|
N.14 - Dicembre 2004
Questo mese parliamo di:
Efterklang
Tripper
(Leaf)

Megahertz
Estetica
(Mescal)

Annie
Anniemal
(679 Recordings)
Links:
www.efterklang.net
www.megahertzonline.com
www.anniemusic.co.uk
Recenti Electrozone:
n.9
(07/2004)
Girls on FIlm: #1
Daedelus: Of Snowdonia
Thee Hyphen: Consolidated Green
Hot Chip: Coming on Strong
Magnus: The Body Gave You Everything
n.10
(08/2004)
Junior Boys: Last Exit
Daedelus: A Gent Agent
Domenico+2: Sincerely Hot
Double U: Life behind a window
n.11
(09/2004)
The Projects: Let's Get Static
Dada Pogrom: Apocalypso
The Free Design: Redesigned Vol.1
Octet: Cash and Carry Songs
n.12 (10/2004)
The Go!Team: Thunder, Lightning, Strike
Color Filter: Silent Way
Autoparty: Lumlight
Nou: Slutrock
Mantler: Landau
n.13
(11/2004)
Plus-Tech Squeeze Box: Cartooom!
Camping: Suburban Shore
Marz: Wir Sind Hier
Client: City
Citizen: Home Video EP
|
|
|

Contaminazioni tra pop ed elettronica.
Efterklang è
un ensemble di dieci strumentisti danesi con base a Copenhagen.
Tripper è il debutto su lunga distanza
dopo lo "Springer Ep" del 2003.
Questo esordio per Leaf è piuttosto particolare, un'elettronica
in suggestive sembianze dreampop si protende in profondi abissi,
tra corde, voce/cori e strumenti a fiato assieme ad elementi glitch
e cameristici, scaraventandosi in nebulose e lande glaciali, in
sistemi oscuri, nero pece, come suggestiona l'immagine di copertina.
Voci cosmonautiche s'alternano ai cori misti, si mostrano flebili
e vitree, come filamenti dispersi nella galassia. Su "swarming",
strazianti sospiri che cercano scappatoie in blocchi di (ghiaccio
di) energia.
L'elettronica fa da campo conduttore, invero molteplice e ricco,
di questo viaggio allucinante. Su "step aside" notevole, convulsa
elettrocomposizione di foggia Books, cori esaltati partecipano
ad agoni e coazioni tra frammenti di materia.
Un soffio onirico, una delicata essenza calorifera (voci, corde,
corni) si stende invece su brani come "prey and predator" e "doppelganger".
Contro forze ostili, contro la gravità, risaliamo correnti, cercando
di liberarci da inquietanti spettri, richiami del ricordo e del
rimpianto, cose ormai trascorse.
Nella tensione, straniti e lancinanti acuti di soprano in rarefazione
("collecting shields") sprigionano immagini mistiche per contrasto,
dilatano spazi di percezione.
"Tripper" è un album di qualità, ma a tratti un po' ridondante.
Ben vengano, tuttavia, voci nuove di questo livello. [F]
(Prima di scrivere,
Enver, ricordati di non partire in quarta con un 'io lo conosco
bene'. Evita di dire che hai puntato su di lui da subito, che eri
al corrente della sua furia compositiva diretta in ogni dove; risparmia
ai lettori la vessazione di gloriarti dei passati Versus, nei quali
il Nostro era voce, basso, autore, immagine, factotum, e che altra
carriera complessiva avrebbero meritato -che il glam come lo facevano
loro, in Italia, ben pochi. Al limite fai appena un cenno, altrimenti
la recensione pare fatta su di te e il tuo egocentrismo da promoter
di serie C, e non su Daniele Dupuis in arte MegaHertz.
Ok, puoi partire, ora.)
In effetti Estetica può sorprendere solo
chi non gratta dietro il disco per trovare il personaggio, oppure
chi resta a bocca aperta ai live di Morgan, ammirato da quella struttura
avvolgente di tastiere inanellate e dall'ancora inusuale theremin,
ripromettendosi di saperne di più ma fermandosi dietro il disarmante
candore di un padovano -ancora giovane ma già esperto- che a buon
diritto possiamo dire, classicamente, 'compositore'. La fatica più
grande la fanno i responsabili dei negozi di supporti musicali,
quelli meno avveduti, non sapendo da che parte iniziare per collocare
questo lavoro negli scaffali: è italiano, ma con respiro assolutamente
europeo; è elettronico, ma molto suonato (no midi used!)
e parlato; è pop, ma per niente accostabile ai soliti accordi.
In 'Estetica' convivono senza pestarsi i piedi tutte le ispirazioni
di MegaHertz, dai Kraftwerk (riletti in Mini calcolatore)
a Bowie (la cover di Space oddity si avvale proprio della
voce di Morgan), dagli Air (Dupuis deve a loro il mood generale
del suono) a Battiato (l'evidente ricerca della parola giusta al
posto giusto): il risultato è un prodotto personale e molto eterogeneo
al suo interno.
Vale dire che ultimamente MegaHertz si è concesso anche alle platee
delle discoteche del nordest con uno spettacolo live a base di synth
e macchine vintage, e anche questo aspetto si riflette vigorosamente
nel disco: le valvole pulsano in Little girl e per contro,
se così si può dire (dirò), pezzi come l'iniziale Don't leave
me cold e la conclusiva Please, can I go now? emanano
suggestivi bagliori lunari.
L'elettropop italiano come mai prima lo avevamo sentito, buono per
il teatro come per il dancefloor: that is, il pop che ci aspettiamo
di sentire fra vent'anni. [E]
Annie è la norvegese
di Helsinki Anne Lilia Berge-Strand. Niente di animalesco, in realtà,
in questo delizioso Anniemal, album di
presentazione ed ennesimo, suadente breviario dell'europop omnibus,
da lei rivisitato con spiccate doti ironiche e ipocrite (nel senso
dell'attore).
Rammarica il non averlo posseduto tra mani e orecchie un po' prima,
durante la stagione calda. Indubbiamente, si sarebbe vissuto di
quest'album e di pochi altri.
Suadente seduzione di luci e colori, voce (e aspetto) da sirena
maliosa, la sgargiante scaletta di "Anniemal" è sequitur di appiccicose,
potenziali (anzi, certe) hit, opportunamente ruffiane ma mai banali,
secondo i precetti del ri-ciclo Shibuya scene.
Si pensi a Saint Etienne, o a Basement Jaxx in combutta con Kylie
Minogue e Kahimi Karie.
"Chewing gum", prodotta dal bastard popper Richard X, è un piccolo,
irresistibile shock. Superiore modello di bleep-(synt) pop, presenta
l'ambiente come meglio non potrebbe. Tra i brani elettropop più
irresistibili dell'anno.
Altrove la dolce Annie è coadiuvata, alla produzione, dal collega,
complice, Timo. Le stranite parvenze aleggianti su "Always too Late"
allungano la magia, si fanno vistose su "Me Plus One", tra gorgheggi
celesti e digitali iridescenti.
"Anniemal" vanta una freschezza complessiva rimarchevole. Un ineccepibile
maquillage per una formula che inizia a datare un quarto di secolo.
L'essenziale è continuare a illudere, non farsi accorgere.
Ancora notevoli contributi e variazioni cromatiche nelle disinvolte
citazioniste title track, "Heartbeat", "No Easy Love", "The Greatest
Hit".
However far it seems. we'll always be together, together in electric
dreams.[F]
Fabio,
Enrico
|