| Love's Going Out of Fashion
Libere escursioni in campo pop, dischi e gruppi dimenticati
ed altro ancora.
Tropicalia
Caetano, Gil e l'altra faccia della saudade.
Fino a non molto tempo fa la musica brasileira, per me, come per molti, non era altro che un enorme e sconfortante stereotipo. O carnaval, le mulatte in perizoma, i tristissimi trenini di capodanno, a-e-i-o-u-ipsilòn, Brigitte Bardò Bardò. Roba da farti calare il latte alle ginocchia. Poi, però. Le cose sono cominciate a cambiare qualche anno fa, con una compilation fondamentale, curata da David Byrne e intitolata Beleza Tropical, che mi ha fornito il primo approccio con la musica dei vari Veloso, Gil, Ben, Costa,etc. Cose assai affascinanti, ma il Brasile musicale è continuato ad essere un luogo esotico, misterioso e tutto sommato marginale. Negli ultimi anni però le sonorità tropicali spuntavano fuori dappertutto, nei dischi dei musicisti più intelligenti e aperti alle contaminazioni. Un nome per tutti, il Beck delle "mutazioni", con la sua Tropicalia. Per essere definitivamente catturato, però, dovevo aspettare di scovare sugli scaffali del solito pusher, dalle parti del jazz, uno splendido cofanetto di 5 CD intitolato Tropicalia 30 Anos con dentro i dischi del periodo 68/69 di Caetano Veloso, Gilberto Gil, Gal Costa, Os Mutantes e il manifesto collettivo Tropicalia. Colpito e affondato.
Il movimento Tropicalia è nato una trentina di anni fa, ma le sue radici affondano molto più lontano. Fino agli anni '20 e al Manifesto Antropofago di Oswald de Andrade, che teorizzava la pratica del 'cannibalismo artistico' , della rielaborazione autonoma delle culture occidentali, da divorare e risputare fuori, con una forma di colonialismo alla rovescia, rivendicando con autoironia ma anche con fierezza il proprio essere selvaggi e cannibali. Tali fermenti esplodono letteralmente nel Brasile degli anni '60. Un Brasile lacerato dalle contraddizioni, dal golpe militare del '64 e dalle conseguenti violenze e repressioni, che finiscono per essere la benzina che innesca una autentica esplosione creativa, in tutti i campi artistici. Il nome Tropicalia, infatti, viene da una installazione dell'artista Helio Oiticica, che offriva una interpretazione autoctona dei linguaggi dell'arte contemporanea. E poi cinema, letteratura, politica. Ma è l'aspetto musicale che qui ci interessa. Nel breve periodo dal '67 al '69, un manipolo di "baianos" di belle speranze rivoluzionò la MPB, la Musica Popolar Brasileira. I nomi? Caetano Veloso, Gilberto Gil, Gal Costa e Os Mutantes in primis, poi Tom Zé, Nara Leao, col contributo fondamentale di compositori come Rogério Duprat e poeti come Torquato Neto e José Carlo Capinam. I tropicalisti avevano l'ambizione di raccontare il Brasile reale, al di fuori dall'iconografia classica, coi suoi colori e i suoi sapori. Ma lo fecero inglobando nel loro meta-linguaggio musicale ogni sorta di influenza: alla tradizione di samba e bossa ecco aggiungersi le chitarre elettriche e la musica concreta, Beatles, Zappa e Cage, avanguardia e trash nazional-popolare, "bomba e Brigitte Bardot", come cantava Caetano. Anticipando di più di venti anni le intuizioni di gente come Beck, Aphex Twin e Stereolab, i tropicalisti rifiutano concetti come purezza e autenticità, non si chiamano fuori dalla cultura commerciale, ma mirano a trasformarla dall'interno, facendone esplodere tutte le contraddizioni. I risultati? Manco a dirlo, fischi e uova marce, accuse di essere servi dell'imperialismo americano da parte dei miopissimi nipotini di Adorno e Marcuse. D'altronde, sono in buonissima compagnia, col Dylan di Newport e il Davis "elettrico".
I tropicalisti, nella breve ma intensissima stagione del movimento, si comportarono come una squadra compatta, scrivendo e suonando insieme, ma ognuno seppe conservare la propria personalità, ritagliandosi un ruolo particolare. Caetano Veloso è stato insieme ideologo arguto e sommo poeta, colui che "organiza o movimento" e "orienta o carnaval". Nelle sue canzoni tutto si tiene, l'Ave Maria e l'Internazionale, il Che e Claudia Cardinale, i supereroi e Carmen Miranda.Gilberto Gil ha rappresentato l'anima più nera e ritmica, con una musicalità innata e travolgente. Gal Costa è stata musa e femme fatale, con la sua voce suadente ed espressiva. Os Mutantes (Rita Lee e i fratelli Baptista) hanno esplorato con profitto il versante più rock'n'roll del movimento, tra i Beatles e Zappa.
A testimoniare questa incredibile stagione creativa resta una decina di dischi, usciti tra il '68 e il '69, tutti di altissima qualità. Dovendone per forza sceglierne uno, però, questo non può che essere "Tropicalia, ou Panis et Circenses", manifesto collettivo che compendia tutta la ricchezza e la varietà del movimento in 12 gemme sfavillanti. A descriverle una per una si farebbe notte, ma non posso non citare la quintessenza della dolcezza che è Baby di Veloso nella versione di Gal Costa (con Caetano che nel finale la trasforma in Diana di Paul Anka), Panis et Circenses degli Os Mutantes in puro Sergeant Pepper style, il rito voodoo di Bat Macumba di Gil, la giungla lussureggiante di Enquanto Seu Lobo. di Veloso (dove spicca l'arrangiamento di Duprat) e il finale collettivo Hino do Senhor do Bonfim. Un capolavoro, tra i migliori dei '60.
Triste y solitario fu il final. Con un luogo e una data
precisa: Bahia, 20 luglio 1969. Caetano e Gil, da poco
liberi dopo due mesi di carcere e cinque mesi di arresti
domiciliari, tengono il loro ultimo concerto, 'magnanimamente'
concesso dal governo militare per permettere ai due di
pagarsi le spese di viaggio. E' l'esilio. Quel concerto
è documentato in un disco, Barra 69, dalla scarsa resa
sonora (è registrato con un portatile) ma dall'altissimo
valore storico. Al loro ritorno, dopo qualche anno, Caetano
e Gil diverranno la MPB, pronti a loro volta ad essere
divorati da tutti quelli che vorranno raccogliere la loro
lezione.
|
Gabriele
|
|