| The Postmarks
"Goodbye" dei Postmarks è il perfetto singolo per l'inverno ritardato di quest'anno: soffice ed intima, malinconica eppure permeata da un irresistibile ottimismo, contiene in nuce tutti gli elementi caratteristici della band di Miami: il gusto per le sonorità passate, la confezione elegante e la splendida voce di Tim Yehezkely, tra Astrud Gilberto e le voci Francesi di un quarantennio fa.
Scorrendo i nomi dei tre membri della band ci siamo imbattuti in quello di Christopher Moll, già conosciuto per la militanza in band del sottobosco indiepop Usa come See Venus (su March Records) e Timewellspent (su Parasol). Abbiamo parlato con lui del progetto Postmarks, del fortunato incontro con il produttore dei Tahiti 80 e membro degli Ivy Andy Chase (per la cui etichetta Unfiltered Records, esce proprio in questi giorni l'album d'esordio dei Postmarks) e ovviamente del passato a cui la band guarda con tanta nostalgia.
Puoi presentarci la band, spiegarci quando è nata e con quali premesse?
Siamo in tre: io, Tim Yehezkely e Jon Wilkins. Le canzoni sono mie, i testi sono di Tim, e io e John lavoriamo al mixer, suoniamo e registriamo la musica.
Negli ultimi giorni dei See Venus avevo intenzione di fare qualcosa che fosse più personale e sincero. Qualcosa di romantico, cinematico, fuori dal tempo… E sapevo di dover cercare le persone in grado di interpretare queste sensazioni. Jon gestiva una serata di musica live in un club locale nel quale Tim si era iscritta per uno show acustico. Il suo concerto è andato così bene che l'ha invitata a suonare la settimana successiva. E Jon mi ha detto "So che stai scrivendo nuovi pezzi e stai mettendo insieme il tuo nuovo progetto… beh, penso di aver trovato il tuo complemento musicale". Sono andato a sentirla cantare.. e il resto, come si dice, è storia.
L'iconografia e l'immagine della band suggeriscono un amore per le antichità che riflette la qualità della vostra musica. Come mai questa nostalgia per il passato?
In Portoghese c'è questa parola, saudade, che è considerata intraducibile in altre lingue. La descrizione più vicina sarebbe "una sensazione di ricordo nostalgico di cose o persone, assenti o perdute, accompagnato dal desiderio di poterle possedere o vedere di nuovo". E' una sensazione che ho sempre provato e che ho voluto esplorare più in profondità rispetto a quanto avevo fatto in precedenza con la mia musica.
Come avete incontrato Andy Chase e qual è stato il suo ruolo nelle registrazioni dell'album? I vostri demo erano molto diversi da quello che si sente sul disco?
Il nome di Andy era tra quelli candidati a mixare l'album dei See Venus e io ero molto favorevole alla cosa, ma per qualche ragione la band non è riuscita a trovare un accordo. Ho tenuto a mente quel nome.
Al momento di mixare l'album non avevamo ancora nessuna etichetta, e le esperienze passate mi hanno insegnato che avere un nome conosciuto associato al progetto può aprire diverse porte. Ero persino disposto a pagarlo di tasca mia… l'ho contattato e si è innamorato del progetto. Ci siamo risentiti al telefono e due giorni dopo mi ha detto "non so se sei al corrente del fatto che ho una label… e anche se avevo intenzione di non pubblicare niente altro oltre ai miei progetti e alle ristampe degli Ivy… mi piacerebbe avervi con me". Inutile dirlo, siamo rimasti stupefatti.
I demo… erano molto, molto simili in concetto ma ovviamente le versioni finite hanno più vita e carattere rispetto alle prove. Probabilmente l'unica cosa realmente diversa sono le parti vocali, perchè una volta che io e Tim abbiamo capito cosa volevamo ottenere dall'intero progetto abbiamo sperimentato abbastanza pesantemente in studio. Cambiando le melodie, usando più sovrapposizioni eccetera.
Molte recensioni hanno individuato tra le vostre influenze il pop francese, la bossa, Bacharach, il pop orchestrale di Brian Wilson… ma io ravviso anche tracce di pop scozzese anni 80, colonne sonore e 4AD. E' la mia immaginazione?
No… per niente. Sono cresciuto in quel periodo quindi sono certo che molte influenze si sono fatte strada attraverso la mia musica. La musica degli anni 80 alternativa/new wave o come la vuoi chiamare. E le colonne sonore, sicuramente: Jon ed io siamo molto influenzati dalle qualità cinematiche che è possibile ritrarre in musica. E l'estetica 4AD ovviamente…
Di tutti gli elementi del vostro suono, quello più facilmente tracciabile al pop francese degli anni 60/70 è la voce di Tim, che mi pare si ispiri più a Claudine Longet che a singer/songwriters come Francoise Hardy. Quali sono i suoi punti di riferimento?
Tim ed io abbiamo discusso a lungo sulle nostre cantanti preferite… il nostro primo vero punto di incontro è stata Astrud Gilberto. Entrambi amiamo molto la raffinata intimità e la bellezza della sua voce. La fragilità di Claudine che canta "Nothing to Lose" in Hollywood Party è certamente un altro punto di eccellenza.
A parte "Goodbye" e poche altre canzoni, la maggior parte dell'album è pacata, sia nella musica che nei testi. E a volte pare che vi sforziate di trattenere l'emotività, quasi a voler bilanciare l'intimismo delle vostre canzoni. E' così?
Beh… penso che nel momento in cui definisci la tua musica "malinconica" e riconosci questo fatto… stai facendo una distinzione tra felicità e tristezza. E per me la malinconia è un "singhiozzo" musicale, è sentirsi triste ma allo stesso tempo avere la forza di andare avanti senza perdere la speranza. Credo che indulgere in una tristezza troppo emotiva avrebbe prodotto un disco troppo tetro. Guardandoci intorno oggi… così tante delle cose del mondo possono abbatterti, eppure… credo che sia necessario concentrarsi sulla speranza che le cose possano andare bene e lo faranno, altrimenti non ci sarebbe ragione per alzarsi dal letto la mattina.
Il suono dell'album suggerisce un attento lavoro sia sugli arrangiamenti che in fase di produzione. Quanto tempo è occorso per scrivere le canzoni e quanto per mettere le cose a punto in studio?
Ci è voluto molto tempo, ma credo che gli aspetti verso i quali la gente è maggiormente ricettiva siano l'attenzione al dettaglio nel suono, nei testi e nella presentazione del disco nel suo complesso. Penso che la gente apprezzi il fatto che i Postmarks creino un intero mondo e li invitino ad entrarci. Dal momento in cui l'album inizia sino all'ultimo secondo… è tutto un viaggio in questo mondo cinematico che abbiamo creato.
Se potessi far parte di un'altra band, di qualunque periodo, quale sceglieresti?
Non so se ne hai mai sentito parlare… i Beatles? O sono così in alto nella lista di Dei musicali che non contano più? I fatto è che i gruppi che mi piacciono non sono mai riusciti a rimanere insieme molto a lungo, quindi non so se vorrei essere uno di loro…Brian Wilson, Sid Barrett, Nick Drake, Kevin Shields?
Con che tipo di collezione di dischi sei cresciuto (magari quella dei tuoi genitori, o di un fratello maggiore)? E qual è il primo disco che hai acquistato?
I miei genitori avevano una collezione molto eclettica, che andava dai Beatles a Glenn Miller a Cal Tjader a Mantovani. E in un modo o nell'altro è tutto entrato a far parte del modo in cui ascolto e interpreto la mia musica.
Il primo disco che ho comprato? Sono sicuro che è stata la versione di Meco del tema di Guerre Stellari. Ero un ragazzino negli anni 70…. Non avevo molta scelta. L'altro giorno stavo parlando del fatto che quando crescevo non riuscivo a decidere quale dovesse essere il mio modello di comportamento…Darth Vader o Gene Simmons. Bei tempi quelli…
Salvatore
7/2/2007
Links:
The Postmarks: www.thepostmarks.com
The Postmarks@indiepop.it: ../bands/postmarks.htm
Unfiltered Records: www.unfilteredrecords.com
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