Archivio Recensioni:

#

 

A

 

B

 

C

 

D

 

E

 

F

 

G

 

H

 

I

 

J

 

K

 

L

 

M

 

N

 

O

 

P

 

Q

 

R

 

S

 

T

 

U

 

V

 

W

 

X

 

Y

 

Z

 

v/a

oOmiaq

Dev'essere bello abitare nel villaggio di Regis Provenzano/oOmiaq. Il suo "taKe keEp gO", registrato tra i monti e le mura domestiche con l'accompagnamento dei vicini di casa, è il disco intenso e corale di chi non ha perso la voglia di divertirsi, ma è anche un lavoro a più strati, che appassiona e coinvolge ascolto dopo ascolto. Ne sia dimostrazione il fatto che in questa intervista lo stesso oOmiaq sovverte alcune nostre interpretazioni, offrendo nuovi appigli all'ascolto. Ce ne rallegriamo, perché è un disco dal quale non ci separa volentieri, e che mostra la grandezza in nuce di un autore destinato a grandi traguardi. Vi lasciamo quindi alla lettura, allietata dai disegni dello stesso autore.

Ti spiacerebbe presentarti ai nostri lettori? Dirci chi sei, da dove vieni,cosa fai nella vita, come hai iniziato a suonare e da quanto tempo...

Vivo tra le montagne nel sud della Francia, in un villaggio chiamato Bezaudun Les Alpes, vicino a Vence, altitudine 850m. Ho sempre vissuto nel sud, sin da bambino: avevo bisogno della luce e dei paesaggi mediterranei. Ho sempre desiderato raccontare storie, con suoni, immagini, disegni, sempre e ovunque. Quando avevo 12 anni ho spedito dei disegni ad una trasmissione TV per ragazzi e mi hanno invitato a Parigi (la mia prima volta in aereo): è stata la mia prima esperienza artistica!
Nel frattempo suonavo la chitarra e l'organo Bontempi con mio fratello e mia sorella, e insieme abbiamo suonato in diverse band dall'esistenza effimera. La nostra passione era registrare storie sonore, con un registratore a cassette, con effetti audio (tipo accartocciare una busta di plastica per imitare il crepitìo del fuoco, ecc), mini colonne sonore e voci (mandavamo il nastro al rallentatore per la voce dei mostri). Oggi, anche mio fratello è diventato un musicista (pyo.free.fr).

E ci parli delle tue radici italiane?

Le radici della mia famiglia si trovano dalle parti di Napoli, e il paese in cui vivo è molto vicino all'Italia: abbiamo in comune un parco naturale fra le montagne, dove vivono i lupi. E mi piace la poesia del cinena Italiano, come in "Brutti,sporchi e cattivi".

In che modo si intersecano le tue attività di illustratore e di musicista?

Quando registro una canzone mi piace costruirci attorno molte illustrazioni, come se ne disegnassi una mappa, l'universo, il suo "territorio poetico", tutti i colori e le trame della musica... Ad esempio per "Ultramarine Song" uso accordi di sintetizzatore blu e liquidi, per una canzone arancione userei un suono d'organo caldo...

lianEsCome è nato il progetto di "taKe keEp gO" e quante persone ha coinvolto?

"taKe keEp gO" è un progetto di "musica narrativa". Volevo lavorare con i ragazzi del mio villaggio, i miei amici, con la gente che mi circonda, non con musicisti professionisti. Perché penso che tutti abbiamo molta creatività da esprimere e che chiunque possa migliorare il proprio talento, trovare e costruire il proprio universo artistico e poetico.
Siamo come una troupe: i ragazzi hanno inventato il linguaggio e le melodie, i miei amici non-cantanti hanno registrato un bellissimo coro per "Onaka". Camille è la ragazza che canta e ha scritto tutti i testi in inglese... la sua presenza è essenziale in "taKe keEp gO", la sua voce mi ha tenuto per mano mentre componevo "shinE". E' molto spontanea, abbiamo sempre fatto 2 o 3 prove al massimo.

Quali strumenti usi in studio e con quali è stata composto "taKe keEp gO"?

Un sacco di strumenti: sintetizzatori preistorici monofonici e polifonici, flauti di ogni tipo, un banjo, ho parlato attraverso una jaw-harp per ottenere l'effetto vocoder in "Wake Up", ho lucidato ciottoli, agitato semi...

Immagino che la storia narrata dal disco avesse una sua struttura quando è stata creata, ma di sicuro lascia molto spazio all'immaginazione e alla suggestione di chi ascolta. Era questo un tuo scopo sin dall'inizio o è qualcosa che si è creato in fase di registrazione?

C'è parecchia improvvisazione, non una vera sceneggiatura. Ho cercato di preservare la freschezza di ogni canzone, senza assoli di chitarra né tutte quelle cose che si fanno in uno studio professionale (niente midi, niente mastering, suono ruvido). Volevo che suonasse come un collage spontaneo, un lavoro leggero ma con forte poesia e sensazioni... E' come se dessi all'ascoltatore della creta, o dei pastelli audio, pieni di colori, e lo lasciassi libero di creare con questa creta e questi pastelli tutto ciò che vuole, con la SUA immaginazione...
Questa non è musica per cuffie, è un disco fatto per gli altoparlanti dello stereo (e non quelli di un PC, altoparlanti belli grossi), da ascoltare in posizione orizzontale, stesi sul letto o sull'erba o su una barca.

Mi pare che in "taKe keEp gO" oltre al naturale flusso "giocoso "della narrazione ci siano episodi più dichiaratamente seri, canzoni fatte e finite come "Onaka" e "Vîlle Nouvelle". Sentivi il bisogno di aggiungere questa dimensione da musicista "serio" al disco?

Non è esattamente musica seria, ma forse le canzoni più calme erano indispensabili allo sviluppo della storia. Come quando dopo esserti fatto grasse risate con gli amici senti a volte il bisogno di una malinconica passeggiata solitaria... Mi piacciono i contrasti, mettere il giallo luminoso di fianco al blu leggero.

Ci puoi parlare di "Disques Puzzle" e degli altri musicisti che vi partecipano? si tratta di un collettivo aperto, di un'etichetta o cos'altro?

I miei amici di "Disques Puzzle" sono Yirgah, Scalde e Selar. Scalde ha appena pubblicato il suo album "Poperetta " per l'etichetta Eureka (in Spagna), lo puoi trovare in rete. C'è anche una canzone che abbiamo fatto insieme, "Ravin". A volte, durante i festival, suoniamo l'uno le canzoni dell'altro e sì, è come un collettivo, ma loro vivono tutti a Lione, a 400km dalla mia città, quindi non sono esattamente un membro attivo, sono come un cugino.

Come sei entrato in contatto con la Source? "L'Ultime Atome" prelude ad una collaborazione con loro o ritieni che la tua musica sia troppo particolare per trovare posto in un'etichetta istituzionale come Source?

Ho registrato una canzone per "Source Rocks" (che si intitola "Source Material" in alcune nazioni). Marc Teissier Du Cros è stata una delle prime persone a dirmi "mi piace la tua musica". Conserva tutti i miei vecchi nastri e le mie illustrazioni in una borsa di plastica... è stato un grande supporto, mi ha aiutato molto.
Quando è diventato A&R alla Source mi ha chiesto se volevo registrare qualcosa per un nuovo progetto Source, così ho chiesto a Jean-Benoît e Nicolas degli Air di suonare sul mio pezzo e abbiamo arrangiato insieme la canzone. La Source non è esattamente un'etichetta che lancia nuovi artisti,è più simile ad un distributore.

Vedi qualche collegamento tra l'elettronica francese che negli ultimi tempo ha trovato larga diffusione in Europa e nel mondo (Air, Daft Punk) e la tua musica? Questi artisti sono stati per te un'influenza, anche solo a livello di ispirazione?

Non ascolto molti dischi di musica elettronica francese ma sono amico degli Air da molto tempo. A volte d'estate Jean-Benoît viene nel mio villaggio, abbiamo registrato qualche canzone insieme, un giorno le pubblicherò. Riguardo le influenze, sento un legame più profondo con gente come Françoise Hardy, Areski & Brigitte
Fontaine, o Laetitia Sadier di Stereolab e Monade...
Jean-Jacques Perrey è una persona importante per me (ho disegnato due illustrazioni per le sue copertine): mi dà molti consigli, è una persona meravigliosa... e François De Roubaix è stata una scoperta straordinaria: negli anni 70 ascoltavo le sue colonne sonore ("Les Amis") alla radio e per i film d'animazione in TV, e avevo solo 7 anni. 20 anni dopo ho trovato i suoi dischi, pieni di rumori del mare, di viaggi, di momenti di calma... Ho scritto "wagOn==>mer (François)" per lui.

Ho trovato nel disco qualche sonorità affine, per suggestioni e sentimenti, ai Boards of Canada. Anche la tua musica si affida ai ricordi e alla nostalgia?

Ho comprato "Music has the right to children" perché ero attratto dall'immagine di copertina... la musica è buona, mi piace il concetto di "colonna sonora di un documentario sulla biologia" ma non è esattamente ciò che preferisco fare.
Non credo che ci sia nostalgia nel mio album. Le voci dei bambini non si riferiscono al passato o ai ricordi di scuola. Io parlo dell'oggi, del presente. Con le improvvisazioni dei bambini voglio dire che dobbiamo conservare i nostri sentimenti infantili nella vita di tutti i giorni, sempre e dovunque. Natura incontaminata nella vita moderna, istinti animali (non nel senso di bestialità ma di un rapporto più diretto con la natura), è di questo che abbiamo bisogno oggi e per il futuro, ci servono le nostre radici ancestrali. alcune delle canzoni di "taKe keEp gO" sono moderne canzoni tribali per la città e la foresta...

I tuoi progetti futuri?

- Un super sito web pieno di suoni e disegni (presto: www.oomiaq.com)
- Nuove canzoni
- Ma prima di tutto voglio formare un gruppo e suonare musica nelle città e nei villaggi.

Salvatore

Links:

Il sito di oOmiaq: oomiak.oomiaq.free.fr
oOmiaq@indiepop.it: bands/oomiaq.htm