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The National
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The National, ovvero
un viaggio dal cuore dell'America verso l'esterno, con
un suono che ha preso le mosse dall'alt.country e si è
via via concesso ad aperture melodiche ed influenze pop/rock
tanto americane quanto europee. Per questo trovare una
collocazione precisa al gruppo di Brooklin (ma originario
dell'Ohio) è impresa difficile. In ogni caso, critica
e pubblico sembrano avere gradito, tanche che i National
sono più o meno continuamente in tour da entrambi
i lati dell'oceano e ottengono buone recensioni ovunque.
Lo stesso destino ètoccato al recente EP "Cherry
Tree", che dovrebbe essere uno spartiacque nella
storia del gruppo. Il cantante Matt Berninger ci spiega
il perché al telefono a poche ore dal concerto
ad Arezzo Wave. |
Parlaci dell'EP Cherry Tree: come
mai la scelta di pubblicare un EP?
Si tratta di canzoni che abbiamo scritto prima e durante
l'ultimo tour, e siccome entreremo in studio a registrare
soltanto ad Agosto non volevamo aspettare così a lungo
prima di pubblicarle. Le abbiamo incise mentre eravamo in
tournée, ma credo siano sei pezzi ricchi di personalità,
e che funzionano bene insieme.
La traccia dal vivo presente sull'EP è molto
particolare: sul palco avete una dimensione molto più
viscerale...
In effetti sino ad ora non avevamo mai provato a riprodurre
il nostro suono live su disco. Ma questo EP è stato
registrato on the road e volevamo mettere un certo feeling
live in ogni canzone: ci è sembrato naturale proporre
la registrazione di un pezzo live, credo si accordi bene con
il resto del materiale.
Stavi dicendo che entrerete presto in studio?
Sì, alla fine di questo tour. Speriamo di riuscire
a pubblicare il nuovo album entro la prossima primavera. Abbiamo
diverse canzoni pronte ma non ti posso ancora dire nulla,
perché di solito le nostre cose cambiano molto una
volta che entriamo in studio: più passa il tempo e
più ci piace sperimentare e provare cose nuove. Credo
comunque che il suono andrà in direzioni nuove rispetto
al passato.
I National sono cambiati molto dagli esordi ad oggi?
Sai, è un processo naturale, specialmente se stai
molto a lungo in tour come facciamo noi. Ora abbiamo molta
più personalità rispetto agli inizi e ci piace
di più sperimentare con i suoni. Se confronti il nuovo
EP con le prime cose credo che risulti evidente. Credo che
"Cherry Tree" rappresenti in maniera definitiva
il nostro "vecchio" sound, è il riassunto
della musica prodotta dai National sino ad oggi, ma con molta
personalità in più. Probabilmente però
non è al 100% rappresentativo del nostro suono attuale
e delle direzioni future che intraprenderemo.
Sin dagli inizi il vostro suono è stato classificato
come "Americana", specialmente qui in Europa. Mi
domando se segli States hanno la stessa percezione della vostra
musica...
In effetti molti ci hanno dato questa etichetta, ma mi è
capitato di parlare con diversi giornalisti che mi facevano
notare le influenze inglesi nel nostro suono, e hanno ragione
anche loro. Sicuramente il nostro primo disco aveva una certa
connotazione Americana, il suono delle chitarre era molto
legato a certe cose alt.country, ma siamo cambiati da allora.
Oggi non credo di riconoscermi più in quella definizione,
ma come ti ho detto ci siamo visti accostare a talmente tante
band che è difficile riconoscersi in una sola etichetta.
Voi vivete a Brooklyn ma siete originari dell'Ohio.
Forse per questo non sembrate affatto una band di Brooklyn.
Come mai vi siete trasferiti lì?
E'
successo qualche anno prima di formare la band. In realtà
al tempo nemmeno ci conoscevamo tutti, quindi non si può
dire che ci siamo trasferiti lì con lo scopo di formare
il gruppo. Quanto al non sembrare una band di Brooklyn, hai
sicuramente ragione, ma nonostante tutta l'attenzione che
la stampa ha riservato al posto in cui viviamo negli ultimi
due anni non credo si possa parlare di una vera e propria
"scena", come quella di Seattle ai tempi del grunge.
I collegamenti tra le band sono pochissimi e anche la musica
che si suona è molto diversificata. Noi non ci sentiamo
parte di alcuna scena cittadina e conosciamo ben poche band
di Brooklyn.
Siete piuttosto popolari anche in Europa, specialmente
in Francia ed Inghilterra. Pensi che il vostro suono sia particolarmente
adatto alle sponde europee?
Non so, a dire il vero il motivo per cui siamo tanto spesso
in Europa è semplicemente che la nostra label francese
(Talitres) fa un ottimo lavoro nel procurarci i concerti.
Come ti dicevo prima è difficile dire se il nostro
suono è più europeo o americano: probabilmente
un po' di entrambe le cose.
E quali sono state le vostre fonti di ispirazione?
I vostri artisti preferiti da dove vengono?
I Violent Femmes, Neil Young, Leonard Cohen, Nick Cave. Dall'America
al Canada all'Australia, dunque.
Ho letto che i vostri testi parlano soprattutto di
"sbronze, donne, e delle gioie e le difficoltà
connesse ad entrambe". Sei d'accordo?
Direi di sì. E' nella natura delle cose, quando ti
siedi a scrivere cominci a bere qualche bicchiere e i pensieri
finiscono inevitabilmente alle donne... a volte si tratta
di storie autobiografiche, in altri casi sono storie di fantasia,
ma di solito c'è sempre uno spunto personale dal quale
originano.
Gli artisti che hai citato prima sono abbastanza
rivelatori da questo punto di vista. Credi che simili ascolti
vi abbiano spinto a curare particolarmente l'aspetto dei testi?
Sì, specialmente Cohen e Cave sono ossessionati dagli
stessi temi di cui parlavamo prima, in particolar modo dalle
relazioni tra sessi. Cave ha una dimensione più spirituale
che noi non esploriamo, ma in effetti delle somiglianze ci
sono. Non è una cosa facile cercare di scrivere qualcosa
di più profondo della solita generica malinconia quando
si tratta di canzoni d'amore, ma noi proviamo sempre a metterci
qualcosa in più. E d'altra parte essere paragonato
a simili artisti non può che essere un onore.
Salvatore
Links:
The National: www.americanmary.com
(le fotografie in questa pagina sono di Jess Levy e Heidi
Hartwig)
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