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Il meglio del 2003
di Salvatore Patti
1) Grandaddy: "Sumday"
E va bene, se volessimo fare i pignoli diremmo innanzitutto
che la V2 non è una label indipendente, ma andiamo, esiste
un gruppo più indie dei Grandaddy? Sono indie dappertutto,
sin nei vestiti e nelle barbe. E a completare il quadretto,
Sumday è il loro disco pop, inteso come la cosa più
prossima al genere che i Grandaddy potessero fare continuando
ad essere i Grandaddy, che non è impresa da poco. Cose come
"I'm on standby" e "The group who couldn't say" sono pezzi
pop suonati da un gruppo che il pop non l'ha mai sentito,
ma ha preferito desumerlo dalle pieghe di "The Sophtware Slump"
e dagli ingranaggi di Jed l'umanoide, con la stessa (finta?)
ingenuità contadinotta e lo sguardo che si posa desolato sulle
miserie umane. Sumday è il disco che suona mentre siete ubriachi
e mezzi addormentati in una macchina nel posteggio abbandonato
più triste del mondo, è un album malinconico e con gli occhi
sgranati, e non c'è nulla meglio dello stupore per accompagnare
l'indiepop.
2) The Hidden Cameras: "The Smell
of Our Own"
Non è probabilmente un caso che il gruppo di Andy Gibb sia
arrivato alla Rough Trade sull'onda del successo inglese dei
Polyphonic Spree, ma chiariamo una cosa: gli Hidden Cameras
stanno ai Polyphonic come i Beatles stavano agli Hollies.
"The Smell Of Our Own" è un caso così clamoroso che quasi
non si crede possa essere un esordio: classico, profondo,
gioioso e intenso, senza un capello fuori posto. Quando esplode
il coro di "Ban Marriage" non posso fare a meno di volerlo
toccare con mano, di desiderare che questi quattordici tizi
siano qui davanti a me e che il loro urlo riempia le piazze
e le strade di questo paesello. Gli arrangiamenti, i testi,
la sublime leggerezza di un gospel moderno come "Breathe on
it" dicono la stessa cosa: che Joel Gibb è un genio.
E poi non sapete quante persone sono arrivare su questo sito
da google cercando "pioggie dorate".
3) The Radio Dept: "Lesser Matters"
Quattro ragazzi svedesi innamorati di Jesus and Mary Chain
e Chapterhouse chiudono le tende dello studio, spengono le
luci e se ne escono con un album che interpreta i chiaroscuri
svedesi con l'irrequietezza del feedback, la facilita' di
melodie e riffs, e un piglio dark-pop di incredibile impatto:
acerbo e bellissimo, come Anna Falchi da giovane. Questo disco
è il catalizzatore che la scena svedese aspettava, la summa
di una scena in continuo fermento ed uno scrigno di insperate
meraviglie come "Where damage isn't already done" e "Your
Father". Formalmente ineccepibili e con un'ispirazione altissima,
i Radio Dept sorprendono tutti sin dal primo album, e il vasto
contorno di singoli che ha allietato il 2003 mostra che hanno
infinite frecce al loro arco. Che la Labrador ce li conservi
a lungo.
4) Belle and Sebastian: "Dear Catastrophe
Waitress"
Mi rendo conto che la motivazione è molto personale, ma finalmente
Murdoch ha inciso l'album che ho sempre aspettato da lui,
anche quando ascoltavo "like dylan in the movies" con un po'
d'imbarazzo, lo stesso che avrei provato incrociando lo sguardo
di una ragazza uscendo dal cinema dove proiettano "Billy Elliott",
se riuscite a capire. Eppure DCW è fatto di una materia
indiscutibilmente B&S, pieno di inedita ironia, arrangiato
a meraviglia e che risplende di una luminescenza pop tanto
classica quanto sorprendente. Capisco che i vecchi fans siano
naturalmente portati ad odiarlo, o peggio ancora a liquidarlo
con un'alzatina di spalle: loro hanno tanto sofferto ed è
brutto vedere che Murdoch ha deciso di darsi alla pazza gioia.
Ma che guardino in faccia la verità: la vecchia ricetta stava
perdendo tutto il sapore ed era ora di cambiare o di morire.
"Dear Catastrophe Waitress" è un album in cui il genio di
Murdoch è finalmente libero di volare senza vergogna e non
vi dico la soddisfazione nello scoprire che anche lui in fondo
non aspettava altro.
Chi ha detto che questo è l'album di B&S preferito da chi
ha amato "Legal Man" sapeva il fatto suo.
5) At swim two birds: "Quigley's
point"
C'è un stagione per tutto nella vita. E c'è un disco per ogni
stagione. Il nuovo lavoro di Roger Quigley è, incontestabilmente,
un capolavoro. Se avessi ascoltato "Quigley's Point"
solo quattro anni fa è probabile che sarebbe diventato il
mio "Hatful of Hollow" e che avremmo passato insieme
un meraviglioso e tristissimo autunno di depressione, con
lunghe domeniche pomeriggio a struggermi al suono delle parole
di "Darling" pensando a cose che non erano state, o a rimirare
tristi e silenziosi panorami inghiottiti dal gelo. Ma una
famiglia (con prole) dopo, certe cose non si possono piu'
fare, la vita ti distoglie verso attività più pratiche. E
allora "Quigley's point" e' solo un album
magnifico, un disco di emozioni lente e rassegnate, un'impietosa
dissezione chirurgica di cadaveri di relazioni morte ma non
ancora sepolte. Necrofilia dei sentimenti, per chi ama farsi
raschiare l'anima.
6) The Guild League: "Private Transport"
Recuperato in ritardo dal 2002 al quale appartiene, Private
Transport è l'album da portare sull'isola deserta, quello
da salvare se la casa va a fuoco e da non prestare mai nemmeno
agli amici. Non solo perché è stipato di ottime canzoni e
del talento del Lucksmith Tali White, ma perché racchiude
nei suoi solchi un vero e proprio jukebox, una guida all'indiepop
for dummies, un'incredibile serie di esercizi riuscitissimi
e divertiti che è davvero impossibile riassumere in poche
parole. E poi mi permette di tributare il giusto riconoscimento
alla Matinée, senza la quale questo 2003 non sarebbe stato
lo stesso.
7) Camera Obscura: "Underachievers
Please Try Harder"
La voce da domenica mattina di Tracyanne (che potrebbe ipnotizzarmi
anche leggendo la lista della spesa), la malinconia che affonda
il volto negli anni 60 dei girl groups. I Camera Obscura sono
dei Belle and Sebastian in un viaggio a ritroso nel tempo,
distratti e persi nei loro stessi ricordi. Ma per tutto il
brill building pop che aleggia sui suoi solchi, Underachievers
e' fatto della materia del pop scozzese, è la pioggia che
picchia sui vetri mentre voi siete al caldo sotto le coperte,
e vi riempie di una commozione senza nome, dolce e incomprensibile.
E' bello sapere che anche se gli anni passano c'è sempre almeno
un gruppo come loro in Scozia.
8) Isobel Campbell: "Amorino"
Alcuni album sono calati alla distanza (Lucksmiths), altri
hanno perso tutto il loro fascino con l'arrivo del freddo
(Fountains of Wayne); "Amorino" ha resistito stoicamente.
Evaporati i Gentle Waves, ad Isobel è rimasta la stessa voglia
di divertirsi con il suo immaginario romantico, da Broadway
a Francoise Hardy. Certo, alla fine i suoi dischi son fatti
con poco, ma allora com'è che cose così deliziose escono solo
dalla sua penna? In "Amorino" c'è qualche colore in più rispetto
ai suoi lavori precedenti, una profondità aggiunta sotto i
suoi consueti miagolii, ma lo stesso gusto sbarazzino da ragazza
della porta accanto. Acqua e zucchero, certo, ma adorabile
come niente altro.
9) Simple Kid: "1"
Regola aurea: ogni playlist deve avere il suo outsider. Quest'anno
mi tira fuori dagli impicci un semisconosciuto nordirlandese,
in rappresentanza di quel lo-fi pop postmoderno al quale si
pregiano di appartenere anche gli Unicorns. Per certi versi
1 e' un album inevitabile, che interpreta il pop con lo stesso
approccio di The Streets o Dizzee Rascal, un pop di strada
(ma fatto rigorosamente in casa) che non si vergogna
- anzi! - di rubacchiare qua e la' per mettere insieme undici
canzoni opera tanto di genio quanto di attento bricolage.
Chi avrà la pazienza di scomporlo in pezzi ci trovera' Kinks,
Oasis, Beatles, T-Rex, blaxploitation, pop e indie-rock e
tanto altro, fusi in una materia caotica ma accessibile e
a suo modo geniale. Gioioso e giocoso, 1 è il pop secondo
l'inghilterra del 2000, Badly Drawn Boy e Fatboy Slim prigionieri
nello studio di un Ragazzo Semplice. Per adesso 1 straborda
di talento e di promesse. Ci si può accontentare.
10) Spearmint: "My Missing Days"
A sorpresa, "My Missing Days" non ha retto bene come pensavo
l'urto degli ascolti. Più stava in repeat sul mio lettore
CD più cresceva la voglia di ascoltare "A Different Lifetime",
e come mi insegna Fabio, questo non è mai un buon segno. In
realtà l'unico vero difetto di questo album è di essere venuto
dopo un capolavoro di tal fatta, ma se saper comporre canzoni
d'amore è un'arte, va detto che nessuno oggi sa scriverne
con la facilità e l'intelligenza di Shirley Lee, che sia una
dichiarazione in ginocchio al pop scozzese o a quella ragazza
che è appena uscita dalla vostra vita. Se vi capita l'occasione,
dedicate "I didn't buy you flowers" alla persona che amate:
solo un mostro potrebbe resistere.
Tutto quello che non ha trovato posto, in ordine di rimpianto:
11) George: The Magic Lantern (la vera sopresa del 2003)
12) Florian: Florianopolis (sono pazzi questi svedesi)
13) Sprinkle Boyish: Fine Day, Good To See You (troppo
tardi)
14) Freescha: What's come inside of you (meraviglioso,
ma fuori tema)
15) The Knife: Deep Cuts (come sopra, ma più trendy)
16) Milky: Travels With a Donkey (Momus Non E' Un Asino)
17) The Windmills: Now is then (mi rende triste, ed è
una buona cosa)
18) Mark Bacino: The Million Dollar Milkshake (il miglior
power-pop dell'anno)
19) The Concretes: The Concretes (un capolavoro di pop,
soul e nostalgia)
20) Ballboy: The Sash My Father Wore and Other Stories (il
mondo ha un nuovo Morrissey?)
The Aislers Set: How I Learned to Write Backwards
Vermont: Ins Kino
All Girls Summer Fun Band: Two
Paula Kelley: The Trouble with Success or How You Fit Into
The World
Club 8: Strangely Beautiful
The Lucksmiths: Naturaliste
Fountains of Wayne: Welcome Interstate Managers
Pernice Brothers: Yours, Mine and Ours
Salteens: Let go of your bad days
Some Girls: Feel it
Quasi: Hot Shit
Sportique: Communiquè No.9
Jen Turrell: One night the stars began to fall and would not
stop
Velma: Ludwig
Daniel Johnston: Fear yourself
Singoli/EP:
1) The Pines: True Love Waits Vol.1 & 2
2) Eisenhower: Cuddly Teddy Bear
3) Speedmarket Avenue: Is Anything Ever Done?
4) The Radio Dept: Pulling Our Weight
5) Action Biker: Sandy Edwards
6) The Young Tradition: California Morning
7) Aidan Smith : At Home with Aidan Smith vol.1 & 2
8) Bearsuit: Jesus will spear through your heart EP
9) The Lucksmiths: Midweek Midmorning
10) Arab Strap: The Shy Retirer
11) Airport Girl: Do You Dream in Colour?
12) The Loves: Shake yr Bones
13) Dorotea: It's Happening Again
14) Shout out Louds: 100°
15) The Saturday People EP
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di indiepop.it
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