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N.24 - novembre 2005
Questo mese parliamo di:

Velma
La Pointe Farinet 2949m
(Monopsone)

Filfla
Frame
(Plop)

Mademoiselle Angoisse
2
(Autoprodotto)

Salon Boris
I Am The Drug
(Udiscs)
Links:
www.velma.ch
www.inpartmaint.com/plop
www.geocities.com/madangoisse
www.salonboris.com
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Ladytron: The Witching Hour
The Bright and Shiny: I've Got Love
Blown Paper Bags: Arm Your Cameras
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Contaminazioni tra pop ed elettronica.
Troppo grandi per accettare definizioni contenitive, i Velma raccolgono i semi dell'ispirazione che già graziava il precedente "Ludwig" e li concentrano all'ombra di un hip-hop ristrutturato secondo regole rigorose. Ogni insignificante brandello di questo La Pointe Farinet 2949m acquisisce così uno scopo complessivo, ricondotto alla naturale essenza ipnotica che è il vero segno distintivo della band losannese. Dal rock secondo i Massive Attack di "Growing Confusion" ai documentari geografici di "No Risk To Be Taken" - un infinito crescendo di beats morbidi che incrocia Boards Of Canada ed architetture hip-hop - Christian Garcia, Christophe Jaquet e Stéphane Vecchione producono un lavoro dall'apparenza semplice ma incredibilmente caldo e complesso, nel quale prevalgono le forme di un (tr)hip-hop magmatico lanciato in lenti ed inarrestabili crescendo ("Voices Of The Ether", con la partecipazione di Dälek), ma i cui ingredienti spaziano in estensione dal pop astratto di "Sleeping Underwear" allo sperimentalismo di quella sorta di Revolution 9 liofilizzata che è "Quotidien" sino alla bossa (!) finale di "Run", passando per un rifacimento-capolavoro di "Metropolis" dei Motorhead che gronda di bassi umidi e per le belle armonizzazioni vocali sovraimpresse al tessuto scheletrico di "Private Perfection". Solido, indivisibile e virtualmente perfetto in ogni suo istante, "La Pointe Farinet" è enorme opera di sintesi che non tradisce alcuno sforzo, lavoro di sperimentazione viscerale proposto con dolcissime movenze come la cosa più semplice del mondo. Ipnosi massima ed assoluta, spinta ai massimi livelli da una band impareggiabile nel riassumere ogni impulso assimilato in dieci anni di carriera. Precisione svizzera, la chiamano. [S]
"Floating lonely about 5km off the southern coast of Malta, lies Filfla".
Nel nostro caso, Filfla sta in Giappone, a Tokyo, a casa di Keiichi Sugimoto. Costui è uno dei compositori minimalisti più straordinari degli ultimi anni, già noto come Fourcolor, nonché attivo via Fonica e Minamo, è insomma tra i più attraenti autori micro-elettronica e glitch di culto.
Frame, edito dall'ottima e vigile Plop label mescola loop di chitarra come gocce, scaglie-glitch, scrosci beats e altre scintille di suono.
Ma l'immagine che si ricava (favoriti dall'artwork opera dello stesso Fujimoto) è di petali di margherita sparsi dal vento che s'inseguono gentilmente senza soluzione di continuità, assieme a qualche sporadico intervento ritmico (atmosferico) percussivo.
Com'era accaduto con il Fonica ("Ripple", Plop/TomLab) qualche tempo fa, Sugimoto dà vita a uno dei concept più fascinosamente naturalisti e creativi dell'anno. Questo musicista è dotato di talenti immaginifici assoluti; osservazione e abilità di montaggio, arte nel palesare e avvicendare pattern contemplativi come immersi in piane landscapes mattutine, umide e nebbiose sospese dal tempo, assieme a creature elettriche in movimento, embrioni, girini, catarifrangenti. [F]
Si può dire a buon diritto che l'ipotetico concorso per "band anni Ottanta ma attive a partire dai Duemila" si arricchisca ogni giorno di nuovi partecipanti. Dopo gli affermati Zoot Woman e i rampanti Eurosport/LeSport, tocca ora alla provincia veneta esporre il suo prodotto. Mademoiselle Angoisse/Signorina Angoscia evoca scenari dark e notti insonni, alla prova dei fatti si rivela un più innocuo synthpop ortodosso, nipotino degli scarti dei Kraftwerk e allevato da Human League, Beloved ("Maze") e Rocketz ("Machine gets conscious"), ma soprattutto evocatore di ogni cosa ritenevamo perduta con le ultime lezioni di aerobica. Il secondo demo, a distanza di tre anni dal primo, scrosta la patina di tenerezza tipica di ogni formazione che si ferma a pensare a sé senza dare notizie (vedi il sito geocities apparentemente abbandonato), e proprio quando i Moncler tornano nelle vetrine sceglie il momento per far parlare di sé. Gli strumenti sono quelli pensabili, da una robusta sezione di tastiere alla voce processata ai colpi inferti da una macchina: aliena come colui fanno spesso riferimento, da questo clima svia "Soul lifting", compiutamente pop; il resto lo fanno quattro tracce di elevata fruibilità e qualità, ritagliate da una playlist cortinese del Capodanno 86 ad opera di un Maurizio Nichetti giocherellone: sfido chiunque a riconoscere l'essere fake del ritornello di "Keep on dreaming", una volta inserito in una serata revival. Quella cavalcante i synth è la forma di elettronica più costretta al compromesso del pop, è notorio(us), e certo non fa eccezione questo reminder nato con "l'intenzione di salvare l'universo": semmai con la piaciona, furbetta e colloquiale "A perfect reason" lo iberna, novello Michael J. Fox, sfruttando gli effetti della Famosa Nevicata. Una volta appurato che 'non se ne esce vivi', inutile fare le barricate...[E]
Il lavoro di valorizzazione dei nuovi talenti elettropop scozzesi da parte di Udiscs procede senza intoppi: e nel caso dei Salon Boris, terzetto misto russoscozzese con base a Glasgow, prevede anche una discreta dose di public relations volte ad accreditarli come i nuovi Ladytron, ruolo per il quale hanno tutte le carte in regola: Human League e ombretto, un pompatissimo basso analogico, elettropop macchiato di funk e consapevolmente condotto ai limiti del kitsch ed una voce femminile straniera e fredda. Tutto talmente vero da riparare all'eccessiva ambizione di questa "I am the drug", anticipazione digitale del prossimo album della band (inizio 2006), capace di incollarsi alle orecchie contro ogni previsione. Già, perché nonostante le influenze Duraniane (Is There Something I Should Know?) non è quello che si direbbe un pezzo addictive: giro di chitarra disconnessa, tessuto ritmico che avanza a ondate, basso potente e una delle due voci (quella maschile) nasale e insopportabile quanto quella dei B52s; la semplice ricetta elettrofunk tuttavia funziona a meraviglia, sia nell'affermare la personalità sopra le righe dei Salon Boris che nel rafforzare la pomposa autodefinizione di electro punk pop rock band del gruppo peraltro capace di far parlare così tanto di se' con sole 4 canzoni in repertorio. Da parte nostra facciamo volentieri finta di credere a una (altra) nuova generazione per i dancefloor, per quello che ci costa. e allora: insieme a Performance, BiB e ai compagni d'etichetta BNWS, un promettente quartetto di campioni per l'elettro-pop-retro di fine decennio.
Ah: ignoriamo quale sia la vera Russia connection del trio, ma sospettata numero uno è la signorina bionda, che si presentava con forte accento moscovita nella spassosa "Bride Of Boris". [S]
Enrico,
Fabio, Salvatore |