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N.19 - maggio 2005
Questo mese parliamo di:



Stereo Total
Do The Bambi
(Disko B)


Noise Tank (lovesyou)
Glee, Ad Nauseam, And How It All Works Out
(Focusmedia)


Fan Modine
Homeland
(Grimsey)


Blaknoisewhitesoul
Popgenius (Song For Brian Wilson)
(Udiscs)

 

Links:

www.stereototal.de
www.noisetanklovesyou.com
www.grimsey.com/fanmodine.html
www.blaknoisewhitesoul.com

Recenti Electrozone:

n.13 (11/2004)
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n.16 (02/2005)
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n.17 (03/2005)
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Daedelus: Exquisite Corpse
Gruff Rhys: Yr Atal Genhedlaeth

n.18 (04/2005)
Run Away From The Humans: We Exist
Ivy: In The Clear
Music a.m.: My city glittered like a breaking wave

Kissogram: Forsaken people come to me / Cool video can't die
Loveflare: Loveflare

 

 

 


Contaminazioni tra pop ed elettronica.

Torna il duo francoteutonico Stereo Total aka Françoise Cactus e Brezel Goring di stanza a Berlino; questo è il loro sesto album in dieci anni di attività (l'esordio "Oh-ah" era del '95).
Ambedue cantanti, si spartiscono gli strumenti: lei batterista, lui il chitarrista, organo e synt; hanno registrato per alcune tra le etichette indie più quotate negli ultimi anni, da Bungalow a Kill Rock Stars, passando per Bobsled.
Con Do The Bambi Stereo Total tornano a mostrare la fantasia debordante di alcuni indimenticabili album del passato come "Juke Box Alarm" e "My Melody", aggiornando al contempo la propria ricetta musicale senza tradimenti sostanziali (tutt'altro!); unendo non indifferenti abilità promoter (delizioso il sito web).
Questo nuovo album offre una delle sintesi-concept dancepop più desiderabili e credibili in circolazione. A volte Stereo Total si richiamano vicendevolmente con Vive La Fete! altra formazione mitteleuropea dedita al pop elettronico che a sua volta ammetterebbe più di un debito ai due. Entrambi guardano al pop francese anni sessanta, sino agli ottanta di Lio e Carmel.
La formula si fa vincente nel susseguirsi di sapori scambievolmente affini, prossimi eppure mai identici. Il cocktail svela continuamente vivacità e vigori nuovi in sé, una forte impressione di caracollante movimento è fornita dalla brevità fulminea di alcuni brani, tra inedite soavità elettroacustiche -la drum machine di "Babystrich", la tastiera minimalista in "Do The Bambi"- e classicismi "Ich Bin Nackt" e "Hunger" vestono in puro stile lolito-indolente Françoise Cactus.
La fissa per la settima arte si rinvigorisce anche in questo album, con una sorprendente, ironica rilettura del sempre agghiacciante tema di Clockwork Orange, con vibrato e corde distorte, ma alla ovvia "Cinemania", preferiamo mille volte le passate demenzialità di "Film d'horreur".
Diciannove schegge pop spesso visionarie e abbaglianti, spartane, francamente irresistibili ("Les Lapins", "Das Erste Mal", "Tas De Tole"), la cui leggera e ariosa sostanza giustifica e alimenta l'alone di culto del gruppo.
Un rientro in gran forma.[F]

"musica così allegra che vomiterete arcobaleni" è l'autopresentazione dei Noise Tank (lovesyou), estemporaneo collettivo di musicisti della scena indipendente di Detroit radunati dal titolare del progetto/etichetta Focus Media. L'allegria di Glee, Ad Nauseam, And How It All Works Out non è però quella ostentata da spot pubblicitario: lavora ad un livello più sottile e consapevole, cerca la semplice voglia di ballare trovando significato nella zona di confine tra elettronica ed indie-rock interpretata con un curioso senso di autocontrollo. Chiamiamola club music per adulti (non a caso la Focusmedia è una delle etichette di riferimento della cosiddetta scena dorkwave, con attivissimi DJ set a base di dance music for grown-ups in cui le doti del DJ passano in secondo piano), che rinuncia volutamente ai lustrini per dedicarsi con successo alla sostanza. Dance purgata dalla coolness, al lato opposto della visione musicale dei Ladytron ma tutt'altro che priva di appeal.
La parola d'ordine dei noisetank sembra essere controllo, in una materia che di norma se ne priva volutamente; i vocalist si adattano perfettamente alle decise note sintetiche intagliate nel tessuto dei pezzi, i synth non entrano mai nel territorio del cool fine a se' stesso, tutte le quattro canzoni sono raccolte attorno ad un'idea forte di coniugazione indie-elettronica anziché ad effetti pirotecnici, così che la stessa idea di revival sottesa a un lavoro del genere diventa trasparente e assolutamente non collocabile secondo i criteri di classificazione standard, scegliendo strade periferiche al consueto mix pop+anni 80.
Gli umori eccentrici di Doc & co. si manifestano sin da "Wreakless For A Wasted Youth", dominata dal contrasto fra la cristallina vocalità di Thea Benedict che avanza guardinga tra le punteggiature elettroniche e la distorsione determinata dall'ingresso di cornamuse a forma di synth che deviano lo scopo del pezzo verso la velocissima coda finale; un gioco che funziona anche nelle stonature da figli dei fiori postmoderni di "Find Solace In The Gentle Arms Of Love", prima che "Shortys Running Numbers (Forthemob)" arrivi ad espletare la promessa fusione tra beats leggeri e musicalità indie con un pizzico di grandeur finale.
Certo la strada intrapresa dai Noise tank è irta di pericoli, in primis quello di passare inosservati in una scena neoelettronica che predilige gli eccessi e la sensualità o dall'altro lato la rigida essenzialità dei glitches: in un mondo nel quale essere troppo intelligenti non è mai un bene la loro proposta potrebbe non avere molto spazio. Un'ipotesi che speriamo venga scongiurata da un sufficiente numero di passaggi radiofonici per la travolgente allegria di "Rabbits Dead, Easter Day", avvincente numero rock-elettronico senza sottotesto che invita invariabilmente al ballo. Non saranno un gruppo da perderci la testa, ma i noisetank tengono fede alle intenzioni come raramente ci capita di vedere. [S]

Gordon Zacharias è colui il quale si cela dietro la sigla Fan Modine. Un solo-project allargato a vari elementi e luoghi, da New York (downtown Manhattan, Chinatown) a Los Angeles, sino a New Orleans, Massachusetts e Carolina del Nord.
Dopo il promettente 12" vinilico "Slow Road to Tiny Empire" (Provsho prima, Rykodisc poi), Zacharias torna col debutto su lunga distanza.
Homeland si suggestiona e si permea di questo senso del viaggio e dello spostamento, un'impressione fascinosa e apolide, filtrata in vocalismi e suoni di strumenti.
È una Homeland simbolica, creata in itinere, con tinte acriliche, che esplora costantemente forme e colori, che aggiunge sensi ad ogni nuovo ormeggio.
Si percepiscono differenze nell'aria, ma anche consuetudini, familiarità, gesti casalinghi.
L'insieme si anima in una sensuale e insospettata leggerezza, di modulazioni brillanti e sinuose, "dressed up fancy".
Come Sufjan Stevens, la comunicazione di Zacharias si caratterizza di un senso gioioso e febbrile articolato su gesti leggeri, il piacere e lo stupore dell'agnizione durante il percorso, con una maggiore propensione a bagnarsi d'impalpabile elettronica a base tastiere e drum machine -non rinunciando al gusto d'orchestrare, finemente- eccitando l'insieme.
Il proprio aspetto è come una sottile pioggerella primaverile. Gordon, sensitivo traghettatore, abbellisce costantemente attraverso il proprio sguardo inconsueto e appassionato, con un'inflessione canora calda e rincuorante come un abbraccio ("pageantry", "wings", "back and forth", "homeland", "newsstand of the sun"...). [F]

Suppongo che avvolgere gli scozzesi Blaknoisewhitesoul nel più fitto mistero faccia per il momento parte di una precisa strategia, almeno quanto far passare questi due pezzi di modesta pop elettronica per un'infezione sperimentale. Difficile peraltro non riconoscere l'appeal radiofonico di Popgenius (song for Brian Wilson), esercizio di electro postmoderna del quale non so quanto si sentirà onorato l'ex Beach Boy: base elettronica costante, costruita su percussioni ossessive ed un lungo humm, che accelera solo per accendere di lustrini il catalizzante refrain. Vengono in mente dei Propellerheads interessati alla forma pop anziché alla bella figura; non proprio una fuga verso il futuro. Sul retro, "Sal the swindler" è miglior indicatore delle reali intenzioni dei Blaknoisewhitesoul, rivelandoli come combo di elettropop newavizzata ad alta velocità; stilosi e volatili, ostentatamente plastici ma tutto sommato poco spiritosi: un turbine di elettronica e voci al vocoder, che fa pensare agli OMD in salsa postmoderna, o i Pet Shop Boys negli scafandri dei Daft Punk. Tutto appare volutamente posticcio, sin dall'enunciazione dei popgeni, che va dai Sonic Youth ad Elvis Costello sviando volutamente le intenzioni. Per ora la sufficienza è risicata, al prossimo singolo vedremo se ne è valsa la pena.[S]