| Mocca:
indiepoppers per caso
La città è Bandung, West Java, Indonesia. L'anno è il 1997, quando due studenti d'arte del locale National Institute of Technology decidono di formare una band che veicoli le proprie canzoni pop: così Arina Ephipania Simang e Riko Prayitno danno vita ai Mocca, ai quali un paio d'anni dopo si aggregheranno altri due studenti dello stesso college, Indra Massad e Achmad Pratama (Toma).
Una serie di felici incontri che figurativamente caratterizza anche l'approccio della band, capace di far convivere l'innocenza dell'infanzia ed una variegata erudizione musicale acquisita attraverso TV e radio: Arina e compagni amano la bossanova e l'heavy metal, i cartoni di Walt Disney e il pop svedese, Frank Sinatra e i Limp Bizkit; ma smussano ogni spigolosità in un suono gentile ed educato, che guarda al pop classico per imparare, come un bambino osserva ogni gesto dei genitori.
Se l'immagine della band si identifica con volto e voce della bella Arina, è il chitarrista Riko l'anima dei Mocca, il promotore delle sue istanze musicali e il vero punto di collegamento tra le mille fonti di ispirazione della band indonesiana, il custode della sua splendida innocenza.
Sono una pietra preziosa, i Mocca, un incontro felice ed intimo tra indiepop ed easy listening che sa essere piccolo e grandioso insieme, conquistando premi ed apparizioni su MTV e ritagliandosi al tempo stesso un posto d'onore nel minuscolo panorama indiepop internazionale.
My Diary (Fast Forward, 2004; Rist. Fruit Records, 2006)
Qui inizia il paradosso dei Mocca, band che arriva all'indiepop passando per Frank Sinatra, bossanova e swing ma senza possedere i mezzi e le capacità per riprodurli secondo desiderio in studio. Ne esce una versione smorzata e sottoarrangiata dei classici, che ne smarrisce la pomposità mantenendone l'incantevole purezza ed arrivando per queste tortuose vie alle medesime conclusioni di tante indiepop band di Svezia, ad un universo di distanza.
Strutturato come il diario sentimentale di una giovane, "My Diary" viaggia dalla mattina al tramonto, dalla speranza al disincanto accarezzato dalla voce cristallina di Arina e da una delicatezza giocosa. E trova subito un piccolo capolavoro nella meraviglia "Secret Admirer", indiepop di ideale perfezione melodica stretto tra la cameretta di un'adolescente e l'aperto di una giornata al sole, che prende vita sulle ali del clarinetto di Arina e di un arrangiamento prezioso che tende alla semplicità acustica. Soltanto i Cardigans di "Sick and Tired" avevano ottenuto qualcosa di simile, guardando ai coevi Eggstone.
Non è l'unica virtù di un disco che sforna un gioiello dietro l'altro, cambiando temi e ritmi con disinvoltura e scivolando tra valzer e ballads, swing e disco assecondando i cambiamenti d'umore che attraversano la narrazione. "Twist me around", "What if" hanno base ritmica educata, isolate note di tastiera e una chitarra arpeggiata con delicatezza brasiliana, possiedono la facilità delle filastrocche genialmente applicate alla materia pop riuscendo a non renderla infantile. "Telephone" è un malinconico bagliore che illumina il buio, stavolta completo di nostalgia scandinava, "Goodnight Song" una deliziosa bossa della buonanotte.
In una simile situazione di equilibrio è il flauto di Arina a trascinare "My Diary" nel paese delle fiabe, proponendo svenevoli variazioni melodiche sulle tessiture dei compagni con una malizia che dopotutto rivela l'età adulta dei Mocca: a fianco delle ballatine twee c'è lo swing ("Me and my boyfriend"), l'attacco di un musical ("Dream"), eleganti ballads per pianoforte ("When The Moonlight Shines"). E allora risulta difficile considerare My Diary un album fortunato, perché nulla sembra lasciato al caso ma soprattutto perché è uno di quei rari dischi capaci di armonizzare le contraddizioni: ambizioso e innocente, classico e raccolto, una perla che guarda all'indiepop e lo trascende nel non celato desiderio di superarlo.
Tra le bonus tracks dell'edizione Fruit Records, si segnala l'Americana western di "Sunday Afternoon" (poi pubblicata sull'EP "Untuk Rena") cantata con sorridente confidenza da Arina.
Una boccata di freschezza.
Friends (Fast Forward, 2004)
Album dedicato alla grande famiglia Mocca allargata agli amici, dei quali narra le storie, "Friends" presenta il conto non pagato da "My Diary". Lavoro non brutto, chè la qualità del songwriting rimane eccellente, ma privo della freschezza dell'esordio e appesantito dalle rinnovate ambizioni della band, che non riesce ad evitare l'eloquenza del classico senza tuttavia avere le canzoni adatte a sopportarlo.
E' comunque un passaggio necessario e tutto sommato riuscito, l'espressione adulta dei Mocca laddove "My Diary" era un bellissimo capriccio da adolescente.
Come detto, il songwriting rimane sui fragili temi dell'esordio, appena più consapevoli della loro storia: il pop-swing leggero di "I Think I'm in Love" mostra desideri di maggiore elaborazione, alterna una piena strumentazione rock a leggeri drappi acustici ed offre insomma diverse e gradite chiavi di lettura sconosciute all'album precedente, e il cantato e i battimani di "My Only One" (il pezzo più aggraziato ed ispirato del disco) compressi in rime strettissime, esaltano l'ingenua spontaneità della band ricordandone le doti migliori.
Per contro gli episodi più riflessivi e/o arrangiati sono giocoforca meno efficaci e spontanei: parliamo di "Lucky Man", "Friend" e soprattutto "I would Never...", forse il brano meno riuscito del disco nonostante il duetto tra Arina e Karolina Komstedt dei Club 8 (di cui l'etichetta dei Mocca Fast Forward detiene la distribuzione Indonesiana). Karolina compare anche - insieme a Johan - in un video richiestissimo su MTV Asia e che potete trovare facilmente su youtube.
Sono i dolori della crescita a rendere "Friends" un album riuscito a metà, dal quale tuttavia il talento pop del quartetto traspare ancora prepotente e lucidissimo. Il mambo brasileiro di "Buddy Zeus" (una canzone dedicata al cagnolino non poteva mancare nel loro repertorio, non trovate?), la ballata jazzata e classy "This Conversation", il finalmente esplicito omaggio a Sinatra "Swing It Bob!" eseguito a due voci dimostrano che la voglia di esplorare e di mettersi in gioco del quartetto non è diminuita, ha solo trovato strumenti nuovi con i quali giocare, abbracciando il classicismo senza tempo al quale ambiva senza salutare del tutto l'indiepop. E mentre il piccolo universo dei Mocca si fa più grande, la band assurge alla meritata fama in patria, in Giappone e in Thailandia.
Untuk Rena (Music Inspired By the Movie) (Fast Forward, 2005)
Inizialmente progettato come EP dal titolo "Sunday Afternoon" e poi pubblicato a sorpresa come tardivo commento sonoro a un film adolescenziale del regista indonesiano Riri Rika, "Untuk Rena (Music Inspired By the Movie)" è un minialbum che nonostante sia evidentemente diviso in due parti conserva forti tratti identitari: la band cerca la semplicità di "My diary", ma siccome non si può più tornare a casa, trova invece la strada della tradizione, sia quella ereditata dagli ascolti (il folklore americano) sia quella derivante dai geni (la musica orientale).
Se il primo gruppo si esaurisce nel country&western da cartone animato di "Sunday Afternoon", riprodotto con surreale perfezione e collegato alla abituale produzione della band soltanto dalla voce di Arina, il vero fulcro del lavoro sono due i pezzi in lingua indonesiana, che hanno sapori più credibili e tradizionali e rafforzano il concetto di soundtrack: "Sebelum Kau Tidur", gentilissimo folk-pop per archi e chitarra acustica in cui Arina torna a soffiare nel clarinetto e la soave "Hanya Satu", ballata lenta per piano e violino che porta il gruppo in quei territori di blanda sofisticazione nei quali non si era mai davvero avventurato. Due ottime canzoni che che spingono la band verso le classifiche e sempre più lontana dall'indiepop. I tre pezzi restanti sembrano messi a bella posta per raggiungere il numero minimo di canzoni per un EP, eppure conservano una loro coerenza: la versione acustica di "Friend" (un pezzo del secondo album) è migliore della versione conosciuta e fa il paio con una alternate take di "Sunday Afternoon". Stona soltanto lo swing puro di "Happy!", un esperimento che ricorda Madonna ai tempi di Dick Tracy: molto divertente, ma c'entra poco.
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Salvatore
Links:
Mocca official site: www.mymocca.com
Mocca-intervista: mocca_int.htm
Fruit Records: www.fruitrecords.com |
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