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Javelins
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Ancor prima di contattarli
per questa intervista conoscevamo benel'integralismo indie
dei Javelins: ne erano testimonianza una serie di ottimi
singoli intrisi della vitalità propria del DIY
e e l'integerrima gestione di Yellow Mica Recordings,
che nel giro di pochi mesi è diventata la giovane
etichetta più importante di Svezia (con tutto il
rispetto per Labrador), con un catalogo crescente e ricchissimo
di CD-R e selezionate uscite a sette pollici che valorizzano
band dai difficili sbocchi commerciali e soddisfano qualche
desiderio a lungo covato (si veda il 7" dei Boyracer,
"Yorkshire Soul"). Ma nelle righe che leggerete
Martin, Daniel e Christoffer espongono con tale entusiasmo
tutto quello che c'è da sapere sull'etica fai-da-te
e sulle autoimposte regole di coerenza che a qualcuno
potrebbe venir voglia di imitarli. Possiamo solo augurarcelo. |
Iniziamo con le presentazioni: come
si sono conosciuti i Javelins, quando avete iniziato a suonare
insieme eccetera.
Martin: Christoffer ha inseguito me e la mia ragazza
dopo un concerto di Elliott Smith a Gothemburg circa quattro
anni fa, facendoci prendere un bello spavento. poco tempo
dopo mi ha detto "ciao" sul bus e da lì abbiamo cominciato
a suonare nella stessa band. Lui alla batteria, io al basso.
Quando si è trasferito in Australia Daniel ha preso il suo
posto al basso e io ho dovuto imparare a suonare la batteria.
Sfortunatamente quella band non è durata a lungo, ma dopo
un paio di mesi Daniel mi ha chiesto se mi andava di suonare
la batteria per alcuni pezzi che aveva scritto e intendeva
registrare. Ho accettato e abbiamo chisto a Christoffer di
suonare la chitarra. Dopo qualche settimana avevamo pronti
un po' di pezzi, li abbiamo registrati gratis in uno studio
hi-fi, Daniel li ha spediti a "Mitt nasta liv" (il più grande
popfestival di Svezia) e loro ci hanno invitato a suonare.
E' stato un pessimo concerto, con un batterista improvvisato
perché io dovevo suonare il basso. Un paio di ore dopo è arrivato
Joel, informandoci che poteva suonare il basso per noi. Per
provarci (?) che faceva sul serio ci ha dato un CDR vuoto
(anche se lui era convinto ci fosse sopra della musica), e
quindi lo abbiamo preso con noi.
Abbiamo deciso di diventare una band dopo il concerto al Mitt
nasta liv, prima di quello eravamo ancora meno ambiziosi.
Io sono Martin, ho 28 anni e pesto i tamburi per i Javelins.
Vivo con la mia ragazza Ilona nel centro di Gothemburg e lavoro
come piastrellista, quindi ogni giorno ho a che fare con piastrelle
Italiane. Oltre a questo, passo un po' di tempo occupandomi
della Yellow Mica Recordings, mangio molto cibo, ascolto musica
tutto il tempo e guardo i Simpsons.
L'unica cosa di me che vale la pena di sapere è che credo
che qualunque cosa non sia DIY è una perdita di tempo, e che
tutti dovrebbero leggere di più!
Daniel: Ho conosciuto Martin e Christoffer due anni
e mezzo fa, quando un amico comune (Petter) mi ha chiesto
di suonare il basso nella sua band. Ma mi accorgevo che non
c'era nessun futuro e la stessa cosa pensava Martin, così
ce ne siamo andati e abbiamo cominciato a scrivere i nostri
pezzi. Due settimane dopo è arrivato Christoffer e. siamo
diventati i Javelins e tre settimane dopo avevamo un CDR e
un ingaggio per uno show (Mitt Nasta Liv). E' stato davvero
un concerto orribile e abbiamo perso 3 dei nostri 6 fans (le
nostre ragazze hanno continuato a supportarci). Al festival
abbiamo conosciuto Joel, con il quale sino ad allora avevo
solo parlato per telefono, che è diventato il nostro fascinoso
bassista.
Mi chiamo Daniel, ho trent'anni, canto e maltratto la chitarra
nei Javelins. Vivo anche io a Gothemburg e al momento sono
disoccupato (hurrà). La maggior parte della gente probabilmente
pensa che io sia un tipo noioso perché ho un solo vero interesse
nella vita: la musica.
Christoffer: io e Martin suonavamo insieme già da un
po', al tempo io suonavo la batteria (e facevo schifo) e Martin
il basso (ed era bravo). Ma poi sono andato in Australia e
quando ho fatto ritorno Martin si era messo a suonare la batteria
con un certo Daniel che era il tecnico del suono della band
punk in cui suonavamo prima (up against the wall motherfucker!).
Daniel scriveva grandi pezzi indiepunk, abbastanza bizzarri
da essere divertenti. Dopo il primo EP ci hanno chiamati al
Mitt Nasta Liv a Kalmar e abbiamo trovato un batterista part-time
(Simon, grande amico) per l'occasione. A quel festival Joel
si è offerto volontario per suonare il basso e finalmente
siamo diventati una vera band.
Io sono Christoffer, ho 27 anni e canto e suono la chitarra.
Lavoro all'università di Gothenburg come assistente ricercatore
in scienze della comunicazione. Vivo nella zona est del centro
di Gothemburg con la mia ragazza Johanna. Leggo un sacco di
fumetti, mangio continuamente cibo indiano e sushi e ascolto
musica. Sono anche uno dei tre che gesticono Yellow Mica.
La Yellow Mica è nata per pubblicare i dischi dei Javelins?
Martin: ymr è semplicemente il nome che abbiamo scritto
sul primo disco dei Javelins, perché ci sembrava stupido non
avere una nostra etichetta. Almeno, mi sembra una cosa stupida
pubblicare demo anonimi quando puoi farlo per la tua etichetta.
Invece di spedire in giro i demo alla ricerca di un'etichetta
ogni band dovrebbe avviare la propria, e magari pubblicare
anche i dischi delle band di amici, e così via.
Cerco di fare in modo che ogni mia attività - zines, organizzazione
di concerti, etichette (ymr è la terza etichetta nella quale
mi impegno) - sia più DIY possibile, perché credo che sia
una cosa in grado di influenzare davvero la vita della gente.
Mi piacerebbe potermi fidare di un'etichetta, e sapere che
alla fine non cercheranno di fottermi, anche se non sembrano
essercene molte in gradio di durare per più di un paio di
dischi /anni. Credo che labels come K e Dischord esisteranno
sino a che ci saranno Calvin e Ian senza vendersi e senza
mai deludere chi crede nel DIY.
Voglio ringraziare tutti distributori, le zines, le etichette
e i negozi che aiutano a far circolare la musica DIY, indie,
punk, twee, jangle eccetera: meritano tutta la riconoscenza
possibile.
Il
vostro guitar-pop sembra avere un debito verso il C86 più
"sporco". Quella scena ha avuto qualche influenza su di voi?
E sulla musica svedese in generale?
Martin: a dire il vero non so molto della scena indipendente
svedese negli anni 80, anche se non credo che il C86 ebbe
un grande impatto. Ricordo solo poche band svedesi dell'epoca,
tutte abbastanza mediocri.
Non direi che la scena indie degli anni 80 o il C86 abbiano
esercitato una grossa influenza su di me, anche se c'erano
alcune grandi band come Beat Happening, Talulah Gosh, Househunters
e Shop Assistants. Sono influenzato di più dalla musica e,
a volte, dalla politica di band come Remains, Vaselines, Black
Flag, Boyracer, Minor Threat, Tokyo Eye, Bikini Kill, Pretty
Things, Shop Assistants, Henry's Dress, Heavenly, Minutemen,
Bright Lights, Talulah Gosh, The Capstan Shafts, Sonic
Youth, Dear Nora, Bad Brains, Helen Love, Hormones in Abundance,
Richard Berry, i Ramones e gli Who (pre 1967), ed etichette
come K records, Dischord, 53rd & 3rd e Kill Rock Stars.
Ok, alcune di queste band sono C86, ma l'unicq cosa davvero
importante per me è che la musica sia valida.
Daniel: non ascoltavo musica svedese quando ero più
giovane, d'altra parte c'erano tonnellate di band migliori
che venivano dall'inghilterra o dagli USA. A sedici anni il
mio gruppo preferito erano gli Smiths, e da lì sono passato
a Wedding Present, Orange Juice, eccetera (in mezzo c'è stato
un disonorevole periodo dark), quindi il C86 ha avuto una
certa influenza su di me anche se non era molto popolare qui
in Svezia. Sono sempre stato affascinato dalle janglebands,
ma negli ultimi due anni mi sono innamorato del contrasto
tra gentilezza e rumore: gruppi come Fall, Boyracer, Smog,
Desperate Bicycles, Will Oldham, Guided By Voices, eccetera.
Christoffer: Molta gente ha scritto che suoniamo come
i Wedding Present ma non sono stati un'influenza consapevole
(almeno per quel che mi riguarda). Per quel che ne so la scena
C86 non ha avuto grande seguito in Svezia, ma nel 1986 ero
un ragazzino di otto anni che ascoltava gli Abba e i Dire
Straits. Il mio periodo preferito è il post-punk inglese:
Joy Division, Jesus And Mary Chain, i primi Cure e così via;
sono anche un appassionato della scena swindle dei primi anni
90 e delle band della A west side fabrication: Bear Quartet,
Popsicle, e i nineties inglesi di Stone roses e My bloody
Valentine.
Martin e Daniel mi hanno fatto conoscere il tweepop e gruppi
eccellenti come Bright Lights, Boyracer ed altri ancora, quindi
ascolto davvero parecchia musica. Sono tutte cose che assimili
e utilizzi quando poi scrivi una canzone, ma cerchiamo di
non copiare nessuno; le canzoni diventano creature viventi
di chitarre distorte e voci fuori chiave non appena entriamo
in sala prove.
Di cosa parlano i testi dei Javelins? Sembrate abbastanza
lontani dall'autoanalisi di molti gruppi pop svedesi e affrontate
i temi in maniera molto più diretta ("you've got to let
me know/why you left me") Martin: per quel
che riguarda i testi scritti da me, sì, forse sono più diretti,
e se lo sono credo che il motivo sia nel fatto che non sono
una persona che ama autoanalizzarsi. Comunque gli argomenti
dei nostri testi sono gli stessi di mote altre band: ragazze,
odio, gente stupida, alcol, infanzia, vecchi show televisivi
e il vendersi.
Daniel: Non ripenso quasi mai ad un testo dopo averlo
scritto, e nemmeno analizzo o cerco di copiare gli schemi
della scrittura di altre persone. Ma nonostante ciò sono convinto
che in una canzone le parole siano importanti almeno quanto
la musica.
Christoffer: Mi piacerebbe poter dire che c'è un grande
lavoro dietro i nostri testi, ma - per quel che riguarda le
mie canzoni - le parole nascono durante le registrazioni (di
solito durante le prove canto versi privi di senso) o in improvvisi
accessi di ispirazione (di solito quando sono ubriaco, e sono
testi che generalmente finiscono nel cestino dei rifiuti).
Credo che Daniel sia quello di noi che scrive i testi migliori,
non rimane invischiato nel miserabilismo e nella rabbia adolescenziale
che infestano la scena indipendente, cosa che invece succede
ai testi che scrivo io.
Come
proprietari di un'etichetta potete probabilmente misurare
la dimensione del mercato indiepop in Svezia. Quante copie
tirate per le vostre pubblicazioni e quante ne vendete? E
in che modo scegliete le band da pubblicare?
Martin: Beh, non vendiamo molti dischi in Svezia,
anzi per essere onesti non vendiamo molti dischi e basta,
anche se Fraction Discs vende molte delle nostre uscite. Forse
dovresti chiederlo a loro.
Stampiamo tra le 20 e le 500 copie di ogni disco, ma di solito
ci fermiamo a 100, che è anche il numero di copie che vendiamo
di solito.
Pubblichiamo le band che ci piacciono, e che scopriamo dal
vivo, seguendo il passaparola, su internet, tra i nostri amici
o tra le leggende della scena indie (beh, i Boyracer sono
leggende, no?)
Il mercato indiepop in Svezia è piuttosto grande, ma qui a
Gothemburg tutti sembrano interessati esclusivamente alla
disco. Forse sono solo io con la mia determinazione a rimanere
fedele agli ideali, ma sono piuttosto deluso per la piega
che ha preso la musica indie a Gothemburg dallo scorso anno.
Certa gente è più interessata a spendere soldi in pessima
birra al bar locale mentre ascolta musica disco piuttosto
che andare a sentire una band dal vivo o a comprare dischi.
Forse è venuta l'ora di farci da parte e lasciare spazio ai
giovani?
Daniel: Penso che un disco indie commerciale in Svezia
venda sulle 1500 copie, ma si tratta di dischi con alle spalle
la divisione marketing di un'etichetta e un budget serio.
Noi non abbiamo nulla di tutto ciò, quindi ci fermiamo ad
un centinaio di copie; la maggior parte finisce all'estero,
alcune le vendiamo ai distributori o ai concerti.
Di solito uno di noi vede suonare dal vivo una band mentre
è ubriaco e alla fine del concerto chiede loro se vogliono
pubblicare un disco per ymr. Almeno è così che abbiamo conosciuto
Tokyo eye e We are soldiers we have guns. Altre volte capitiamo
per caso sul sito internet di una band, o ne sentiamo parlare
da qualche amico. A volte riceviamo emails e demo da band
convinte che ymr sia una grossa label con un sacco di soldi
e che sia in grado di farli diventare famosi. Ma non è così
che ci piace fare le cose, non facciamo nessun marketing specifico
e il nostro budget è inesistente.
Qui in Italia la prime avvisaglia dell'espolsione pop svedese
è stato l'album d'esordio dei Cardigans. E' da lì che è partito
tutto o li considerate una band mainstream?
Martin: Sono andato a scuola insieme ai membri dei
Cardigans, quindi è strano trovarmi a parlare di loro. Non
so se abbiano davvero dato il via a qualcosa. Erano solo una
delle tante band che cercavano di diventare popstars, di ottenere
un contratto discografico, ma devo anche ammettere che erano
uno dei pochi gruppi validi di quella scena.
Christoffer: I Cardigans sono diventati mainstream
attorno al 1994, quando la scena indipendente svedese è esplosa
con tante ottime (nella mia opinione, ma Martin non è d'accordo)
popbands; alcuni di questi gruppi hanno raggiunto un successo
nazionale, la maggior parte è durata solo un paio d'anni prima
di scomparire. I Cardigans ce l'hanno fatta perché hanno sempre
avuto molta determinazione, e anche perché sono stati capaci
di cambiare mano a mano che diventavano popolari e commerciali.
Le altre band dell'epoca cercavano di non cambiare il proprio
stile, e quando la gente si è stufata della musica pop, attorno
al 1997, sono scomparse, mentre i Cardigans avevano già adottato
un nuovo stile.
Non posso dire di avere alcuna opinione su di loro, sono OK
e molto meglio di quello che c'è di solito su MTV, e li rispetto
perché non hanno mai fatto finta di essere una band indie/DIY
come tanti altri gruppi che incidono per le major.
Salvatore
Links:
Yellow Mica Recordings Website: www.yellowmicarecordings.com
Javelins Website: www.yellowmicarecordings.com/javelins.htm
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