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N.23 - ottobre 2005
Questo mese parliamo di:



Ladytron
The Witching Hour
(Island)



The Bright and Shiny
I've Got Love
(Elektrofuzz)



Blown Paper Bags
Arm Your Cameras
(Suiteside Drive )



Blaknoisewhitesoul
Dirty Darkness/Sometimes with the Pet Shop Boys
(Udiscs)

 

Links:

www.ladytron.com
www.elektrofuzz.com
blownpaperbags.arecool.net
www.blaknoisewhitesoul.com

Recenti Electrozone:

n.18 (04/2005)
Run Away From The Humans: We Exist
Ivy: In The Clear
Music a.m.: My city glittered like a breaking wave

Kissogram: Forsaken people come to me / Cool video can't die
Loveflare: Loveflare

n.19 (05/2005)
Stereo Total: Do the Bambi
Noise Tank (lovesyou): Glee, Ad Nauseam, And How It All Works Out
Fan Modine: Homeland

Blaknoisewhitesoul: Popgenius (Song For Brian Wilson)

n.20 (06/2005)
Melodium: La Tete Qui Flotte
Domotic: Ask For Tiger
Bacanal Intruder: Room-A-Tronic

In My Room: Saturday Saturn

n.21 (07/2005)
Hanne Hukkelberg: Little Things
Kanda: All The Good Meetings Are Taken
Kevin Blechdom: Eat My Heart Out
Dekad: Sin_Lab
Differnet: The Title of the Record Is the Text Printed on the Cover, or Nothing at All
Masha Qrella: Unsolved Remained

n.22 (09/2005)
Fare $oldi: One Nation Under a Grande Cassa
A/V: L'insolita Compilation
A/V: Superselecta Abbuffett
A/V: Free Design; The Now Sound Redesigned

 

 

 


Contaminazioni tra pop ed elettronica.

Una volta noi saputelli di provincia avevamo delle certezze, costruite sulla spiccia esperienza del quotidiano, ma incrollabili. Fra queste c'era l'ondeggiamento altèro e robotico indotto da un ascolto a volume alto -e setting adeguato- di un qualsiasi estratto da un album (o di sessioni remix) dei Ladytron: non del tutto giustamente gettati nel calderone elettroclash, i liverpooliani cosmopoliti sapevano distinguersi per tatto e varietà di soluzioni offensive. Bene, a compulsare questo recente The witching hour, l'impressione è quella di imbattersi in un'altra band, magari potenzialmente interessante per altri versi, di certo appesantita da chitarre tamarre (troppe, per chi mai ne aveva abusato prima: in "AMTV", "Sugar", "Weekend", "White light generation" si trascende nettamente il concetto di dream-electro-pop; "Fighting in built up areas" addirittura fa precipitare negli U2 periodo Mofo), oscurismi ingiustificati, immaginario da fruste di cuoio, per club di musica sedicente "alternativa" imbastardata all'ingrosso e senza selezioni all'ingresso. La deriva krauta paradossalmente li fa diventare solo ora, a esequie del genere avvenute, una realtà-clash: vedete voi se c'è stato almeno il senso del tempismo. "Soft power" riporta nello spazio, ma è solo un episodio, come la catchy "Destroy everything you touch" e l'ottantosa "Last one standing", a farci rimembrare cos'erano e cosa sarebbero stati, là perle fra le altre nella collana, qua riempitivi fuori contesto. A mood incattivito non resta che rispondere col pollice verso: opera per completisti, feticisti, e digei improvvisati in festini di prima liceo ipervitaminici, quando l'unica soluzione per coprire gli errori di missaggio era alzare le casse (e mettere sul piatto questi Ladytron, ça va). School disco is yet to come, in questo girone dei finti dannati. Quando andavamo in disco noi, almeno, c'era "Mato Grosso". e gli Shamen, e i KLF. Unicuique suum (mestiere). [E]

Abbiamo imparato a fidarci delle popbands svedesi, della loro ormai proverbiale capacità di rinnovare fonti inquinate da incuria ed abbandono. Lisa Walgeborg ed Håkan Ängquist, al secolo The Bright and Shiny, sono due popsters pentiti: perduto per abbandono l'ennesimo batterista, lo hanno rimpiazzato con un vecchio Amiga 500 e sono andati alla ricerca del graal, nella forma del perfetto incontro tra electro-ed-indie-pop. Per niente facile, specie se si aggiunge alla lista di obiettivi quello di suonare "synthpop che non copi le solite 10 band".
Il fatto che al primo ascolto di I've Got Love vengano in mente proprio quelle dieci band (mica ve le dovrò elencare?) non suoni però come una bocciatura: evidentemente certe inclinazioni sono subliminali, ma i due svedesi, senza diventare eccessivi come i connazionali Knife e con una chiara teoria sulla fruibilità dei brani, confezionano dieci piccoli gioiellini di electropop al microscopio, dosando beat, melodie, chitarre e synth come se li avessero inventati loro, con gusto consapevole ed eccezionalmente equilibrato, dati i limitati mezzi tecnici a disposizione.
Synthpop morbido nei beats di psichedelia futurista di "The Scent of You", ai limiti del goth/decandente in "Nature" (che infatti cita gli Smiths: "did nature make a man of me yet?"), il piccolo hit claustrofobico-elettronico "Love is Control", la veloce struttura di basso di "hasta la victoria siempre" (??), insomma i Bright and Shiny non sbagliano un colpo e camuffano la inevitabile derivatività dei suoni dietro una serie di canzoni convincenti e dense.
Frizzanti ma non troppo, ripiegati su un'idea romantica di elettronica, i Bright and Shiny elevano un altarino all'elettropop tra i più puri in circolazione, lo mondano da forzature e compromissioni e ne mostrano uno dei futuri possibili e mai realizzati. Tutto è davvero bright and shiny, un piccolo manuale di popelettronica svedese con le istruzioni per confezionare perfette pop songs da tre minuti giocando con le strutture dell'elettronica di consumo. E quando incrociano beats e nebbie shoegaze nella struttura melodica di "The White Screen", non dissimile da quanto i Radio Dept hanno saputo fare un anno or sono, trovano anche il loro graal. [S]

Ci sia consentito di scantonare dalla consueta routine elettropop per guardare ad un disco inclassificabile come quello dei genovesi Blown Paper Bags, una delle cose più entusiasmanti passate sul nostro lettore in questi ultimi mesi: ventitrè minuti di anarchia ritmico/elettronica in forma spigolosa, che chiama indifferentemente in causa punk e post-punk, noise ed elettronica dal comodo riparo di strutture pop nemmeno troppo abbozzate. Ci vuole talento per tenere insieme tante pulsioni, e l'ensemble ligure - nato da scheggie di band cittadine quali Lo-Fi Sucks!, Cary Quant, A New Angel Fades ed altre - sembra averne in abbondanza: energia ed entusiasmo non vengono mai meno, illustrando un disegno di strofe "impegnate" ("Political Dance", "Panda Gang"), come delle Le Tigre che ai proclami politici affiancassero un po' di sana voglia di divertirsi, o le Chicks on Speed che suonassero anche le chitarre. La componente ritmica ha il sopravvento, il basso è preminente e le tastiere disegnano distinte e riconoscibili linee melodiche, ma è l'atipica coesistenza di ogni suono - chitarra, batteria, synth - a rendere irresistibile il lavoro, un puzzle di contaminazioni che parte dall'impronosticabilità di Slits e Devo ed approda ad un coacervo di suoni (post)moderni e "autentici" a dir poco esaltante, che chiama in causa caos apparente (Trans AM, Sonic Youth) ed autentico (Bis). Tanto imprevedibili quanto dedicati nel mantenere la coesione di un suono che sembra schizzare in ogni direzione, con il notevole apporto di parti vocali overdubbate o semplicemente chiassose, i Blown Paper Bags non inventano nulla, ma hanno il merito di tenere costantemente alta la tensione, evitando ripetizioni e stanchezze (forse un pelo nel faticoso simil-rappin' di "Pass my Tape (to DFA)", peraltro riscattato dall'esuberanza dei synth) e rendendo Arm Your Cameras un album che travolge per pura forza: l'impeto dei pezzi, l'irruenza vocale, la forza bruta delle soluzioni strumentali; così solido da non offrire il fianco ad alcuna dissezione, rimanendo bellissimo ed inscindibile. Da far sentire (in ginocchio sui ceci) al prossimo che vi dice quanto è bvava Violetta Beauvegavde.[S]

Neoprotagonisti della popelettronica scozzese, i Blaknoisewhitesoul hanno evidentemente parecchi conti da saldare: dopo il discreto singolo d'esordio inneggiante Brian Wilson, dedicano ad una band meno nobile ma a suo modo altrettanto efficace il pezzo migliore di questo secondo double-A side (Dirty Darkness/Sometimes with the Pet Shop Boys): beat rinforzati e voci filtrate caratterizzano i BNWS interamente in ambito elettronico e ne confermano lo stile impeccabile, qualità più che mai gradita in questi tempi pieni di scialbi revival. Ciò che più piace in "Sometimes with the Pet Shop Boys", oltre al fatto di utilizzare - stravolto - il testo di "West End Girls", sono gli inserti di synth al doppio della velocità che rinforzano periodicamente il tessuto ritmico martellante di un pezzo da ascoltare al doppio del volume: robotico, freddo, piacione ma senza esagerare. E guai a sottovalutare "Dirty Darkness", che mescola oriente e dancefloor in un connubio assai poco spirituale ma perfettamente amalgamato alla voce di Kirsty M (negli Electric Boy Shock, ma non chiedetemi altro) e agli effetti spaziali di sottofondo alla maniera degli Amorphous Androgynous (chi se li ricorda? Gli ex FSOL). Singolo bello e magmatico, ma i BNWS stanno ancora giocando a rimpiattino: potremmo vederne presto delle belle. [S]