Roger Quigley
Gli album di Roger Quigley, da solo o
con i Montgolfier Brothers, sono un'esperienza tanto immersiva
quanto dolorosa. Ti toccano da vicino, finisci per rispecchiarli
nella tua esperienza e rivivere eventi ai quali di solito
non ami pensare. In questa intervista Roger ci svela perché:
dietro ad ogni parola e ad ogni frase di "Quigley's Point",
comprese le frasi più agghiaccianti ed asciutte, ci
sono riferimenti a se stesso ed alla sua esperienza. E possiamo
solo immaginare quanto gli siano costate. Anche per questo
Roger Quigley è uno degli autori più profondi e più veri della
nostra epoca, e i suoi dischi sono sempre di piccoli capolavori.
E lui in questa intervista finisce per dire molte più cose
di quelle che gli abbiamo chiesto con le nostre goffe domande...
Abbiamo l'impressione che la tua musica sia una questione
di vitale importanza, anche se tutto sembra essere già successo
e l'unica opzione rimasta è prendere coscienza degli eventi.
Quanto dipendi dalla necessità di scrivere musica e di cantare
la tua vita attraverso di essa?
Credo, spero, di stare scrivendo un diario di avvenimenti.
Ho una pessima memoria... forse dovrei imparare a dimenticare
le cose del passato e guardare avanti, ma ho un certo bisogno
di ricordare... di sicuro non imparo dalle mie esperienze,
ma almeno faccio in modo di prenderne nota.
Odio pensare, ma forse è proprio così, di voler forzare le
mie esperienze in modo da poterle poi commentare.
Vengo da una famiglia che non ha mai discusso troppo a lungo
le cose. Spero di stare riuscendo almeno ad aprire la mia
bocca...
Sto cominciando a non preoccuparmi di ciò che esce dalla mia
bocca: è la cosa più importante ai fini della scrittura.
Questo bisogno di scrivere musica può compromettere la
vita reale, anticipando ciò che deve ancora succedere? La
vita è già una canzone dentro di te prima che accada?
A volte mi sento come se fossi su un aereo destinato a precipitare:
non vedo l'ora di iniziare il viaggio, ma una volta a bordo
sono spaventato. E' solo quando ti portano da bere che cominci
a divertirti di nuovo.. a quel punto sei rassegnato a qualsiasi
cosa.. e a volte ti auguri che l'aereo precipiti: anche solo
per il fatto di fermare il "viaggio"...
Non sono immune alle serate d'amore, ad intime storie d'infanzia,
a ubriacarmi, nuotare nel vino e puzzare di sigarette, ma
preferisco evitare le mattine dopo, l'eludere di sguardi e
gli addii imbarazzati.
E' come se mi fossi reso conto di aver perso la mia possibilità
di amare una certa persona nel modo giusto e con la necessaria
intensità, e forse non riuscirò mai a darmi la possibilità
di amare qualcun altro in quel modo.
Quigley's
Point sembra essere concentrato sulla dissezione delle relazioni
morte, un aspetto non nuovo nelle tue canzoni. Ma osservi
sempre queste cose da una certa distanza, con il lento calare
della passione che rispecchia nella lentezza della progressione
degli accordi. Per quanto tempo queste sensazioni devono rimanere
in te prima che tu riesca a trasformarle in canzoni? E perché
preferisci parlare delle relazioni quando esse sono irrimediabilmente
finite?
Credo sia importante ricordare che le "dissezioni" nelle mie
canzoni sono effettuate da un membro della famiglia del defunto:
in questo modo riesco a raccontare sempre le cose dal mio
punto di vista: è il mio consiglio di difesa. Non sono l'unica
persona che era presente sulla scena del crimine. Sono colpevole
quanto l'altro per il decesso/morte/omicidio della relazione.
Forse un po' di più o un po' di meno, ma il fatto è che io
sono quello che ha scelto di parlare pubblicamente della cosa.
Credo che sia compito dell'ascoltatore riempire gli spazi
vuoti. Di trovare il proprio posto nella storia. Forse è
lui ad aver subito il torto o forse è stato lui a causarlo.
Anche se sono state scritte in un periodo di tempo piuttosto
lungo, le canzoni di "Quigleys point" hanno un forte senso
comune. E' stato necessario qualche aggiustamento o tutte
le note e tutti i sentimenti sono andati al posto giusto?
Le canzoni sono state scritte a proposito di una bellissima
ragazza che era stata ferita molto tempo prima di conoscermi.
E quando mi ha incontrato, beh forse credeva che avrei potuto
aiutarla a riparare il suo spirito ferito. Ma credo di aver
spezzato il suo cuore una volta ancora.
Volevo che fosse felice, perché questo è quello che tutti
meritano. Ha deciso che uno dei miei migliori amici lo avrebbe
reso possibile, e ha scelto lui al mio posto.
"Quigley's Point" ha una forte componente autunnale. Diresti
che la tua musica ha una connotazione stagionale?
E' la mia stagione preferita, sono felice che ti dia questa
impressione...
E' la stagione in cui gli alberi vengono spogliati delle foglie,
non in una maniera vendicativa o violenta, ma per la necessità
di fare spazio alla primavera ed alla vita nuova, al nuovo
amore, non prima di aver passato l'inverno a pensare al freddo
vuoto e alla solitudine che senti dentro.
Chi è stato coinvolto nella realizzazione del disco oltre
a te?
Richard o'Brien (il vecchio boss di Vespertine)
E' curioso che tu abbia scelto il titolo di un romanzo
di Flann O'Brian come nuovo moniker. Non ho letto quel libro
in particolare, ma il resto della sua opera è scanzonato e
impossibilmente buffo, anche se in un modo piuttosto disperato.
La mia visione dell'Irlanda, con la sua impossibile qualità
magica, che mi sono formato da bambino quando passavo due
mesi all'anno in Eire, si è scontrata con la mia vita adulta
e la sua assoluta mondanità.
Flann sta tra i due estremi come nessun altro di mia conoscenza,
tranne Magnus Mills.
Puoi spiegarci in che modo Salford e il suo circondario
influenzano le tue canzoni? Che cosa significa per te e per
la tua musica vivere in quel posto e frequentare il tuo circolo
di amici ? (Mark Tranmer, David Sherman, Richard O'Brien).
Quigley's Point è stata una "fuga": si trovava ad un milione
di miglia lontano da chiunque, con l'eccezione di Richard
(il capitano della nave). Siamo tornati a casa: abbiamo fatto
un album per me e per lui; non avevamo fatto nulla di simile
dai tempi del primo CD che abbiamo prodotto ("a kind of loving").
Ci siamo seduti e abbiamo detto: "Bene, faremo uscire questo
disco. E se non piace a nessuno, pazienza..."
'Salford' è una parola. E' un luogo, sì, ma si può dire la
stessa cosa di tutti gli altri luoghi.
La mia frase preferita: "puoi viaggiare lontano quanto vuoi,
ma quando arriverai troverai sempre te stesso..."
Oltre
agli arrangiamenti più sparsi, quali differenze ci sono in
termini di composizione tra i tuoi dischi solisti e quelli
con Mark?
E' un modo completamente diverso di scrivere. Non ha le complicazioni
dei "compromessi" che una relazione artistica ti porta ad
avere. Con i Montgolfiers Mark scrive il 70% delle canzoni.
Io reagisco a quello che lui mi passa. Siamo come una coppia..
mi sveglio e scopro che mi ha portato la colazione, nella
forma di pezzi strumentali che guarnisco con i miei testi.
Ci sono artisti (non necessariamente in campo musicale)
verso i quali senti affinità?
L'uomo che spreca la sua vita nel puro godimento della perdita
di tempo in "Niente di nuovo sull'Orient Express" di Magnus
Mills.
Le tre cose che rendono la vita degna di essere vissuta.
Georgia & Alex Quigley (i figli di mio fratello)
Richard o'Brien.
Domani
I tuoi progetti con Mark mostrano un gran lavoro di ricerca
e una costante progressione musicale. Che relazione hai con
la tecnologia, in particolare con quella digitale?
Nessuna relazione. Punto. Il modo in cui registro è quello
e basta. Non importa il modo in cui viene presentato al pubblico:
mpeg, jpeg, libro, album, calendario....
Il modo in cui lo prendi, lo infondi della tua arte, lo vivi,
ci piangi sopra.. lo rimpiangi.. sono queste le cose importanti.
Non ho interesse verso le modalità di costruzione, finché
c'è un tasto con la scritta "play/record/pause" sono felice.
Salvatore,
Fabio, Alessandro
Links:
Vespertine and Son Website: www.vespertineandson.com
The Montgolfier Brothers Website: www.montgolfiers.co.uk
At Swim Two Birds@indiepop.it: bands/astb.htm
|