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Ponies In The Surf

Camille ed Alexander McGregor sono i Ponies in the Surf. Depositari di quell'intimità che esiste a volte tra fratelli, la riversano nelle loro composizioni, al tempo stesso geniali melange di stili musicali (dal ragtime alla psichedelia più sognante) e piccoli scrigni di inaccessibili segreti. Era inevitabile che "Ponies on Fire", il loro primo album, ci piacesse tanto: vestendo di strumenti la candida acustica del percedente EP "A Demonstration", Camille ed Alexander hanno inciso un disco fuori dal tempo e sottilmente esoterico, capace di giocare coi ricordi di due bambini e trasformarli in musica, ma ben cosciente delle proprie radici, come dimostrano i sottili rimandi Lennoniani di "Little Boy Lost". Li abbiamo raggiunti per un'intervista nella quale ci spiegano l'evoluzione tra i due dischi, l'approdo ad Asaurus Records –etichetta da tempo sinonimo di elevata qualità musicale e preziosi artwork – e i progetti per il futuro.

Quali sono le dinamiche in una band fratello/sorella? Chi scrive i testi e la musica?

Camille: Non c'è una vera divisione dei compiti, è tutto piuttosto confuso e le cose succedono in ogni possibile combinazione.

Alex: Ogni canzone prende forma in maniera diversa. Possono prendere spunto da una giornata particolare o da un aneddoto che ha importanza solo per noi, o da una frase letta su un giornale e che non riusciamo a toglierci dalla testa. Il fatto che io suoni tutti gli strumenti potrebbe far pensare che scriva anche tutte le musiche, ma a volte Camille sente una canzone nella sua testa e io devo soltanto tradurla per la chitarra.

Camille: Altre volte Alex fa tutto e io mi limito a cantare. Sono le mie preferite!

La musica ha sempre avuto un ruolo importante nelle vostre vite, come fruitori e come musicisti?

A: Sì, decisamente un ruolo primario. E' sempre stata la mia migliore amica, e il più grande mistero che potessi immaginare. Quando da bambino ascoltavo la musica mi sembrava una specie di magia, di alchimia, capisci? E le persone che erano in grado di suonarla per me erano come stregoni, anche se suonavano soltanto i bonghi.

C: Ne siamo sempre stati affascinati, e Alex in particolare è sempre stato molto pignolo nei propri gusti musicali.

A volte "Ponies on Fire" sembra un quaderno privato, come se voi due vi scambiaste dei segreti invitando gli ascoltatori a sbirciare. In che modo il fatto di essere fratelli influisce sul modo in cui scrivete le vostre canzoni? Che cosa cambierebbe se suonaste in una band "normale"?

A: In una band "normale" potremmo essere portati a condividere esperienze più recenti, probabilmente non saremmo così infantili, o esoterici.

C: Possiamo permetterci di essere molto più criptici parlando l'uno all'altro.

A: Sì, e a volte questo ci porta a lavorare più a lungo su una canzone per evitare certi cliché.

C: Anche spesso se ci piace abbracciare - o fare casino con – qualche cliché.

Cosa è cambiato dall'Ep "A Demonstration" a "Ponies On Fire" in termini di arrangiamenti, strumentazione e registrazione?

A: Il nostro approccio non è cambiato; "Ponies On Fire" rispecchia quello che più ci piace fare in studio, compreso il fatto di utilizzare più colori grazie all'uso di strumenti esotici.

C: Alex ha registrato un album solista prima che iniziassimo a suonare insieme che aveva un suono più psichedelico, più simile ad "Aviary". Quel disco era come il suono di un giorno di pioggia, mentre "A Demonstration" è più intimo, è come se cantassimo l'uno per l'altro in cucina.

A: Sì, "A Demonstration" è un'eccezione, perché è molto simile a come siamo quando suoniamo dal vivo. E' stato una specie di esperimento; ridurre tutto al minimo sino a rimanere con gli elementi essenziali: solo le nostre voci e la chitarra.

C: Volevamo vedere come ce la cavavamo una volta rimasti completamente esposti, senza avere nulla dietro cui nascondersi.

A: Ora siamo a nostro agio con entrambi gli approcci.

Perché avete deciso di riproporre "Government Brand" (già sull'EP "A Demonstration") sull'album in una diversa versione?

A: Quel pezzo è nato con una doppia identità. Alcune canzoni stanno bene solo con un certo vestito, altre possono indossare un sacco di abiti diversi ed essere ugualmente belle.

C: Alcune sono splendide solo in abito da ballo, altre stanno benissimo nude. A me è rimasta la voglia di registrare "Gov't Brand" con un violino Cinese.

A: Ci piace l'idea di registrare di nuovo i nostri pezzi se riusciamo a sentirci qualcosa di nuovo. Insomma gente come Thelonius Monk o Jobim ha registrato tantissime versioni delle stesse canzoni, quindi abbiamo pensato che potevamo farlo anche noi.

Tutte le uscite di Asaurus Records hanno qualcosa di speciale. Come siete entrati in contatto con l'etichetta? Avete realizzato voi l'artwork di copertina?

C: Abbiamo conosciuto Asaurus tramite i Pants Yell!, che sono nostri amici qui a Boston. Non hanno fatto altro che tessercene le lodi, così abbiamo realizzato un paio di pezzi per una loro compilation, e quando abbiamo ascoltato gli altri loro dischi ci è sembrata l'etichetta perfetta per noi. E poi i Pants Yell! sono così bravi che sapevamo di essere in buona compagnia.

A: La copertina del disco è opera della mia amica d'infanzia Sacha Twarog. E' come se ci fossimo scambiati messaggi telepatici: era da un po' che non ci sentivamo, io avevo qualche problema a trovare l'immagine giusta per la cover e ho pensato che avrei dovuto chiedere aiuto a lei. Ma prima che potessi farlo Sacha mi ha scritto e ha condiviso con me tutte queste bellissime immagini iconiche, chiedendomi se volevo usarle per un poster o qualcosa di simile. Le ho subito trovate perfette.

Per me i Ponies in The Surf sono in una categoria fatta di band fuori dal tempo, insieme ai George e pochi altri. Ci sono band o artisti che apprezzate o che pensate siano vicini al vostro modo di fare musica?

A: Apprezziamo lo spirito con il quale vengono fatte le cose. Ci piace l'approccio di molti dei gruppi nostri amici o delle nostre conoscenze musicali, specialmente qui a Boston, anche se il suono è molto diverso dal nostro.

C: Casey Diene è un pianista capace di trasportarti in un altro tempo. E anche Death Vessel; lui non è solo senza tempo, ma anche senza testa. Un fantasma senza testa.

Se poteste scegliere un'epoca e un luogo nel quale vivere quale scegliereste?

A: Wow, c'è così tanta scelta. L'epoca della grande depressione negli USA o quella dei nativi Americani. Un periodo qualsiasi con meno possessi.

C: Carnaby Street negli Swinging Sixties, naturalmente!

Per voi è necessario vivere un'emozione in maniera forte per poterne poi scrivere una canzone? Essere innamorati aiuta il processo creativo?

A: Penso che il requisito importante sia partecipare all'emozione, o quanto meno empatizzare con essa, ma non necessariamente viverla. Il fatto di viverla potrebbe però aiutare ad interpretarla in maniera diversa.

C: Credo sia più facile scrivere canzoni non quando sei innamorato, ma quando soffri per amore. "Lovesick", c'è una parola simile in Italiano?

Il mio pezzo preferito dell'album e il più suggestivo è "Little boy lost". Mi dite da dove viene e di cosa parla? Alex, ti sei accorto che l'intepretazione e la melodia sono molto lennoniane?

A: Lennon è la mia personalità musicale preferita e conosco bene il modo in cui canta, ormai è come sentire un vecchio amico. Mi lascio ossessionare da una sua canzone alla volta. "Mother" è stata davvero uno shock, è bellissima ma anche brutale. Ho letto che era ispirata da questa "terapia dell'urlo primordiale" che stava seguendo, e avevo come l'impressione di ascoltarla durante una seduta psichiatrica, mi mancava la brillantezza dei suoi soliti testi. Ma non ho pensato coscientemente a nulla di ciò mentre scrivevo il mio pezzo. Metà di "Little boy lost" è nata semplicemente camminando per la strada, mi è venuta in mente all'improvviso e tutta in un colpo; ricordo molto chiaramente il quartiere in cui mi trovavo in quel momento. Per la seconda parte ci è voluto molto più tempo.

C: Abbiamo faticato molto per finirla. Disegnavamo mappe, abbiamo fatto ogni genere di cose.

A: Ricordo di aver finito di scriverla su un autobus, di notte, mentre tornavo a casa da New York. Ho dovuto rubare una frase da Checov e il titolo da Mose Allison.

C: Vedi, rubiamo da un sacco di posti.

Quanto è importante la melodia nei vostri pezzi? Quando scrivete una canzone tendete ad aggiungere o a sottrarre all'armonia di partenza?

C: La melodia è quella che rimane fissa nella testa, quella che puoi fischiettare, ma ciò che è davvero importante è l'oscillazione della melodia… è come andare su un'altalena tra le note.

A: Di solito sottraiamo armonie. E' una questione di contrapposizione tra colore e bianco e nero. L'armonia mette colore nella musica, ma a volte può darti il colore sbagliato e provocare nausea. Oppure può restituire una sfumatura sbagliata, una tonalità di blu-azzurro che non è adatta alla canzone.

C: E questa è una pessima cosa.

Folk, pop, swing, gospel e bossa, psichedelia… i vostri gusti musicali sono ampi come suggerisce la vostra musica? E' importante per voi passare ad un genere musicale ad un altro nel corso dello stesso album?

A: Mi piace comprare vecchi dischi in vinile, li pago un paio di dollari l'uno. E mi metto a cercare una canzone "magica" in ognuno di loro, indipendentemente dallo stile. Se ci pensi, una buona canzone per album non è poco. E quando mi capita un disco davvero strano, tanto da non riuscire ad immaginare che tipo di persona possa averlo concepito, o chi mai potrebbe averlo comprato, comincio a chiedermi "perché mai è stato fatto questo disco?", e a quel punto divento davvero curiosissimo.
Una personalità musicale davvero interessante riesce a rendere poco importante lo stile della musica. Gli stili servono solo a creare diversi umori, e alcune canzoni possono esistere con un milione di umori diversi.

C: Alcuni stili comunque sono solo una moda. Ci sono persone che guardano alla moda con diffidenza ma ciò non toglie che se ne possa ottenere della buona arte. Soprattutto quando riesci a guardarla con spirito critico.

A: Sì, una prospettiva più distaccata può aiutare.

So che è la classica domanda da non fare, ma in rete non ho trovato nessun riferimento al vostro nome, quindi vi devo chiedere da dove arriva "Ponies in the surf".

C: posso dirlo?

A: Sì.

C: Allora, un nostro amico aveva regalato ad Alex uno di quei kit "colora i numeri" per il suo compleanno. Era di colore nero, come il velluto. Io avevo organizzato una festa per lui, e dopo che tutti se ne sono andati ed era buio e tardi stavamo provando a colorare questo disegno, che all'inizio sembrava una specie di puzzle di linee bianche e curve, perché era in negativo e potevi vedere emergere le immagini mentre le coloravi.

A: E quando sono riuscito a vedere il disegno e ho capito cos'era ho detto "hey, questi sono cavalli su una spiaggia", e Camille ha detto "no, sono Pony che fanno il surf", e ci siamo sbellicati dalle risate per almeno dieci minuti. Era la frase più strana che avessi mai sentito. E' da lì che arriva il nome.

C: All'inizio pensavamo che una band con un nome simile avrebbe potuto suonare soltanto alle feste di compleanno per bambini, o in qualche biblioteca, cose così.

Che cosa state facendo in questo momento? So che presto uscirà un 7" per Tragadiscos, e poi? Sarete in tour?

C: Questa settimana saremo in studio a registrare un gruppo di canzoni nuove ed alcune vecchie con il nostro amico Andrew Churchman, il signor batterista dei Pants Yell!, e abbiamo registrato qualche pezzo alla stazione radio M.I.T. la scorsa primavera. Il 7" per Tragadiscos sarà un'edizione molto limitata, so che Alex è particolarmente entusiasta di vedere le nostre canzoni su vinile. E' un fantastico formato da lasciare ai posteri.

A: Ho sempre l'impressione di essere uno o due album indietro rispetto alle canzoni che vorremmo registrare. Abbiamo diversi pezzi nuovi, ed anche tante cover da incidere. Mi piacerebbe regalarle come un piccolo bonus in uno dei nostri prossimi LP.

C: Quando avremo finito con le registrazioni ci piacerebbe venire in Europa, o almeno a Montreal. Spero che Inghilterra e Spagna ci vorranno. Com'è l'Italia per gli show? Il vostro governo è una farsa come il nostro?



Salvatore

Links:

Ponies In The Surf website: www.poniesinthesurf.com
Ponies In The Surf@indiepop.it: ../bands/poniesinthesurf.htm
Asaurus Records: www.asaurus.org