| Field
Mice: Tutta la verità
La
più grande indie-pop band di sempre? O solo il gruppo
più sopravvalutato di casa Sarah? Approfittiamo delle
ristampe LTM dei tre album dei Field Mice per dire la nostra
(sapete quanto ci teniamo) sul gruppo di Croydon, e per farvi
sapere se è possibile vivere senza oppure no.
Non tecnicamente delle ristampe e non antologie/compilation
i tre cd (di cui uno doppio) della LTM sono da labellare come
cofanetto smembrato, come pietre d'una collana acquistabili
separatamente. Proviamo a fornirne il filo.
Ci sarà dunque chi compra i Field Mice twee (e con
buona pace, lo sono stati, dentro e fuori, provate "Snowball
and singles" per credere) dei primi singoli Sarah e chi preferirà
i Field Mice più band e più tondi delle ultime prove (e allora
ci si rivolga a "For Keeps and singles").
Questo almeno l'auspicio, almeno che non si voglia tagliar
la testa al toro cogliendoli nel mezzo del cammin di loro
vita e acquistare il (logicamente e cronologicamente) secondo
"Skywriting and singles", ch'è ripartito ugualmente fra i
loro pezzi migliori ed i loro pezzi meno riusciti.
Si potrebbe partire da lì, in effetti - - a meno che.
A meno che non siate già possessori delle sacre reliquie originali,
i 7 e 10 e 12 pollici e l'lp (il non eccelso "For Keeps")
e allora forse per una manciata di introvabili non vale la
pena ri-salassarsi, a maggior conto che - se tutto è andato
come doveva - avete già le antologie "Coastal" e "Where did
you learn to kiss that way" (su Shinkansen, mutazione tarda
della Sarah), che sono più folgoranti ma tengon botta più
per gli edonisti che per i collezionisti.
Da che parte stare, a maggior conto se il nome dei Field Mice
aggetta solo ora alla vostra curiosità in occasione del battage
postumo occasionato da questi tre cd?
E'
difficile dire; e ripercorrendo lo svolgimento di queste 4
tracklist il dilemma viene fuori.
I FM erano acquistabili per più ordini di motivi.
C'era il completismo; c'era il fascino d'incamerare materiale
d'una band che - era nell'aria - presto avrebbe rotto gli
argini del semi-sfigume per irrorare di timida gaiezza le
bolse charts albioniche [altrove, in Francia (e a Messina),
in special modo, andava insospettabilmente bene]. C'era l'estensione
Sarah-filiaca, che prevedeva una sana bulimia e l'acquisto
metodico di qualsiasi uscita firmata da tutti i colleghi dei
topi di campo. O c'era semplicemente che Bob Wratten era capace
di scrivere grandi canzoni e meglio vi riusciva quando riusciva
a tenere basso il profilo.
Alcuni singoli mi delusero, arrivando al confine dello stracciarmi
i c**** nel tentativo di finire in classifiche dance
di disappartenenza; ma dietro l'angolo un pentimento non confessato
ristabiliva subito l'equilibrio. Sarebbe stato bello vedere
su in classifica certi diamantini acustici, certe meraviglie
romantiche e sussurrate - ma Bob e soci puntarono più sulle
goffaggini dei loro pezzi più dance, o dio li perdoni,
persino house.
Ma cercherò di essere breve e chiaro per i neofiti e per tutti
coloro i quali hanno un'idea solo approssimativa dei Field
Mice. Ho già letto che i FM sarebbero il miglior gruppo indiepop
di sempre. Può capitare, scrivendo recensioni di un gruppo
amato, di lasciarsi prendere (e tanto) la mano; io, per dire,
non faccio spesso eccezione. Ma a chi decida di investire
in 3 cd occorre garantire qualcosa di più, a maggior conto
se il giudizio finale sulla band finisce per coincidere fatalmente
con i 3 cd in questione, dato che niente rimane fuori dal
"cofanetto smembrato" della LTM.
I
Field Mice non sono il miglior gruppo indiepop di sempre,
forse e principalmente perché non può esistere il miglior
gruppo indiepop di sempre. Seguite il ragionamento: se
esiste un miglior gruppo indiepop di sempre il gruppo in questione
smette sic et simpliciter di essere indiepop: per motivi
di marketing, per motivi di aspirazioni musicali più
complesse, per il superamento dei confini naturali d'un "genere"
che del basso profilo a tutti livelli ha bisogno per mantenersi
in sé.
I Field Mice hanno piuttosto rischiato, commercialmente, di
diventare uno dei gruppi più rappresentativi a cavallo
fra gli 80 e i 90 di un certo modo di intendere il pop. Musicalmente
altri venivano prima di loro: cronologicamente e (non spesso,
ma talvolta) qualitativamente: cos'era la sfiga sussurrata
da Bob a paragone del roboante lirismo autoindulgente di Morrissey?)
E più cercavano di emergere, più finivano per rinnegare ciò
di cui avrebbero dovuto essere rappresentativi.
Erano artefici di canzoni ora brillanti (So said Kay, Sensitive,
Quicksilver, The last letter, If you needed someone e un'altra
mezza dozzina di altre), ora semplicemente buone ma fortemente
di genere. Infine una direi quasi-minoranza di tentativi di
alterare il suono, penetrando in territori evidentemente extra-indiepop,
che produssero come risultato brani dance (dai suoni
di batteria non esattamente a la page per il tempo)
che a ben guardare oggi possono essere liquidati come scialbi
tentativi di seguire le orme di gruppi più quotati (e venduti)
come i New Order.
C'era nei FM una certa insofferenza verso l'essere catalogati
come semplice band "twee"; e tale classificazione giungeva
persino al fastidio quando si ritrovarono, volenti o nolenti,
ad essere omogeneizzati dalla critica al suono Sarah (gli
scazzi finali in materia estetica con la quale contribuirono
ad accelerare il movimento di disgregazione interno), reclamando
per sé la qualifica di gruppo "unico".
In realtà i Field Mice, a parte le indubbie qualità compositive,
erano il gruppo più smaliziato del roster Sarah. Un
occhio era al trend generale, un altro ad una linea
estetica spesso difforme. Paradossalmente, il gruppo meno
Sarah finì per diventarne la bandiera e l'esponente più noto
per i non - addetti.
Poco male. Col tempo è solo la musica a rimanere.
Il mio parere è che i risultati fossero alterni, che vi fossero
delle intenzioni destinate a incidere sull'accettazione pacifica
d'una predestinazione da seconda fila.
Le cose più toccanti, e quindi in un senso lato, migliori
della Sarah, non hanno aspirato con la stessa pervicacia dei
Field Mice a fuoriuscire all'estetica quasi sovietica della
label. I FM sapevano di potere attingere riconoscimenti più
vasti, e, sebbene non ci fosse niente di male in questo, ciò
ne condizionò in parte gli esiti, a partire dalla fine prematura.
Fine che coincise con la formazione (quasi fotocopia) dei
Northern Picture Library e in seguito dei Trembling Blue Stars;
gruppi su cui il giudizio dato per i FM può coincidere ad
ogni livello.
Non saprei dire quale di questi cd sia il migliore, forse
nessuno, dato poi che il formato ridotto era più congeniale
ai nostri; ma posso dire che tutti i pezzi per cui il cuore
critico talvolta osa i suoi slanci sono tutti qui, prima che
Bob Wratten (chitarrista/cantante/compositore) si lasciasse
con Annemari Davies (tastierista/cantante in "For Keeps" e
nei Northern Picture Library) e inaugurasse la saga/sega Trembling
Blue Stars e prima che tutto tornasse ad essere trascurato
prima del rinascimento indiepop degli ultimi anni.
Canzoni improntate al più ferreo, malinconico miserabilismo
ma venute fuori da una penna brillante dal tocco cloroformico,
pop ora sognante ora soporifero.
Io da parte mia, e dopo molti anni di decantazione, tenderei
a rimandare tutti ad una delle due raccolte: a quella essenziale
ma assoluta della Sarah ("Coastal") o alla sua extended
version per la Shinkansen ("Where did you learn to kiss
that way?").
Solo allora sarete veramente sicuri se valga la pena d'avere
tutto dei Field Mice: se il meglio di una band tenderà all'improvviso
a sembrarvi il mero giudizio d'un appassionato che non siete
voi e che non vi somiglia nemmeno.
Lunga vita ai Field Mice.
Alessandro
Links:
Discografia: home.clara.net/koogy/sarah/bands/fieldmic.htm
The Field Mice@Shinkansen: www.shink.dircon.co.uk/fieldmicebio.htm
The Field Mice@indiepop.it: articoli/re_fieldmice.htm
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