne sia motivo, in molti considerano
i BMX Bandits una band sfortunata, un gruppo di passaggio,
segnato da una proverbiale serie di occasioni perdute (a cominciare
dalla mancata partecipazione alla compilation C86).
Non è proprio così: al contrario, la creatura di Duglas T.
Stewart è stata capace di meritarsi la definizione di band
seminale nella storia dell'indiepop ed è una delle poche che
hanno resistito agli scossoni dell'età per arrivare più o
meno intatte ai nostri giorni.
Non era così che doveva andare: negli anni 80 Stewart aveva
messo in piedi i BMX Bandits quasi per disperazione dopo lo
scioglimento dei Pretty Flowers, nei quali suonava insieme
a Sean Dickson (poi nei Soup Dragons) e Frances McKee (poi
nei Vaselines). Rimasto con un pugno di canzoni e senza una
band con la quale registrarle, mise insieme un nastro con
l'aiuto di Francis McDonald ed ebbe la fortuna (visto?) di
spedirle a Stephen Pastel, che proprio in quei giorni faceva
muovere i primi passi alla sua 53 and 3rd, garantendo così
un insperato futuro alla band.
Il resto lo ha fatto la dedizione alla causa: Duglas è sempre
stato molto chiaro riguardo a motivazioni e scopi, giustificando
i suoi testi eternamente legati ai teenage crush da
scuola superiore. "vogliamo essere persone normali, che
dicono cose vere" e "noi non suonavamno shambling pop
per moda, come molti altri che poi hanno cambiato direzione:
eravamo davvero stufi degli atteggiamenti da macho nei testi
delle canzoni rock", e giustificando così l'esclusione
dalla cassetta "C86" di NME: non eravamo abbastanza cool.
Ma non ci importava.
Un'icona indiepop insomma, per nulla scalfita dalla eterna
provvisorietà della sua band, per la quale è passata la créme
della scena di Glagow: Jim McCulloch (Soup Dragons), Eugene
Kelly (Vaselines, cioè due su due), Norman Blake (Teenage
Fanclub). Al contrario: dopo il successo di "Bandwagonesque",
fu presto noto alle masse che tre Teenage Fanclub su quattro
avevano militato nei BMX Bandits, per i quali Blake continuava
addirittura a scrivere canzoni: era la sua piccola vacanza.
Qui comincia la storia raccontata da "Serious Drug", e l'associazione
a Blake spiega l'improbabile approdo a Creation per due album
- "Getting dirty" (1995) e "Theme Park" (1996) - dai quali
questa raccolta attinge in maniera assai saggia.
E' una storia diversa dagli esordi autoprodotti, che vede
la band assumere una lineup stabile e Stewart elevare a suo
pari il batterista Francis McDonald, finalmente accreditato
come compositore. Ne consegue che i BMX bandits di Creation
sono un'altra band: sanno ancora essere sbilenchi, cantare
dei loro amori sfortunati, interpretare le varie istanze indiepop
dell'inghilterra di metà anni 80 fra tenere chitarre, esplosioni
floreali e fuzz guitars. Ma lo fanno con evidente sforzo,
quasi impegnandosi ad imitare loro stessi. I "nuovi "BMX hanno
una rilassatezza inedita, un timbro classico sconosciuto agli
esordi e una persistente (e sorprendente) propensione al power-pop.
Un pezzo come "Strawberry Sundae" qui sarebbe fuori posto,
così come lo strumentale da camera "Little river of spring"
era impensabile per il primo Stewart, che negli anni di passaggio
tra un disco e l'altro si è concesso cover di Brian Wilson
e Beat Happening, maturando riflessioni da entrambi.
E se cose pencolanti e tenere come la versione live della
antica "Kylie's got a crush on us" (Minogue, ovviamente) confermano
l'adorabile indolenza dei BMX, la maturazione è testimoniata
dal felice equilibrio di un potenziale minihit come la title-track,
soft pop dai contorni sixties e dall'altrettanto dolce
"Little hands" colorata da fiati e ritmica, dal power-pop
presente nelle insistite chitarre di "Next Girl" e "Hello
Again", dalla beachboysiana "Little Pony" piena di scale armoniche
e cori a più voci, dai tardi Beatles di "Waiting for my baby".
V'è da discutere se la soave classicità quasi assopita (per
non dire un po' noiosa) dei fiati di "Space Girl" sia peggio
o meglio dell'esitante "Top Shop Girl" sul primo album, ma
conosciamo già la risposta, e preferiamo evitarla. Dopotutto
ci sono modi peggiori di invecchiare
Oltre a recuperare canzoni da anni fuori catalogo, questa
antologia mostra quel C86 che non è rimasto ad intristirsi
nel giardino dei ricordi ma ha fatto del suo meglio per crescere,
con risultati agrodolci. Come spesso accade la tecnica si
affina e l'ispirazione cala, ma questo album testimonia che
i BMX Bandits hanno evitato di trasformarsi in parodie di
loro stessi.
Da avere, ma soltanto dopo "C86 Plus" e "Life Goes On".
Salvatore
Links:
Sito ufficiale: www.bmx-bandits.com
BMX Bandits@indiepop.it: ../bands/bmxbandits.htm
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