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Love's Going Out of Fashion
Libere escursioni in campo indiepop, dischi e gruppi dimenticati ed altro ancora.

Fifteen minutes of fame – L'effimera gloria dell'indiepop.


C'è qualcosa di più volatile e caduco del magico e dorato mondo della pop music? Per quei pochi baciati dal talento e dalla fortuna che riescono a durare anni, se non lustri, quanti carneadi hanno ballato una estate? La dea fama è una donnina dagli assai facili costumi. Si concede a tanti, ma è quasi sempre una storia da una-botta-e-via, per i canonici quindici minuti warolhiani, e poi avanti il prossimo. Quanti generi e sottostili abbiamo visto nascere e tramontare, quanti gruppi dell'anno del mese della settimana del giorno hanno preso il biglietto a/r dalle stalle? Non sempre è un male, intendiamoci. Se oggi nessuno più ricorda i Ned's Atomic Dustbin o i Menswear o gli Shed Seven ciò è cosa buona e giusta. E lo stesso accadrà tra dieci anni con Arctic Monkeys e Kaiser Chiefs, ne sono sicuro. Però per molti altri ti viene da pensare mannaggia che peccato che la loro vita artistica sia finita così presto, e ti trovi ad immaginare un futuro alla Sliding Doors in cui arrivano il successo e le soddisfazioni che si meritano. Per molti, tipo per questi:

I Woodentops di Rolo McGinty, ad esempio. Che gruppo, che stile, che estro, che vivacità! I loro ritmi pazzi, il loro attingere alle fonti sonore più disparate, dall'una e l'altra sponda dell'oceano, per creare una miscela assolutamente unica di pop music solare e frizzante, ricca di energia postiva. Solo tre dischi per loro, e il primo, Giant del 1986, assolutamente imprescindibile. Poi McGinty è sparito dalla circolazione per tornare con un oscuro progetto elettronico a nome Pluto. Mah, che peccato.

 

Altrettanto valida è stata The Band of Holy Joy, fantasmagorico ensemble dedito ad un pop-folk dalla ricca e varia strumentazione. Arrangiamenti raffinati, testi profondi e graffianti, canzoni che arrivano dritte al cuore. Uno come Patrick wolf, per dire, deve a loro moltissimo. Anche per loro una manciata di album (su tutti Manic, Magic, Majestic del 1989), poi lo scioglimento e un ritorno in sordina nel 2002 passato nell'indifferenza generale.

 

Anche gli irlandesi Frank & Walters secondo me hanno raccolto molto meno di quanto meritavano, dopo la partenza col botto di Trains, Boat and Planes che nel 1991 li portò in testa alle classifiche accanto a nomi come Inspiral Carpets, Happy Mondays e Carter USM. Non la band più originale del pianeta, certo, ma il loro pop energico e naif aveva rare capacità di immediatezza e di empatia. Loro non hanno ancora mollato e ci riprovano con la raccolta di rarità Souvenirs fresca di stampa e un disco nuovo in via di uscita.

Poi ce ne sarebbero centinaia di altri (tutti i minori di Creation, Sarah e Siesta, dai Razorcuts ai Sea Urchins ai Girlfrendo etc. etc.) ma per adesso mi fermo qui.


Gabriele