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Marco Conti: Technicolour Dream/Pale
Dawn
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Un altro pezzo importantissimo
del nostro tentativo di ridare voce ai protagonisti ad
un'epoca tanto gloriosa quanto oggi trascurata è
Marco Conti, anima di due dei progetti centrali della
cosiddetta Neo-psichedelia italiana di metà anni
80: i Technicolour Dream (lui al basso e alla voce e Fabio
Porretti, poi nei Magic Potion, alle chitarre. Il loro
unico e prezioso LP del 1986 per la High Rise s'intitolava
"Pretty Tomorrow", Pretty come Pretty Things
e Tomorrow come Tomorrow) e i Pale Dawn (terzetto composto
da Marco alla voce e al basso, Roberto Micarelli alla
chitarra e alla voce e Giuseppe Querci alla batteria con
un solo 7" all'attivo, sempre per la High Rise di
Federico Guglielmi). Fra le parole, insieme alla fierezza
e l'orgoglio, anche l'amarezza per quanto fu troppo brevemente
in un contesto difficile come l'Italia di quei giorni.
Ma anche una buona notizia: i Technicolour Dream sono
di nuovo insieme per registrare un nuovo lavoro. E noi
saremo qui a darne notizia. |
Qual è il tuo ricordo di quella fatidica
metà degli anni 80, agli albori del "lustro neopsichedelico"
italiano?
Se devo essere sincero, credo che la metà degli anni ottanta
abbia rappresentato uno dei punti più bassi mai raggiunti
dalla scena pop-rock mondiale: fra Duran Duran, Spandau Ballet,
Sting, Springsteen, Dire Straits et similia, non so chi fosse
peggio! Credo che la neo-psychedelia abbia rappresentato
per molti appassionati di musica una sorta di rifugio e di
esilio dorato da una realtà musicale difficilmente sostenibile.
Cosa c'era attorno a voi, musicalmente parlando, a Roma,
in Italia e all'estero che vi dette la spinta per intraprendere
il vostro progetto?
Posso dire senza ombra di dubbio che il mio progetto musicale
risale ad almeno dieci anni prima. Essendo nato nel 1961,
ho cominciato ad ascoltare (in modo consapevole) musica rock
intorno al 1973-1974 (fra i 12 e i 13 anni). Dopo essere stato
irretito dal progressive e dell'hard rock
tipici di quel periodo (parlo dei Pink Floyd di Meddle, Dark
Side e Atom Heart Mother (mio primo LP acquistato nel 1974),
ELP, King Crimson, Deep Purple e Led Zeppelin), mi imbattei
(fra la fine del 1974 e gli inizi del 1976) in tre dischi
che avrebbero cambiato per sempre la mia idea di musica rock:
The Piper at the Gates of Dawn dei Pink Floyd, SF Sorrow dei
Pretty Things e White Light/White Heat dei Velvet. Da quel
momento il mio interesse si volse a riscoprire gli anni sessanta,
e quando io e Fabio Porretti (che e' mio coetaneo) fondammo
la prima incarnazione dei Technicolour Dream nel 1976, il
nostro intento era di creare una musica a meta' fra Pretty
Things, Velvet Underground, Tomorrow, e i gruppi beat inglesi
dei primi 60's: Yardbirds, Troggs, Zombies, Manfred Mann etc.
Puoi immaginare come le nostre idee musicali fossero accolte
in quel periodo, in cui in Italia imperavano i cantautori
(non faccio nomi), il jazz rock dei Weather Report e di Chick
Corea, e vecchie glorie musicali in disfacimento tipo Santana
o ELP.
Puoi tracciare una breve storia della tua carriera e dirci
cosa fai oggi?
Se intendi dal punto di vista musicale, posso dire molto sommariamente
di aver suonato con i Technicolour fino alla fine dell'85,
poi con i Pale Dawn fino alla fine dell'89. Dopo un periodo
di totale inattività ho riformato i Pale Dawn in Inghilterra
(dove lavoravo come research fellow), nel periodo 1998-1999.
Abbiamo anche registrato un demo, che purtroppo ho perso.
Poi nel Settembre 2001, dopo essere rientrato in Italia, ho
riformato i Pale Dawn secondo la formazione che avevamo prima
dello scioglimento del 1989, e ho registrato con loro 4 demos
fra la fine del 2001 ed il Luglio 2002. Nell'Autunno del 2002
ho riformato insieme a Fabio i Technicolour, e stiamo ora
registrando nuovo materiale, che dovremmo completare a Settembre,
e di cui siamo entrambi molto soddisfatti.
Per quanto riguarda il mio lavoro vero e proprio, sono Ricercatore
in Lettere Classiche e Cristianesimo Antico per alcune universita'
in Italia e negli USA. Insegno anche in una università religiosa
ed in una Americana a Roma.
Con il senno di poi, quale credi essere il tratto peculiare
dei tuoi due gruppi, Technicolour Dream e Pale Dawn a raffronto
con tutto quello che venne fuori?
Credo che i Technicolour ed i Pale Dawn nascano entrambi da
un percorso musicale abbastanza svincolato dal resto della
scena neo-psychedelica. Non voglio per questo affermare di
essere stato piu' originale degli altri ragazzi italiani che
si dedicarono all'epoca alla neo-psychedelia, per carità!
Però posso dire di sicuro che entrambi i miei gruppi non sono
nati sull'onda di una scena musicale in fermento, ma si originano
dalla mia passione e quella di Fabio (per quanto riguarda
i Technicolour) per gli anni sessanta. Una passione che non
è certo nata alla metà degli anni ottanta, ma molto tempo
prima. Con tali presupposti, credo di non essermi mai troppo
preoccupato di ascoltare attentamente ciò che veniva prodotto
in ambito neo-psychedelico, soprattutto all'estero. Mi ricordo
di aver comprato una volta un disco di Julian Cope, credo
si chiamasse Fried, che veniva definito come un manifesto
della neo-psychedelia britannica (il capolavoro di
un nuovo Kevin Ayers). Bene, restai così inorridito che andai
subito a cambiarlo. A me sembrava un misto di Simple Minds,
Depeche Mode, Echo and the Bunnymen e Talk Talk. Credo che
chiunque abbia realmente ascoltato i classici dei 60's debba
aver avuto la stessa sensazione. Comunque dopo quell'esperienza
mi tenni sempre abbastanza alla larga dalla cosiddetta neo-psychedelia
britannica. Ricordo invece con piacere molti buoni gruppi
italiani, Birdmen of Alcatraz, Effervescing Elephants etc.
, che purtroppo sono scomparsi nell'indifferenza generale.
Quali le differenze sostanziali fra i Technicolour Dream
e i Pale Dawn?
Non credo vi siano delle differenze sostanziali, almeno per
quanto riguarda l'approccio musicale. Ciò che distingue i
due gruppi è soprattutto il suono. Nei Technicolour il suono
era caratterizzato da due elementi fondamentali: la mia voce
+ basso proto-beat e la chitarra di Fabio. Nei Pale Dawn l'assenza
di Fabio determina un suono più rilassato e forse più vicino
alle melodie del beat inglese, a cui io mi sono sempre rifatto
piu' di Fabio, che e' piu' legato alla psychedelia vera propria
del 67-68.
Nei Pale Dawn ho anche cercato di distaccarmi di più dai cosiddetti
modelli psychedelici, perché mi sembrava che i giornalisti
italiani dell'epoca ci stessero ghettizzando come fenomeno
di puro revival. In effetti, alcuni giornalisti di cui preferisco
non fare il nome giudicavano i gruppi in base a quanto assomigliassero
ai modelli, cioè più assomigliavano, più erano buoni: alla
faccia dell'originalità e della ricerca di un suono
autoctono italiano!
Come
saranno i nuovi Techincolour Dream, e cosa ti aspetti dal
nuovo disco? I tuoi ascolti e riferimenti sono gli stessi
di un tempo? Come procedono le registrazioni?
I nuovi Technicolour Dream nascono con gli stessi presupposti
della prima formazione. Le differenze sostanziali stanno nel
fatto che ci siamo trasformati in quartetto. Io ho abbandonato
il basso, di cui non sono mai stato un virtuoso, e Fabio ha
chiamato nel gruppo un nostro vecchio amico, Stefano Martinelli,
che è un maestro di musica diplomato, e che ha dato al nostro
suono un tocco di vera professionalità. Alla batteria abbiamo
Massimo Palego, che conosci già benissimo per essere stato
con i Magic Potion, con i quali ha registrato entrambi gli
LPs. Massimo è un batterista di ottima tecnica e dotato cantante,
con cui a volte mi alterno nei pezzi.
Per quanto mi riguarda i miei ascolti e riferimenti sono gli
stessi di un tempo, e credo di poter dire lo stesso di Fabio.
Stefano e Massimo spaziano di più nei generi ed ascoltano
anche molto jazz.
Per il momento abbiamo registrato due nuovi brani che ci hanno
soddisfatto. Dobbiamo ora completare i missaggi, che verranno
fatti probabilmente a fine Agosto o ai primi di Settembre.
Per ora non possiamo parlare di nuovo disco perché abbiamo
troppo poco materiale, ma siamo in contatto con una nuova
etichetta di Roma, la Gas Tone, che ha mostrato interesse.
Cosa vi aspettavate dal gruppo? Quali furono i responsi
di critica e pubblico?
Senza voler essere melodrammatico, devo dire che la storia
dei Pale Dawn fu abbastanza infelice. Ricevemmo alcune buone
critiche da alcuni giornalisti, ma purtroppo, per il mio carattere
un po' polemico, ebbi la sfortuna di farmi una fama di antipatico
in un certo ambiente, per cui alla fine fummo ignorati se
non denigrati. Mi sembra quasi un miracolo che alla fine i
Pale Dawn siano riusciti a pubblicare un singolo (per la High
Rise), un brano sull'antologia Eighties Colours II (Electric
Eye) ed un brano sull'antologia Apocalisse di Diamante (della
Toast). Il nostro mini LP, registrato nel 1989, fu abortito
dalla casa discografica, ed i nastri andarono in parte perduti.
Un'esperienza leggermente disastrosa, anche perche' ci eravamo
pagati le registrazioni con i nostri sudati risparmi di studenti
squattrinati.
Eravate in contatto con altri artisti e chi stimavate di
coevo, oltremanica e oltreoceano?
Io sono sempre rimasto in contatto con Fabio, che aveva anche
suonato su uno dei nastri perduti dei Pale Dawn. Per quanto
riguarda gruppi oltremanica o oltreoceano, devo dire che non
ho mai avuto contatti diretti.
Non trovi che, oltre ai modelli sixties, vi fosse
nei tuoi progetti un tocco tipicamente wave, che permette
a quell'esperienza di non essere catalogata semplicemente
come revivalistica? Cosa è rimasto, in una storia che ancora
tarda ad essere pensata, di quei suoni?
Devo dire che la mia esperienza diretta con la new wave si
ferma al 1979. Ho adorato e adoro tuttora i gruppi Newyorkesi
della metà anni settanta: Television, Richard Hell and the
Voidoids, Ramones, Heartbreakers (con Johnny Thunder), Real
Kids, Tuff Darts etc. e i classici inglesi: Pistols, Damned,
Generation X, e soprattutto gli Only Ones, che sono il mio
gruppo britannico preferito del periodo. Quindi sono sicuro
che questo mondo sonoro e' in parte confluito nella mia musica.
A questo dobbiamo aggiungere il contributo del mio chitarrista,
Stefano Buonamico, che aveva una formazione musicale più vicina
alla new wave e dava ai Pale Dawn un suono piu' up-to-date.
Infine, ho sempre cercato di allontarmi dal purismo revivalistico.
E' vero che ascolto soprattuto musica dei 60's, ma mi sono
sempre sentito un uomo del mio tempo, nei limiti del possibile.
Come giudichi l'attuale indifferenza giornalistica nei
confronti di quel periodo?
Non ci trovo nulla di strano. La moda neo-psychedelica era
gia' in netto declino nel 1989, ed i giornalisti dell'epoca
non volevano piu' saperne di gruppi neo-psychedelici. Anche
gran parte della cosiddetta stampa alternativa (ma non tutta
per fortuna!) segue pedissequamente le mode, con la differenza
che rispetto alla stampa cosiddetta professionale offre dei
prodotti di peggiore qualità. Lo stesso discasi di molte etichette
indipendenti degli anni 80: seguivano le mode in modo ancora
più penoso delle majors, offrendo prodotti di gran lunga al
di sotto delle majors e allo stesso prezzo.
Qual è la tua opinione in merito alla musica indipendente
degli anni 2000 e in particolar modo di quella italiana? Che
differenze noti con lo spirito che vi mosse ormai vent'anni
fa?
Su questo non posso proprio rispondere, perché ignoro del
tutto la scena attuale italiana, e me ne dispiaccio un po'.
Penso che lo spirito che anima la maggior parte dei ragazzi
che decidono di suonare in una band sia sempre lo stesso:
esprimersi e liberare le emozioni.
Alessandro
Links:
Neopsichedelia italiana anni 80 - Intervista ai Magic Potion:
articoli/magicpotion_int.htm
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