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Half-handed Cloud

Come traspare dagli album a firma Half-handed Cloud, John Ringhofer è una persona squisita e disponibile; il suo approccio apparentemente disordinato alla musica non è frutto di calcolo, ma genuino e spontaneo, pieno di una ingenuità che è impossibile non cogliere quando parla delle sue canzoni. Appassionato dei Beatles al punto da conoscere anche le loro outtakes e ispirato dal lavoro di Brian Wilson e George Gershwin, John ha però ambizioni più alte di quelle immediatamente visibili: un "disegno complessivo" nella sua ode al Signore che presto - giura lui - diventerà evidente a tutti. In questa intervista, realizzata durante una pausa del suo lungo tour negli States, ci parla del song-fasting, una forma compositiva suggeritagli da Daniel Smith (Danielson Famile) e diventato ormai veicolo unico per le sue canzoni, e dell'imminente EP "What's The Remedy" inciso insieme all'amico e collega d'etichetta Sufjan Stevens.

Si parla spesso della brevità delle tue canzoni, ma ascoltando gli album da "Learning About Your Scale" a quest'ultimo lavoro sembra che ogni pezzo fluisca nel successivo, senza una fine definita. Quando incidi i tuoi album ragioni in termini di canzoni o ti preoccupi maggiormente della coesione del disco?

Oh, credo che l'album e le canzoni siano entrambe presenti nei miei pensieri durante il processo creativo, anche se il concetto di "album" probabilmente ha un peso maggiore. Per ogni disco arriva un momento nel quale devo scrivere una canzone o due in modo da far scorrere al meglio le cose. In effetti sono molto interessato al feeling complessivo dell'album o dell'EP.

Mi sembra però che il tuo ultimo album sia molto più orientato alla canzone rispetto a "Scale". Pensi che il tuo songwriting sia cambiato nel corso degli anni, facendoti concentrare maggiormente sui singoli pezzi che compongono un disco?

E' interessante. nemmeno io sono sicuro di quale sia la risposta. E' vero che probabilmente molte delle canzoni di "Thy" funzionano da sole meglio di quanto facessero quelle di "Scale", ma credo anche che "Thy" nel suo complesso fluisca in maniera più organica. Comunque devo aggiungere che Half-handed Cloud non è un progetto orientato in maniera particolare alle canzoni o all'album; diciamo che sono più interessato al corpo del mio lavoro, all'opera complessiva. C'è un disegno più grande dietro.

I tuoi album precedenti erano più espliciti nel cantare le lodi del Signore, qui invece hai scelto di raccontare storie tratte dalla Bibbia (il titolo originale era "Bible Verses With a Bad Name"). Perché questo nuovo approccio?

"Thy" è stato un esperimento di scrittura narrativa; molte delle canzoni sono state composte insieme a quelle di "Loved" (il secondo album). "Bible verses with a Bad Name" esiste ancora, ma è composto da registrazioni completamente diverse, anche se le canzoni sono in gran parte le stesse.

Pensi mai al modo in cui la gente reagisce o assimila i tuoi album? Personalmente al primo ascolto colgo la bellezza generale ma tutto va via troppo veloce perché riesca ad afferrarla veramente. E poi subentra un senso di calma e confidenza, la consapevolezza che ogni ascolto farà scoprire qualcosa di nuovo.

Penso sia molto bello che tu conceda ulteriori ascolti all'album e che decida di passare più tempo in sua compagnia, ma non sono certo di potermi aspettare lo stesso trattamento di riguardo da tutti gli ascoltatori. A volte mi diverto ad ascoltare uno dei miei dischi e immaginare come qualcuno dei miei amici lo possa ricevere, sì.

Sembra che la melodia sia la cosa più importante per te, qualcuno direbbe che è persino più importante della struttura. Quali sono gli aspetti chiave di una canzone di HCC secondo te?

Hai ragione, la melodia è molto importante per me. Comincio sempre a scrivere una canzone con una melodia in mente, e successivamente mi dedico a modellare l'arrangiamento attorno ad essa. Di solito cerco di lavorare alle mie canzoni o album come se fossero un dipinto, e quindi cerco di avere un'idea precisa di come debba essere l'aspetto finito di un pezzo durante tutta l'attività di composizione, arrangiamento e registrazione. Tu mi chiedi di chorus e verse, ma è difficile per me pensare agli "elementi chiave" di una mia canzone senza avere presente l'intera creazione dell'album e i dialoghi che avvengono con la melodia mentre ci sto lavorando. Sono sempre pronto ad assecondare ogni richiesta delle canzoni, a farle andare nella direzione che mi chiedono.

Ci sono alcuni aspetti della tua musica che sono sfuggiti alla critica? Qualcosa che ti piacerebbe venisse riconosciuto?

Beh, probabilmente non sono granché come comunicatore e una gran parte di quello che dico viene persa, ma sono anche abbastanza certo di non essere un innovatore, quindi non ci sono molti aspetti nascosti nella mia musica. C'è in effetti qualcosa a proposito di Half-handed Cloud che non ho mai visto scrivere, ed ha a che fare con il complesso dell'opera. Molti dei miei amici sanno già a cosa mi riferisco, quindi non è esattamente un segreto, ma credo che sia meglio che la gente ci arrivi da sola. E' solo una questione di tempo prima che diventi evidente.

Brian Wilson viene spesso citato come una delle tue principali influenze, ed è evidente anche in alcuni passaggi armonici di questo album ("Let's Go Javelin'" su tutte). Hai sentito "SMiLE", e cosa ne pensi?

C'è molto da apprezzare nel lavoro di Brian Wilson, in particolare nell'aggiornamento di alcune idee esplorate da George Gershwin in "American in Paris", "Rhapsody in Blue," e altrove. Usano entrambi le percussioni in maniera fantastica, anche se non credo che siano stati i primi ad usarle in quel modo. Sono curioso di sapere cosa sarebbe successo se "SMiLE" fosse stato completato all'inizio del 1967, ho desiderato che lo fosse, ma la versione del 2004 è la cosa più vicina che si potesse desiderare. E in qualche modo il materiale dell'album sembra ancora più appropriato per la voce invecchiata di Brian Wilson; è come se cantasse da una sedia a dondolo o qualcosa del genere.

La tua canzone preferita dei Beatles, e perché.

I Beatles sono stati la mia principale influenza, non c'è dubbio. Io e il mio amico Joel abbiamo da poco riscoperto le prime cose dei Beatles, e il primo pezzo che mi viene in mente è "I'll Be On My Way", una canzone che avevano scritto per qualche altro artista (Billy J Kramer, ndr) e che registrarono per una trasmissione radiofonica attorno al 1964. Potrebbe quasi essere una folk song se non fosse per una strana e solo apparentemente semplice progressione degli accordi.

Puoi spiegarci in cosa consiste il song-fasting?

Okay. E' un esercizio molto simile all'attività quotidiana di molti songwriters. Durante un song-fast, faccio in modo di essere intenzionalmente aperto alla melodia durante tutta la giornata, e se avverto o immagino una melodia mentre cammino per strada e non ho un registratore a portata di mano, telefono a casa e lascio quell'idea sulla segreteria telefonica. Un'altra attività tipica dei periodi di song-fast è leggere la Bibbia e prendere note. Quando torno a casa la sera mi siedo, rileggo tutte le note e le melodie del giorno (o dal mio archivio dei giorni precedenti) e le assemblo in una canzone su un minidisc.

Quali sono i benefici del song-fasting sulla tua attività? Come lavoravi prima di scegliere questo approccio?

In realtà il song-fasting non è stata una mia idea, mi è stato suggerito da Dan della Danielson Famile. Credo che il beneficio maggiore stia nel fatto che ho a disposizione un numero maggiore di canzoni tra le quali scegliere per assemblare un album, e questa è una cosa positiva. La differenza significativa tra prima e dopo song-fasting è nel maggiore spazio che esiste tra i cicli di scrittura: scrivere più canzoni in uno stesso momento invece di comporle ad intervalli più lunghi.

Credi che la tua musica stia seguendo un percorso prestabilito, che stia crescendo insieme a te? Se guardi al tuo primo album puoi vedere questo percorso?

Credo tu abbia intuito qualcosa. Guardando indietro si nota senz'altro una sorta di "crescita" che attraversa i temi dei miei album. Lo "scopo" (se vuoi chiamarlo così) di questi temi è quello di raccontare aspetti diversi della stessa storia.

Ti piace suonare dal vivo o riesci ad esprimerti meglio all'interno dello studio? Pensi che i dischi e i live shows si completino a vicenda?

Credo di essere un performer piuttosto impacciato, e di solito preferisco l'attività di compositore. Ma apprezzo molto la possibilità di presentare le mie canzoni dal vivo, così come il fatto di poter viaggiare per il Paese e incontrare gli amici. Amo molto anche suonare con le band dei miei amici: con Danielson, con Sufjan, nei Red Pony Clock, con Joel Pickell, Vollmar, ecc...
Suonare dal vivo le canzoni degli Half-handed Cloud con una vera band per me è molto più divertente che farlo con il supporto di basi preregistrate, ma apprezzo entrambe le forme. Mi sembra comunque che qualcuna delle mie canzoni possa trasformarsi in un buon pezzo da suonare dal vivo, magari modificando gli arrangiamenti.

Cosa ci puoi dire dell'EP "What's The Remedy"? Di cosa si tratta?

E' un EP di cinque canzoni per piano scritte a Berkeley alla fine dell'estate del 2002, poco dopo essermi trasferito in California. Ho inciso i demo sul registratore a cassette del mio amico Joel poco prima che uscisse l'album "Loved". All'epoca Sufjan Stevens aveva detto che gli sarebbe piaciuto suonare qualche canzone con me, quindi gli ho mandato i demo di "Remedy" e di "Bible Verses With a Bad Name", lui ha scelto Remedy che abbiamo registrato nel dicembre del 2002 poco dopo aver completato un tour insieme. Abbiamo fatto quasi tutto in un solo giorno nella New Jerusalem Recreation Room, poi lui ha registrato le parti di batteria nel gennaio del 2003 e nell'ottobre del 2004 ha completato le sovraincisioni. Siamo piuttosto soddisfatti del risultato. Io ho creato gli arrangiamenti originali, ma Sufjan li ha abbelliti con le sue idee. Sarà pubblicato da Asthmatic Kitty il prossimo autunno in formato sette pollici, stanno aspettando che io torni in California per finire l'artwork. Le canzoni sono un tentativo di rispondere alla domanda: "alla luce di quanto scritto nei Vangeli, quale deve essere il nostro atteggiamento verso la Legge?"

Infine, cosa ci dici del tuo prossimo album, del quale abbiamo appena sentito un bellissimo estratto in mp3?

Sono molto felice del quarto album di Half-handed Cloud. La maggior parte delle musiche ruota intorno alla mia relazione con uno strumento dei primi anni 80 chiamato Omnichord. Le canzoni e i testi sono frutto di un song-fasting durante i primi mesi dell'anno. Al momento esiste solo in forma di demo, ma tra pochi giorni sarò in grado di registrare l'album con il mio amico Brandon Buckner ad Iowa City. Se tutto va bene, dovrebbe uscire all'inizio del 2006.

Salvatore

Links:

Half-handed Cloud Website: www.halfhandedcloud.com
Half-handed Cloud@indiepop.it: bands/halfhanded.htm