 |
 |
|
N.22 - settembre 2005
Questo mese parliamo di:
Fare $oldi
One Nation Under a Grande Cassa
(Riotmaker)

A/V
L'insolita Compilation
(PippolaMusic)

A/V
Superselecta Abbuffett
(RadioDD.com)

A/V
Free Design; The Now Sound Redesigned
(Light In The Attic)
Links:
www.riotmaker.net/faresoldi
www.pippolamusic.com
www.radiodd.com
www.lightintheattic.net
Recenti Electrozone:
n.15
(01/2005)
M83: Before The Dawn Heals Us
Toog: Lou Etendue
I am X: Kiss + Swallow
Soho Dolls: Prince Henry
n.16
(02/2005)
Stratus: Fear of Magnetism
Electrocute: Troublesome Bubblegum
Fever Asym: A green flower with a big blue hole
Performance: Love Life
n.17
(03/2005)
Caribou: Milk of Human Kindness
Interflug: My Casio Scripts
Potion: Band of Outsiders
Daedelus: Exquisite Corpse
Gruff Rhys: Yr Atal Genhedlaeth
n.18
(04/2005)
Run Away From The Humans: We Exist
Ivy: In The Clear
Music a.m.: My city glittered like a breaking wave
Kissogram: Forsaken people come to
me / Cool video can't die
Loveflare: Loveflare
n.19
(05/2005)
Stereo Total: Do the Bambi
Noise Tank (lovesyou): Glee, Ad Nauseam, And How It All Works
Out
Fan Modine: Homeland
Blaknoisewhitesoul:
Popgenius (Song For Brian Wilson)
n.20
(06/2005)
Melodium: La Tete Qui Flotte
Domotic: Ask For Tiger
Bacanal Intruder: Room-A-Tronic
In My Room:
Saturday Saturn
n.21 (07/2005)
Hanne Hukkelberg: Little Things
Kanda:
All The Good Meetings Are Taken
Kevin Blechdom: Eat My Heart Out
Dekad: Sin_Lab
Differnet:
The Title of the Record Is the Text Printed on the Cover, or Nothing at All
Masha Qrella:
Unsolved Remained
|
|
|

Contaminazioni tra pop ed elettronica.
Il dibattito fra me e me se collocare questa sfiziosa opera nel calderone dell'indiepop per quanto in "E-zone" è risolto in meno di un secondo: lo è, o meglio lo è anche.
Se nel primo disco, omonimo del 2002, l'uso dell'elettronica da parte dei friulani Fare $oldi si assestava su binari più tranquilli e pensive, in One nation under a grande cassa si mollano gli ormeggi e si viaggia nel mare caldo e melassoso dei beat, sulla falsariga dei dirimpettai Scuola Furano, dei quali appaiono più intellettuali ma non meno groovy. Questo nell'anno che assegna a Riotmaker la palma di etichetta più innovatrice e stravagante d'Italia, con i capifila Amari a spostare più in là gli steccati fra hiphop e canzone (indie) tradizionale.
Gli spunti che bombardano l'ascoltatore di "One nation under a grande cassa" sono veramente multipli e discordanti, a partire dal booklet in cui campeggia un sole che indossa occhiali da sole. anni novanta a manetta, nei claims dei disco-speaker idioti, nell'andazzo french touch di Daft Punk ("Militari che gridano"), nei Beastie Boys, nella deriva del nordest aziendalista ("Le aziende informano", ça va, cut-up pazzesco di pubblicità radiofoniche), nei nostri giorni liceali quando "il mondo si regge su una spalla sola" come lo zaino di "Primi baffi", madeleine avvelenata. Un minuto di "Go go disco music" vale più di ore di revival propinato dalle major e da NME, la 'el guapo-bossa' di "Oratorio faster" è da loop continuativo: il disco dell'estate che finisce, o altrettanto probabilmente il sussidiario fin troppo illustrato della nostra e peggiore giovinezza.[E]
Quando si è grandi davvero, diventa meno arduo mettersi in gioco, e più piacevole lo scoprir talenti. Così Paolo Favati e Gianni Maroccolo, nomi eccellenti nella produzione musicale italiana tutta, danno vita a una etichetta ambiziosa (PippolaMusic) che esordisce con un progetto concettuale assai interessante (L'insolita Compilation), radunando realtà sommerse dell'elettronica pop per lo più toscana, e infondendo uno sguardo d'insieme rispondente a precise caratteristiche: quella di "decontestualizzare la stantia e fredda elettronica in forme più umane e morbide", per usare le loro stesse parole. Il compito è centrato, grazie alla versatilità degli autori, che ognuno coi propri ferri risponde in pieno alla traccia. Su tutti svetta il trip-pop dei Blume, un nome che faremo bene ad appuntarci, che esplodono di gentilezza sofisticata con "Piove piano" e "Ninna nanna alla regina"; le altre realtà non sono certo da meno, dal collettivo Strademorte qua alla ribalta coi moniker AM Boys (vocoderismi kraftwerkiani) e Cpt.Nice (synth stupidini) allo stesso Favati che remixa "Ongii" degli ultimi CSI. Il tutto termina con una ipnotica versione collettiva del tema di "Indagine di un cittadino al di sopra di ogni sospetto", uno dei capolavori morriconiani, attualizzato e rarefatto con impeccabile maestria. Se questo è l'inizio, prepariamoci a un raccolto memorabile.[E]
Se c'è stato un evento, o meglio una serie, che ha catalizzato per originalità e portata l'attenzione sull'elettronica italiana, non può che farsi il nome di Half-Die Festival e più in generale delle serate nel Morpurgo's Roof. Sul tetto di una casa privata piena di dischi, nel quartiere Portonaccio a Roma, si sono susseguiti plurimi happening caratterizzati da performances di electro minimale o comunque no-dance, partecipati e mediatizzati, aventi come protagonisti non pochi nomi emergenti della glitchy Roma. In questo milieu sono stati gettati semi approdati presto a contesti più ampi come Dissonanze, e riverberatisi nella serie di compile lanciate dall'emittente online RadioDD.com direttamente sul web. Anche nella presente Superselecta Abbuffet, risalente all'inizio dell'estate, le onde anomale vengono convogliate in un discorso comune da parte di artisti sorprendenti, che fanno tutti la loro cosa nella (loro) casa ma che sono ben consapevoli di iscriversi a un circùito comune che procura loro linfa attiva e contatti pregiati. E' tutto un farsi avanti, uno sbocciare loungey, nei territori ormai familiari del beat digitale, pret a porter, piacione senza cicoria. cover orecchiabili (Pigneto Quartet Trio retrofuturizza 'Around the world' di Daft Punk; il casio di La Cinese porta 'Mambo italiano' in una fabbrica di Hong Kong; i quotati Slow Motion salvano il riff micidiale di 'Take on me', storico anthem A-Ha), campionamenti da panico ("Colosseo prossima fermata Circo Massimo", la messaggeria di un cellulare comune), sovrapposizioni ardite, la techno-logia berlinese dozzinale di Dein Segen, afflati Phoenix-pop (Fabio Cinti e l'incredibile 'Tuistezza', megahertziana). Ma anche lo scherzo iniziale a firma Rodion, "uno due tre la prova faccio col vocoder / per vedere come viene la canzone pop". Tutto esilarante e godibile. Anche fuori stagione, quando in terrazza non si andrà più.[E]
Free
Design The Now Sound Redesigned è un atto d'amore che sa
esprimersi tra omaggio riguardoso e divagazioni disinvolte, in libertà.
Non si è soliti cogliere una serie di prestigiosi autori d'emisfero
"indie" rivisitare alcuni brani di punta di uno dei cinque, dieci
gruppi eccellenti della storia del pop.
Il non prendersi sul serio era usanza dei Free Design di Chris Dedrick e fratelli, così come il proporre, nei propri album, numerose riletture di classici altrui (Beatles, Bacharach, Laura Nyro, Simon & Garfunkel...), che scortassero, per così dire, le canzoni originali, belle da imbarazzare.
Dunque, ecco il pretesto e la giustificazione per uno stravagante e notevole progetto di rivisitazione come questo.
Una rilettura dicevamo, che è anche trasfigurazione libera, possibilità di esprimere il peculiare, far coagire poeticamente elementi propri e originari compiendo i propositi di base ("of bringing the Free Design's music into the 21st century").
Ritroviamo alcuni brani, già nell'Ep battistrada "Redesigned - The remix EP Vol.1" di cui ci occupammo qualche tempo fa, come ad esempio il Sebastiano Chris Geddes su "2002 a hit song", o Peanut Butter Wolf (l'ideatore di questo progetto col benestare di Light In The Attic Records) che sommerge "Umbrellas" in una morbosa placenta funky '70's e Madlib alle prese con "where do I go".
Altrove, incantano ancora una volta Stereolab ed High Llamas su "Harve Daley Hix", nuova intestazione, inequivocabilmente Tim Gane, per "The proper ornaments" (di cui compare, nel mezzo, l'inconfondibile refrain). Essi incantano con la propria inconsueta abilità nell'arte remix (li si ricorderà alle prese col repertorio dei Pastels su "Illuminati", o negli auto-remix di "Lollo Rosso" effettuati assieme a Jim O'Rourke, Schneider TM e altri). Un'arte personalissima, demiurga, talento di palesare e far brillare in magico soffio vitale complessi organismi spacepop elettronico.
Il feticista del gruppo di Tim Gane e Laetitia Sadier dovrà dunque acquistare anche questo disco, e lo farà di buon grado, potendo imbattersi in un'altra meraviglia di rilettura come "I Found Love" ad opera di Styrofoam (electronics) e Sarah Shannon (canto): il genietto di Morr carica l'ambiente di utopie fuzzpop esaltando, ringiovanendo d'immenso, un brano già capolavoro di suo.
Se rincresce un po' il potenziale sprecato per "Blowin' Bubbles", qui semplice divertito montaggio, togliamo il cappello dinnanzi alla maturità e alla dolce, fatale lucentezza dell'arte neoclassicista di Mellow su "Kites Are Fun" (già nell'Ep menzionato): un'angoscia immersa in loop, placenta elettronica insinuante in cui si recupera il sentimento nostalgico e malinconico del memoriale di Dedrick.
Intrattiene piacevolmente, più in là, la deriva hip-hop di DJ Dangermouse e Murs che ribattezzano "To A Black Boy" beats del DJ e recitato rap di Murs in primo piano ."about a recent Georgia court case in which an African-American teenager was charged with rape for having consensual sex with his Caucasian girlfriend" (Thomas Inskeep), con una melodia originale avvertita in lontananza.
Poi è il turno di Super Furry Animals, i quali nuovamente incensano l'altare di "The Proper Ornaments", una delle più alte testimonianze del genio dei Free Design e prestabile a qualsivoglia manipolazione. Tra clavicembalo e keyboards il gruppo di Rhys è a completo agio, in effetti non inconsueto all'arte del remix, si ricorderà un tormentone come "The man don't give a fuck" costruita dai gallesi su un un inserto di Steely Dan.
Giunti in calce, a Caribou (ex Manitoba) s'affida la chiusura del disco: questa "Dorian Benediction" si fa mondo a sè, pare un'emanazione del suo recente lavoro space-psychedelico "The Milk of Human Kindness". L'ascoltatore vede comporsi innanzi a sè una fascinosa Arcadia, pulsante e trasognata, tra effetti, field recordings, rifrazioni, tremoli di laptop.
"Free Design Now Sound Redesigned" è in sintesi una raccolta fantasiosa ed equilibrata come non ne ricordiamo, amorevole ma affrancata quanto basta, la cui diffusa qualità fa onore ai propri assistiti. [F]
Enrico, Fabio
|