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| Roy Stride |
Se è vero che la musica pop inglese ha il vizio di riscoprire periodicamente se stessa pur rimanendo sempre immutabilmente uguale, lo è anche il fatto che da tanto tempo non capitava una band capace come gli Scouting For Girls di sporcarsi le mani per scavare alle radici di ciò che dona spessore ad una canzone pop.
Dal quartiere londinese di Ruislip - dagli anni 70 sinonimo di Suburbia grazie al romanzo di Leslie Thomas "Tropic of Ruislip" - Roy Stride non ha paura di pescare a piene mani dal passato, nè di scherzare - ma chissà poi quanto - con la piaga giovanile dello scoutismo, sino a citare Baden Powell e il suo inno tra le principali fonti di ispirazione (d'altra parte "Scouting For Boys" è il titolo di un manuale di buona cittadinanza pubblicato ad inizio secolo, ricco di buoni consigli su come accendere il fuoco eccetera). Stone Roses, James ed Hidden Cameras stanno tra le influenze dichiarate a fianco di numi intoccabili come i due Dylan (Bob e Thomas) e Beach Boys, ma se noi dovessimo riassumere la band in due parole diremmo semplicemente Britpop e C86, nella più improbabile delle sintesi possibili.
A scuola da Damon Albarn e Neil Hannon per il modo di porgere senza vergogna un gioiello di armonie scafate del calibro di "She's So Lovely", che descrive i dolori di pancia dell'innamoramento come farebbe un preadolescente sprovvisto di qualsiasi sottigliezza ("amo le lentiggini sul suo naso, il modo in cui muove i fianchi...") su una cascata di stop and go, disinnescando in un colpo solo tutte le regole e i divieti che la canzone pop applica a chi non abbia la fortunad i chiamarsi Sir McCartney; estraggono poi dal fodero i brividi d'armonica di "I'm Not Over You", che dai tempi degli Housemartins nessuno utilizzava in maniera tanto impertinente. Come il gruppo di Hull, gli Scouting For Girls ricostruiscono la musica pop dalle sue radici beat; come i Blur di "Country House" si immergono a fondo nella tradizione inglese uscendone sudati e trionfanti.
La diffusione dei loro lavori sceglie strade inusuali, che mutuano (ancora) l'organizzazione scout: ogni due mesi distribuiscono agli abbonati un booklet di sedici pagine e un CDR con due pezzi nuovi, nutrendo un club esclusivo di fans affezionati ed escludendo per il momento una distribuzione tradizionale: ma arrivati al sesto numero ("Mapping Don't get lost!", con il citato anthem primaverile "She's So Lovely") il dj di Radio1 Huw Stephens si è accorto di loro ed è probabile che le cose cambieranno in fretta per la band. Poco male: quella di Stride e dei suoi due compagni di viaggio è dopotutto un'avventura che parte dall'infanzia per maturare verso la piena disillusione adulta, e la verifica di come l'immediatezza dei loro pezzi saprà resistere a una fruizione di massa fa parte dei dolori della crescita. Per il momento, lasciateci dire che non poteva esserci inizio migliore. |