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The Invisible Cities
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Tra le migliori manifestazioni
indie-rock americane degli ultimi tempi, gli Invisible
Cities da San Francisco incorporano nel proprio suono
influenze diversissime e nuove: a tratti ombrosi ed atmosferici,
si lanciano poi tanto in numeri pop/rock aggressivi quanto
in delicati pastelli folk, grazie anche ad un background
quantomai vasto che spazia dal rock al jazz. La dimostrazione
di come dietro i grandi nomi la scena USA sia sempre viva
e palpitante. Mentre consigliamo caldamente a tutti di
dare un ascolto all'ottimo "Watertown" abbiamo
scambiato quattro chiacchiere con Sadie Contini (nonni
italiani) e il resto della band. |
Il miglior pregio degli Invisible Cities
è la capacità di alternare canzoni complesse e rarefatte come
"Synaptic Gap" e semplici pezzi pop. Quanto avete ricercato
questa varietà?
Sadie: Volevo che le canzoni fossero diverse l'una dall'altra,
in parte per convincere me stessa che non stavamo riscrivendo
continuamente la stessa canzone. Alcuni dischi, come il White
Album o "Latin Playboys", hanno una varietà tale che ti danno
l'impressione di stare ascoltando la radio anziché il disco
di una sola band, ed era questo il risultato che volevo ottenere.
Han: Non sono certo di aver coscientemente fatto in modo che
le canzoni dell'album suonassero diverse l'una dall'altra:
semplicemente ci siamo ritrovati con questi pezzi, è successo
in maniera naturale. In parte ciò è dovuto alla voglia di
non ripetersi, e sono completamente d'accordo con Sadie sul
divertimento che possono offrire dischi incisi in diversi
stili come il White Album (e che diavolo, anche "Rubber Soul")
Anche se i vari aspetti del vostro disco sono molto godibili
a tratti sembrano incapaci di fondersi, come se l'album fosse
fatto di gruppi di canzoni (pop, folk, jazzy). Siete d'accordo
con questa interpretazione?
Sadie: Abbiamo scritto un gruppo di canzoni dal diverso stile
(prima di aggiungere la batteria), ma credo che alla fine
sia stato il drumming di Tim a stabilire quale dovesse essere
il feeling di ogni singolo pezzo. Alcuni recensori hanno trovato
che questa varietà fosse disgiunta, ma trovo invece che i
pezzi siano gradevoli da ascoltare l'uno dopo l'altro proprio
in virtù delle loro piccole differenze, e a dire il vero non
credo che la diversità sia così marcata. Non è che suoniamo
come i Devo in un pezzo e come gli Shins nel successivo: siamo
semplicemente una indie guitar band.
Alcune recensioni hanno lamentato il fatto che i pezzi
più lenti non sono brillanti quanto quelli veloci. Voi come
la pensate? Ci sono pezzi che avreste voluto sviluppare maggiormente?
Sadie: Mi piace il fatto che un paio di recensioni hanno scritto
questa cosa e un altro paio che invece i pezzi lenti sono
i migliori e i più profondi. E' vero che alcune canzoni sono
molto sparse, ed è stata una scelta intenzionale: non volevamo
avere un disco con una strumentazione troppo invadente.
Han: Sì, sono d'accordo. Di questi tempi ci sono troppi dischi
in giro che non ti lasciano il tempo di respirare, fatti di
un unico e compresso RRRRRRRRRAAAAAAARRRRRRRRRGGG che dura
75 minuti e che finisce per esaurire l'ascoltatore. Volevamo
mettere un po' di spazio in alcune canzoni, ma è anche vero
che un pezzo come "Take My Picture" ha un migliaio di sovraincisioni
di chitarra. Una delle cose più interessanti nel leggere le
recensioni di questo disco è che ogni singolo pezzo è stato
dichiarato il preferito di qualche recensore, segno che ognuno
ha una diversa definizione di "brillante".
Riguardo allo sviluppo dei pezzi, trovo che alcuni di loro
siano molto migliorati dopo aver avuto l'occasione di suonarli
dal vivo, e sarebbe stato ancor meglio se avessimo potuto
registrarli dopo una serie di concerti ancora più lunga. Spero
che le canzoni del prossimo disco potranno beneficiare del
fatto di essere state testate a lungo sul palco.
Alcuni aspetti del vostro suono mi hanno ricordato band
che ho amato molto, come Blake Babies e Lemonheads, che hanno
sperimentato un successo controverso. Pensate di avere qualcosa
in comune con loro e con l'attuale scena di San Francisco?
Sadie: Se per "controverso" intendi che queste band non hanno
avuto alcun successo sulle radio mainstream, non mi sorprenderei
che questo succeda anche a noi. Sì, c'è una scena a San Francisco
della quale facciamo parte, nel senso che ci sono alcune bands
con le quali ci piace suonare.
Ad esempio? Com'è la vita quotidiana di una indie band negli
USA? Suonate parecchio, andate ai concerti, avete un lavoro
regolare oltre alla musica?
Sadie: utimamente abbiamo suonato un paio di concerti al mese
nella nostra zona. Negli ultimi due anni qui a San Francisco
sono spuntate un sacco di ottime bands e quindi c'è parecchia
roba da vedere al momento. I miei preferiti: Scrabbel, Love
is Chemicals, Terese Taylor, Goh Nakamura.
Quanto al lavoro, Tim suona la batteria a livello professionale
e di tanto in tanto prende qualche lavoro temporaneo, Gary
è un bassista professionista a New York, e non so quand'è
stata l'ultima volta che ha avuto un lavoro regolare: quando
non è in giro a suonare è impegnato a mettere a punto la strumentazione
che compra su ebay e a registrare i suoi pezzi sperimentali.
Io e Han di solito lavoriamo nell'industria web. E il nostro
amico Goh Nakamura ha suonato con noi ultimamente; è un tipo
impegnato, insegna e suona la sua musica lungo tutta la Bay
Area.
Non c'è nessun tipo di elettronica su "Watertown"? Avete
delle preclusioni al riguardo?
Sadie: intendi loops e roba simile? In pratica in studio abbiamo
usato gli stessi strumenti che ci eravamo portati sul palco
sino a quel momento, ma siamo aperti all'uso di ogni tipo
di strumentazione.
Han: Sì, e chi sa cosa conterrà il prossimo disco? Abbiamo
usato loops dal vivo, e una delle canzoni del disco era basata
su un loop di batteria, ma alla fine è stato eliminato perché
il pezzo suonava meglio senza.
Il drumming di Tim è senz'altro l'aspetto più particolare
del suono degli Invisible Cities, ed è evidente che non è
il classico batterista pop/rock. Come è entrato in contatto
con la band e in che modo incorpora il suo stile in un contesto
pop?
Tim: Cercando sempre le angolazioni più particolari, direi.
Quando ho conosciuto Sadie e Han tramite craigslist.org facevo
un sacco di concerti, ma ero molto annoiato dal fatto di dover
continuamente suonare musica jazz poco ispirata; ero alla
ricerca di qualcosa di diverso, anche se non sapevo bene cosa.
Sono entrato subito in contatto con la musica di Han e Sadie.
Mi piace provare ad arrivare ovunque con la mia musica, e
loro mi danno la libertà di provare cose che con altre band
probabilmente non potrei fare. Sono felice di suonare in modo
semplice quanto lo sono cercando di cambiare stile ad ogni
battuta.
Chi scrive i testi delle canzoni? Quello di "Birthday"
è molto denso e cantato con una sorta di rabbia controllata.
Che cosa vi ispira al momento di scrivere i testi?
Sadie: Sinora io e Han abbiamo scritto i testi. Quello di
Birthday è mio, lo trovo molto nostalgico.
Sono ispirata da parecchie cose, e sono più soddisfatta quando
non sono immediatamente certa di cosa parla una canzone. Birthday
è una di queste: Han aveva scritto la musica e ho cominciato
a scrivere un testo che non fosse necessariamente significativo
per me. In realtà non è un pezzo autobiografico, ma la gente
sembra essere convinta che lo sia, specialmente chi mi ha
vista crescere. Menziona un fiume, e io sono nata vicino ad
un fiume, quindi forse qualcosa c'è. Mi piace questa confusione
su cosa è autobiografico e cosa non lo è: per quel che mi
riguarda l'importante è l'identificazione con le mie canzoni,
non il fatto che descrivano eventi realmente accaduti in maniera
letterale. Credo che da questo punto di vista ogni canzone
possa finire con l'avere un forte aspetto autobiografico anche
se in realtà non parla necessariamente di te stessa.
Mi è piaciuta particolarmente "Lost in translation", specialmente
la sovrapposizione della tua voce, e il modo in cui si appoggia
all'acustica. Mi dici qualcosa di questo pezzo? E' ispirato
al film omonimo?
Sadie: Dopo aver visto il film mi sono divertita a sentire
cosa ne pensava la gente, perché avevano tutti opinioni così
diverse. Alcuni commentavano la regia, altri il modo in cui
mostrava le relazioni che si instaurano quando si è in viaggio,
o l'alienazione di trovarsi in un paese straniero, o quanto
Bill Murray fosse insoddisfatto del suo lavoro. Allo stesso
modo è importante per me quello che la gente fa delle mie
canzoni, come vengono interpretate e come la loro interpretazione
può cambiare con il tempo.
L'ho scritta poco dopo aver visto il film, ho messo insieme
gli accordi da una vecchia registrazione alla chitarra di
Han. E' stato l'ultimo pezzo che abbiamo registrato per il
disco, prima ancora che avessimo la possibilità di suonarla
dal vivo.
E' strano che un disco della qualità di "Watertown" sia
autoprodotto, una tendenza che riscontriamo in molte ottime
band americane. E' diventato più difficile trovare un'etichetta
disposta a puntare sulle giovani band?
Sadie: Oh, grazie! In realtà penso che con le tecnologie digitali
sia diventato molto più facile incidere un disco anche senza
il supporto economico di un'etichetta.
Vivere a San Francisco influenza il vostro suono?
Sadie: Non ne sono certa. Ci hanno detto che il nostro suono
è molto east coast, anche se non ho ben chiaro che cosa significhi.
Però io, Han e Gary siamo cresciuti tutti e tre sulla east
coast.
Infine, in cosa sono impegnati gli Invisible Cities al
momento?
Sadie: Stiamo suonando un po' in giro e speriamo di rimanere
in tour per un altro po' prima di fare un safari in qualche
luogo lontanissimo e scoprire i resti del più antico fossile
di dinosauro mai scoperto dall'uomo.
Salvatore
Links:
The Invisible Cities Website: www.theinvisiblecities.com
The Invisible Cities@indiepop.it: bands/invisiblecities.htm
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