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N.17 - Marzo 2005
Questo mese parliamo di:



Caribou
Milk Of Human Kindness
(Leaf)


Interflug
My Casio Scripts
(Autoprodotto)


Potion
Band Of Outsiders
(Blue Orange)


Daedelus
Exquisite Corpse
(Mush)


Gruff Rhys
Yr Atal Genhedlaeth
(Placid Casual/Rough Trade)

 

Links:

www.caribou.fm
www.potionmusic.com
www.daedelusdarling.com
www.placidcasual.com

Recenti Electrozone:

n.11 (09/2004)
The Projects: Let's Get Static
Dada Pogrom: Apocalypso
The Free Design: Redesigned Vol.1
Octet: Cash and Carry Songs

n.12 (10/2004)
The Go!Team: Thunder, Lightning, Strike
Color Filter: Silent Way
Autoparty: Lumlight
Nou: Slutrock
Mantler: Landau

n.13 (11/2004)
Plus-Tech Squeeze Box: Cartooom!
Camping: Suburban Shore
Marz: Wir Sind Hier
Client: City
Citizen: Home Video EP

n.14 (12/2004)
Efterklang: Tripper
Megahertz: Estetica
Annie: Anniemal

n.15 (01/2005)
M83: Before The Dawn Heals Us
Toog: Lou Etendue
I am X: Kiss + Swallow

Soho Dolls: Prince Henry

n.16 (02/2005)
Stratus: Fear of Magnetism
Electrocute: Troublesome Bubblegum
Fever Asym: A green flower with a big blue hole

Performance: Love Life

 

 

 


Contaminazioni tra pop ed elettronica.

Dopo il forzato cambio di nome (a proposito, solidarietà), il canadese Dan Snaith torna on the run come Caribou, senza scostarsi granchè dalle precedenti coordinate di Manitoba.
È avvenuto un leggero assestamento, anche per i quasi tre anni di silenzio, verso il folk elettroacustico marchio di Animal Collective, certo uno dei gruppi più persuasivi e influenzanti anche a livello subconscio.
Per avere una qualche idea di Milk Of Human Kindness si pensi al motorik di Neu! (ben evidente su "barnowl") affidato ai Boredoms più forsennati e tribalisti di "Vision creation newsun" (che già caratterizzavano le atmosfere eccentriche di "Up In Flames" di Manitoba), un tripudio cosmico da nuovo millennio tra tastiere retrò, organo Farfisa, toy-synth e delirii jam etno-psichedelici; un principio ritmico riconducibile in qualche modo al pop - ritmiche, effetti, drum-machine - stante una propensione bislacca e scintillante, la stessa, per dire, di molti brani di "Boces" dei Mercury Rev.
In questo deliberato smascheramento, in questo svelamento del gioco, sta la grande fruibilità di una proposta di "fuga" infragenere, che torna e non tradisce, dopo i fatidici due o tre anni, come altri illustri colleghi.
Eccentrico, cinematico, confidenziale. Appassionante nelle proprie volute nonsense: la frenesia di "a final warning", gli strati drum'n'bass di "bees" e "brahminy kite", i samples e le fughe cameriste sottocute di "drumheller" e "pelican narrows" l'istinto di cantautorato di "hello hammerheads", poetico ricordo in punta di...voce all'arte di Elliott Smith.
Un mosaico depistante, non innovativo ma continuamente attraente e riuscito. [F]

Io sono un autarchico. Penso e scrivo. Ho un solo strumento, che però ne diventa tanti. E stare in Finlandia certo mi aiuta, almeno mi tiene lontano dal morbo della canzonetta scontata. Ero, eravamo, Skoda. Avevo una chitarra classica in mano e scrivevo cose tipo 'Ti ho vista in coda, pagavi l'affitto in un cappotto usato, e un libro di Marcuse non lo leggerai mai". Peccato che non siamo andati oltre le pacche sulle spalle, qualcuno oggi può dire che io e DiscoSTF promettevamo. Maledetti ammiratori postumi. Promettevamo cosa? Di essere l'ennesimo duo intelligente e generazionale, sì, ma per pochi intimi o forse neanche. E allora tanto vale mescolare le carte, rintanarsi in various bedrooms between 2003 and 2005, sintonizzare la tastierina e macinare idee.
Che possono uscire in svariati modi, ricordare ad esempio una versione lo-fi dell'Erlend Oye solista prima dei trattamenti che si è voluto imporre ('The mall') come invece -la titletrack- quell'Owen Ashworth che si fa chiamare Casiotone Per Il Dolorosamente Solo, e di cui dicono io sia la versione italoeuropea.
Facciamo che considero un complimento l'accostamento istantaneo della prima strofa di 'Northern light' con l'ultimo Bright Eyes che canta 'Take it easy' mentre si rade (and there's nothing I can do, di bowieana, astrale memoria), e che riconosco 'Think of England' come un piccolo melodramma privato fra le mura domestiche (ne me quitte pas. ne me quitte pas. anche se non lo dico), gabellato per post-NAM -e sempre là si ritorna, è un fatto.
'Google', tributo nel titolo al segno dei tempi, potrebbe benissimo essere una produzione space-bossa di Testbild o un passaggio della radio nazionale finlandese mentre scrosto il ghiaccio dalle finestre. I ritornelli catchy fino a un certo punto li lascio al mio strumento, è lui che mi ha portato fin qua, all'ascolto nella mia terra.
Sono Giacomo Bottà, alias Interflug, sono lombardo ma abito a Helsinki, 'a city full of squirrels', e scrivo, suono, faccio cose, vedo gente. E questi sono My Casio Scripts. E' la mia voce nuda a implorarvi: please love me. please love me. please love me.[E]

La proposta dei Potion continua ad essere bizzarra, imprevedibile, diversa. Amano l'elettropop ma non si limitano a proporlo in formule preconfezionate: vanno piuttosto indietro nel tempo a pescare voci e suoni che hanno poca attinenza con la modernità e le incorporano a forza nel loro effluvio di suoni a cascata e tastiere, anche a costo di mancare il bersaglio. Band Of Outsiders, primo album dopo due apprezzatissimi ed ormai lontani EP, è un disco diviso tra il desiderio di mantenere la propria particolarissima unicità e quello di aprirsi a una maggior fuizione: e se in occasione di "Circa" lamentavamo l'altalenante qualità delle composizioni, qui c'è davvero di che essere soddisfatti. Al particolarissimo coacervo di suoni ammirabile nei due EP precedenti si aggiungono voglie nuove, echi funk e spacey, Stereolab d'impronta nera e richiami ai lustrini degli anni 70, ottenendo un ibrido inclassificabile secondo gli odierni dettami pop-elettronici. Ricca di soul, in senso codificato e letterale, quella dei Potion è musica antica che cerca nuovi sfoghi in mezzo alla psichedelia. D'altra parte Annie Maley e Michel Diaz de Bedoya sono ricchi di particolarità, tanto nelle performance vocali della ragazza, a metà strada tra un muezzin, una cantante d'operetta e Gloria Gaynor, quanto a quelle squisitamente elettroniche, che guardano indietro con una certa nostalgia dal Philly Sound e ancor più a ritroso, cercando una impossibile sintesi con le moderne scelte commerciali.
Gli sforzi di parziale omologazione provocano una gradevole alternanza tra i pezzi più desiderosi d'identità e i frequenti richiami alla scena elettronica standard: da un lato l'aspetto orientaleggiante della title-track e il ribollente miscuglio di stili di "Rappaccini's Garden", colonna sonora di una commedia anni 70 (anzi, di un documentario sulla commedia anni 70), dall'altro le chitarre funky e l'ombra di saudade su "Til The Morning" e "Samba Spatiale", lounge/bossa francofona che farà girare la testa a tutti i fanatici di Easy Tempo. Nel mezzo, la travolgente parodia disco 70 di "Watching the world passing by", che calpesta con la sua irregolarità ogni regola del genere e si impone come il più improbabile ed eccitante degli hits.
Questi sono i Potion, inclassificabili e unici: forse per consistenza numerica e simpatia - oltre che per la qualità homemade del suono - ricordano gli I am the World Trade Center, ma la realtà è che nonostante le apparenze, Michel ed Annie continuano a suonare soprattutto per se stessi. Ad un universo di distanza da tutto il resto. [S]

Prosegue incessante la produzione di Daedelus, certo uno dei progetti sempre seducenti, creativi ed avanti nel panorama odierno.
L'ispirazione di Exquisite Corpse "muove" al solito, in sacro orrore verso ogni idea di fissità, si apre a naturalezze e spiritualità armoniche con un vivo senso del movimento e frammentarie; rimandi all'immaginario retrò di riviste pseudoscientifiche o di science friction anni cinquanta, a base di futuri "mai arrivati", di ottimismo e radiose enfatiche aspettative.
Corde e eufonie d'archi sullo sfondo apprestano tutto questo, vestite di tappezzerie di samples onniveggenti (jazzy, bossa, sinfonico-classicheggianti, persino una "stille nacht") e roboritmi spasmodici, voci seminascoste e per lo più recitanti.
Oltre a lasciar immaginare questo contesto l'album fa tornare coi piedi per terra, avvalendosi di collaborazioni con svariati noti personaggi della cultura indie hip-hop. "Exquisite Corpse" potrebbe in questo senso, rappresentare l'album della svolta commerciale per Daedelus.
Senza mancare mai le proprie coordinate, evidente è il peso in questo progetto di Prefuse 73, di TTC su "Cadavre Exquis", Cyne che recita - novello Gil Scott-Heron - e produce "Drops"; o ancora, Mike Ladd su "Welcome home", MF Doom su "Impending DOOM", "Move on" con Sci (da Scienz of Life), e l'interludio "Now & Sleep" con Laura Darling. Tutte personalità ben evidenti che sprigionano in queste convivenze continue spinte, contrasti irresistibili e nomadismo salutare presieduto dal demiurgo da studio Dedalo.
Ma a nostro avviso è solo un depistaggio, un artificio. Brani "solo" come "the crippled hand" rinnovano quest'arte sempiterna, illusoria e convulsa dell'one-man/God-band Daedelus, fatta di taglia e cuci immaginarii paradisiaci Cinemascope, s-regola virtuosista e ripiegamento in stasi magnetiche. Sempre un autore di grande interesse. [F]

Gruff Rhys è il frontman dall'ensemble gallese Super Furry Animals, una delle più talentuose bands emerse dal brit-pop di metà anni '90 e mantenutesi sempre dignitose durante gli anni.
In questo Yr Atal Genhedlaeth, temporaneo e "placido casuale" progetto solista, nato da una manciata di demo casalinghi allungati e sviluppati, Rhys non si scosta in sostanza dallo spirito musicale divertito e ironico che da dieci anni anima la sua band, ma qui asseconda più ragionevolmente il proprio ego, che sappiamo essere ben irregolare e folle. Nei propri undici brani, "Yr Atal Genhedlaeth" propone un misto surreale e più "spinto" di goliardia, intimità e vibrazioni di classicità pop.
Gruff canta per lo più in madrelingua gallese; tra i trascinanti florilegi pop-folk di "gwn mi wn" e "Ni Yw y Byd" (che rimandano direttamente ai migliori Super Furry Animals dei primi due dischi) e una "Y Gwybodusion" che pare razziata al primo Joe Jackson, i classici schiribizzi elettronici dei più recenti SFA, a base di eteree tastierine. Se "Rhagluniaeth Ysgafn" e "Caerffosiaeth" riproducono in tutto scemenzine Blur di "Parklife", "epynt" e "Pwdin Wy 1" suonano sorprendentemente funk-wave, tra B-52 e Martha & The Muffins.
A volte affiora una ballata semiacustica, crepuscolare e confidenziale, che Gruff arrangia con chitarra, armonica o discreti fiati: "Pwdin Wy 2" e "Ambell Waith", un arioso e gentile romanticismo in cui l'ambiente si rigenera ogni volta.
"Yr Atal Genhedlaeth" non è certo un capolavoro, ma concedergli un ascolto è salutare. E'un buon saggio della versatilità e dell'abilità manipolativa di Rhys, uno tra i più brillanti musicisti dell'Inghilterra pop dell'ultima decade. [F]