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Club 8 in Messina
Non
amo presenziare a concerti. A meno che la mia pigrizia non
trovi più consono alle proprie esigenze sprofondare in una
comoda poltroncina di teatro per abbandonarsi alle lusinghe
del canone classico, ho sempre rifuggito lo stadio, il palasport,
il grande-medio-piccolo locale ove il rock sia pretesto a
intossicazioni polmonari, epatiche o semplicemente acustiche.
L'idea, che affitta i suoni per questa vita, e li muta in
supporto fonografico; ecco il principio e la fine del mio
approviggionamento di musica. Ugualmente ho a noia le interviste;
i ruoli che la dialettica implica di artista e giornalista;
le parole superflue ed intangenti la musica (frutto d'estorsioni
ermeneutiche e sinestesie coatte) e soprattutto il considerare
me stesso giornalista a sola ragione che la mia melomania
trascina fra vampe sfrenate la mano scrivente. Così, l'evenienza
d'una piccola etichetta del natìo borgo selvaggio (la Mechanism)
abbia (balzanamente? balzanamente) deciso di stampare e distribuire
in Italia gli ultimi due lavori dei Club 8 e abbia - a supporto
di ciò - organizzato un concerto in un noto locale cittadino
(lo Zero90) m'hanno doppiamente gettato nello sconforto. Sapevo
che Salvatore non avrebbe lasciato correre un eventuale diniego,
ma non sapevo che avrebbe trovato anche le parole adatte per
prevenire ogni scusa: "se i Club 8 vengono in Italia per una
sola data e quella sola data è a Messina, che figura di merda
ci facciamo se non li intervisti?". Cosa avrei potuto aggiungere?
Non avevo un registratore, ok, ma i Club 8, Cristo, praticamente
un'icona dell'indiepop. Sono pigro, ma non avevo voglia di
guastarmi i rapporti in redazione. Compro sei pile di dimensioni
trionfanti per il mio vecchio bambino d'adolescenza e mi ficco
nella saletta d'attesa dell'albergo dove Johann e Karoline
hanno alloggio e dov'è imminente la conferenza stampa. Quello
che segue è assemblato attingendo alla memoria e allo sbobinamento
d'una vecchia cassettina Sony dei primi anni 90 a cui ho eroso,
per l'irripetibile occasione, la Sinfonia n.40 K550 in sol
minore di Mozart.
Suonate spesso dal vivo?
Johann: Non direi. In dieci anni avremo suonato 8 volte. Sono pretesti di natura varia quelli che ci hanno spinto a suonare dal vivo; chessò, partire per un paese che c'incuriosisce se ce lo chiedono, o come in questo caso approfittare della pubblicazione italiana di "Spring Came, Rain Fell" e "Strangely Beautiful" per vedere la Sicilia.
Karoline: Abbiamo visto Taormina ieri. Posto magnifico. Gli svedesi sognano di poter vivere in luoghi così.
J: ..del resto non siamo una live band. Le nostre sono performance acustiche, chitarra e voci. Al limite Karoline suona la sua diamonica.
Se una major vi offrisse
un contratto, accettereste?
K (con risolutezza): No, io non accetterei mai. Non saremmo più i Club 8. Forse qualche altra cosa, ma non i Club 8, che possono solo essere ciò che siamo: indipendenti e pop.
"Strangely Beautiful" è a modo suo un disco più ambizioso, ma meno diretto di "Spring Came, Rain Fell". E' cambiato qualcosa nel vostro modo di comporre o registrare le canzoni?
J: volevamo che il nuovo album fosse più focalizzato sul suono, più omogeneo perché "Spring Came" sperimentava un po' con i suoni, aveva un range più ampio di sonorità.
E a livello di composizione? Non sono le canzoni di SB più distese, eleganti, eteree, quasi tangenti ad una forma di soft-jazz?
J: Uh, non direi. Credo che le canzoni, grosso modo, risentano della medesima ispirazione. Sono i suoni a renderle, apparentemente "diverse".
A me sembra molto più coerente, forse ad eccezione di "Saturday
Night Engine" che è più "pop" e si rifà più al disco precedente.
J: Beh sì, "Saturday Night Engine" è differente dal resto del disco, piuttosto evidentemente.
"Strangely Beautiful" è il vostro quinto album. Dopo così tanto tempo e dopo aver raggiunto una buona popolarità in patria e discreta in Europa, è facile mantenere questa dimensione intima e personale?
J: In un certo senso è facile. Identifico il progetto Club 8 essenzialmente con la voce di Karoline. Quando faccio ascoltare le canzoni a Karoline, se non le piacciono, non passano.
K: Ci sono pezzi che sento subito "miei" e riesco a cantare con piacere e naturalezza. Sono quelli che finiscono sui dischi. Le altre non riesco proprio a cantarle!
Come sono nati i Club 8?
J: Era il 1995. Karoline ed io abbiamo registrato una cassettina casalinga. L'abbiamo spedita a qualche etichetta. Le canzoni sono piaciute, ed eccoci qui.
Avete piani di conquista del pianeta?
K: No davvero! Siamo sempre stati un gruppo "piccolo", pochi fan ma buoni. Piccoli gruppi di estimatori che fanno sentire costantemente la loro presenza. Un condizione perfetta, se me lo chiedi. Non vorrei cambiasse mai niente.
Cos'è successo in Svezia negli ultimi tempi? Una nuova esplosione di gruppi pop, dopo quella di qualche anno fa, capeggiata dai Cardigans? Che cause ha?
K: Belle le prime cose dei Cardigans.
J: Le band svedesi degli ultimi anni suonano molto "indie", però, bada bene, sono molto popolari soltanto in Svezia. C'è un solo gruppo che potrebbe fare eccezione, e che già la sta facendo, e sono i Radio Dept.
Grandissimi i Radio Dept. I nostri lettori hanno votato "Lesser Matters" disco dell'anno di Indiepop.it. Bello soprattutto l'ultimo Ep; mi piace appena appena più dell'album.
J: Per me stanno sullo stesso livello, ma ad ogni modo, sono felice che siano piaciuti. Sono davvero una grande band e meritano il loro successo. Hanno recentemente firmato per la XL, l'etichetta di Prodigy, White Stripes..
Ma a proposito, qual è il tuo rapporto con la Labrador?
J: Potrei risponderti dicendo che sono l'"uomo dietro la Labrador".
Sei tu, la Labrador?
J: Sì.
Il governo svedese offre qualche forma di supporto alle etichette musicali?
J: Qualche volta sì, ma sfortunatamente non supportano la Labrador.
Sembrate avere una fissazione per la pioggia. Penso a brani come "Between Waking and Sleeping" che si apre con rumore di pioggia o "This is the Morning" che dice "we wake up with the sound of the rain in our eyes". E' per l'immaginario che evoca?
J: E' qualcosa di inconscio. Sicuro. Come le cose nella vita vanno e vengono, così v'è nella pioggia questa veloce transitorietà. Oggi il sole, domani la pioggia, che porta però tutto via. I testi delle canzoni partono proprio dall'osservazione di questi momenti passeggeri. Belli o brutti, passano. Li conservano nella memoria, prima che svaniscano.
Hai paura dei cambiamenti?
J: Sì, dei cambiamenti, certo; ma è la morte a terrorizzarmi.
K: Ne parla tutto il tempo. Non puoi capire.
Di che parla "This is the Morning"?
J: è probabilmente la canzone più positiva dell'album. E' una canzone sui cambiamenti, sullo svegliarsi la mattina e trovarsi ancora un nuovo giorno da vivere davanti.
Mi pare che ci sia nei Club 8 (e in tutti i progetti di Johann) il desiderio di non ripetersi, di progredire in maniera più o meno evidente da un album all'altro. Siete stati paragonati ad Astrud Gilberto, al trip-hop e a tante cose ancora. Cercate deliberatamente di esplorare tutti gli ambiti della musica pop?
J: Tutti? Non so. Di sicuro nel prossimo album ci saranno elementi nuovi. Chitarre in maggiore evidenza, più chitarre più ruvide ed intrecciate; la componente elettro sarà meno in evidenza. Non so esattamente cosa verrà fuori.sarà più "lo-fi". Sì, cambiare ci appassiona, anche se rimaniamo sempre i Club 8.
Nel prossimo disco sarà come sentire gli Acid House Kings con Karoline alla voce.?
J: No, no. Sarà roba ben più "strana".
K: Non riusciremmo mai ad essere in quel modo.
Abbiamo ascoltato recentemente i Legends, che sono il suo gruppo fuzz-pop/C86, qualcosa che probabilmente volevi fare da tempo. Avranno un futuro?
J: Non lo so ancora. Volevo fare un album di hits, canzoni memorabili in distorsione. Le avevo, poi le abbiamo incise. Ma è vero che i Club 8 sono più importanti, mi prendono più tempo. E' vero pure che avrei in mente un progetto ancora ulteriore.
Heavy Metal?
J: No, per carità. Sarà sempre pop.
I vostri riferimenti musicali?
J (lapidario): Gli Smiths.
Fra i contemporanei?
K: Belle & Sebastian
J: e i Radio Dept, gli Hidden Cameras."Ban Marriage" è fantastica!
Vi è piaciuto Dear Catastrophe Waitress?
J: sì!
Più degli altri dischi?
J: No, più del precedente di certo, ma non più del resto.
Karolina, a chi senti vicina nel tuo modo di cantare?
K: Hope Sandoval.
Il vostro pezzo preferito degli Smiths?
J: I know it's over
K: Stretch out and wait
Alessandro
Links:
Club 8 Website: www.club-8.org
Mechanism Records: www.mechanismrecords.com
Club 8@indiepop.it: bands/club8.htm
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