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Il meglio del 2004

di Enrico Veronese

1) Non Voglio Che Clara: Hotel Tivoli
La classe pura. A un anno da 'Caffè Cortina' debuttano sul "mercato" con sette tracce praticamente perfette. Masticano storia della canzone e letteratura del Novecento, e arrangiano come i grandi d'Oltremanica sanno fare (Costello, Stuart Murdoch). Il talento compositivo sbalordisce, se rapportato agli anni attuali: immedesimarsi nelle tormentate eppure lucide storie di Fabio De Min è come bere un bicchiere d'acqua.

2) Girls in Hawaii: From here to there
La sorpresa. Come sempre dal Belgio arriva qualcosa in più che un "semplice" gruppo pop (avercene, comunque). L'estate è scivolata lasciando in ricordo 'Found in the ground', agrodolce e invasiva come un liquido. Il resto del disco è più freddo, per un abito da indossare tutto l'anno. Ad attenderli al varco della conferma siamo già in tanti.

3) Delgados: Universal audio
Il rilancio. Chi non aveva gradito più di tanto 'Hate' -io non sono fra questi- ascoltando l'ultima produzione Chemikal si è sentito a casa. Il manuale del pop: la girl of valour Emma P ha combattuto gli angeli eterei e torna a suonare, vivaddio. Almeno tre tracce -Keep On Breathing su tutte- andranno nelle antologie della band, fra qualche anno. Antologie, sia chiaro, a cura di ogni singolo fan, come si faceva agli anni belli per conquistare le ragazze.

4) Studiodavoli: Megalopolis
Lo charme. 2/5 di vino frizzante, 2/5 di colorante, anche bitter, 1/5 di selz: lo spriz del 2004 va servito con Studio Davoli riserva, additivo musicale dagli ingredienti speziati ed easy come si conviene. Se gli Stereolab hanno significato qualcosa nella vostra vita, o se avete una spider, è il disco perfetto.

5) Brazzaville: Hastings Street
La riflessione. E che noia sentirsi dire che la musica impegnata dev'essere per forza marziale o sudamericana o ribalda. L'hanno mai ascoltato, David Brown? Conoscono la sua storia? A Barcelona, terra d'elezione del glocal, c'è un humus fecondo per ballate intimiste sulla povera gente. Come se fosse necessario gridare. Ma lui grida, e noi lo sentiamo.

6) The Concretes: s/t
La freschezza. La fertile scena svedese ci costringe a stare al passo e a macinare novità: con Jens Lekman, la palma dell'ultima annata tocca a queste ragazze sciccose e convincenti, dal solido retrò-terra e al tempo stesso coi piedi ben piantati nella parte giusta della musica. L'idea di una musica appena uscita dalla doccia, in accappatoio.

7) Konki 2et: Il fait tout gris
L'angoscia. Sul crinale tra due gole di fanciulla: un passo falso e si cade. Loro stanno perfettamente in piedi, con un violoncello che sfigura uno degli anthem degli anni ottanta e qualche piccolo aggeggio elettronico. Un'attesa perenne e febbrile che avvince l'ascoltatore.Se in passato ci si stupiva di ogni trovata nipponica, a questo punto servirebbero nuovi aggettivi.

8) Edwood: Like a movement.
La completezza. Con la lanterna a cercare i Notwist prossimi venturi, va a finire che in embrione li abbiamo in casa. E se l'Europa se ne accorge è fatta. Glitch emozionali ridotti all'osso, per la verità; ma l'abbrivio è lo stesso, e la voce sfiora il plagio in determinati episodi. Da due anni non ho un disco dell'anno perché non c'è un Neon Golden: questa è la spiegazione degli Edwood in classifica.

9) Spearmint: A leopard and other stories.
La fiducia. Essendo una delle mie band della vita, di quelle che bramerei vedere dal vivo per scuotermi in maniera soave e per cantare ogni singola parola, è evidente che passo sopra anche ai limiti che quest'ultima release rivela. A rigore non dovrebbero stare qua, perché dovrei essere incazzato con loro. Invece so che il leopardo crescerà, e la bandiera del miglior pop sulla faccia della terra è già in fase creativa. Death Of A Scene? Giammai!

10) AA.VV.: Playing the indie game
Il segno distintivo. Non tanto il disco quanto il concept retrostante: il 2004 è stato l'anno del toy pop. Rispolverati vecchi Casio, inserite le batterie alle scatole che riproducevano il rumore delle mucche, lucidate le trombette di peltro. La maestra ha dato il tema e due concorrenti svetteranno con l'8, gli allievi Pecksniff e John.Wayne.Shot.Me. Poi via il grembiule e tutti a far ricreazione. (Notevole il gioco dell'oca allegato)

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