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N.5 - Settembre 2003
Questo mese parliamo di:
Donna Regina
Late
(Karaoke Kalk)

Komeda
Kokomemedada
(Sonet)

Kaada
Thank you for giving me your valuable time
(Ipecac)

Sweet Trip
Velocity. Design. Comfort
(Darla)

Miss Universum
Selfelected
(NONS)
Links:
www.karaokekalk.de
www.mintyfresh.com/kom.html
www.kaada.no
www.darla.com
Miss
Universum @MNW
Altri Electrozone:
n.1 (05/2003)
Freescha: What's come inside of you
Devils: Dark Circles
Alpinestars: B.A.S.I.C.
Alpinestars: White Noise
n.2
(06/2003)
Ellen Allien: Berlinette
Clue to Kalo: Come here when you sleepwalk
Manitoba: Up in flames
Velma: Ludwig
n.3
(07/2003)
The Knife: Deep cuts
Electrocute: A tribute to your taste
Ulrich Schnauss: A strangely isolated place
8doogymoto: Minimalistico
Styrofoam: I'm what's there to show that something's missing
n.4
(08/2003)
Broadcast: Haha Sounds
Broadcast: Pendulum EP
M83: Dead Cities, Red Seas & Lost Ghosts
A/V: Manos Arriba!
Los Fancy Free: Menonita Rock
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Contaminazioni tra pop ed elettronica.
Ormai divenuti
un trio con l'acquisizione in pianta stabile di Steffen Irlinger
nel ruolo di fornitore di campioni, con Late i Donna
Regina completano la transizione già in atto dai tempi di
"A Quiet Week in the House", diminuendo ulteriormente l'importanza
dei landscapes sonori in favore di un approccio vocale sempre
più deciso: e con Regina Janssen, un po' Laetitia Sadier e un po'
Sarah Cracknell, sempre più padrona della situazione.
Lontani i tempi di "Make My Mana", Günther Janssen e Irlinger
assemblano parti di piano, drum beats ed elementi elettronici in
strutture mai troppo vivaci ma di matrice fondamentalmente pop,
accantonano sia le sperimentazioni degli esordi che le escursioni
downtempo dei precedenti lavori e consegnano i Donna Regina "maturi"
e normalizzati al mercato alternativo che ha già uno spazio pronto
per loro. Un disco stiloso e glaciale, nel quale la band di Colonia
sceglie di porsi limiti precisi, più focalizzato sulle canzoni a
spese di un minor sfoggio di personalità e con scelte sonore talmente
asciutte (spesso addirittura aride) da fornire poco o punto apporto
emotivo ai pezzi. Il che non rende certo "Late" un album disprezzabile;
anzi chi cercasse un disco di leggero entertainment pop-elettronico
vi troverà - a fronte di rari scivoloni - molte gemme: la progressione
meccanica di "Passer-by" mostra una plausibile evuzione per i Kraftwerk
del nuovo millennio (altro che "Tour de France 2003"!) mentre esplora
territori adiacenti al rock, "Rain" è piacevole pop minimale, "Aimes-tu"
è clone credibilissimo di Stereolab e Stereo Total insieme, "You
better believe" sorprendente electrofolk di pregevole fattura e
così via, sino ad un ottimo strumentale dai contorni ambient la
cui collocazione (è la ghost-track) la dice lunga sulla marginalizzazione
degli esperimenti in casa Donna Regina, i cui ultimi tre album sono
di fatto intercambiabili ma presentano sempre spunti di grande interesse.
Ci si può accontentare: se non altro i tre evitano l'ormai consueta
noia cagionata dall'eccessiva esposizione di microelettronica degli
ultimi mesi, e di questo siamo loro grati. [S]
Con una naturalezza invidiabile (e forse tutta
svedese) nel fondere suoni elettronici e analogici, una monelleria
innata che si produce in melodie irrefrenabili ed un'intrinseca
euforia nel singhiozzarle, il nuovo lavoro dei Komeda
si è installato nel mio lettore cd con tutta l'aria di chi vuole
essere ascoltato over and over fino alla consumazione di
ogni scorta d'attrazione.
I pezzi pop per contratto si concedono (e consumano) tutti, ma se
è lecito, i pezzi dei Komeda si concedono di più. Non v'è
nulla che tengano per sé o lesinino nel donare, ed è la causa per
cui Kokomemedada dovrà presto essere accantonato, dato poi
che sostituirlo con altri è così facile. Ma fintanto che si soggiace
alla malìa del suo ordito il piacere è istantaneo, pornografico,
avvolgente. V'è una sorta di frenesia creativa che non fa mai un
passo oltre sé ma che si rivela con semplicità artigiana; la voce
di Lena Karlsson, ottimamente modulata su toni snob da discohit,
talvolta scende a patti con la memoria e si finge Beth Gibbons,
restituendo qualche brandello di trip-hop fuori tempo massimo ("Fade
in Fade out"), altre volte è attraversata da flussi di adrenalina
incontrollata ("Blossom" tutta giocata su un riffone alla T-Rex
elettronificato), ma perlopiù è una macchinetta distributrice della
cosa giusta da cantare al momento giusto. Notevolissima.
Con l'eccezione dei due pezzi citati, più "Catcher" (con vocals
maschili, praticamente la versione komediana di "Late Night" di
Syd Barrett - con tanto di la la la), che mantengono qualcosa di
irrealizzato o di già dato, il resto del disco sculetta agevolmente
su piste personali e valevoli di ascolti affezionati.
E' cosa buona e giusta indulgere nel non farsi cambiare la
vita dai Komeda. [A]
Kaada
è un musicologo e DJ norvegese già Cloroform che ha saputo
ritagliarsi uno spazio personale, un modo fresco non privo d'ingegno
di dar vita a nuovi possibili connubi armonici, in forza di una
vasta cultura della musica pop tout-court.
Nell'album Thank You For Giving Me Your Valuable Time Kaada
incrocia campionamenti tra il rock radiofonico statunitense degli
albori con beat samples, elettro-lounge, rhythm and blues, soul,
trip hop.
Il disco fu edito nel 2001 in Norvegia e insignito di numerosi riconoscimenti.
La Ipecac Recordings di Mike Patton ne ha fiutato il potenziale
nascosto diffondendolo massivamente, e gli siamo grati.
Thank You For Giving. sa essere spesso sorprendente e infatti è
stato apprezzato dalla critica persino americana, malgrado abituali
protezionismi e diffidenze sul grado altrui di "tangere" elementi
della loro musica popolare.
"It's a very honest record, it's very me" ci fa sapere l'autore,
e questo riconduce a un tipo dal carattere instabile, puntualmente
nostalgico, con eclettismo e versatilità linguistica al servizio
di un progetto artistico.
Torna alla mente la frenesia notturna trasfigurata di un altro romantico
ossesso, il filmmaker Wong Kar-Wai e il suo devoto, immenso Hong
Kong Express.
Per farsi un'idea di qualche tipo si arrivi a Black california;
non la migliore metamorfosi del lotto ma la più delirante e capricciosa.
Un trip che cita Tuttifrutti e Surfin'bird con un
drumming stilosamente groove tra Pizzicato Five e Propellerheads.
Suona esattamente come la dedica appassionata e ingenua di un esiliato
in Norvegia, di uno straniero che invidia i negri che son nati
in Louisiana...
Philly sound sensibilmente restituito da un'interpretazione
che stilla etereo e limpidissimo amore nei vocalismi di Care,
l'angelica aurora che apre il disco. Care contiene samplers
di un brano soul di Juanita Rogers al quale Kaada ha felicemente
aggiunto in mix altri vocalismi gospel di Allan Steed del Coro di
Harlem; più basso, una punta d'arco e percussioni diffuse.
Il risultato é naturalezza, seduzione colossale, estasi.
Burden, altro astro di lì a poco: fa suo in loop un celestiale
gemito ripescato chissà dove e lecitamente distorto. Qualche menagramo
di yankee ha puntualmente evocato Prince ma noi preferiamo candidamente
pensare Burden come un'allegoria anteriore, una ritraduzione
dei sensuali falsetti soul Motown d'altri (veramente altri)
tempi.
Una ossessione edipica, quella di Kaada, verso quell'aura di decadente
innocenza dei crooners e dei gruppi vocali rock anni cinquanta.
In All wrong nebbie di falsetti si mischiano con la frenesia
di breakbeats, per proseguire in Honk, che s'avvale ancora
della passione di Steed nelle parti vocali.
I need you è un root rock strascicato in cui l'inflessione
di una jazz singer è accompagnata da drum machine elettroacustica.
Vien da pensare che l'autore non abbia fatto del mero e divertito
citazionismo, da riascoltare con un pizzico di arroganza, sorridendoci
sopra.
Si tratta di un affair intrigante e elegante, ma anche una
personale artistica autoanalisi.[F]
Gli Sweet Trip
sono un gruppo di San Francisco guidato da Roberto Burgos a beat
programmazione e Valerie Reyes al canto, più collaboratori Aaron
Porter tablas, Sue Mee voce aggiunta.
Velocity. Design. Comfort. dista quattro anni dall'esordio,
Halica, sempre per Darla, ed é un monumentale secondo lavoro concepito
e realizzato dal gruppo a casa propria, su computer.
Sweet Trip propongono un pop-beat spacey allucinato, frammentato
e panoramico allo stesso tempo, con aperture di nebulose ambient
che dilatano gli spazi e corpuscoli glitch che ne mostrano la frammentaria
composizione.
Si parte con le rasoiate elettrojazzyacustiche, sporcate, intrecciate
e spasmodiche di Tekka, proseguendo in Dsco con uno
strepitosa cavalcata al ritmo funk dance retrò, stile Phoenix (non
dite di averli già dimenticati! hanno anticipato Discovery
dei Daft Punk).
A volte Sweet Trip alternano con grande efficacia canzoni dal corpo
denso, definito da rotte exotico trance allucinogene, abbagliate
ed esaltanti come Design 2 3, Chocolate matter, To all the dancers
of the world; un tipo di subconscio delle fuzzchitarre di My
Bloody Valentine e degli organi distorti di Stereolab periodo Too
Pure.
Nei propri otto minuti, Fruitcake and cookies e Dedicated
ereditano un accalorato e pietistico sentimentalismo, ammantato
d'una abbacinante elettronica, ricca di stati emotivi. Quella che
celebrammo con lacrime scroscianti in Sleep In A Synchrotron,
munifico esordio di Color Filter (col quale Sweet Trip hanno collaborato
in vesti di remixer).
Febbre d'alta quota, spasmi. Le voci impastate e deliranti dei due
protagonisti ordiscono una accecante esplosione emozionale.
Anche su International, tra le più affascinanti suite del
disco, liquidità strumentali, rumori, synt e piano evocano dimensioni
interiori, disperate derive di sensi, malinconia e amore.[F]
Si sa pochissimo di Miss
Universum (nome che dovrebbe significare "Miss Universo"
in svedese, ma prendete ogni mia traduzione da quella lingua con
beneficio d'inventario): è di Stoccolma, è stretta collaboratrice
di Doktor Kosmos, magnifica popstar autoctona e fedele alla lingua
svedese, e che d'aspetto è proprio come Pippi Calzelunghe, se mai
fosse diventata adulta. Treccine comprese. Posa regolarmente con
con scettro e corona, come la ragione sociale impone, ma se abbiamo
interpretato bene le note biografiche rigorosamente in Svedese (mortacci
loro), la nostra sfodera un'attitudine decisamente protofemminista
ed emancipata, come peraltro il titolo dell'album suggerisce. Sarà:
a me pare che Selfelected sia elettropop asciutto e assai
poco nostalgico, che strizza l'occhio alle classifiche e fa -forse-
parte di quella congrega synth-pop scandinava di cui ci parlava
un po' sconsolata Action Biker il mese scorso.
Non che la musica della Signorina Universo sia così facilmente catalogabile:
se la voce ricorda con diabolica alternanza quelle di Kate Pierson
(B52s) e Ari Up (Slits) e la sfacciataggine di alcuni atteggiamenti
la avvicina a Princess Superstar, per la musica dovete pensare ad
un improbabile incrocio fra Le Tigre, Peaches, Blondie e Devo, che
oltre a generare parecchia confusione serve a spiegare l'aria di
coolness che ammanta un lavoro tutto sommato privo di particolare
originalità.
Con la voce che risalta sempre pulitissima dal mix, Miss U. affronta
un repertorio usa e getta fatto di disordinati synth-rock (Babytalk),
qualche scialba canzoncina elettro-pop (Eternity) e persino un accenno
di rapping (in "Across the universe") come lo possono intendere
gli Addis Black Widow. Ma per fortuna c'è anche qualcosa che funziona:
"Shopaholic" ibrida le istanze elettro-lo-fi delle Le Tigre (la
ripetizione del refrain è praticamente rubata a "Hot topic") con
un refrain di superba efficacia pop, e la velocità fotonica di "Destination:Happiness",
sa un po' di disco becera anni 80 e - con tanta benevolenza - un
po' di Ladytron. A sorpresa poi Kosmos e Universum (guardate cosa
mi tocca scrivere) offrono un paio di escursioni nel pop classico
come "Oh god I wish I had a dog" e "Someone's following" melodicamente
gradevoli e persino tristi, che purtroppo non hanno la forza per
diventare hits estivi, a differenza del singolo di pura electro
"Fertilize" che col suo refrain sferragliante potrebbe anche aspirare
ai dancefloors più cool.
Lavoro tutt'altro che eccezionale ma in perfetta sintonia con le
alte temperature (finché reggono), "Selfelected" è un disco
con la data di scadenza sul retro. Se volete accomodatevi pure,
con l'avvertenza che a settembre nessuno lo ricorderà più. [S]
Salvatore,
Alessandro,
Fabio
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