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Magic Crayon

Sopportiamo la lunga assenza della band di Charlottsville ricordando i passi migliori del loro indiepop adulto.

Quella dei Magic Crayon è l'archetipo di storia indie, simile a mille altre in ogni angolo del mondo: quattro ragazzi si mettono a suonare insieme, producono qualche EP, raccolgono consensi sparsi e poi via, ognuno per la sua strada. E oso dire che le webzine come la nostra esistono per ricordare questo tipo di storia, per far girare sullo stereo EP che mantengono intatta la loro immacolata freschezza, a dispetto della polvere sedimentata dagli anni.
Ci è parso giusto integrare l'enciclopedico profilo dell'indiepop Brasiliano curato da Cesar con la storia, particolare eppure identica a tante altre, della sua band, testimoniata da due preziosi EP e da una massiccia quanto nostalgica presenza sul web. Ecco a voi i Magic Crayon.


Cominciamo dai semi: "da piccolo i miei mi hanno portato a un mega concerto pop, dei Menudo!" racconta Cesar Zanin, "Poi, è successo tutto dopo la mia fase heavy-metal, all'età di 14 anni. La prima band che mi ha convinto a vedermi da fuori: The Smiths."
I Magic Crayon nascono da questo humus composito nel 2000, raduno di fuoriusciti da altre band di Sao Paulo: César arriva dai Moonrise, Marco Costa dagli Harry, Gilberto Custódio Jr dai Comespace e Fábio Barbosa da Gasolines e Transistors. Un gruppo nato dalle amicizie e dalla scena cittadina: "Posso vantarmi di aver fatto musica con grandi amici", ammette Cesar "avevo una fanzine negli anni 90 e da lì nacquero tante amicizie belle e produttive. Mi piace relazionarmi con chi ha un rapporto di ordine amatoriale con la musica. La scena brasiliana è po' così: tutti sanno di tutti (o almeno ci credono). Ci sono locali, concerti, trasmissioni, ecc; manca solo un dettaglio: soldi, per far girare la ruota in maniera più dinamica".

Un dettaglio con il quale la band deve subito fare i conti: le prime canzoni vengono registrate nel salotto di César con un registratore a 4 piste ed un PC, mentre per le parti di batteria la band raccoglie i soldi per uno studio. Esce un EP senza titolo di quattro pezzi che è la prima testimonianza di vita dei Magic Crayon, già ridotti ad un terzetto per la defezione di Marco.
"La maggior parte delle composizioni nasceva dentro la sala prove. In un'ora provavamo circa 5 temi nuovi. Prendevamo in affitto le sale prove per praticare il nostro repertorio ma alla fine non facevamo nient'altro che jam-sessions! Ad un certo punto il deflusso era tale che chiedevamo al tecnico di studio di registrare tutto quanto perché non fosse perso (come difatti accadeva spesso). Le nostre diventavano normali practice session solo se c'era qualcun altro in sala che ci chiedeva di suonare questa o quella canzone. Era buffo, ma ci divertivamo un sacco."

Notevole quanto misurato Ep d'esordio, di evidente scuola angloamericana tanto nelle strutture melodiche quanto in quelle vocali, l'omonimo disco dei Magic Crayon supera i limiti della registrazione casalinga e lascia una proposta sonora immediatamente identificabile eppure in qualche modo ancora fresca e personale. In apertura, "A Kind and Green Night" è perfetto preambolo indiepop, due minuti e mezzo di delicato equilibrio melodico appena macchiato da una fuzz guitar, che va a pescare ispirazione nei meandri indipendenti degli anni 90 (in particolare le poppier songs degli Yo La Tengo) emergendone carico di promesse. Se la registrazione a quattro piste non limita l'incantevole delicatezza dei brani, e anzi in un certo senso ne nobilita lo scopo, si può rimproverare al gruppo una certa tendenza all'appiattimento, peraltro mitigata da forme innegabilmente graziose. La cosa migliore è la peculiare messa a fuoco di "Love Doesn't Happen that Way" che propone echi bossati di chitarra mentre scivola su velluto guitar-pop e sovrapposizioni amatoriali di voce, ma personalmente amo l'insistita coda strumentale di "Scanit" e persino l'invasione di rumore che assale la bella "Going Away", testimonianza del lascito fuzzpop sulla band di Sao Paulo. "Magic Crayon" è come sentire parlare una ragazza un po' fissata. Bella, però.

La scena di Sao Paulo reagisce bene: l'etichetta Slag si offre di curare la distribuzione dell'EP, indiepages offre lo spazio per un sito web che resiste a tutt'oggi, gli organizzatori di concerti offrono il palco a Cesar & co, da Sao Paulo sino al sud del Brasile. Ed è già il momento del secondo EP, dopo un ampliamento di formazione: arrivano la vocalist Megssa (dai Fish Lips) e Paulo (P.O.S.T. e tante altre band).
Ancora divisi tra lo studio e la casa di Cesar, i Magic Crayon compongono il loro inconsapevole epitaffio nella forma di un EP, " Whatever You Say Is A Lie (So Fucking Romantic)" che mostra progressi in ogni comparto: per nulla intenzionata a reiterare la semplice formula pop dell'esordio, la band paga i conti con il tweepop nell'iniziale "start" e si dedica quindi all'ampliamento del proprio spettro musicale con lucidità impeccabile. Le chitarre si fanno più presenti e corpose, la voce di Megssa offre uno sbocco alla congenita gentilezza dei brani, ma a crescere è soprattutto la personalità dei MC, che dilatano stabilmente la durata dei pezzi oltre i tre minuti. Le nuove ambizioni della band sono esplicitate dall'entusiasmo chitarristico di "Air Guitar Man" e dalla sbilenca malinconia simil-scozzese di "There's Something Black That Makes Me Blue" e sfociano nella compiutissima title-track che ritrova la voce di Cesar, pretendente dream-pop ricco di arpeggi nascosti da chitarre aggressive e che offre consapevolmente il volto meno estasiato dei Magic Crayon, stavolta più vicini ai Field Mice che alle controparti americane.
Forse spiaciuti dai riferimenti alla bossa estratti per il primo EP, stavolta i MC purgano ogni suggerimento brasiliano dal loro suono e bussano alla porta della comunità indiepop mondiale. Che non farà in tempo ad aprire.
Cosa ha provocato un simile cambiamento? "Quando eravamo un terzetto, io ero il principale compositore; poi, in cinque, tutti cominciammo a comporre insieme. C'era anche la voglia di fare una registrazione più serena, di mostrare un lato sofisticato e/o delicato, visto che ai concerti siamo sempre stati un po' più acidi"

C'erano i presupposti per il decollo, ma quello che seguì ce lo racconta Cesar: "Subito dopo la fine delle registrazioni abbiamo fatto dei concerti, per lo più a Sao Paulo. Abbiamo speso dei soldi per la parte grafica delle prime 50 copie dell'EP, che sparirono come fumo; amici, amici di amici, ecc. Dopo, qualche apparizione in radio, qualche partecipazione a compilation, qualche bel concerto, un videoclip per "Air guitar man" e una seconda tiratura dell'EP pagata da Eduardo della Slag records. Cercavamo un'etichetta in Europa, Giappone o Nord America disposta a rilasciare un nostro disco. Purtroppo abbiamo inviato il disco a pochi (eravamo veramente degli sciocchi pigri!) e alla fine ci siamo trovati al punto di partenza."

La storia si esaurisce qua, con Marco (il primo cantante) emigrato in Canada, Meggsa in Scozia, e Cesar in Italia. Prima della diaspora definitiva, i Magic Crayon si concedono un'ultima sessione in studio che fotografa una band ancora in crescita, mai paga dei risultati ottenuti: il cambiamento è evidente sin da "Fred & Gabriele" (primo pezzo cantato in portoghese) che abbraccia quelle influenze brasileire trascurate dal secondo EP, e in generale si esprime in un repertorio più riflessivo che pare ben oltre l'indiepop degli esordi, intenzionato a diventare adulto. Persino l'irresistibile scherzo a base di slides di "Farmer San's Ranch" appare più misurato e professionale a dispetto della registraziione frettolosa, mentre "Tutto Vuoto", cantata in Italiano da Cesar su un magmatico tessuto di chitarra, è un sincero approccio alla canzone italiana "pop" ed aerea, senza per questo perdere la leggerezza del suono MC.

Cosa resta dei sogni di una band? Due EP e una manciata di inediti, una storia interrotta eppure perfettamente compiuta. L'esegesi dell'indiepop.
E come nei titoli di coda di un film, ecco i Magic Crayon tre anni dopo:

"Gilberto fa il DJ e cura Esquizofrenia, una delle migliori fanzine brasiliane.
Fabio (il batterista) suona con una marea di gente di Sao Paulo, è sempre impegnato in sale registrazione e concerti per il Brasile.
Paulo suona la chitarra con i P.O.S.T. ed è un nerd allucinato, conosce molto di teoria e armonia.
Megssa prepara insieme al marito Craig materiale per il suo progetto indie-folk-pop The Luos a Glasgow.
Ricardo (il batterista che sostituì Fabio per un po') ha uno studio registrazione con sala prove ed è sempre di buon umore.
Marco ha suonato con i grandi Harry, oggi lavora su computer (fa il programmatore) a Toronto.
Io ho suonato con vari gruppi della scena indie di Sao Paulo (in una band suonavo batteria, in un'altra chitarra, in un'altra tastiera o sintetizzatore, e così via) e facevo edizione (master) di registrazioni per varie band. Ora lavoro in una fabbrica di filati per ricamo nella zona industriale di Treviso e sono disperatamente cosciente di aver bisogno di suonare, di comporre... ma non conosco nessuno che suoni qui, nessuno cui piaccia la stessa roba che piace a me...
"

Cesar sta lavorando ad un progetto solista, che descrive come "più introspettivo e personale". Potete contattarlo all'indirizzo waldenzanin@yahoo.com.br


Salvatore

Links:

Magic Crayon Web Site: www.indiepages.com/magiccrayon
Speciale Indiepop Brasiliano: articoli/brasile.htm