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N.10 - Agosto 2004
Questo mese parliamo di:
Junior Boys
Last Exit
(KIN)

Daedelus
A Gent Agent
(Laboratory instinct)

Domenico+2
Sincerely Hot
(V2/Luaka Bop)

Double U
Life Behind a Window
(Sonar Kollektiv)
Links:
Junior
Boys@Kin
www.daedelusdarling.com
Domenico+2
bio
Double
U@Wool
Recenti Electrozone:
n.6 (10/2003)
Casiotone for the Painfully Alone: Twinkle Echo
Ms John Soda: While Talking
Zoot Woman: s/t
Client: s/t
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n.7
(11/2003)
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Anorak: 14 secrets we couldn't tell
Chicks on Speed: 99 Cents
The French: Total Information
Plaid: Spokes
n.8
(04/2004)
The Frequency: s/t
Fonda 500: Spectrumatronicalogical sounds
Celluloide: Words Once Said
A/V: Synthétique
Lali Puna: Faking the Books
n.9
(07/2004)
Girls on FIlm: #1
Daedelus: Of Snowdonia
Thee Hyphen: Consolidated Green
Hot Chip: Coming on Strong
Magnus: The Body Gave You Everything
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Contaminazioni tra pop ed elettronica.
In seguito
a due EP, "Birthday" dello scorso anno e "High come down" di questo,
ecco Last Exit, formidabile esordio su
lunga distanza di Junior Boys, trio canadese, che
va a collocarsi tra le pubblicazioni preferibili dell'anno, in assoluto.
Junior Boys sono dediti a un techno-pop di patterns essenziali mai
dimentico d'armonie ed estetiche electro e dance eighties britanniche.
I tre mostrano una terrificante abilità sintetico-rielaborativa,
come Vive La Fete, ma in più sembrano padroneggiare intellettualmente
sensi new-romantic (oltre che "sensualmente"). Esemplare il singolo
citato, "birthday": rivoluzione sottilissima, punta di piedi, si
precipita tutti, indietro (percezioni, colori, forme)...
Le pulsazioni, le sinuose, ammiccanti, le sotterranee iterazioni
ipnotico prospettiche del sorprendente brano d'apertura "more than
real", già fatalmente segnano le traiettorie di questa estate 198.2004.
Sensitiva, estatica, disarmante (per alcuni, glaciale) semplicità,
che eccita terribilmente i neuroni. Un metodo definitivamente straniante,
quasi minimalista ("high come down", "neon rider" "teach me to fight").
Samples, loop house, sgambetti ritmici ("bellona"), slow motions
techno, alone drum'n'bass decadente ("last exit", "under the sun",
"three words"); fluorescenti-lugubri sembionti di gesti, ad ottenere
il massimo effetto emotivo con la pressione di pochi giusti tasti.
Come è stato detto, "Last Exit" sa esser disco indie nonostante
la propria marcata ballabilità, come quei rari album frontiera "Screamadelica",
"i", "what's that noise?", "Dubnobasswithmy-headman", "Music for
the jilted generation".
"Last Exit" è sposalizio retrò-futuro di quelli decisivi.
L'impossibilità di essere normale... ecco
a voi Daedelus. Il suo gusto dell'ibrido sempre
più su di giri, fitto, carico di informazione, esibito in gran disinvoltura.
Stavolta si è colpiti in modo fatale dalle visioni tessute da questo
artista.
In questo nuovo lavoro A Gent Agent (dopo
il recente "Of Snowdonia"),
Alfred W. Roberts in arte Daedelus combina nuovamente isteriche
suggestioni ad effetto "subliminale", samples infra-decade, con
sempre maggiore, certosina perizia collagista, sorprendente scaltrezza
e abilità creativa.
Come un sogno panoramica fast-forward, frenesia puramente cinetica,
propulsive visioni ove ogni momento, ogni adesso, è fatalmente già
altro, altrove, inarrestabile.
La percezione che si ha di questi lavori è sempre di assoluta irriducibile
novità. L'appagamento è nel continuo desiderio demiurgo, essere
e trovare altro, altrove, il più possibile simultaneamente.
In questo rapace e naturale esplorare, trasformarsi, rimodellare
dentro e fuori arredamenti.
Comune denominatore, su "A Gent Agent" una serie di campionamenti
d'exotica; scaglie e sospiri per un sognante sensuale tripudio retro(non
più)futurista. Textures space-age pop; voci, cori, corde in estasi,
a combinare senza alcuna coazione. Ricomporre continuamente, rifrangere
in sembianze frantumo-glitch immagini e codici, senza posa.
Ogni nuovo Daedelus fa invecchiare clamorosamente tanti suoi colleghi
ignari, ma anche, alquanto, i propri precedenti discografici. Rivale,
ostile dunque, anche a se stesso?
Il tempo, il cambiamento, dirà. Intanto, sta abituando i fan alla
propria natura schizoide: quanti altri album, prima del 2005, e
altrettanto eccelsi per giunta?
Domenico+2
è un trio composto da Domenico Lancellotti, Alexandre Kassim e Moreno
Veloso. Questo album segue al brillante "Music Typewriter" sempre
opera degli stessi musicisti, ma accreditato a Moreno+2 (secondo
un sistema che privilegia a turno uno dei tre, su titolo e in cabina
di regia: possono, evidentemente, permetterselo!).
Sincerely hot si caratterizza per una
grande sorprendente fantasia musicale (avallato da un gigante quale
Arto Lindsay, anche ospite); un calderone incatalogabile di pop-bossa-easy
listening, memorie/eredità tribaliste, jazz, con le manipolazioni
elettroniche a dirigere saldamente.
"Alegria vai la", il convulso brano d'apertura, più che (oltre)
al Brasile rimanda al formidabile EP "Me and Giuliani Down by the
School Yard" di !!!, un dirompente forsennato funk mutante, memore
dei primi '80 di Liquid Liquid e Polyrock, dal garantito trionfo
dancefloor.
L'avvicendamento con la traccia seguente, "Aeroporto 7", è saggio
dell'eclettismo multicolore e dell'ironia dell'album. L'aria è densa
di nostalgia immaginaria, comune, sin dal titolo, alle fascinazioni
di Yoshinori Sunahara; ricorrenti anche nella piece neo-bossanova
"possibilidade".
Ma ogni sforzo dell'ascoltatore di mettere qualsivoglia ordine è
destinato a fallire: La melanconia a base chitarra acustica di "Solar"
poteva trovarsi su un album di Chico Buarque o Nara Leao.
Neo-lounge in "te convidei" tra organi, echi vocali distorti e carezzevoli
cori a ricamare lo sfondo. Il pianoforte a'la Brian Auger mima e
sostiene su "comigo" divertite conversazioni, dolci intimità (mozziconi
di frase, risa, ecc..).
"voce e eu", sincopato new wave-grungy con voce distorta, ricorda
le cose del supergruppo Butter 08.
Si sarà inteso: il trio sparpaglia divertitamente schemi e logica.
Consapevolmente, e con certo stile, al punto da rinvenire comunque,
una trama soggiacente.
Il principio d'ordine del progetto Domenico+2 è proprio in questa
postmoderna, ironica, mai irritante, varietà di registro. Un modo
affine a Bran Van 3000 e al proprio insuperabile esordio di qualche
estate fa, "Glee".
Double U, nella
vita probabilmente Franck Rabeyrolles, parigino insediato a Montpellier,
musicista (anche in Moonsoon), esercente e proprietario dell'etichetta
Wool Recordings, ci offre in Life Behind a Window
l'ennesima rimarchevole elettro-pop ibridazione.
Risonanze glitch, bossa francese gentile e penetrante, organismi
jazzy in profondità outer space e non per ultimo, impronte hip hop
Anticon.
Il tutto suona piuttosto originale. Tra le passioni del ragazzo,
il viaggiare, anche con la mente. Tradotto nella propria percezione
musicale, un senso analitico e un gusto ricompositivo satellitare
astratto, che rifugge ogni programma, ogni itinerario prestabilito.
Tastiere e arpeggi di chitarra, campionamenti, ciancaglierie digitali,
effetti asciutti di voci lontane, smarrite ("in vain", "blind colors",
"pressure").
Un trip crossover, ancora una volta atemporalmente, spaesato e spaesante.
Ma tutt'altro che contemplativo: smanioso, ansioso naufrago, senza
centro di gravità.
Pretenzioso? Forse. Adorabilmente. Può essere un vantaggio questo
nomadismo, questa cagionevole apolide transitorietà, vissuta dell'interprete
con fatalismo e abbandono.
Un senso di irrisolvibile, sbalordito turbamento.
Tanti i brani di livello, fra cui spiccano, avvolgenti, "relax",
"there is a chance", "back to reality" (tra Air e Gypsophile), "hard
times", "story about".
"Life Behind A Window" è disponibile in Cd e doppio Lp, bellissima
la veste grafica retrò a cura di Superheights Institute.
Fabio
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