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Seksound
(Estonia)

Abbiamo celebrato i fasti inglesi degli anni 80, la rinascita in USA negli anni 90 e l'imprevista fioritura Svedese dell'ultimo decennio. Ma cos'è che oggi garantisce sopravvivenza e un certo livello di prosperità alla scena indiepop in ogni angolo del globo? Mentre cercavamo la risposta, ci siamo imbattuti in un gruppo di giovani labels specializzate in indiepop e nelle sue sue numerose deviazioni; piccole, incoscienti, coraggiose, dedite allo sviluppo ed alla promozione della musica anziché al profitto. Da Singapore alla Svezia, dal Cile all'Estonia, dall'Italia alle Filppine, oggi lo spirito indiepop abita queste piccole ed intraprendenti realtà, che ne plasmano il presente e ne promettono il futuro. In questo e nei prossimi numeri di "FuturePop" ci occuperemo di loro, cercando di scoprire come funzionano - soprattutto a livello pratico ed organizzativo -, elencando le loro migliori pubblicazione e fornendo qualche canzone pronta per l'ascolto. Cominciamo con Seksound - FuturePop!


L'INTERVISTA - i Pia Fraus ci parlano dell'etichetta
I DISCHI - le migliori pubblicazioni targate seksound
LE CANZONI - tre canzoni in download

Seksound - L'intervista

Di tutte le scene pop nascoste per il mondo quella che ha base a Tallinn, Estonia, è una delle più improbabili. Eppure il catalogo di Seksound, etichetta estone nata per sostenere gli sforzi della band locale Pia Fraus e successivamente sviluppatasi in poplabel con una decina di pubblicazioni al suo attivo, non ha niente da invidare ad etichette più famose ed offre una imprevista varietà di colorazioni, dalle armonie vocali allo shoegaze. Una proposta di alto livello, perfettamente inserita nell'estetica pop Europea e che relega alle parti vocali – talvolta in lingua estone – gli aspetti più esotici.
Punta di diamante, nonché unica band la cui visibilità supera i confini nazionali, sono Pia Fraus, ensemble post-shoegaze già distribuito da Tonevendor, il negozio online/etichetta USA con cui Seksound vanta un accordo di distribuzione. Proprio con i Pia Fraus (Rein, Eve, Tõnis, Reijo) abbiamo parlato di Seksound e delle attività ad essa legate, scoprendo un gruppo di amici che lavora con passione ad un progetto pop riuscendo al contempo a nutrire e sviluppare la locale scena indie. Eccoli:


Quando è nata Seksound e perché?

Seksound è nata l'11 settembre 2004, la prima uscita è stato l'EP dei Pia Fraus "Mooie Island". Abbiamo costruito uno studio che doveva servire solo a registrare le nostre cose e ci siamo ritrovati a pubblicare dischi di band estoni che apprezziamo e stimiamo come Honey Power, ans. Andur, Bad Apples eccetera.

Come valutate l'esperienza di gestire un'etichetta?

La maggior parte delle volte è molto divertente. Naturalmente ci sono anche dei problemi, ma cerchiamo di risolverli tutti insieme. Per noi non è un'attività lucrativa, quindi ogni centesimo che guadagniamo viene reinvestito nel progetto successivo.

Esiste un manifesto dell'etichetta? Una tipologia di gruppi o artisti che intendete pubblicare?

Vogliamo semplicemente pubblicare musica che ci piace. Abbiamo citato un po' di band prima. Sinora abbiamo lavorato soltanto con artisti Estoni, ma questa non è una regola.

Come entrate in contatto con le band da pubblicare?

Non è molto difficile. La scena indie Estone è molto piccola e i migliori artisti non fanno fatica ad emergere.
Per noi un disco non è qualcosa che debba generare profitto, il nostro scopo è che le band nelle quali crediamo abbiano la possibilità di registrare e pubblicare un disco. La compilation "Kohalik Ja Kohatu" è un buon esempio di ciò che abbiamo appena detto.

Ci sono attività legate all'etichetta che esulano dalla pubblicazione di dischi?

Abbiamo un locale chiamato Seksound Goes Live, dove oltre agli artisti estoni hanno suonato anche acts stranieri come Ulrich Schnauss. Uno di noi conduce un programma alla radio chiamato Fantaasia, tutti i giorni della settimana alle 22:05, e suona qualunque cosa, dalla world music al jazz all'elettronica, indie ed avanguardia.
Abbiamo anche un gruppo di persone che lavora sul merchandise.

La qualità delle vostre pubblicazioni è molto alta. Che cosa ci potete dire della scena indie in Estonia?

Grazie. La scena qui è piccola ma sta crescendo. Negli ultimi dieci anni c'è stata una grande espansione. Per ora i Pia Fraus sono l'unica realtà conosciuta all'estero ma lo scopo di Seksound è spingere le altre band e far accorgere il mondo della loro esistenza.

Vi siete ispirati a qualche etichetta in particolare per la gestione di Seksound?

A dire il vero non abbiamo idea di come le cose funzionino nelle altre etichette. Noi abbiamo fatto tutto a modo nostro, ma forse altrove le cose vanno in maniera completamente diversa. Quando i CD arrivano dalla fabbrica ci troviamo tutti insieme per bere qualcosa e preparare il packaging. Sì, i nostri dischi sono tutti confezionati a mano – è un bel modo di passare il tempo con gli amici.

Con la pubblicazione di un CD guadagnate o perdete soldi? Che tipo di accordo offrite agli artisti che pubblicano un disco per Seksound?

Di sicuro non perdiamo soldi. Come dicevamo prima, investiamo i profitti nella prossima pubblicazione o nel prossimo progetto per poter continuare a rimanere in movimento.
Quando facciamo un accordo con una band lasciamo che usino gratis il nostro studio. Quando le spese sono divise a metà, dividiamo anche i profitti al 50% tra noi e loro. Ovviamente non stiamo parlando di grosse cifre.

Qual è la tiratura di un CD Seksound?

Non c'è un numero preciso, cambia di volta in volta. Di solito dalle 500 alle 1500 copie. Cerchiamo di evitare che il nostro catalogo vada esaurito. Tutti dovrebbero avere la possibilità di ascoltare buona musica.

L'accordo di distribuzione con Tonevendor funziona?

Sì, è un grosso aiuto per noi. Siamo sempre alla ricerca di metodi per aumentare la diffusione dei nostri lavori.

Quali sono i piani per il futuro?

Al momento stiamo valutando i piani per la fine del 2007. Ma abbiamo qualche disco che uscirà prima: in maggio ci sarà il secondo volume di "Kohalik ja Kohatu", che sarà già la nostra decima pubblicazione. Abbiamo qualche data già programmata e se tutto andrà secondo i piani il nuovo album dei Pia Fraus dovrebbe uscire in autunno.

 

Seksound - I dischi

La produzione Seksound è un affresco spontaneo e preciso dell'indie estone, non troppo diverso dalle equivalenti scene indipendenti europee "minori" nel suo rifarsi a modelli pop/rock anglofoni e ai riconosciuti punti di riferimento (dai Pixies agli Stereolab). Quello che stupisce sono la qualità e la maturità dell'output, verosimilmente frutto di una attenta progettazione: alle pubblicazioni regolari si affiancano infatti un greatest hits dei Dreamphish, evidente punto di riferimento per l'intera scena locale, e una raccolta caratterizzata da una certa disontinuità stilistica ma che conferma il buon livello medio della produzione indipendente. Vediamo in dettaglio le proposte più interessanti, ricordandovi che tutti i CD sono distribuiti da Tonevendor.

A/V: Kohalik Ja Kohatu (2005)
 
Dreamphish - Happiness Happens (2006)

Compilation eclettica ed assai poco inquadrata che passa con disinvoltura tra lounge, shoegaze, indie-rock ed elettronica, questa prima raccolta Seksound è preziosa nel documentare la straordinaria qualità dell'output della piccola scena indie estone. Che non è tanto diversa dalla nostra, specie nell'imitazione dei modelli anglosassoni, ma brilla per varietà, freschezza ed intuizioni pop a tratti straordinarie.
"Reis Ümber Maailma" dei Tartu Popi Ja Roki Instituut ad esempio è retropop analogico/elettronico di ottima fattura ed ineludibile matrice Stereolab, ma con un'innocenza sconosciuta alla band anglofrancese. Medesime caratteristiche si rinvengono in quasi tutti i sedici brani della raccolta, che scimmiottano il sound ma non certo le pose di scene più grandi ed importanti. Linee guida: la pulizia delle chitarre, una evidente ricerca melodica e la precaria qualità delle voci, che prediligono l'incertezza Malkmusiana alla pulizia pop.
Oltre alle band segnalate in questa stessa pagina (ans.Andur, Pia Fraus, Bad Apples, Dreamphish), ci piacciono il guitarpop dei Kwing Kungks, l'enigmatica simil-lounge targata Mirabilia, l'electro-soul di classe dei Cloudspeak e soprattutto la splendida, folle (in)coerenza minimal punk dei Les Diamants di "Zerozerozero", che con pochi mezzi e tanta approssimazione riescono a rendere alla perfezione pregi e difetti di una scena costretta a fare di necessità virtù.

www.seksound.com

 

"La più leggendaria indie band estone" dicono le note biografiche, e non c'è bisogno di chiedersi il perché. "Happiness Happens (1995-2005)" è una raccolta che unisce materiale pubblicato nei due album del gruppo a canzoni da compilation e qualche rimasuglio inedito, ma muri del suono Slowdive e solidità indie non bastano a spiegare la bellezza di questi sedici pezzi, ricchi di influenze "storiche" senza che nessuna sia preminente in maniera decisiva: shoegaze e Pixies, ombre di Smiths e decisive tracce di indiepop a cavallo dei decenni 80/90. Si va da classiche cavalcate indie a sereni gioielli (dream)pop; una voce femminile esile, decisa, sognante su strutture che da densissime si fanno leggiadre, e poi rarefatte. La scuola è quella Uk, la qualità anche, sia nella presentazione che nella sostanza: le chitarre stordenti e la voce acida di "Bleistift Heart" su un muro di basso sono un capolavoro di scrittura post-shoegaze, "Morning Philosophy" un'incantevole nenia primaverile che scivola nelle lente spire di chitarra di "My Foolish Dream" e torna a guardarsi la punta delle scarpe nella multiforme girandola di "Hearts", attraversata da umori e sentimenti di colori diversi, chitarre liquide e vocalizzi estatici.
La varietà stilistica è giustificata dalla spaziatura temporale della raccolta, eppure da tutto il lavoro emerge forte un senso unificatore, l'impronta di una band ricca di carattere e intensità. Se è la capacità di aggiungere i propri ingredienti alla ricetta indie a fare un grande gruppo, di fronte a pezzi che reincarnano il minimalismo pop come "Midnight Comes Around" o ad epici indie-anthems d'altri tempi del calibro di "If the sun goes down" c'è poco da obiettare: i Dreamphish sono il prototipo della indie-band, la nobile discendenza che genera figli e nipoti in qualsiasi nicchia geografica o temporale.

www.myspace.com/dreamphish

Pia Fraus: Nature Heart Software (2006)
 
Honey Power: Macrosilly (2006)

Unica band dell'etichetta con un vero profilo internazionale ed ottime recensioni da entrambi i lati dell'oceano, i Pia Fraus non sono soltanto gli artefici di Seksound ma anche i trascinatori di un'intera scena.
C'è qualcosa di seducente nella progressiva semplificazione operata dalla band sull'impronta shoegaze di "In Solarium", l'album che ce li introdusse. Sarei tentato di parlare di evoluzione, se la parola fosse di qualche pertinenza al genere, ma il senso è quello. Gli inserti elettronici che percorrono questo nuovo lavoro sin dall'iniziale "Birds Still Swing" ne sono indizio forte, ma la sequenza dei dodici brani proposta dalla band Estone non lascia molti interrogativi su una ricerca di fruibilità ed espansione che pare aver raggiunto il momento di massima sintesi ed equilibrio. Sintesi, perché al tremolo dei citatissimi MBV (il classico pezzo alla Ecstasy and wine non manca: "Thank You Peter Parker"), alla circolarità informe dei Ride e a tutti gli ingredienti dei dischi precedenti si somma qui la lascivia di Lush e Boo Radley, espressa nelle forme pop e radiose di "Pretend to be Here" e in quelle appena più arrotondate di "Feeling is new", a completare ulteriormente il quadro di influenze della band; equilibrio perché è evidente il grande impegno della band nell'armonizzare la molteplicità di suoni che li caratterizza rendendo credibili gli accostamenti tra le oscillazioni dentro e fuori fuoco di "Birds Still Swing" e lo sferragliare impietoso di "Teenage girl".
Con buona pace di chi non tollera il compromesso, non sarà facile trovare una shoegaze band più matura e capace di questa.

www.piafraus.com
www.myspace.com/piafraus

 

Misteriosamente sfuggiti alla mielosa compilation targata MyHoney, gli Honey Power sognano l'indie UK/USA: cantano in inglese con voce sufficientemente impostata, e la ricercata grossolanità nell'uso degli strumenti fa pensare ad una specie di versione power-pop e morb(id)osa dei Wedding Present che spesso collassa nello slacker. Fossero nati a Londra sarebbero stati i Libertines. Fossero nati a Stoccolma gli Shout Out Louds, ma la tundra li ha in qualche modo ammorbiditi ed annacquati, rendendoli forse meno coerenti ma di sicuro più simpatici. La forzata e continua ricerca della melodia - da cantare a squarciagola o biascicare nel doposbronza - si staglia su uno sfondo malinconico creato (chissà quanto volontariamente) dalla ruvida registrazione lo-fi e da quella morbida incertezza nella voce che riempie il suono di soul bianco. Aggiungete una propensione all'elettronica che vorrebbe forse essere synthpop ma è fagocitata dal disordine e ne otterrete un suono a metà strada tra l'alternativo e il radio-friendly, che produce piccoli hits britpop da mondo parallelo ("Travelling Nonstop"), intimissimi esercizi alla Foo Fighters in salottino ("Jacques De Secretkeeper") e ballate ricche di sentimento ("Friends and Enemies") come anche frequenti e pedisseque miniature dei Pavement di Slanted & Enchanted ("Plug me in", "Relax Relax").

www.myspace.com/powerhoney

ans.Andur: Topeltvikerkaar (2007)
 
Bad Apples: When Colours Become Day and Night (2006)

Da Paide, centro Estonia. Cantano in madrelingua e sono ogni popstar di casa Seksound. Sì, perché gli Ans.Andur rifiutano di mettere ordine nella sterminata massa dei propri ascolti, e in ogni pezzo dell'album si reinventano: dal sixties-pop macchiato di elettronica di "Idiootide Kateeder" si passa senza soluzione di continuità a veloce pop-punk Ramonesiano, scolorito retro-pop, psichedelia da cocktail, muri di chitarre shoegaze alla giapponese, timido Sarah-sound da occhi al pavimento ed altro ancora. Una dieta bulimica alla quale mancano solo i Grandaddy (ma perché?) e che la band riesce a compartimentare nei Xx pezzi del disco, senza tentare di estrarne alcuna sintesi. La forma è impeccabile e la recitazione credibile, ma l'identità della band si perde nelle pieghe di una simile abbondanza, rendendo "Topeltvikerkaar" un album episodico, da ascoltare in singoli pezzetti accordabili ad ogni umore possibile.

andurground.pri.ee
www.myspace.com/ansandur

 

Ovvero Henrik Hesse, solitario individuo dell'underground estone aiutato da vari elementi di band locali (Pia Fraus, dONT). Un mistero incantevole, un prezioso gioiello lo-fi con tutte le incertezze del caso; ispirato da un immaginario multicolore che passa dai Free Design alla bossa ai compositori di colonne sonore anni 70, "When Colours..." è un album visionario che supera i limiti della produzione lo-fi in virtù di un inesauribile desiderio di volare. La bolla spazio-temporale di "Never Bothered Land", delizioso pastiche di fantascienza anni 70 e fantasie armoniche barocche, è soltanto il primo di numerosi viaggi: in sacco a pelo e sandali (la filastrocca stradaiola "Good Mood"), nei bar di Ipanema (la candida bossa "Collage"), al drive-in sotto casa (la cinematica title-track), o in astronavi-giocattolo (il miscuglio easy in bassa fedeltà alla Air/Stereolab di "Mimes"). E con una "Ultravixen" - omaggio al cinema popputo di Russ Meyer - che è un vero pugno nell'occhio, come fu "Song 2" per i Blur.
Un disco dalle piccole ambizioni, raccolto e graziosissimo, per certi versi una riproduzione per difetto degli inglesi M Craft, ma più idefessamente romantico e sognatore, rappresentato a meraviglia dai "la la" finali della lenta "Sleeping". Un disco da applausi.

www.myspace.com/badapplesound

     

Seksound - Le canzoni

Grazie alla disponibilità dei ragazzi di Seksound, ecco tre perle della produzione dell'etichetta: il nuovo volto dei Pia Fraus in "Pretend to Be Here", il sixties pop in lingua estone degli atletici ans.Andur e i barocchismi alla Air di Bad Apples. I pezzi rimarranno online per un mese, quindi affrettatevi!

Pia Fraus: Pretend to be here
ans.Andur: Idiootide Kateeder
Bad Apples: Never bothered land