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Magic Potion
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I Magic Potion di
Roma. Due dischi incisi sul limitare degli anni 80 per
l'High Rise di Federico Guglielmi, e un piccolo culto
nostalgico per i pochi che oggi possono dire di esserci
stati. Il primo, "4 wizards in your tea" è
stato dal sottoscritto amato così profondamente
da non essere mai stato accantonato nel corso di tutti
questi anni. Il grande rammarico è che, mentre
scrivo, solo chi di voi già sa, saprà qui
meglio. Per tutti gli altri occorre sperare che, come
leggeremo, vada in porto la ristampa in cd della loro
stringata discografia. Altrimenti rimangono i cataloghi
privati, o qualche negozio di vinile raro.
Ma che emozione, per me… e tutto in pochi giorni.
Subito dopo la recensioncina
che feci il mese scorso per la nostra rubrica Hidden Gem,
ricevetti una mail da Alberto Popolla, il bassista. Gli
ho proposto questa intervista e lui ha esteso le domande
a Fabio Porretti (ex anche dei Technicolour Dream; ho
anche quello, gran disco e grandi ricordi) - chitarrista
- e a Marco Coluzzi - chitarrista/cantante. Tutto con
un ex davanti, ovviamente.
Ecco l'intervista integrale. |
Le nuove generazioni di ascoltatori
di musica indipendente poco o nulla sanno della neo-psichedelia
italiana degli anni 80 di cui voi siete stati fra i più creativi
rappresentanti. Questo è dovuto in larghissima parte alla
fitta cappa d'oscurità critica piovuta su quel periodo. A
mio parere, una possibile spiegazione risiede nell'esser stato,
quel periodo complessivo, e quindi non solo italiano, già
di per sé piuttosto "derivativo". Se a ciò aggiungiamo che
anche quei modelli sembrano temporaneamente essere scivolati
fra le mode secondarie, potremo intendere perché quella scena,
molto creativa, oggi sia così trascurata. Come altro spieghereste
questo disinteresse? Avete saputo del libercolo di Rumore
sul Rock italiano degli 80? Come avete preso la notizia di
essere stati completamente snobbati?
Alberto: Mah, è un po' complicato per me
parlare degli anni '80. Adesso ascolto e suono altra musica,
però devo ammettere che tutto quel fermento che c'era in quegli
anni è servito a qualcosa; dopo tutta l'esperienza progressive
degli anni '70 in Italia c'era praticamente un deserto per
quanto riguardava i gruppi rock italiani. Si, la new wave
e il punk avevano prodotto qualcosa ma è con la neo-psichedelia
che ritorna la voglia di suonare, che escono fuori gruppi
validi che poi lasceranno un terreno fertile per gli anni
successivi. In fin dei conti se adesso ci sono gruppi rock
italiani che hanno successo è anche, seppur in piccolissima
parte, merito nostro....quanto meno per aver permesso di mantenere
aperte le cantine e le sale prove!! Il fatto che adesso non
si parli di quell'esperienza non è certo una sorpresa; qui
in Italia si tende a dimenticare tutto, come se il presente
non avesse un passato. Succede in politica, a livello storico,
figuriamoci se non può accadere a livello musicale.
Guarda, premetto che io Rumore non lo compro (Rockerilla non
lo compro più, anche se ero un aficionado della prima
ora) però quel numero lì l'ho comprato perchè avevo visto
che c'era questo libricino. Beh, che ti devo dire, non me
l'aspettavo, ma non fa niente; in fin dei conti siamo nell'enciclopedia
del rock italiano dell'Arcana e questo mi basta! E poi ci
sono tutti quelli che ci hanno visto e ascoltato, come te
per esempio, che non hanno certo bisogno di un libricino per
ricordarci.
Fabio: Non credo che quella "scena" di cui facemmo
parte sia oggi particolarmente snobbata, piuttosto non è mai
stata veramente considerata. A parte gli appassionati dell'epoca,
il solito sottobosco underground, in Italia non esiste
un interesse allargato per la musica rock in genere, così
è sempre stato. Per l'Italia della musica "ufficiale" rock
italiano sono la Nannini e Vasco Rossi, tristemente, il resto
rimane sempre vivo per i pochi sinceri appassionati.
Marco: Non ho saputo nulla di questo libro. Mi
dispiace, ma rimango convinto che il nostro sia stato il miglior
gruppo di quella scena psichedelica italiana
Quali erano, in quegli anni, le vostre aspettative dall'essere
una band di rock psichedelico? Partivate dall'idea di volervi
mantenere una band dal culto ristretto (quello che credo siate
rimasti) o miravate a qualcos'altro? In altre parole, era
più forte il piacere di suonarla, quella musica, o la speranza
di vederla conquistare il mondo?
Alberto: Guarda, per noi era fortissimo il piacere di
suonarla quella musica. Non abbiamo pensato mai di far successo,
ci interessava soltanto suonare la nostra musica e lasciare
registrato qualcosa che anche a distanza di anni avesse un
valore...ci siamo riusciti? Forse.
Fabio: Ho l'impressione che nessuno di noi, proprio
per quanto ho detto prima, abbia mai avuto la speranza che
la nostra musica potesse avere un pubblico vasto, poi negli
anni 80, figuriamoci, saremmo stati davvero un caso unico.
Marco: Personalmente sono sempre stato convinto che il
nostro sarebbe rimasto un hobby, una passione che non si sarebbe
mai trasformata in una attività professionale, soprattutto
considerato il tipo di musica poco commerciale che suonavamo.
In
quegli anni la neo-psichedelia inglese e il paisley
americano avevano grande diffusione e vendevano parecchio.
In Italia era tutto molto diverso. Cosa differenziava la situazione
italiana da quella anglo/americana? Vi sentivate in qualche
modo collegati alla scena extra-nazionale o il vostro unico
riferimento erano i modelli dei sixties? E fra quelli,
quali in particolare? Quali sono i dischi che portereste nella
prossima vita?
Alberto: La differenza tra la scena italiana e quella
anglo-americana era che in quei paesi c'era una cultura rock
ormai trentennale, c'era un mercato ricettivo...insomma c'era
di tutto e di più. Da noi c'era veramente poco...come ho detto
prima eravamo agli inizi. Io ricordo mi piacevano molto i
Dream Syndicate, i Rain Parade....Fabio era sicuramente più
legato ai gruppi sixties. C'era troppa distanza per sentirci
collegati alla scena extranazionale; in qualche modo ci favoriva,
perchè c'era una grossa attenzione per la neopsichedelia che
poi ricadeva poi sulla scena italiana. Quali dischi per una
prossima vita? Adesso ti risponderei cose molto diverse da
ciò che suonavo e ascoltavo all'epoca; comunque anche oggi
porterei sicuramente in una prossima vita i primi due Lp dei
Pink Floyd, In the Land of Grey and Pink dei Caravan, il terzo
dei Soft Machine....ah, i primi lavori degli Ozric Tentacles.
Sono tutte cose che raramente ascolto ora ma mi sembrano sempre
molto belle.
Fabio: Il paisley americano ebbe in effetti una
certa diffusione ma non credo che quei gruppi vendessero milioni
di dischi e neanche centinaia di migliaia. I miei riferimenti
sono stati senza dubbio quelli sixties, in particolare
la psichedelia inglese. I dischi che porterei con me? Vediamo:
primo Pink Floyd - Tomorrow - SF Sorrow dei Pretty Things
- We Are Ever So Clean dei Blossom Toes - Escalator dei Sam
Gopal - Agemo's Trip To Mother Earth dei Group 1850 - l'album
dei July - We Are Painterman dei Creation - l'album dei Mighty
Baby - Round The Edges dei Dark e tanti altri ancora.....
Marco: A me piacevano molto in quel periodo Julian Cope
e Robyn Hitchcock in Inghilterra, gruppi come Rain Parade
e Dream Syndicate in USA. Nella prossima vita mi porterei
l'album bianco dei Beatles, il primo album di Nick Drake e
Nursery Crime dei Genesis
Eravate in contatto con le altre band italiane? In ogni caso,
cosa pensavate di quella scena e di quei gruppi (la scena
pisana, quella milanese etc)?
Alberto: No, mi sembra di ricordare che non eravamo in
contatto con altre bands...questo in realtà smentisce un po'
l'esistenza di una scena. Però è vero che noi eravamo un po'
schivi e abbastanza isolati. Comunque ricordo che c'erano
dei gruppi validissimi...dunque, mi sembra i Birdmen of Alkatraz.
Poi c'era un gruppo di Brindisi o Bari, ora non ricordo, che
incideva per la Mantra Records che era qui di Roma. E' passato
veramente troppo tempo....però c'erano dei gruppi italiani
che mi piacevano veramente.
Fabio: No, nessun contatto ma alcuni gruppi erano buoni,
forse tra le cose migliori dell'italico rock, ma le produzioni
erano scadenti, mancavano figure che potessero supportare
i gruppi anche a livello di produzione artistica.
Marco: No, nessun contatto. Ricordo che mi piacevano gli
Allison Run.
Credete che in quegli anni si sia prodotta della musica che
meriti di essere ricordata dai posteri, ovvero che vi fosse
in quegli artisti un sostanziale apporto creativo alle sonorità
psichedeliche (come io credo), o tutto si ridurrebbe (come
questo antipatico silenzio della critica indurrebbe a credere)
a una rivisitazione feticistica dei modelli?
Alberto: Si, penso si sia prodotta della buona musica.
Non tantissima, ma qualcosa che merita di essere ricordato
c'è. Non era solo imitazione, c'era un qualcosa comunque di
originale, di profondamente sentito che sfuggiva un po' alla
moda.
Fabio: Come detto molte cose erano buone, penso ai Birdmen
of Alkatraz, ma le incisioni erano spesso inascoltabili, i
nostri dischi erano tra i meglio incisi ed è tutto dire.....
Marco: Non so, posso dirti che io ricordo quella musica
con piacere e che comunque la psichedelia viene rivisitata
periodicamente da molti artisti, per cui penso che in realtà
sia sempre attuale e creativa.
Potreste tracciare una breve storia dei Magic Potion? Perché
vi formaste? Perché quella scelta musicale? Perchè vi scioglieste?
Alberto: Dunque, Fabio Porretti come penso sai, aveva
formato insieme a Marco Conti i Technicolour Dream, autori
di un bel disco. Poi avevano deciso di separarsi. Io e Marco
Coluzzi invece, andavamo a scuola insieme e avevamo messo
su un gruppo, i Castigo Ridendo Mores (era una frase di Gaio
Lucilio, che era il liceo dove andavamo), e suonavamo una
psichedelia un po' più influenzata dalla scena americana.
Registrammo una cassetta e siccome c'era una nostra compagna
di scuola che lavorava come segretaria al Mucchio Selvaggio,
la cassetta arrivò nelle mani di Guglielmi. Federico fece
sentire questa cassetta a Fabio che era alla ricerca di nuovi
compagni d'avventura e così ci incontrammo. Nel frattempo
il batterista dei Castigo Ridendo Mores non c'era più e quindi
mettemmo un annuncio su un giornale di inserzioni pubblicitarie
qui di Roma. Rispose Massimo Palego, e fummo fortunati perchè
andò bene immediatamente.
La musica che cominciammo a suonare era quella che ascoltavamo,
che ci piaceva. Fabio ci fece conoscere i gruppi sixties inglesi
che io e Marco conoscevamo poco, ma in realtà fu tutto molto
spontaneo.
Ci sciogliemmo perchè finì la moda della neopsichedelia e
noi non eravamo così convinti di andare avanti. Guglielmi
chiuse l'etichetta, non c'erano altre offerte valide, insomma
finì tutto così, in modo semplice come era iniziato.
Fabio: Beh, io ero con Marco Conti nei Technicolour Dream,
probabilmente il primo gruppo italiano ad aver inciso un album
di psichedelia, però ci separammo, ascoltai un demo di un
gruppo romano a casa di Federico Guglielmi nel quale militivano
Marco e Alberto, li contattai e cominciammo a suonare insieme,
con l'arrivo di Max Palego la cosa funzionava, avevamo affinità
sia musicali che personali ed abbiamo continuato. Lo stile
dei Magic credo sia l'incontro dei nostri gusti, differenti
ma appartenenti ad una stessa geografia musicale.
Marco: Ci formammo per una telefonata che mi fece Fabio
Porretti, che aveva appena concluso l'esperienza Technicolor
Dream. Cercava un gruppo cui unirsi e aveva ascoltato
una nostra demo a casa di Federico Guglielmi. La scelta musicale
derivò dall'incontro della passione di Fabio per la psichedelia
Inglese dei 60's con la scoperta della nuova psichedelia che
io ed Alberto facevamo in quegli anni. Ci sciogliemmo perché,
chiusa la High Rise e senza un contratto, non fummo in grado
di affrontare le inevitabili difficoltà che ci si presentarono
davanti
Come conosceste Federico Guglielmi e quale fu il suo ruolo
nell'intera vicenda?
Alberto: Guglielmi fu il nostro produttore, ci permise
di conoscerci, in parte ci consigliò anche dal punto di vista
musicale, anche se rispettò sempre le nostre scelte. E' stata
una persona importante, uno dei pochi a rischiare di tasca
propria per far uscire della buona musica.
Fabio: Appunto, Guglielmi lo conoscevo io, aveva prodotto
per l'IRA l'album dei Technicolour Dream, si appassionò molto
al suono Magic Potion, fu il nostro supporto musicale ed economico
per la registrazione dei due album....un despota impietoso...ma
un amico anche.
Marco: Mi telefonò una volta dopo aver ascoltato un demo
che avevo lasciato presso il "Mucchio Selvaggio". Fu
lui a mettere in contatto Fabio Porretti con il resto del
gruppo.
Siete soddisfatti di entrambi i due album dei Magic Potion?
Ho sempre trovato il secondo inferiore al primo. Del primo
mi piace la levigatezza e l'incisione più pulita. Nel secondo
emerge una vena più "dura". Come andò?
Alberto: Uno non è mai completamente soddisfatto di quello
che fa, pensa sempre che avrebbe potuto far meglio. Tuttavia
si, per come suonavo all'epoca sono moderatamente soddisfatto....
Si, il secondo Lp è un po' più duro rispetto al primo; mi
sembra di ricordare che fu una scelta nostra...ci piacevano
alcune cose del garage che all'epoca andava abbastanza. Però
io non lo vedo così inferiore al primo, anzi. Per quanto mi
riguarda ci sono delle cose di basso che mi piacciono molto....
e dei pezzi molto belli.
Fabio: Non sono d'accordo col tuo giudizio, credo anche
che il secondo album sia piu' maturo e pieno di buone invenzioni.
Cambiammo sala di incisione proprio per dare al suono una
vena piu' aggressiva, piu' rock. Certo il primo ha suoni piu'
cristallini è un'incisione piu' pulita.
Marco: A dire il vero personalmente preferisco il secondo
disco, soprattutto per quanto riguarda il tipo di registrazione.
Come vedi "de gustibus".
Quali sono i pregi ed i difetti di "4 wizards in your tea"?
Quali i pezzi che preferite?
Alberto: Qui non so rispondere. Mi piacciono molto She
Locks, anche se è un po' troppo pinkfloydiana....Trees and
Blue dwarves, You make my dreams...anche My happy Times è
bella.
Fabio: Forse il difetto è una mancanza di aggressività
nel suono, manca un po' di "botta", però ha suoni interessanti,
il suono del basso mi piace molto di piu' sul secondo album,
certo anche perchè era meglio anche il basso, lo strumento
intendo :) I miei pezzi preferiti sono: You Make My Dreams
- She Locks - When my Friend Calls e Nemo.
Marco: She locks è il mio pezzo preferito senz'altro..Probabilmente
l'unico pezzo che ho scritto del quale vado veramente fiero
a distanza di tanti anni. Difetti del disco? Credo che la
registrazione sia troppo "pulita".
Tempo fa, tramite un amico (grazie ancora Roberto!) che era
in contatto con Guglielmi, riuscii ad venire in possesso di
un demo fantastico di vostre canzoni. Oltre ad una bellissima
cover di Mr. Watchmaker (Blossom Toes) spiccava la prima versione
di quella che sarebbe diventata "My White Angel". Il titolo
era "My white Tricycle" (se non sbaglio). Potete raccontare
l'aneddoto?
Alberto: Ah, quella cassetta è un pezzo raro. Dunque,
dovemmo cambiare il titolo a quel brano perchè in inglese
non funzionava; c'era un problema di accento, Trycicle non
permetteva di cantare il ritornello così come lo aveva pensato
Fabio. Noi non lo sapevamo, ce lo disse Guglielmi. E quindi
alla fine si cambiò la parola.
Fabio: Dunque, My White Tricycle la scrissi come omaggio
alla My White Bicycle dei grandissimi Tomorrow, non ricordo
poi perchè la trasformai in Angel, forse per questioni di
metrica? Marco perchè m'hai tolto il triciclo? :-)
Marco: Mr Watchmaker la suonai accompagnandomi con l'acustica
durante una pausa nelle registrazioni di un demo..se ricordo
bene ..era una canzone che amavo molto.
Incontrate talvolta qualcuno che vi riconosce? Avete rimpianti?
Con il senno di poi, cosa fareste e cosa non fareste?
Alberto: Mah, mi sembra di no, nessuno mi riconosce. Certo,
quando nomino i Magic Potion qualcuno ancora se li ricorda...ma
certo in strada o nei locali non mi accade di essere riconosciuto
come bassista dei Magic Potion.
Adesso penso sempre che se avessi studiato a quel tempo musica
ora probabilmente saprei molte cose in più di quelle che faticosamente
sto imparando in questi ultimi anni.
Fabio: Si ogni tanto mi capita, ma non al supermercato
come le vere star, ma ahimè solo nei negozi di dischi frequentati
dai soliti viziosi :(
Marco: Qualche rimpianto...ho amici che sono riusciti
a fare i musicisti di professione e un po' li invidio. Tornassi
indietro forse cercherei di suonare un tipo di musica più
commerciale che mi desse qualche possibilità in più di farmi
conoscere.
Siete ancora in contatto fra voi? Cosa fate nella vita? Suonate
ancora?
Alberto: Ci siamo visti qualche mese fa, ma era tantissimo
che non ci vedevamo e sentivamo tutti e quattro, più Guglielmi.
Io sono rimasto in contatto con Marco ma non è che ci frequentiamo
regolarmente. Forse c'è in ballo l'ipotesi di ristampa su
cd degli Lp, ma è tutto nelle mani di Guglielmi, vedremo.
Io suono ancora, anzi forse suono più di quanto facessi negli
anni '80. Ma è tutto cambiato; lo strumento, ora suono il
clarinetto, la musica, ora suono jazz e musica balcanica e
araba.
Fabio: Marco e Alberto li sento di rado, ultimamente ci
siamo rivisti perchè pareva che un'etichetta volesse ristampare
i nostri album su CD. Max invece lo vedo spesso perchè suoniamo
insieme, ho riformato i Technicolour Dream con Conti e Max
Palego è il batterista, stiamo facendo ed incidendo nuovi
brani.
Marco: No...Io lavoro nel Ministero per i Beni Culturali
nel settore informatico...Strimpello la chitarra acustica
a casa qualche volta.
Cosa ascoltate di questi tempi? Rimpiangete gli anni 80?
Alberto: Ascolto cose molto diverse rispetto a 15 anni
fa. Jazz, musica etnica....l'unica cosa di rock che continuo
a seguire e ad ascoltare con piacere è tutta la scena di Canterbury
e i suoi derivati; diciamo la scena rock più a contatto con
il jazz.
Certo ricordo ancora con piacere alcuni concerti dei Magic
Potion, i viaggi quando si andava fuori Roma a suonare...anche
se in realtà noi non abbiamo suonato molto dal vivo. Nostalgia?
Un po' si,certo....eravamo più giovani, un po' più spensierati.
Però sono contento di quello che faccio ora.
Ti ringrazio tantissimo ancora per il tuo bell'articolo; mi
ha fatto molto piacere e in questi giorni mi sono rimesso
ad ascoltare i Magic Potion ripensando a quegli anni.
Fabio: Ascolto la musica che ascoltavo prima, tanto
Hendrix ed anche Jazz e musicalmente parlando non rimpiango
affatto gli anni 80, se non per le nostre vicende.
Marco: Musica pop commerciale,generalmente quella che
ascoltano i miei figli...Mi piacciono i Coldplay e i Keane.
Alberto, posso chiederti di darmi qualche delucidazione in
merito a questa etichetta e alla probabile ristampa in cd
dei vostri dischi?
Alberto: Guarda, non ne sappiamo praticamente nulla...sa
tutto Guglielmi. Ci siamo visti qualche mese fa e lui ci disse
che c'era un tizio con una casa discografica piccola, sai
quasi solo per collezionisti, che voleva ristampare i nostri
dischi compreso il 45 giri e qualche pezzo inedito o live....poi
più nulla, nel senso che Guglielmi è occupatissimo e non l'abbiamo
più risentito...ora proveremo a rimetterci in contatto, ma
appunto noi non sappiamo nulla in merito alla ristampa.
Grazie ragazzi, ora la linea s'è chiusa a cerchio.
Alessandro
Links:
Magic Potion@indiepop.it: bands/magicpotion.htm
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